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Festa dell’albero il 21 novembre

     La festa dell’albero si celebrava già quando ero studente io e rappresenta ancora oggi un’occasione importante per creare una sana coscienza ecologica nei giovani e negli adulti. L’evento è nato oltre un secolo fa e mantiene inalterate le sue finalità educative e ambientali, particolarmente importanti quest’anno, caratterizzato da un numero elevatissimo di incendi boschivi che hanno devastato vaste zone del Pianeta, ne sono un esempio quelli dell’ultimo mese che si sono diffusi per i boschi del Piemonte.

     In un recente articolo di Piemonte Parchi, Alberi e foreste, patrimonio dell’umanità di Loredana Matonti, si segnalano la situazione delle foreste del pianeta, il ruolo dell’albero, la conservazione del Siti Natura 2000 e altri aspetti a carattere ambientale degli alberi.

     Sullo stesso argomento si possono leggere alcune schede sugli alberi proposte in questo blog, oppure alcuni post precedenti: Piante, alberi e arbusti; Alberi monumentali d’Italia; Giornata nazionale dell’albero 2011. Breve video: Festa dell’albero 2016 del liceo Severi di Salerno.

     Per chi volesse approfondire, propongo alcuni testi: “Plant revolution” di Stefano Mancuso, edizioni Giunti; “La vita segreta delle piante” di P. Tompkins e C. Bird, il Saggiatore; “Erba volant” di Renato Bruni, Codice edizioni; “La vita segreta degli alberi” di Peter Wohlleben, gruppo Macro.

Segnalo, ancora una volta, l’equazione chimica generale relativa alle più importanti reazioni chimiche del pianeta: quelle della fotosintesi clorofilliana:

6CO2 + 6H2O (in presenza di luce e clorofilla) - – > C6H12O6 + 6Oche, attraverso un insieme di reazioni intermedie, trasforma l’energia luminosa in energia chimica immagazzinata nelle molecole di glucosio dei prodotti.

     Da tre anni, collegati alla Festa dell’albero, in Italia vengono indetti gli Stati Generali del Verde Pubblico, un’occasione per mettere insieme esperienze e competenze diverse per rafforzare la cultura della pianificazione territoriale del verde pubblico e ottenere città sempre più vivibili e meno inquinate.

Piante, alberi e arbusti

     Le piante sono organismi vegetali autotofri che hanno una propria struttura e una propria organizzazione. Quelle erbacee, arbustive e arboree sono provviste di organi specializzati: radici, fusto e foglie. Gli alberi sono piante legnose i cui rami partono dal tronco solo ad iniziare da una certa distanza dal suolo; hanno dimensioni variabili da pochi metri a molte decine di metri.

     Gli arbusti sono piante anch’esse legnose ma di dimensioni molto più modeste rispetto agli alberi e sono caratterizzate dall’avere il fusto che presenta ramificazioni fin dalla base.

     Quali sono le loro funzioni? È difficilmente immaginabile un mondo senza piante: sarebbe un’immensa desolazione! Ma l’importanza delle piante non è solo estetica e di abbellimento del paesaggio, anche se questo è il primo aspetto che colpisce. Viali alberati, giardini e parchi possono rendere suggestiva e cambiare l’aspetto di una città, però le piante esplicano soprattutto alcune funzioni fondamentali per la vita di quasi tutti gli altri viventi. Esse infatti rendono l’aria respirabile arricchendola di ossigeno ed umidità e, nello stesso tempo, sottraggono anidride carbonica, un prodotto di rifiuto della respirazione cellulare e di molti processi industriali. Senza dimenticare però che almeno il 50% dell’attività fotosintetica del nostro pianeta è svolta dalle alghe dei mari e degli oceani. Attraverso queste attività, le piante svolgono un’importante azione regolatrice sul clima e sull’ambiente in generale, proteggendo il territorio. Si consideri poi l’altro importante ruolo delle piante: quello alimentare, infatti molte di esse forniscono sostanze nutritive sotto forma di frutta, cereali, legumi ed ortaggi per l’uomo oppure sotto forma di radici, foglie, bacche (frutti in generale), semi e foraggio per gli animali. Le piante costituiscono il punto di partenza delle reti alimentari terrestri, mentre le alghe sono alla base delle reti alimentari acquatiche.

     Alcune piante vengono anche utilizzate in molti processi industriali: produzione di carta e cellulosa, di legname per costruzioni o come combustibile; estrazione di resine, essenze e coloranti; produzione di sostanze medicinali oppure di filati, come cotone, canapa e lino.

     Cosa dire di viali alberati, giardini e parchi? Oltre ad essere un luogo di svago e di pratica sportiva e svolgere le funzioni generali delle piante già descritte, svolgono alcune funzioni specifiche. Ad esempio, nelle città o lungo strade e autostrade attenuano il rumore del traffico (barriere antirumore), talvolta anche di molto a seconda delle specie utilizzate e delle caratteristiche delle vie di comunicazione. Filari di alberi ai lati delle strade extraurbane svolgono anche un’importante funzione frangivento rendendo meno pericolosa la circolazione, oltre a rappresentare un implicito segnale per la moderazione della velocità.

     I parchi invece sono aree protette per il beneficio di tutta la collettività, presenti nell’interno delle città o, più spesso, lontano da esse, che hanno alcune funzioni fondamentali:

Conservazione dell’ambiente naturale e conservazione di specie animali e vegetali;

Educazione ad una corretta conoscenza della natura e dei suoi processi, fondamentale per uno sviluppo equilibrato dell’individuo e del cittadino;

Ricerca perché sono un luogo ideale per indagini scientifiche di vario tipo.

     Un’associazione di alberi, arbusti e piante erbacee, costituisce un bosco o una boscaglia. Quando si osserva un bosco bisogna pensare che nello stesso luogo, un tempo più o meno lontano, c’era la roccia nuda e il bosco è il risultato dell’azione di innumerevoli esseri viventi aiutati dai processi disgregatrici degli agenti atmosferici: acqua, vento, gelo, insolazione.

     I primi viventi in grado di colonizzare la roccia nuda sono i licheni: organismi formati dall’unione (simbiosi) di un fungo con un’alga, congiunti tanto strettamente da essere inscindibili e incapaci di vita separata. I licheni sono in grado di secernere sostanze acide che corrodono le rocce e rendono disponibili i sali minerali contenuti in esse, li assorbono e trasformano il tutto in sostanze organiche grazie all’azione della fotosintesi.

     Dopo pochi o centinaia di anni, sulla roccia possono essere presenti detriti che consentono anche l’insediamento dei muschi, altri organismi vegetali primitivi costituiti da un unico tipo di tessuto vegetale molto semplice che continuano l’azione disgregatrice iniziata dai licheni e rendono possibile l’insediamento di altre piante. Licheni e muschi perciò hanno scarse esigenze e per questa loro capacità di adattarsi ad ambienti così difficili vengono detti organismi “pionieri”.

     La velocità di tutto questo processo che porta all’insediamento e allo sviluppo anche delle piante superiori dipende dal clima e, in alcune zone d’alta montagna, apparentemente si “arresta” e si nota solo la presenza di licheni e muschi, ma in realtà il processo di erosione e disgregazione continua in modo ininterrotto, anche senza le piante superiori.

Nelle immagini: (selezionarle per ingrandirle): a. particolare del tetto dell’Eremo di San Francesco (con licheni) immerso in un bosco di lecci (Quercus ilex), nelle colline sopra Assisi ; b. alberata su un lungomare in Puglia.

“Giungla sull’asfalto” all’Orto botanico di Torino

     È anche il titolo (Giungla d’asfalto) di un famoso film del 1950 con Marilyn Monroe, diretto da John Huston, ma in questo caso mi riferisco alla quasi omonima mostra aperta ancora fino al 18 luglio prossimo, all’Orto botanico di Torino. Sono esposte foto e piante spontanee delle città italiane. Sono descritti i fattori che permettono a queste piante di nascere, crescere e svilupparsi in ambiente urbano, sui marciapiedi, nelle fessure dell’asfalto, nei tombini, sui monumenti e sui muri. C’è un particolare riferimento ai licheni utilizzati spesso come bioindicatori della qualità dell’aria.

Sede: Orto Botanico di Torino | Viale Mattioli, 25  | Torino
Mostra: “Giungla sull’asfalto. La flora spontanea delle nostra città”

Orario:  sabato 15 – 19 | domenica e giorni festivi 10 – 13 e 15- 19 

 

Per informazioni: www.ortobotanico.unito.it

L’edizione di cinque anni fa, articolata in sette sezioni: http://www.giunglasullasfalto.com/iniziative/la-mostra.html

     Nelle foto proposte, ho ripreso alcune piante che crescono nelle fessure dell’asfalto, nei tombini, sui marciapiedi, per le strade di Torino . Un marciapiede con l’asfalto sgretolato dalle radici di un pioppo bianco che è stato poi abbattuto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Piante epatiche

     Affrontando il tema della varietà di piante e della loro importanza per il nostro pianeta, ho scoperto che nessun alunno di due classi di liceo aveva mai sentito parlare di piante epatiche e, mostrando loro le foto, non ne aveva mai visto alcuna. Sicuramente nel gruppo delle briofite, piante non vascolari nelle quali il passaggio dei liquidi avviene solo per diffusione dall’ambiente e tra cellule adiacenti, sono conosciuti i muschi. Le epatiche invece sono briofite meno diffuse che crescono solo in ambienti umidi, spesso lungo le scarpate in ombra o penombra dei corsi d’acqua o intorno alle sorgenti. 

     Ricordando che avevo scattato alcune foto di epatiche sulla sponda ombrosa di un ruscello, ho pensato di proporle. Nello stesso tempo  invito gli studenti, durante le loro escursioni in campagna o in montagna, a osservare con maggiore attenzione l’ambiente e le sue numerosissime forme di vita.

     Le piante epatiche si presentano con sottili foglie appiattite che aderiscono al suolo mediante numerosi rizoidi che hanno sulla faccia inferiore (hanno una struttura dorsoventrale). Tra le epatiche più comuni, vi è la Marchantia (Marchantia polymorpha), rappresentata nelle foto. Veniva chiamata anche “fegatella” perché un tempo era utilizzata contro le malattie del fegato. Anche il nome “epatiche” deriva da quest’organo: dal latino hepaticae, femminile plurale di hepaticus (del fegato, pertinente al fegato). Il tallo o corpo vegetativo è costituito da strisce nastriformi che assumono spesso ramificazioni ad “Y” ed ha un colore verde scuro per l’abbondante presenza di cloroplasti. Alcune epatiche hanno un aspetto foglioso anziché talloso.

     Il tallo è il corrispondente del fusticino con le foglioline dei muschi, perciò è il gametofito. Gli organi riproduttori si formano su piante diverse. Il tallo maschile porta peduncoli che terminano con strutture discoidali (anterozoi) contenenti gli anteridi. Quello femminile termina con peduncoli che alle estremità hanno archegoni molto simili a quelli dei muschi. A fecondazione avvenuta, grazie all’acqua piovana o alla rugiada che fungono da vettori, all’interno dell’archegonio lo zigote forma lo sporofito in cui matureranno le spore. Come tutte le briofite (almeno 20.000 specie), le epatiche per la riproduzione sono ancora vincolate all’acqua.

Per saperne di più: http://www.treccani.it/enciclopedia/epatiche/

https://www.docenti.unina.it/downloadPub.do?tipoFile=md&id=207176

 

Schede sulle piante

fio-castagnoPrendendo spunto dalla ricorrenza dell’anno internazionale delle foreste, con questo post inizia la pubblicazione di una serie di brevi schede didattiche sulla piante, che proseguirà almeno per tutto il 2011. Molte di queste piante sono presenti anche nel “Parco della Certosa” o “Parco Generale Dalla Chiesa” che ospita uno degli edifici del nostro istituto a Collegno. Le foto (generalmente a bassa definizione) sono state realizzate dall’autore dei post. Le schede verranno inserite nella sezione “PIANTE”, in alto a destra. Per ogni pianta saranno inseriti: nome comune e nome scientifico e notizie utili al suo riconoscimento. Ricordo che le piante nella loro apparente semplicità sono veri e propri laboratori viventi e che, grazie al processo fotosintetico, sono perfettamente autosufficienti (autotrofi). Sono anche il primo indispensabile anello delle reti alimentari del nostro pianeta e del flusso di energia che, partendo dal Sole, attraversa l’ecosistema Terra. Nella foto: infiorescenze di castagno (Castanea sativa, fam. Fagacee).

L’uomo e le malattie delle piante

6 Dicembre 2010 1 commento

tumore-betullaCome gli animali e l’uomo, anche le piante sono colpite da numerosissimi tipi di malattie. Le discipline scientifiche che si occupano di queste malattie sono principalmente due: la “patologia vegetale” e l’”entomologia agraria”. La prima si occupa delle malattie delle piante causate da virus, batteri, funghi, nonché da fattori nutrizionali e ambientali avversi. L’entomologia agraria invece studia malattie e danni causati dagli insetti. Danni causati da altri tipi di animali invece, ad esempio roditori e molluschi, si fanno rientrare nella “zoologia agraria”.

Come per l’uomo, anche per le piante la malattia è qualunque modificazione della struttura e delle funzioni dell’organismo che procura loro un danno. L’uomo però si occupa solo di quelle malattie delle colture che gli procurano un danno economico, oppure di quelle malattie vegetali che possono dare contributi scientifici per la comprensione e la cura delle malattie umane. Uno di questi casi è costituito dai tumori delle piante. Nell’immagine si nota un tumore di notevoli dimensioni (rispetto al fusto), fotografato su una betulla (Betula pendula) in un giardino di Venaria Reale. Con gli anni il tumore è aumentato di volume (ha un diametro di circa 20 cm e, rispetto alla corteccia, è rialzato di circa 7 cm), e la sua superficie esterna è diventata ruvida, bruna e screpolata. La crescita disordinata, incontrollata delle cellule quindi può colpire esseri viventi molto diversi tra loro. Nel caso delle piante però le cause sono soprattutto infezioni di virus e funghi mentre nell’uomo, per quanto ne sappiamo sono soprattutto sostanze chimiche cancerogene (ad esempio il benzopirene contenuto nel fumo di tabacco o l’amianto usato in passato nei manufatti per l’edilizia) o squilibri alimentari, ricchi di grassi e zuccheri e poveri di fibre. Ma perché le piante sono protette dalle sostanze chimiche? Oppure perché alcune piante (è il caso della pianta di tabacco) sviluppano tumori più facilmente delle altre? Dare una risposta definitiva questi quesiti significa dare un valido contributo alla ricerca delle cause e delle cure dei tumori umani. Gli studi si sono concentrati sui fattori di crescita (soprattutto auxina e citochinina) delle piante, che controllano la divisione cellulare e lo sviluppo e il differenziamento delle cellule figlie. Perché alcune cellule iniziano a riprodursi senza controllo e altre no? Perché le cellule delle piante hanno una maggiore protezione contro questo impazzimento riproduttivo? Perché le piante ammalate non muoiono a causa del tumore e perché non si verifica il fenomeno delle metastasi che farebbe propagare il tumore tra le diverse parti della pianta? Se si continuano a negare finanziamenti alla ricerca, questi e molti altri perché rimarranno senza risposta, almeno in Italia. Molte malattie umane difficilmente avranno una cura efficace e la maggior parte dei giovani specializzati continueranno a cercare opportunità per il loro futuro fuori dall’Italia. La cosiddetta “fuga dei cervelli” purtroppo impoverirà sempre più il nostro (bel?) paese.