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Fiamme, fumo e cenere

L’arrivo dell’autunno faceva sperare in un cambiamento della situazione meteorologica e ambientale estiva, caratterizzata da siccità ed incendi in tutta Italia. Non è stato così. Ai numerosi incendi che hanno devastato le Regioni del Centro e Sud Italia, ad ottobre si sono aggiunti quelli che stanno interessando alcune aree del Nord, soprattutto il Piemonte.

     Negli ultimi anni il ciclo delle precipitazioni atmosferiche si è notevolmente modificato: si sono accentuati i fenomeni estremi con lunghi periodi di siccità in alcune zone e “bombe d’acqua” concentrate in poco tempo in altre aree delle fasce temperate del pianeta, Italia compresa, mentre nel continente americano e in estremo oriente imperversano uragani e tifoni. Si tratta solo di alcuni dei numerosi sintomi del riscaldamento globale che sta coinvolgendo il Pianeta. Gli altri sintomi, non meno preoccupanti, sono: il graduale ritiro dei ghiacciai alpini e di quelli artici e antartici con conseguente aumento del livello di mari e oceani; la migrazione di specie animali aliene dalle latitudini equatoriali e tropicali verso le zone temperate; la riduzione progressiva della copertura forestale a causa di siccità ed incendi con conseguente aumento della desertificazione; la riduzione delle produzioni agricole dei piccoli coltivatori ad organizzazione “familiare”; l’aumento dei fenomeni di dissesto idrogeologico (frane, alluvioni, …) che provocano morti nelle aree colpite; l’aria sempre più irrespirabile nelle grandi città, considerando che oltre la metà della popolazione mondiale vive nelle città e continua l’esodo dalle zone rurali.

     In questi giorni, in Italia è il Piemonte a subire le maggiori conseguenze di questa prolungata siccità. I numerosi ed estesi incendi che sono ancora in atto in provincia di Cuneo e Torino sono dovuti in alcuni casi a chi incautamente brucia sterpaglie e residui agricoli vegetali, in altri casi (e sono i più numerosi) a persone che li provocano deliberatamente per il solo gusto della vista delle fiamme o per vendetta contro i proprietari di terreni confinanti o contro le amministrazioni locali, oppure per lucrare sulle operazioni di soccorso/spegnimento/rimboschimento.

     Siccità e vento di fohen hanno impedito di circoscrivere gli incendi che, anzi, si sono estesi col passare dei giorni. Una leggera brezza ieri ha provveduto ad estendere l’odore di bruciato a diverse decine di chilometri di distanza, fino a Torino, dove secondo l’Agenzia Regionale per l’Ambiente la concentrazione di PM10 nell’aria ha raggiunto i 199 mcg/m3, superando di quattro volte il limite massimo stabilito. Chi camminava per le strade della città e chi le percorreva in auto ha potuto avvertire l’odore di bruciato, di fumo, e vedere piccoli fiocchi di cenere che si depositavano sugli indumenti e sulle auto in sosta. Cenere e fumo che sono stati la causa principale dell’aumento di particelle inquinanti nell’aria. La Regione ha annunciato la richiesta dello stato di calamità naturale.

     Certamente ottobre è stato un mese particolarmente siccitoso, c’è stata una riduzione delle piogge del 98% (dati della Coldiretti) rispetto alle medie di ottobre dei decenni scorsi, ma le cause di questi incendi vanno ricercate “a monte”, sono sintomi e conseguenze che rientrano nel fenomeno planetario del riscaldamento globale, come emerge dal rapporto “State of the climate” dello scorso agosto, pubblicato dal National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA). Senza mettere in atto azioni globali di riduzione nelle emissioni di gas serra, purtroppo per i prossimi decenni la situazione non è destinata a migliorare.

Crediti immagini: Quotidiano Piemontese e NOAA. Video: Incendio in Val di Susa (local team).

Progetto LIFE + SAM4CP e gestione del suolo

Il prossimo 29 maggio a Roma, nella Sala della Protomoteca in Campidoglio, saranno presentati (da Roma Capitale, ISPRA Ambiente e Città Metropolitana di Torino) i risultati di un’indagine sugli effetti negativi del consumo di suolo in Italia negli ultimi anni. La ricerca si è avvalsa di modelli definiti nell’ambito del Progetto LIFE + SAM4CP, la cui capofila è la Città Metropolitana di Torino.

Il Progetto vuole stimolare le amministrazioni ad una buona pianificazione territoriale che favorisca scelte urbanistiche che blocchino o riducano il consumo di suolo.

Quali sono le funzioni fondamentali del suolo, definite dal Progetto LIFE + SAM4CP?

Confrontando le diverse classificazioni emergono i seguenti ruoli, fondamentali e comuni nella fornitura di “servizi” (Dominati et alii, 2010):

-fertilità: il ciclo dei nutrienti assicura fertilità al terreno e allo stesso tempo il rilascio di nutrienti necessari per la crescita delle piante;

-filtro e riserva: il suolo può funzionare da filtro nei confronti degli inquinanti e può immagazzinare grandi quantità d’acqua utile per le piante e per la mitigazione delle alluvioni.

-strutturale: i suoli rappresentano il supporto per le piante, gli animali e le infrastrutture

-regolazione del clima: il suolo, oltre a rappresentare il più grande sink di carbonio, regola l’emissione di importanti gas serra (N2O e CH4)

-conservazione della biodiversità: i suoli sono un immenso serbatoio di biodiversità; rappresentano l’habitat per migliaia di specie in grado di impedire l’azione di parassiti o facilitare lo smaltimento dei rifiuti.

-risorsa: i suoli possono essere un importante fonte di approvvigionamento di materie prime” (pag. 7 del documento: Azione B1 – I servizi ecosistemici del suolo – Review.pdf).

Lo stesso Progetto inoltre “Intende in particolare perseguire 6 principali obiettivi:

  1. Dimostrare come una pianificazione del territorio che integra nei propri processi di decisione una valutazione dei benefici ambientali assicurati dal suolo libero, garantisce alla collettività una riduzione consistente del consumo di suolo ed un risparmio complessivo grazie alla tutela delle risorse naturali e delle finanze pubbliche;
  2. Valorizzare ed integrare le 7 principali funzioni (sequestro carbonio, biodiversità, depurazione acqua, erosione del suolo, produzione legname, impollinazione, produzione agricola) rese gratuitamente dal suolo negli strumenti di governo del territorio al fine di ridurre il consumo di suolo;
  3. Proteggere ed assicurare un uso sostenibile della risorsa suolo, evidenziando gli effetti negativi del consumo di suolo per il bilancio ambientale di un territorio;
  4. Mantenere e valorizzare le funzioni ecosistemiche complessive del suolo rese alla collettività in maniera gratuita;
  5. Evitare i costi pubblici del ripristino delle funzioni ecosistemiche rese dal suolo e della manutenzione del territorio;

      6. Tutelare le funzioni agricole del suolo mantenendo inalterate le altre funzioni.”

Immagine: lo sberleffo del coniglio, ripreso nel 2016 in provincia di Torino.

Sito del Progetto LIFE+ SAM4CP

Torino città verde nella graduatoria del MIT

     Il MIT (Massachusetts Institute of Technology) di Boston, con il Senseable City Lab, ha ideato il progetto Treepedia che, basandosi sull’analisi dei dati di Google Street View, ha calcolato l’indice di verde visibile e stilato una graduatoria delle città più verdi del Pianeta. Il progetto è guidato dall’italiano Carlo Ratti e si propone di orientare le politiche ambientali per contrastare l’inquinamento delle città. Con un censimento grafico, strada per strada, della copertura vegetale, sono state individuate e organizzate in una classifica 17 città del mondo con elevate percentuali di verde pubblico e privato. Il progetto Senseable City Lab spiegato in un video di RAI Scienze dieci anni fa, con un’intervista al responsabile Carlo Ratti.

     In questa speciale e ambita classifica, Torino è l’unica città italiana considerata, con un punteggio di 16,2% (al primo posto c’è la sorprendente città-Stato asiatica Singapore con 29,3%, mentre al diciassettesimo c’è Parigi con 8,8%). La graduatoria completa:

1. Singapore

2. Sydney, Australia

3. Vancouver, Canada

4. Sacramento, USA

5. Francoforte, Germania

6. Ginevra, Svizzera

7. Amsterdam, Olanda

8. Seattle, USA

9. Toronto, Canada

10. Miami, USA

11. Boston, USA

12. Tel Aviv, Israele

13. Torino

14. Los Angeles, USA

15. New York, USA

16. Londra

17. Parigi

All’indirizzo http://senseable.mit.edu/treepedia si può selezionare la città di interesse, comparirà la mappa, modificabile con lo zoom, con i quartieri e le indicazioni sui principali viali alberati. Video del TG1 del 04/03/2017.

Parco del Po e della Collina Torinese

     Lo scorso anno l’Italia aveva fatto tredici. Qualche settimana fa da tredici si è passati a quattordici: sono diventate 14 le Riserve della Biosfera dell’UNESCO localizzate in Italia. L’ultimo riconoscimento ha riguardato il Parco “Po e Collina Torinese”, assegnato durante la quarta edizione del MaB (Man and Biosphere), Congresso Mondiale UNESCO per le Riserve “Uomo e Biosfera”.

Le Riserve della Biosfera italiane sono, in ordine cronologico rispetto al loro riconoscimento:

- Circeo (Lazio) 1977
- Collemeluccio-Montedimezzo (Molise) 1977
- Miramare (Friuli Venezia Giulia) 1979
- Cilento e Vallo di Diano (Campania) 1997
- Somma-Vesuvio e Miglio d’Oro (Campania) 1997
- Valle del Ticino (Lombardia-Piemonte) 2002
- Arcipelago Toscano (Toscana) 2003
- Selva Pisana (Toscana) 2004
- Monviso (Piemonte) 2013
- Parco Nazionale della Sila (Calabria) 2014
- Parco del delta del Po (Emilia Romagna – Veneto) 2015
- Appennino Tosco-Emiliano (Toscana – Emilia) 2015
- Alpi Ledrensi e Judicaria (Trentino-Alto Adige) 2015
- Po e Collina Torinese (Piemonte) 2016.

     Il riconoscimento è molto significativo perché è il primo in Italia ad essere in un’area metropolitana fortemente antropizzata, con oltre un milione e mezzo di abitanti. L’interesse naturalistico del Parco Po e Collina è elevato sia per la ricchezza delle acque, nell’area c’è la confluenza di tre fiumi: Po, Stura di Lanzo e Dora Riparia, sia per le colline ricche di boschi e fauna (Parco della Confluenza).

     Il Parco Po e Collina Torinese si estende su un’area di oltre 170.000 ettari, acque comprese, che offre occasioni di miglioramento della qualità della vita dei cittadini dell’area metropolitana interessata promuovendo attività legate allo sport e alla salute. Ma anche le attività economiche, agricole e quelle legate alla cultura e all’enogastronomia stanno diventando sempre più rilevanti. Sono numerosi gli itinerari di visita e i servizi proposti per l’educazione ambientale rivolti alle scuole.

     Questo ambìto riconoscimento assegnato il 19 marzo scorso a Lima (capitale del Perù) è anche un forte stimolo per gli amministratori e l’Ente di gestione per preservare e migliorare l’ambiente dell’area, anche perché ogni dieci anni è previsto un report di verifica degli standard richiesti per l’appartenenza alle Riserve della Biosfera.

Per saperne di più: http://www.parchipocollina.to.it/ . I principali punti di interesse.

Nell’immagine: una veduta aerea della confluenza della Stura di Lanzo nel Po e della Riserva del Meisino. Crediti: www.parks.it

Convegno “La relatività generale 100 anni dopo”

     Il convegno dell’Accademia delle Scienze di Torino si terrà nella bella Sala dei Mappamondi in Via Accademia delle Scienze 6 il 16 novembre alle ore 15,30. Una bella occasione per gli appassionati di Scienza.

Il convegno sarà anche l’occasione per inaugurare la mostra “1915-2015: cento anni di relatività generale” preparata in collaborazione con la casa editrice Bollati Boringhieri.

     Sono tanti gli eventi organizzati in Italia e negli altri Paesi per ricordare l’elaborazione di una teoria ancora oggetto di studi e ricerche. Anche alcune riviste scientifiche hanno dato ampio spazio ad Einstein e alla sua teoria. Ad esempio “Le Scienze” ha pubblicato il numero speciale di novembre 2015 tutto dedicato al celebre fisico e alla sua teoria della relatività generale. Sempre sullo stesso numero, segnalo “Breve storia del viaggio nel tempo”, “La nuova ricerca di una teoria del tutto”, “Gli errori di Albert, dai quanti al cosmo”. Senza tralasciare l’editoriale di Marco Cattaneo “L’eredità di Einstein”.

Crediti immagine e per saperne di più: http://www.accademiadellescienze.it

 

“Il futuro dei ghiacciai: Dal passato per i prossimi 100 anni”

19 Settembre 2014 Nessun commento

     Si tratta di un Simposio Internazionale al quale stanno partecipando i maggiori esperti mondiali di glaciologia. Si sta tenendo in questi giorni (18-21 settembre) a Torino in varie sedi. È stato organizzato per celebrare i 100 anni di pubblicazione del Bollettino del Comitato Glaciologico Italiano. Il tema del futuro dei ghiacciai è quanto mai attuale: molti ghiacciai alpini rispetto ad un secolo fa hanno dimezzato la loro massa, altri sono addirittura scomparsi.

     Ma cos’è un ghiacciaio, quali sono i suoi elementi e come si forma? Sono masse di ghiaccio che si ottengono dalla compressione e dalla successiva trasformazione della neve che si accumula in alta quota alle nostre latitudini oppure anche a livello del mare a latitudini elevate, nelle zone polari. I ghiacciai si formano quindi in quelle zone dove il calore estivo non è sufficiente a determinare la fusione di tutta la neve accumulata nel periodo invernale. La neve fresca a mano a mano si compatta, seppellita da altri strati sovrastanti, fino a trasformarsi in nevaio, dove la percentuale d’aria contenuta, in volume, scende dal 90% al 20%. Perciò i ghiacciai si alimentano al di sopra del limite delle nevi persistenti. Viceversa, il loro ghiaccio fonde nelle zone più basse, nelle lingue glaciali che scendono sotto questo limite (zona di ablazione). La “vita” di un ghiacciaio è regolata dal rapporto tra la quantità di ghiaccio che annualmente si forma nella zona di alimentazione e la quantità che si scioglie nella zona di ablazione.

     Se il bilancio tra accumulo e fusione è in equilibrio, si ha un periodo stazionario. Se il bilancio è positivo si ha un maggiore accumulo e si parla di “glacialismo in progresso”, in caso contrario il glacialismo è in regresso ed è ciò che sta capitando ininterrottamente almeno negli ultimi trent’anni. Limitando il discorso ai ghiacciai montani, in Italia secondo alcuni dati, dagli inizi del 1900 ad oggi i ghiacciai alpini e appenninici italiani hanno subito una diminuzione di massa almeno del 40%.

     Alcuni elementi caratteristici dei ghiacciai sono i crepacci e i seracchi. I primi si formano quando il ghiacciaio, nel suo lento ma continuo movimento verso valle determinato dalla gravità e dal suo stesso peso, deve superare un “dosso” presente nella valle in cui scorre: in superficie il ghiacciaio si inarca e si fessura più volte. A seconda delle caratteristiche della valle, le fessurazioni possono essere sia longitudinali che trasversali. I crepacci costituiscono, insieme alle valanghe, il maggiore pericolo per gli alpinisti. I seracchi sono blocchi irregolari e verticali di ghiaccio che si ottengono dai crepacci che si intersecano.

     Spesso dalla lingua glaciale esce un corso d’acqua subglaciale, prodotto dalla fusione del ghiaccio. Con il loro incessante movimento verso il basso, i ghiacciai erodono le valli in cui scorrono sul fondo e lateralmente. L’azione erosiva dei ghiacciai o esarazione determina il distacco di detriti rocciosi anche di grandi dimensioni. Questi detriti si accumulano formando morene centrali e laterali che costituiscono lunghi cordoni trasportati più in superficie, morene di fondo che poi concorrono alla formazione delle morene frontali, un cumulo di detriti proprio di fronte alla lingua glaciale. Il continuo accumulo di detriti nelle morene frontali spesso nei millenni ha portato alla formazione degli “anfiteatri morenici” con un pendio più ripido verso la parte montana. Esempi di evidenti, antichi anfiteatri morenici si osservano ad Ivrea e a sud del lago di Garda.

     L’ultimo catasto dei ghiacciai italiani è del 1989, realizzato per mezzo della restituzione fotogrammetrica digitale di fotografie aeree dell’arco alpino completo, sulla base del “Volo Italia 1988-89”.

Per chi vuole approfondire: Confronto tra i ghiacciai alpini censiti nel 1958 e quelli del 1989.  

Breve video di TGcom24 (Paolo Brinis)

 

Congresso di aracnologia sotto la Mole

21 Agosto 2014 2 commenti

     Per molti sono solo fastidiosi “insetti”. Altri ne hanno timore fino a farne una fobia. Mi riferisco ai ragni, che non sono insetti ma formano una classe a se stante, quella degli aracnidi. Aracnidi, insetti, crostacei, chilopodi e diplopodi compongono il “tipo” di animali che ha avuto il maggior successo evolutivo: gli artropodi. Sono di gran lunga gli animali più diffusi sul pianeta, soprattutto gli insetti. Tutti gli artropodi (letteralmente “piedi articolati”) presentano alcune caratteristiche generali: a. zampe e altre appendici del corpo costituite da pezzi articolati; b. un esoscheletro di chitina; c. un corpo segmentato, suddiviso in metameri; d. un sistema nervoso ventrale e un cuore dorsale.

     Tra qualche giorno a Torino ci sarà il 28esimo Congresso Europeo di Aracnologia, ospitato dal Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi dell’Università, con la collaborazione del Museo Regionale di Scienze Naturali. 

     Contrariamente a quello che pensa il cittadino comune, i ragni sono estremamente utili all’uomo, sia per la loro capacità di contrasto degli insetti nocivi, sia per lo studio delle proprietà delle ragnatele e del veleno che alcune specie producono.

     Anche un osservatore poco attento può verificare che i ragni non sono insetti: hanno otto zampe invece di sei; sono privi di antenne; hanno occhi semplici e non composti; testa e torace non sono distinti ma uniti e formano il cefalotorace; possiedono due paia di appendici cefaliche, i cheliceri e i pedipalpi. All’estremità dell’addome, molte specie sono provviste di filiere, ciascuna costituita da un centinaio di canali microscopici dai quali fuoriesce un liquido, prodotto da speciali ghiandole, che all’aria si solidifica formando sottilissimi e resistenti fili di seta.

     Alla classe degli aracnidi appartengono anche gli scorpioni, gli opilionidi e gli acari. Alcune specie di scorpioni producono un veleno che può essere pericoloso anche per l’uomo. Gli opilionidi hanno un aspetto più globoso rispetto ai ragni e sono privi di ghiandole sericigene e del veleno. Si riconoscono per le loro zampe esili e lunghissime. Gli acari, infine, sono quasi tutti parassiti di animali e piante, perciò sono gli aracnidi più dannosi per l’uomo. Fra gli acari più noti, cito i cosiddetti “pidocchi” delle piante da fiore o da frutto, l’acaro responsabile della scabbia (Sarcoptes scabiei) e le zecche (Ixodes ricinus) che parassitano molte specie di mammiferi e di uccelli. Non sono rari i fatti di cronaca relativi ad infezioni di scabbia o provocate dalle zecche.

     Per saperne di più sul Congresso di Torino e sui numerosi esperti internazionali che vi partecipano: http://www.eca2014.it/

Un documentario della RAI (Geo) sui ragni. (23 min)

 

Concorso Gaia siamo noi

     Il concorso è proposto dalla Regione Piemonte in partnership con Pracatinat s.c.p.a. e Salone Internazionale del Libro di Torino. Merita molta attenzione per la sua forte valenza didattica e la sensibilizzazione che potrà suscitare nei confronti dei temi ambientali e della green economy. [Cliccare sull’immagine per ingrandirla]

     Il concorso prevede la creazione di un videoclip sul rapporto giovani-ambiente-green economy ed è presentato in collaborazione con l’Ufficio Scolastico Regionale del Piemonte (MIUR), Cinemambiente e la De Agostini. Quest’ultima propone, come fonte d’ispirazione sui temi del concorso, il libro “Gli invisibili. L’enigma di Gaia” dello scrittore per ragazzi Giovanni Del Ponte (www.giovannidelponte.com).

     Le classi che si iscriveranno riceveranno stralci selezionati del libro con interventi dell’autore tramite la rete. Il bando è rivolto a intere classi o gruppi di almeno dieci alunni delle scuole secondarie di primo grado e del biennio delle secondarie di II grado del Piemonte. I gruppi (o le classi) vincitori, fino al settimo classificato, saranno premiati l’8 maggio 2014 al Salone Internazionale del Libro di Torino. Le sette classi vincitrici avranno anche l’ingresso gratuito al Salone. La scheda di iscrizione compilata va inviata entro il 28 febbraio 2014, i videoclip corredati da una scheda di accompagnamento vanno consegnati entro il 7 aprile 2014.

     Lo scopo fondamentale del concorso è la diffusione e circolazione di idee sullo sviluppo green tra le nuove generazioni.

     Per saperne di più e per iscriversi: Floriana Montani – Pracatinat s.c.p.a. tel. 366 9114885  f.montani@pracatinat.it   oppure www.pracatinat.it .

     Segnalato anche dalla Provincia di Torino, Servizio Pianificazione e Gestione Rifiuti, Bonifiche, Sostenibilità Ambientale (Laboratorio Territoriale di Educazione Ambientale di Torino, Francesca Di Ciccio, fax: 011-8614402.   

Qui puoi scaricare il bando e il modulo di iscrizione.

Crediti per l’immagine green_economy_0: European Environment Agency.  

 

GiovedìScienza 2012-2013

     Inizia domani 29 novembre la 27a edizione. Si tratta di un appuntamento importante per la divulgazione scientifica e, come al solito, è rivolto a comuni cittadini appassionati di scienza, a studenti, a insegnanti. Gli incontri sono ogni giovedì al Teatro Colosseo di Torino, alle ore 17,45 con ingresso libero in via Madama Cristina 71. Coloro che sono interessati ma non riescono a partecipare, possono rivedere le serate in streaming, alcuni giorni dopo l’evento, sul sito http://www.giovediscienza.org . Segnalo solo alcuni incontri, chi vuole può consultare il programma completo sul sito già citato.

     Il primo e il secondo incontro di quest’anno sono rivolti alla matematica. Piergiorgio Odifreddi e Federico Peiretti parlano e mostrano una Matematica Sorprendente. Il 6 dicembre invece Alex Bellos parlerà della sua visita ad una tribù della foresta amazzonica che conosce ed utilizza solo tre numeri, in rapporto ai moderni calcolatori.

     Un incontro sulla biologia si terrà il 20 dicembre alle ore 21,00 con lo spettacolo comico Che fatica sopravvivere! La vita è dura anche per i predatori. Con Francesco Tomasinelli, biologo e Antonio Ornano, comico.

     In due incontri si parlerà di fisica. Il 17 gennaio Giovanni Bignami affronterà il tema della scienza e dell’immaginazione, della posizione del nostro pianeta e dell’uomo nello spazio. Il 28 febbraio invece, Étienne Klein, direttore della ricerca al Commissariato francese per l’energia atomica e le energie alternative, ci propone un viaggio alla scoperta dell’Universo con Istante Zero.

     Altri due pomeriggi sono dedicati alla medicina. Il 7 febbraio Claudia Riganti parlerà della lotta ai tumori; il 14 febbraio Gaetano Di Chiara dell’Università di Cagliari proporrà il tema della marijuana, dei suoi rischi sociali e delle applicazioni terapeutiche.

     Gli appuntamenti per le scuole sono fruibili solo su prenotazione e quello del 7 febbraio, rivolto agli studenti delle scuole secondarie di secondo grado, affronta il mondo dei nanomateriali con Nicola Pugno.

 

Torino e i trapianti di organi

     In questi giorni si parla insistentemente di “spending review” cioè revisione della spesa. Giustamente si cerca di ridurre gli sprechi di alcuni settori della Pubblica Amministrazione, Sanità in primo luogo. Si dice che questo comporterà una maggiore attenzione alle spese che dovranno tener conto, per i prezzi dei materiali e le aziende, delle selezioni effettuate dalla Consip. Purtroppo è previsto anche l’accorpamento (o la chiusura) degli ospedali con meno di 80 posti letto. Sicuramente per le prestazioni di grande specializzazione, come i trapianti di organi, i piccoli ospedali non garantiscono efficienza, competitività o sicurezza. Per molti altri aspetti invece, per i pazienti costituiscono un legame fondamentale col territorio e le famiglie. 

     Ritornando ai trapianti di organi, un’indagine pubblicata su l’Espresso del 10 maggio scorso, in un articolo di Ignazio Marino, risulta che Torino è la città italiana dove nel 2011 è stato eseguito il maggior numero di trapianti di organi. Gli organi considerati sono cuore, fegato e rene. In questo post riassumo alcuni dati e li rappresento graficamente. Bisogna precisare che il dato di Milano aumenta sensibilmente se si sommano anche i trapianti del San Raffaele (36, polemiche a parte sugli interventi non necessari), del Policlinico (97) e dell’ Istituto tumori (36).

     I dati potrebbero sembrare incoraggianti ma ancora non bastano: ci sono migliaia di persone in lista d’attesa. Da una parte c’è il problema della carenza di organi, dall’altra quello delle strutture inadeguate di alcune città e del personale impreparato in alcuni ospedali. Spesso sono state acquistate attrezzature costose che sono rimaste inutilizzate per anni. E si sa che dopo qualche anno le tecnologie diventano obsolete. Alcuni servizi televisivi sugli sprechi e sulle eccellenze in alcune strutture sanitarie hanno mostrato un Paese disomogeneo. Purtroppo le “razionalizzazioni” imposte dall’attuale crisi finanziaria ed economica potrebbero portare ad un peggioramento della situazione. Per mantenere gli attuali standard di assistenza sono stati annunciati decreti di modifica dell’attuale sistema di ticket. C’è da scommettere che complessivamente ci sarà un ulteriore aggravio di spesa sanitaria per le famiglie, portando alcune di loro in un periodo così difficile, a rinunciare ad alcuni tipi di cure e alle visite e agli esami di prevenzione.