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Progetto LIFE + SAM4CP e gestione del suolo

Il prossimo 29 maggio a Roma, nella Sala della Protomoteca in Campidoglio, saranno presentati (da Roma Capitale, ISPRA Ambiente e Città Metropolitana di Torino) i risultati di un’indagine sugli effetti negativi del consumo di suolo in Italia negli ultimi anni. La ricerca si è avvalsa di modelli definiti nell’ambito del Progetto LIFE + SAM4CP, la cui capofila è la Città Metropolitana di Torino.

Il Progetto vuole stimolare le amministrazioni ad una buona pianificazione territoriale che favorisca scelte urbanistiche che blocchino o riducano il consumo di suolo.

Quali sono le funzioni fondamentali del suolo, definite dal Progetto LIFE + SAM4CP?

Confrontando le diverse classificazioni emergono i seguenti ruoli, fondamentali e comuni nella fornitura di “servizi” (Dominati et alii, 2010):

-fertilità: il ciclo dei nutrienti assicura fertilità al terreno e allo stesso tempo il rilascio di nutrienti necessari per la crescita delle piante;

-filtro e riserva: il suolo può funzionare da filtro nei confronti degli inquinanti e può immagazzinare grandi quantità d’acqua utile per le piante e per la mitigazione delle alluvioni.

-strutturale: i suoli rappresentano il supporto per le piante, gli animali e le infrastrutture

-regolazione del clima: il suolo, oltre a rappresentare il più grande sink di carbonio, regola l’emissione di importanti gas serra (N2O e CH4)

-conservazione della biodiversità: i suoli sono un immenso serbatoio di biodiversità; rappresentano l’habitat per migliaia di specie in grado di impedire l’azione di parassiti o facilitare lo smaltimento dei rifiuti.

-risorsa: i suoli possono essere un importante fonte di approvvigionamento di materie prime” (pag. 7 del documento: Azione B1 – I servizi ecosistemici del suolo – Review.pdf).

Lo stesso Progetto inoltre “Intende in particolare perseguire 6 principali obiettivi:

  1. Dimostrare come una pianificazione del territorio che integra nei propri processi di decisione una valutazione dei benefici ambientali assicurati dal suolo libero, garantisce alla collettività una riduzione consistente del consumo di suolo ed un risparmio complessivo grazie alla tutela delle risorse naturali e delle finanze pubbliche;
  2. Valorizzare ed integrare le 7 principali funzioni (sequestro carbonio, biodiversità, depurazione acqua, erosione del suolo, produzione legname, impollinazione, produzione agricola) rese gratuitamente dal suolo negli strumenti di governo del territorio al fine di ridurre il consumo di suolo;
  3. Proteggere ed assicurare un uso sostenibile della risorsa suolo, evidenziando gli effetti negativi del consumo di suolo per il bilancio ambientale di un territorio;
  4. Mantenere e valorizzare le funzioni ecosistemiche complessive del suolo rese alla collettività in maniera gratuita;
  5. Evitare i costi pubblici del ripristino delle funzioni ecosistemiche rese dal suolo e della manutenzione del territorio;

      6. Tutelare le funzioni agricole del suolo mantenendo inalterate le altre funzioni.”

Immagine: lo sberleffo del coniglio, ripreso nel 2016 in provincia di Torino.

Sito del Progetto LIFE+ SAM4CP

L’erosione delle coste, la sua gestione e le formazioni prodotte

     L’erosione delle coste nel corso del tempo, da una parte ha prodotto paesaggi bellissimi e spettacolari, dall’altra ha creato problemi alle popolazioni e alla gestione del territorio costiero.

     Le coste, zone di confine fra terre emerse e mare, sono soggette al moto ondoso e ai fenomeni di flusso e riflusso di marea. Per questa azione modellatrice sia fisica che chimica del mare, le coste sono ambienti dinamici in perenne trasformazione. Per comodità e motivi di studio, gli studiosi distinguono le coste alte con le loro morfologie (scogli, grotte, falesie, archi) dalle coste basse, caratterizzate prevalentemente da spiagge, tomboli e lagune.

     Nel primo caso, l’azione disgregatrice sulle rocce è causata dai frangenti che si abbattono incessantemente in modo più o meno violento sulle coste. Col tempo vengono asportati dalle pareti rocciose frammenti di varie dimensioni, si allargano le fratturazioni e i detriti prodotti scagliati a loro volta alla base delle pareti che li hanno originati, contribuiscono all’azione abrasiva. A quest’azione meccanica si aggiunge quella chimica causata dalla salinità delle acque su molti tipi di rocce, soprattutto calcaree, e quella di organismi “perforatori” come i litodomi.

     I risultati di quest’azione costiera sono spesso spettacolari: oltre alla formazione di promontori e insenature dovuti alla diversa resistenza delle rocce all’erosione, si formano grotte, scogli o faraglioni, archi naturali. In Italia, esempi di queste morfologie costiere sono: i Faraglioni di Capri; le grotte del Gargano tra Peschici, Vieste e Mattinata; le grotte del Salento, fino a Santa Maria di Leuca; le numerose grotte della Sardegna, come quelle del Bue Marino; gli archi naturali, di Palinuro, Tavolara; le falesie costiere del Friuli Venezia Giulia, quelle della Costiera Amalfitana.

     Nelle coste basse l’azione erosiva è meno intensa e spesso prevale il deposito di sedimenti anziché l’azione erosiva di onde, correnti e maree. In questi casi le formazioni più diffuse sono le spiagge, di varie tipologie a seconda della granulometria dei depositi: spiagge di sabbia fine o grossolana o anche di ciottoli. Le sabbie sono composte prevalentemente da silice e possono essere locali o provenire da altri tratti di litorale. Una caratteristica dei ciottoli è quella di essere levigati e piatti, a causa dell’azione dei frangenti e della risacca. TripAdvisor ha selezionato le 10 spiagge più belle d’Italia per il 2016. Ma lungo le coste basse non ci sono solo spiagge. Ci sono tomboli o cordoni litoranei che delimitano lagune famose (Venezia, Caorle, Orbetello, Grado).

     Per approfondire, vedi la pubblicazione “Morfologia costiera” di Giuliano Rodolfi e Enzo Pranzini dell’Università degli Studi di Firenze.

     In molte coste italiane, ad esempio quella adriatica, l’erosione è tale che mette a rischio le abitazioni costiere, le strade, le linee ferroviarie. Spesso oltre alle cause naturali di questo fenomeno, c’è stata la mano dell’uomo: gran parte delle spiagge sono costituite da sabbia portata dai fiumi e la modifica del regime naturale di queste acque ha ridotto l’apporto di sedimenti verso le coste. Senza contare il prelievo diretto che c’è stato in passato della sabbia dalle coste e quello attuale della sabbia fluviale. Nelle zone interessate, per ridurrei danni economici legati alla riduzione della spiaggia, si è intervenuti con scogliere artificiali frangiflutti e con “pennelli” (argini in cemento disposti perpendicolarmente alla linea di costa). Ma non sempre è bastato.

     Per gestire il fenomeno dell’erosione costiera e arrivare a linee guida nazionali sul problema, il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, il mese scorso ha avviato la costituzione di un Tavolo Nazionale sulla Erosione Costiera. Oltre all’elaborazione di linee guida nazionali che armonizzino gli studi e gli interventi nelle varie Regioni costiere italiane, lo scopo è anche quello di sviluppare attività di collaborazione con altri Paesi del Mediterraneo. La settimana scorsa sul problema c’è stato anche un seguitissimo convegno organizzato dall’ISPRA (http://www.isprambiente.gov.it/it).

     Immagini (selezionarle per ingrandirle): 1. Laguna di Orbetello e Monte Argentario (crediti: siviaggia.it ); 2. Arco naturale Gargano (crediti: www.italia.it ); 3. Faraglioni di Capri (crediti: www.capri.it ); 4. Grotta Zinzulusa in Puglia (crediti: www.meteoweb.eu ). .

Video: I Faraglioni di Capri; Grotte del Bue Marino; Laguna di Venezia dall’elicottero; Costa Sud del Gargano;

Monitoraggio delle foreste

     Presso l’Università del Maryland (Washington DC, USA) è stato sviluppato e implementato il Progetto Global Watch Foresta, un sistema per tenere d’occhio in tempo quasi reale le foreste del mondo. Il sistema è aperto alla collaborazione di attivisti delle varie parti del pianeta. Iscrivendosi al sito http://www.globalforestwatch.org/ (è possibile selezionare una delle varie lingue), ma anche senza iscrizione, si possono segnalare cambiamenti della copertura forestale di una determinata zona oppure si possono ricevere i dati (open data) sulla copertura forestale delle aree di proprio interesse presenti nel sistema.

     Ad esempio, selezionando un Paese è possibile una visualizzazione da satellite (Landsat) della sua perdita di copertura arborea. Per una visione più accurata si può intervenire sullo zoom e con un diverso colore (indaco) si possono individuare gli aumenti della copertura forestale riferiti agli ultimi anni.

     Ma Global Watch Foresta è anche molto altro. Permette di monitorare l’uso del suolo, la conservazione delle aree protette, visionare le storie degli utenti caricate in rete, … Altre sezioni consentono di rimanere informato per mezzo di blog, newsletter e pubblicazioni, oppure di mettersi in gioco contribuendo con una app o migliorando/aggiornando i dati.

     Chi è interessato alle statistiche ad esempio può scaricare quelle relative alla copertura forestale, dove si trovano quelle dell’Italia suddivise per Regione e per anno dal 2000 al 2014. Ad esempio la copertura arborea del suolo relativa al 2000, ci mostra gli estremi del Trentino con una copertura del 55% e quello della Puglia con una copertura del 8%.

     Non meno importanti sono le sezioni relative agli incendi e al clima, sempre suddivise per Paese. I vari dati si possono scaricare o visualizzare liberamente e ciascuno può contribuire ad aggiornarli. I nuovi dati inseriti, dopo controlli incrociati che sfruttano anche i satelliti Landsat, si aggiungeranno al data base di Global Watch Foresta.

     L’idea di utilizzare le immagini da satellite integrate con le informazioni fornite dalle popolazioni che si trovano sul posto, oltre a migliorare il servizio di monitoraggio e mantenerlo aggiornato, è certamente ottima anche sul piano educativo e per la prevenzione dei grandi illeciti ambientali.

Crediti: http://www.globalforestwatch.org/

Il consumo del suolo

     L’ultimo grave disastro alluvionale accaduto in Sardegna una settimana fa ha evidenziato che uno dei problemi più gravi del nostro Paese è l’eccessiva riduzione di suolo in generale, compreso quello destinato ad attività agricole. Cementificazione e antropizzazione senza regole, senza rispetto per i corsi d’acqua che scorrono sul territorio scegliendo il percorso in base alla forza di gravità e alla resistenza opposta dal tipo di roccia e di terreno attraversato, creano cicatrici che prima o poi si riaprono.    I corsi d’acqua, quando ci sono eventi estremi (sempre più frequenti), tendono a riappropriarsi del loro territorio che l’uomo incautamente copre e riduce. Il «consumo di suolo» in generale consiste proprio nella riduzione di superficie agricola per effetto di interventi di impermeabilizzazione, urbanizzazione ed edificazione non connessi all’attività agricola. Il Presidente del Consiglio Enrico Letta ha annunciato, oltre un mese fa, che il governo ha presentato un disegno di legge finalizzato a porre un “argine” (è proprio il caso di usare questo termine) al problema. 

     Le finalità e l’ambito del disegno di legge sono riportate all’art. 1, comma 1: “La presente legge detta princìpi fondamentali dell’ordinamento ai sensi degli articoli 9 e 117 della Costituzione per la valorizzazione e la tutela del suolo non edificato, con particolare riguardo alle aree e agli immobili sottoposti a tutela paesaggistica e ai terreni agricoli, al fine di promuovere e tutelare l’attività agricola, il paesaggio e l’ambiente, nonché di contenere il consumo di suolo quale bene comune e risorsa non rinnovabile che esplica funzioni e produce servizi ecosistemici e che va tutelato anche in funzione della prevenzione e mitigazione degli eventi di dissesto idrogeologico.”

     Al comma 2 si legge che “Le politiche di sviluppo territoriale nazionali e regionali perseguono la tutela e la valorizzazione della funzione agricola attraverso la riduzione del consumo di suolo e l’utilizzo agroforestale dei suoli agricoli abbandonati, privilegiando gli interventi di riutilizzo e di recupero di aree urbanizzate.”

     Dopo decenni di cementificazioni e asfaltature sfrenati, i legislatori sembrano prendere consapevolezza della necessità di preservare i suoli destinati ad attività agroforestali. Un’adeguata copertura forestale dei suoli potrebbe evitare gran parte dei problemi di dissesto idrogeologico che si verificano nella maggioranza delle Regioni, soprattutto nei periodi autunnali e primaverili, in particolare a novembre e a maggio. Il decreto legge in questione opportunamente applicato, oltre a monitorare la riduzione di superficie agricola, riduce l’esposizione del territorio ad alcune calamità naturali, come quella di pochi giorni fa.

     Un altro dato ricavato dall’ONU mi aiuta ad inquadrare meglio il problema. Attualmente la popolazione umana del pianeta è di 7,2 miliardi, per il 2025 la stima è di 8,1 miliardi, nel 2050 si arriverà a 9,6 miliardi. Non mi risulta che la produttività agricola abbia un tasso di crescita così elevato. Anzi, per continuare ad ottenere una crescita dei prodotti agricoli per sfamare la popolazione mondiale, sarebbe necessario un aumento dell’uso di fertilizzanti, fitofarmaci, antiparassitari e diserbanti, con tutte le conseguenze facilmente immaginabili sulla salute umana e sulla resistenza di piante, funghi, batteri e animali verso questi prodotti chimici. Con questa prospettiva di crescita demografica e la parallela riduzione di suolo agricolo, il problema del cibo per molte aree del pianeta è destinato ad aumentare. Secondo una ricerca, in Italia la percentuale di suolo sottratto all’agricoltura, negli ultimi 50 anni è passata dal 2,8% al 6,9% (dati del TGR Piemonte).

     Sulla reale applicazione del decreto che sta per essere approvato poi, c’è già qualche dubbio, perché tutto sembra essere a costo zero. Anche la partecipazione di esperti nel Comitato investito del monitoraggio del suolo, che redige una relazione annuale sulla situazione nazionale “è a titolo gratuito e non comporta l’attribuzione di alcuna indennità neanche a titolo di rimborso spese”. Ci sarà la corsa di persone esperte e, nello stesso tempo, motivate a svolgere questo delicato compito che comporterà non poche responsabilità?

    Intanto la Commissione Ambiente di Montecitorio, agli inizi di ottobre, nell’anniversario del disastro del Vajont, ha chiesto all’unanimità al governo di stanziare mezzo miliardo ogni anno per la difesa del suolo. Nella “legge di stabilità” per il prossimo anno invece c’è molto, molto meno: circa 30 milioni.

Per saperne di più: Istituto Nazionale di Urbanistica.

http://www.rinnovabili.it/ambiente/consumo-di-suolo-legambiente-789/

http://www.legambiente.emiliaromagna.it/2012/12/05/stop-al-cemento/

 

Elementi essenziali del suolo


  Il suolo è un miscuglio, risultato dalla trasformazione delle rocce ad opera di fattori

  • Chimici : acqua ed atmosfera (processi di ossidazione), temperatura;
  • Fisici: pioggia, vento, ghiacciai, corsi d’acqua, moti tettonici, gelo-disgelo;
  • Biologici: piante, microrganismi, animali in generale (uomo compreso).

Il suolo, che nel linguaggio comune viene chiamato anche "terra", ha uno spessore che varia da pochi  cm ad alcune decine di  m ed è fondamentale per gran parte della vita vegetale.

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