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L’Assistenza sanitaria nel mondo

     Meno di un mese fa, la rivista “The Lancet” ha pubblicato uno studio internazionale (autore senior Christopher Murray) sull’accesso e la qualità delle cure sanitarie in 195 Paesi del mondo. Si tratta di uno dei pochi settori in cui l’Italia se la cava decisamente bene: l’accesso alle cure è garantito a tutti e le stesse sono mediamente di buon livello rispetto ad altri Stati, nonostante le significative differenze tra le nostre varie Regioni.

     L’elenco completo è consultabile alle pagine 8, 9, 10 e 11 della pubblicazione (28 MB), scaricabile dal sito : The Lancet. Le valutazioni sono basate su stime e dati di diversi indicatori sui rischi sanitari, patologie più diffuse, livello di accesso alle cure e qualità complessiva dell’assistenza. Lo studio ha riguardato un arco temporale di 25 anni, dal 1990 al 2015, perciò molto significativo e aggiornato.

     Stabilito 100 come valore massimo, ai primi posti di questa classifica che riguarda molto da vicino tutti, si trova la piccola Andorra (95), poi di seguito: Islanda (94), Svizzera (92), Svezia (90), Norvegia (90), Australia (90), Finlandia (90), Spagna (90), Olanda (90), Lussemburgo (89), Giappone (89), Italia (89), Irlanda (88), Austria (88), Francia (88), Belgio (88), ecc. L’Italia, quindi, su 195 Stati è in una buona decima posizione insieme a Lussemburgo e Giappone, meglio di tanti altri Paesi occidentali e soprattutto degli Stati Uniti.

     Proprio la posizione degli Stati Uniti è quella che stupisce di più (relativamente): pur avendo la maggiore spesa pro capite per la sanità, l’accesso alle cure di fatto negato a milioni di persone, colloca la Nazione più ricca e potente del mondo in una fascia intermedia con 81 punti, dietro Stati molto più poveri, come Croazia, Cipro, Repubblica Ceca, Portogallo, Grecia.

     Altro fatto evidente è il divario notevole tra nord e sud del mondo: molti Paesi africani, asiatici e centro-sudamericani hanno molte carenze in fatto di cure, assistenza e prevenzione delle malattie. Infatti agli ultimi posti si trovano Repubblica Centroafricana, Somalia, Afghanistan, Guinea Bissau, Ciad, Eritrea, Haiti, Guinea, Sud Sudan, DR Congo, Burundi, Niger ecc.

Amartya Sen, Premio Nobel per l’Economia nel 1998: “La sanità italiana è tra le migliori al mondo”.

Sanità italiana: evoluzione in 50 anni.

Gli indicatori del clima in Italia

     Da qualche mese l’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) ha pubblicato l’XI rapporto della serie “Gli indicatori del clima in Italia”, relativo all’andamento climatico del 2015. Un rapporto ricco di dati e complesso da leggere nella sua interezza, con indicatori e indici climatici elaborati e diffusi da un altro ente ISPRA: il Sistema nazionale per la raccolta, l’elaborazione e la diffusione dei dati Climatologici di Interesse Ambientale o SCIA. SCIA si avvale anche della collaborazione del Servizio Metereologico dell’Aeronautica Militare e della varie ARPA regionali italiane.

     Cosa si ricava dai dati del 2015? sostanzialmente una riduzione della quantità di pioggia annua (può sembrare paradossale in questi giorni di alluvione in alcune Regioni d’Italia, ma i dati complessivi dell’intero territorio italiano indicano una diminuzione della quantità di pioggia globale e quella che cade è sempre più associata a fenomeni estremi) e un aumento della temperatura media nelle varie aree del Paese.

     Gli autori della pubblicazione sono Franco Desiato, Guido Fioravanti, Piero Fraschetti, Walter Perconti, Emanuela Piervitali (ISPRA); Valentina Pavan (ARPA Emilia-Romagna). Scarica la pubblicazione (Pdf – 9 Mb) ISPRA Stato dell’Ambiente 65/2016.

     Sulla temperatura, associata ai cambiamenti climatici in atto, si conferma un graduale e piccolo aumento di anno in anno. Temperature record sono state registrate dalle stazioni meteorologiche alpine e dell’Italia settentrionale in generale, con effetti devastanti sulle masse glaciali che nel periodo estivo si riducono sempre più senza riuscire a ripristinarsi in quello invernale.

     Le precipitazioni invece sono state inferiori agli anni precedenti in tutte le Regioni, tranne in Sicilia dove però sono state associate a fenomeni estremi che hanno portato molti danni e pochi benefici.

     Il grafico sull’andamento della temperatura media, globale e in Italia, e quello sull’anomalia dell’aumento del 2015 rispetto alla media del periodo 1961-1990 sono stati ricavati dal rapporto.  Nella cartina dell’Italia sono evidenti gli aumenti maggiori della temperatura media nel Nord e nel Centro della penisola. 

Carta del rischio sismico dell’Italia

 

 

 

 

 

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

     Fino al 2003, il 45% del territorio italiano, corrispondente a quasi 3000 Comuni era stato classificato i tre categorie sismiche, dalla 1a, più grave, alla 3a caratterizzata da un rischio sismico minore.

     Nello stesso anno furono emanate nuove norme ( Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3274 del 20 marzo 2003, sulla Gazzetta Ufficiale n. 105 del’8 maggio 2003), allineate a quelle di altri Paesi, che dettarono le basi per una nuova classificazione del rischio sismico per il territorio italiano. Le nuove norme hanno permesso di suddividere i comuni italiani in quattro categorie di rischio sismico, con la scomparsa del territorio “non classificato” e il suo inserimento nella zona 4:

Zona 1 – E’ la zona più pericolosa. Possono verificarsi fortissimi terremoti. Comprende territori situati in Regioni del Centro e Sud Italia: Umbria, Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Calabria e parte della Sicilia, oltre ad una zona ristretta del Friuli Venezia Giulia.

Zona 2 – In questa zona possono verificarsi forti terremoti.

Zona 3 – In questa zona possono verificarsi forti terremoti ma rari

Zona 4 – E’ la zona meno pericolosa, rappresenta i territori in grigio. I terremoti sono rari.

     Ad ogni zona è associato anche un determinato valore dell’accelerazione massima su roccia, utile per la progettazione di costruzioni antisismiche, sempre obbligatoria, tranne per i Comuni che ricadono nella zona 4, per i quali le Regioni possono prescrivere o meno l’obbligo della progettazione antisismica.

     La colorazione della Carta sismica proposta dalla Protezione Civile nel 2015 si basa su questi criteri e la colorazione più scura si riferisce ai territori con rischio maggiore (calcolato in base al PGA, Peak Ground Acceleration, cioè il picco di accelerazione al suolo).

Mappa della classificazione sismica del territorio italiano al 2015, in formato A3, stampabile. A cura dell’Ufficio Rischio Sismico e Vulcanico del Dipartimento della Protezione Civile.

Classificazione sismica dei Comuni italiani (2015), tabella in formato Excel.

Per approfondimenti:

http://www.protezionecivile.gov.it/jcms/it/classificazione.wp .

Crediti immagine: Protezione Civile.

90 anni fa il dirigibile Norge sorvolò il Polo Nord

     Il 12 maggio del 1926, esattamente novant’anni fa il dirigibile Norge sorvolò il Polo Nord. Il Norge partì il 10 aprile 1926 dall’aeroporto Ciampino di Roma con la spedizione, ideata dall’italiano Umberto Nobile e dall’esploratore svedese Roald Amundsen, e dopo oltre un mese di viaggio con tappe in Inghilterra, Russia, Norvegia e isole Svalbard finalmente sorvolò la calotta polare artica in corrispondenza del Polo Nord. Era la prima volta che l’uomo raggiungeva il Polo Nord, prima c’erano stati tentativi infruttuosi via mare con le navi. Anche l’ultima zona inesplorata e sconosciuta del pianeta era stata raggiunta. Due giorni dopo il successo della spedizione, finanziata anche dal governo italiano, il Norge arrivò in Alaska e l’impresa ebbe grande risonanza sui mezzi di comunicazione internazionali dando prestigio all’Italia, alla sua Aeronautica e allo stesso Nobile.

     L’impresa fu possibile con un volo ininterrotto di oltre 5300 Km, dalle isole Svalbard all’Alaska e, successivamente, fu seguita da una controversia tra Nobile e Amundsen per stabilire chi avesse i meriti maggiori del successo della trasvolata.

     Nel 1928 ci fu una seconda spedizione italiana, condotta da Nobile con il dirigibile Italia che ripeté l’impresa partendo da Milano, attraversando altri Paesi europei e con la solita ultima tappa alle Svalbard. Durante il percorso di ritorno, prima delle Svalbard, il dirigibile Italia si schiantò sui ghiacci a causa di una forte tempesta. Ci furono morti e feriti, alcuni scomparvero senza essere mai più ritrovati. Nacque l’eroica storia della tenda rossa.

Per saperne di più: Dirigibile Norge; Umberto Nobile; Esplorazione dell’Artide;

Vari video storici:

Nobile e la tenda rossa (RAI Storia);

La tenda rossa (Ministero Difesa);

Colonna sonora“La tenda rossa” di Ennio Moricone; Semplicemente stupenda.

Video breve: La partenza del dirigibile Norge (RAI Storia);

Video: Amundsen e Nobile (1);

Video: Amundsen e Nobile (2).

Crediti immagini: https://it.wikipedia.org/wiki/Artide ; www.ilvideogiornale.it .

“Geologia per l’Italia” della Società Geologica Italiana

     Ci avviciniamo alla primavera che, come l’autunno, per l’Italia è una stagione critica per quanto riguarda i fenomeni di dissesto idrogeologico. Durante le emergenze, anche la geologia spesso dimenticata se non ignorata del tutto, ritorna alla ribalta e diventa importante.

     La Società Geologica Italiana, fondata nel 1881, ente morale dal 1885, ci ricorda che bisogna pensare al territorio anche durante il restante periodo dell’anno, attuando se possibile tutte pratiche necessarie a garantire la nostra sicurezza e quella dei nostri manufatti.

Non si tratta solo di una questione ambientale, in molti casi è una questione di vita o di morte, come dimostrano i numerosi fatti e misfatti idrogeologici che colpiscono quasi tutte le Regioni italiane.

     La pubblicazione circa due mesi fa di un piccolo grande libro in pdf da scaricare liberamente, sul sito della Società Geologica (http://www.socgeol.it/ ), vuole avvicinare l’opinione pubblica e gli amministratori della cosa pubblica a vari livelli al tema della sicurezza ambientale, alla geologia e alla pratica della prevenzione. “Geologia per l’Italia” (circa 65 MB) raccoglie in 60 pagine, ricche di schemi e disegni, concetti e contributi importanti per chi vuole conoscere la conformazione, la fragilità del nostro territorio e le pratiche da attuare per ridurre i rischi naturali ad esso connessi, spesso accentuati da comportamenti umani sbagliati e irrispettosi delle leggi della natura, superiori a quelle degli uomini. Non geologia dell’Italia ma per l’Italia. Con questo si vuole sottolineare l’importanza delle conoscenze geologiche e di comportamenti umani adeguati per evitare disastri, morti e sprechi di risorse.

Non mancano riferimenti alle risorse idriche ed energetiche, con richiami ad un loro uso sostenibile. Un libretto gradevole da leggere, per gli studenti direi indispensabile.

Tra le altre pubblicazioni:

I Rendiconti Online della Società Geologica Italiana, hanno lo scopo di lasciare una memoria degli argomenti trattati e dei lavori scientifici presentati. I testi sono pubblicati in italiano e/o in inglese.

Liberamente consultabili solo gli abstract, invece i testi completi sono accessibili ai soci della SGI, oppure agli altri utenti dietro compenso.

Geological Field Trips (GFT) invece è una rivista online che tratta di guide per escursioni geologiche, edita insieme all’ISPRA.

L’immagine è tratta da pag. 5 del libro segnalato.

Video RAI Edu: la formazione delle Alpi.

Video-inchiesta La7: Esempi di dissesto idrogeologico in Calabria e Campania .

 

Il radon: precursore presunto dei terremoti e pericolo certo per la salute

14 Settembre 2014 Nessun commento

     Il radon è un elemento chimico indicato col simbolo Rn e scoperto da Fredrich Ernst Dorn nel 1900. Nel sistema periodico sitrova fra i gas nobili radioattivi ed ha numero atomico 86. Proprio per la sua radioattività e instabilità è molto pericoloso per la salute umana in quanto è inodore e incolore e tende ad accumularsi nei locali a contatto diretto col suolo, soprattutto cantine, seminterrati, tavernette. Le varie Agenzie Regionale per l’Ambiente (ARPA), tra gli altri compiti, sono preposte al monitoraggio della concentrazione di radon nei locali a rischio.

     Spesso si è scritto e parlato di questo gas come di un precursore dei terremoti e in vari laboratori da decenni si susseguono ricerche per comprenderne il ruolo. I risultati ottenuti purtroppo non permettono ancora agli studiosi di mettere in relazione l’emissione di radon dal sottosuolo con un probabile evento sismico a breve termine. Si sa che il suo rilascio è associato anche ai terremoti ma non si conosce un modo per prevedere con certezza o probabilità l’evento sismico entro un certo lasso di tempo. In alcuni casi, ad un evento sismico è associata la riduzione della concentrazione di questo gas. Non ci sono certezze: la porosità delle rocce è molto variabile, così anche il loro contenuto di gas e liquidi.

     Lo scorso anno, dopo la condanna dei tecnici del Comitato che “rassicurò” la popolazione dell’Aquila poco prima del terremoto del 2009, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) ha emesso un comunicato stampa nel quale si dichiarava l’impossibilità, in base alla attuali conoscenze, di utilizzare questo gas e la sua concentrazione nella previsione dei terremoti. L’INGV scrive infatti:

“In merito a quanto riportato recentemente su alcuni organi di stampa relativamente ai risultati dell’articolo in stampa su Geophysical Research Letters (GRL) riguardo a esperimenti di laboratorio mirati alla comprensione dei processi preparatori dei terremoti e all’eventuale ruolo del Radon come “precursore”, INGV precisa quanto segue:
Le ricerche sui terremoti e sul ruolo del radon all’interno della dinamica della frattura sono sviluppate in tutto il mondo da decenni. INGV partecipa da sempre come protagonista allo sviluppo di questi studi ed ha sempre affermato la loro importanza per la comprensione dei fenomeni naturali.
I risultati finora raggiunti in questo campo, compreso l’articolo GRL in questione, ci hanno permesso di comprendere meglio molti dei segreti del nostro pianeta ma finora non hanno assolutamente alcuna possibilità di applicazione pratica per la previsione deterministica dei terremoti.
Tale possibilità non esisteva nel recente passato  (all’epoca del terremoto de L’Aquila), non esiste nel presente e possiamo affermare che non esisterà nel futuro a breve e medio termine.
L’INGV continuerà con impegno la ricerca in questo campo, comunicando come ha sempre fatto i risultati alla comunità scientifica con le modalità in uso (pubblicazione su riviste scientifiche) anche a costo di fraintendimenti e distorsioni mediatiche come accaduto oggi.”
Per maggiori informazioni: Antonio Piersanti, ufficiostampa@ingv.it .

Due video sul radon e sulla sua pericolosità: http://www.periodicvideos.com/videos/086.htm

http://www.la7.it/illecito/pvideo-stream?id=i577381

La storia del Monte Venda  (Colli Euganei).

Crediti mappa del radon in Italia:  www.rischiosismico.it

 

Manifesto degli scienziati per un’Europa di progresso

    Lo scorso 8 aprile, presso la sede del CNR di Roma è stato presentato,  da numerose e importanti personalità della Scienza, il “Manifesto per un’Europa di progresso”.

Dopo questi primi giorni, il Manifesto è stato firmato da circa 600 persone, ma è facile prevedere che diventeranno molte, molte di più. Durante la presentazione è stato proposto anche di organizzare una prima riunione degli scienziati europei da tenere a Pisa, quest’anno città simbolo della scienza, anche per la ricorrenza dei 450 anni della nascita del padre del metodo scientifico sperimentale, Galileo Galilei. Propongo il manifesto che ho sottoscritto ai lettori, agli amanti della Scienza, dell’Europa e della Democrazia.

Manifesto
Per un’Europa di progresso

Il mondo è in rapida trasformazione. Società ed economia della conoscenza hanno profondamente ridisegnato equilibri ritenuti consolidati. Aree geografiche depresse hanno conquistato, in tempi storicamente irrisori, potenziali enormi di sviluppo e crescita. Conoscenza, cultura e innovazione rappresentano più che mai il traino decisivo verso il futuro.

All’opposto l’Occidente, e alcuni aspetti del suo modello di sviluppo, sono entrati in una crisi profonda. L’Europa, in particolare, risulta investita da gravissimi e apparentemente irrisolubili problemi: disoccupazione, crisi del tessuto produttivo, riduzione sostanziale del welfare. A pochi anni dalla sua formale consacrazione, con la nascita ufficiale della moneta comune, l’Europa rischia di deflagrare come sogno di una comunità di cittadine e cittadini che avevano ambito ad una nuova Nazione comune: più ampia non solo geograficamente, quanto nello spazio dei diritti, dei valori e delle opportunità. Lo storico americano Walter Laqueur ha parlato della “fine del sogno europeo”.

Le responsabilità sono diverse e distribuite e investono certamente l’eccessiva timidezza nel processo di costituzione politica del soggetto europeo: la responsabilità di presentare questo orizzonte politico, culturale e sociale con le sole fattezze della severità dei “conti in ordine”. L’Europa dei mercanti e dei banchieri, della restrizione e del rigore: una sorta di gendarme che impone limiti spesso insensati, piuttosto che sostegno nell’ampliare prospettive di visuale sugli sviluppi del futuro.

Proprio a causa di ciò, assistiamo, in corrispondenza della crisi, ad un’impressionante crescita di egoismi locali, di particolarismi e di veri e propri nazionalismi.
Fenomeni spesso intenzionalmente organizzati per sfruttare malesseri veri, e reali stati di sofferenza, ma che rischiano di produrre reazioni esattamente opposte a quanto oggi servirebbe alle popolazioni d’Europa.

Come scienziate e scienziati di questo continente – consapevoli che esiste un nesso inscindibile tra scienza e democrazia – sentiamo quindi la necessità di metterci in gioco. Di ribadire che il processo di costruzione degli Stati Uniti d’Europa è la più importante opportunità che ci è concessa dalla Storia. Che società ed economia della conoscenza -essenziali per il processo di reale evoluzione civile, pacifica, economica e culturale- si alimentano di comunità coese e collaborative, di comunicazioni intense e produttive e di uno spirito critico che permei strati sempre più vasti della società.

L’unica risposta possibile alla crisi incombente è allora la costruzione dell’Europa dei popoli, di un’Europa di Progresso! Realizzata sulla base dei principi di libertà, democrazia, conoscenza e solidarietà.

Nutriamo la stessa speranza con cui Albert Einstein e Georg Friedrich Nicolai nel “Manifesto agli Europei” del 1914 richiamarono alla ragione i popoli europei contro la sventura della guerra, e con cui Altiero Spinelli, Eugenio Colorni ed Ernesto Rossi ispirarono l’idea d’Europa nel loro “Manifesto di Ventotene” del 1943. Le stesse idee che ebbero indipendentemente fautori illustri anche in tutti i Paesi d’Europa.
Vogliamo riprendere ed estendere all’Europa lo spirito che nel 1839 portò gli scienziati italiani a organizzare la loro prima riunione e a inaugurare il Risorgimento di una nazione divisa.

Vogliamo organizzare a Pisa la “Prima riunione degli scienziati Europei” e proporvi di firmare questo appello che è il nostro “Manifesto per un’Europa di Progresso”.

Promotori (*) e Primi firmatari

Ugo AMALDI (CERN, Ginevra)
Giovanni
BACHELET (Università di Roma “La Sapienza”)
Giorgio
BELLETTINI (Università di Pisa e INFN)
Carlo
BERNARDINI (*) (Università di Roma “La Sapienza”)
Sergio
BERTOLUCCI (Direttore di ricerca, CERN, Ginevra)
Vittorio
BIDOLI (INFN, Roma)
Giovanni
BIGNAMI (Presidente Istituto Nazionale di AstroFisica – INAF)
Marcello
BUIATTI (Università di Firenze)
Cristiano
CASTELFRANCHI (Università Luiss, Uninettuno e ISTC-CNR)
Vincenzo
CAVASINNI (*) (Università di Pisa e INFN)
Remo
CESERANI (Università di Bologna e Stanford University, CA)
Emilia
CHIANCONE (Presidente Accademia dei Quaranta)
Paolo
DARIO (Scuola Superiore Sant’Anna, Pisa)
Tullio
DE MAURO (Università di Roma “La Sapienza”)
Luigi
DI LELLA (CERN, Ginevra)
Rino
FALCONE (*) (CNR Roma, Direttore Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione)
Stefano
FANTONI (Presidente Agenzia Nazionale Valutazione Università e Ricerca)
Sergio
FERRARI (già vice direttore ENEA)
Ferdinando
FERRONI (Presidente Istituto Nazionale di Fisica Nucleare – INFN)
Fabiola
GIANOTTI (CERN, Ginevra)
Mariano
GIAQUINTA (Scuola Normale Superiore, Pisa)
Pietro
GRECO (*)(Giornalista e scrittore, Roma)
Angelo
GUERRAGGIO (Università Bocconi)
Fiorella
KOSTORIS (Agenzia Nazionale Valutazione Università e Ricerca)
Francesco
LENCI (*) (CNR Pisa e Pugwash Conferences for Science and World Affairs)
Giorgio
LETTA (Vice Presidente Accademia dei Quaranta)
Lucio
LUZZATTO (Istituto Toscano Tumori)
Tommaso
MACCACARO (INAF)
Lamberto
MAFFEI (Presidente Accademia dei Lincei)
Italo
MANNELLI (Scuola Normale Superiore, Pisa e accademico dei Lincei)
Giovanni
MARCHESINI (Università degli studi di Padova)
Ignazio
MARINO (Thomas Jefferson University, Sindaco di Roma)
Annibale
MOTTANA (Università di Roma 3 e accademico dei Lincei)
Paolo
NANNIPIERI (*) (Università di Firenze)
Pietro
NASTASI (*) (Università di Palermo)
Luigi
NICOLAIS (Presidente Consiglio Nazionale delle Ricerche – CNR)
Giorgio
PARISI (Università di Roma “La Sapienza”, accademico dei Lincei)
Maurizio
PERSICO (Università di Pisa)
Giulio
PERUZZI(*) (Università degli studi di Padova)
Caterina
PETRILLO (Università degli studi di Perugia)
Pascal
PLAZA (CNRS e Ecole Normale Supérieure, Paris)
Claudio
PUCCIANI (*) (Vice Presidente Associazione Caffè della Scienza – Livorno)
Michael
PUTSCH (CNR Genova, Direttore Istituto di Biofisica)
Carlo Alberto
REDI (Università di Pavia)
Giorgio
SALVINI (Università di Roma “La Sapienza”, già Presidente dell’Accademia dei Lincei)
Vittorio
SILVESTRINI (Presidente della Fondazione IDIS – Città della Scienza, Napoli)
Settimo
TERMINI (*) (Università di Palermo)
Glauco
TOCCHINI-VALENTINI (National Academy of Sciences, CNR-EMMA-Infrafrontier-IMPC, Monte Rotondo, Roma)
Guido
TONELLI (CERN, Ginevra e Università di Pisa)
Enric
TRILLAS (Emeritus Researcher European Centre for Soft Computing, già Presidente CSIC, Spagna)
Fiorenzo
UGOLINI (Università di Firenze)
Nicla
VASSALLO (Università di Genova)
Virginia
VOLTERRA (Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione – CNR)
Elena
VOLTERRANI (*) (Provincia di Pisa e INFN)
John
WALSH (INFN)

Per aderire/Sign now

Per leggere i nomi dei firmatari/Full list of signatories

 

Ombre sull’Agenzia Spaziale Italiana

 

     L’avventura nello spazio dell’Italia con il suo ente spaziale iniziò cinquant’anni fa. Nel 1964, infatti, l’Italia fu il terzo Paese, dopo Unione Sovietica e Stati Uniti, a lanciare un satellite in orbita. L’impresa fu possibile grazie al lavoro di ricercatori e imprese coordinati da Luigi Broglio che realizzarono il satellite “San Marco 1”. In quegli anni le attività spaziali italiane erano dirette da un centro facente capo al Consiglio Nazionale delle Ricerche. L’Agenzia Spaziale Italiana (A.S.I.) come la conosciamo adesso nacque molti anni dopo, nel 1988, per coordinare investimenti, ricerche e tecnologie per lo spazio, per partecipare agli eventi dell’Agenzia Spaziale Europea oppure a quelli organizzati dalla NASA statunitense. L’A.S.I. dipende direttamente dal Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca. Dopo Francia e Germania, l’Italia è anche il terzo contribuente dell’Agenzia Spaziale Europea.  

     Le tappe fondamentali della storia, a tratti entusiasmante, di quest’Ente governativo si possono osservare sul sito A.S.I.

     Oggi invece un’ombra si è abbattuta su questo gioiello della ricerca scientifica e tecnologica italiana: il sospetto di tangenti e corruzione di qualche dirigente, risalenti agli scorsi anni. L’Unione Europea con uno dei suoi commissari, solo qualche giorno fa, aveva dichiarato che la corruzione in Italia costa al Paese circa 60 miliardi di euro l’anno. Oggi sono stati perquisiti gli uffici dell’A.S.I. di Roma e le sedi di alcune società fornitrici di servizi e materiali, anche in altre città. Tutto sembra essere partito dalla denuncia di un funzionario della stessa A.S.I. I cittadini e soprattutto coloro che si occupano di Scienza ai vari livelli auspicano la massima chiarezza sulla vicenda, che si perseguano eventuali colpevoli e si ridia dignità a quanti lavorano e fanno ricerca onestamente e con passione, nell’Agenzia e nelle aziende ad essa collegate.

     Nell’immagine da satellite, alcune regioni italiane e la Stazione Spaziale Internazionale. Crediti per IIS_Italia: www.ansa.it