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Le multinazionali del cibo

     Poche, enormi multinazionali ormai controllano centinaia di marchi industriali di diversi settori, compresa l’alimentazione. Ad esempio, in base a dati del 2012, solo la Nestlé possiede i marchi: Nescafé, Crunch, Smarties, Kit e kat, Tester,s Choice, Mack, Nestea, San Pellegrino, Vittel, Perrier, Nesquiq, Gerber, Purina, Friskies, Felix, Beneful, e altri.

     Il grafico in basso mostra le prime dieci multinazionali del pianeta e il loro fatturato annuo in miliardi di dollari USA. I dati per l’elaborazione del grafico sono stati ricavati dall’articolo “Quei giganti padroni del cibo” di Dario Guidi, Consumatori e responsabilità di Nova Coop, aprile 2017.

     L’alimentazione umana è diventata un fatto puramente commerciale, come se si trattasse di alimentazione per il bestiame. Non esiste etica: chi può permetterselo, compra, paga e mangia. Gli altri possono farne a meno (?). Ciò che conta sono i dividendi degli azionisti, di chi vive delle ricchezze accumulate che continuano a generare altre ricchezze, sempre nelle mani delle stesse persone, che manifestano una voracità migliaia o milioni di volte superiore a quella di coloro che hanno bisogno di cibo per sopravvivere.

     Il sistema economico che domina il pianeta sta generando differenze enormi tra le persone di uno stesso Stato e tra quelle di Stati diversi, con reazioni sociali differenti, fino alla violenza diffusa. C’è bisogno di un cambiamento di rotta: con il progressivo aumento delle popolazione mondiale (previsti 9 miliardi per il 2050) il sistema attuale sarà ancora più difficile da mantenere, senza provocare ulteriori disastri. Ma la strada per il cambiamento non può essere quella di continuare la concentrazione di marchi e società che si occupano di alimentazione in poche multinazionali. Il libero mercato regolato dalla sovrana legge della domanda e dell’offerta e dalla favola della concorrenza ha mostrato i suoi limiti, generando ingiustizie sociali che troppi governanti ed economisti non vedono o non vogliono vedere e non sono in grado di affrontare. Crediti immagine: Food | World Resources Institute.

 

Manifesto della green economy per l’agroalimentare

     Si tratta di un documento approvato dal Consiglio Nazionale delle Green Economy, un’associazione che raggruppa 65 organizzazioni di impresa e presentato ieri a Roma. Per gli Stati Generali che si sono occupati della sua elaborazione: “Questo Manifesto, approvato dall’assemblea plenaria del Consiglio nazionale della green economy, formato da 65 organizzazioni di imprese, elaborato con una procedura partecipata dei gruppi di lavoro degli Stati Generali, espone il punto di vista della green economy sulla produzione agroalimentare, in occasione dell’Expo di Milano 2015. Questo Manifesto si propone di esporre, in un contesto internazionale, il punto di vista radicato nel modello italiano di agroalimentare orientato alla green economy su 7 temi cruciali per l’agricoltura e la produzione di cibo nella nostra epoca: lo sviluppo durevole e di qualità della produzione agroalimentare, il rapporto fra priorità della produzione agroalimentare e la multifunzionalità dell’agricoltura, gli impatti sulle produzioni agroalimentari e le misure per fronteggiare la crisi climatica, i modelli sostenibili di agricoltura, la sicurezza alimentare, lo spreco di alimenti, le minacce alle produzioni agroalimentari e il consumo di suoli agricoli. Questo Manifesto, per stimolare il dibattito e la riflessione in occasione di Expo 2015, è diffuso tradotto in più lingue e aperto ad una raccolta di adesioni.”

Riferimenti: http://www.statigenerali.org

Per leggere il manifesto, per aderire e firmare: il Manifesto della green economy.

La Carta di Milano

Salvaguardare il futuro del pianeta e il diritto delle generazioni future del mondo intero a vivere esistenze prospere e appaganti è la grande sfida per lo sviluppo del 21° secolo. Comprendere i legami fra sostenibilità ambientale ed equità è essenziale se vogliamo espandere le libertà umane per le generazioni attuali e future.” Human Development Report 2011

     Inizia così la Carta di Milano presentata in occasione dell’inaugurazione dell’EXPO. Cos’è la Carta? Un progetto, un cantiere aperto durante tutto l’EXPO per arrivare alla preparazione di un documento sul cibo che si potrà considerare equivalente al documento di Kyoto sull’ambiente. Una carta di responsabilità e di impegni per i Paesi e i loro governi, le Istituzioni internazionali, ma anche per i comuni cittadini che potranno e dovranno impegnarsi in atti concreti per ridurre gli sprechi alimentari, lottare contro la denutrizione da una parte e l’obesità dall’altra, consumare e produrre in modo ecosostenibile per tutti. Questo anche in previsione degli oltre nove miliardi di persone che abiteranno il Pianeta nel 2050.

     L’obiettivo è arrivare a una Carta, un Protocollo da presentare all’approvazione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Un documento importante per richiamare l’attenzione sul benessere di tutti, anche di coloro che attualmente hanno un accesso e una disponibilità di cibo molto limitata, insufficiente al loro sostentamento, ma è soprattutto una richiesta d’attenzione a quelle popolazioni che il cibo possono permettersi di sprecarlo.

     Manteniamoci informati sulla sua elaborazione: potrebbe essere la più importante e significativa eredità immateriale dell’esposizione universale di quest’anno. Lo scorso 7 febbraio, presso l’Università Bicocca di Milano, un gruppo di oltre 500 esperti suddivisi in 40 gruppi di lavoro hanno posto le basi del documento che è stato presentato aperto al contributo dei partecipanti all’EXPO e alla loro firma durante la visita ai vari padiglioni.

Lo spot di presentazione: http://www.expo.rai.it/carta-di-milano-expo2015/

Crediti immagine: www.expo2015.org

     Propongo alcune delle indicazioni di principio iniziali. Noi crediamo che:

- tutti abbiano il diritto di accedere a una quantità sufficiente di cibo sicuro, sano e nutriente, che soddisfi le necessità alimentari personali lungo tutto l’arco della vita e permetta una vita attiva;

- il cibo abbia un forte valore sociale e culturale, e non debba mai essere usato come strumento di pressione politica ed economica;

- le risorse del pianeta vadano gestite in modo equo, razionale ed efficiente affinché non siano sfruttate in modo eccessivo e non avvantaggino alcuni a svantaggio di altri;

- l’accesso a fonti di energia pulita sia un diritto di tutti, delle generazioni presenti e future;

- gli investimenti nelle risorse naturali, a partire dal suolo, debbano essere regolati, per garantire e preservare alle popolazioni locali l’accesso a tali risorse e a un loro uso sostenibile;

- una corretta gestione delle risorse idriche, ovvero una gestione che tenga conto del rapporto tra acqua, cibo ed energia, sia fondamentale per garan­tire il diritto al cibo a tutti

- l’attività agricola sia fondamentale non solo per la produzione di beni ali­mentari ma anche per il suo contributo a disegnare il paesaggio, proteg­gere l’ambiente e il territorio e conservare la biodiversità.

Noi riteniamo inaccettabile che:

- ci siano ingiustificabili diseguaglianze nelle possibilità, nelle capacità e nel­le opportunità tra individui e popoli;

- non sia ancora universalmente riconosciuto il ruolo fondamentale delle donne, in particolare nella produzione agricola e nella nutrizione;

- circa 800 milioni di persone soffrano di fame cronica, più di due miliardi di persone siano malnutrite o comunque soffrano di carenze di vitamine e mi­nerali; quasi due miliardi di persone siano in sovrappeso o soffrano di obesi­tà; 160 milioni di bambini soffrano di malnutrizione e crescita ritardata;

- ogni anno 1,3 miliardi di tonnellate di cibo prodotto per il consumo umano siano sprecati o si perdano nella filiera alimentare;

- più di 5 milioni di ettari di foresta scompaiano ogni anno con un grave danno alla biodiversità, alle popolazioni locali e sul clima;

- le risorse del mare siano sfruttate in modo eccessivo: più del 30% del pesca­to soggetto al commercio è sfruttato oltre la sua capacità di rigenerazione;

- le risorse naturali, inclusa la terra, possano essere utilizzate in contrasto con i fabbisogni e le aspettative delle popolazioni locali;

- sussista ancora la povertà energetica, ossia l’accesso mancato o limitato a servizi energetici e strumenti di cottura efficienti, non troppo costosi, non inquinanti e non dannosi per la salute.

 

 

     

 

 

Il testo completo della Carta di Milano,  proposto all’apertura dell’EXPO 2015, articolato in dieci punti: cibo, spreco, suolo, salute, lavoro e minori, sostegno, ecosistema, innovazione, frodi, energia pulita.

     Tralascio gli aspetti più controversi di questa importante manifestazione: eccessiva importanza agli aspetti commerciali e spazi alle grandi multinazionali del cibo; sfruttamento di manodopera giovanile (volontariato); prezzi generalmente troppo elevati su tutto ciò che gravita intorno all’EXPO.

Protocollo di Milano

     Il tema dell’EXPO Milano 2015 “Nutrire il pianeta, Energia per la vita” vuole portare al centro dell’attenzione per tutti i Paesi, i problemi del cibo, della sostenibilità ambientale e del benessere umano.

     Gli organizzatori propongono la discussione e l’eventuale adozione di un Protocollo Internazionale che impegni i vari Stati a rivedere e provvedere ai bisogni delle società riguardo alle più importanti questioni legate al cibo e all’alimentazione.

La bozza del Protocollo, preparata solo ai fini dell’inizio della discussione, prevede tre tipologie di impegni su altrettanti grandi temi:

- Spreco di alimenti

- Agricoltura sostenibile

- Eradicare la fame e combattere l’obesità

     Tre grandi paradossi del nostro tempo: a) da una parte 800 milioni circa di persone muoiono per carenza di cibo, dall’altra 15000 milioni di persone (quasi il doppio) muoiono per malattie associate al sovrappeso o all’obesità; b) la produzione mondiale di cereali è utilizzata solo per il 50% circa per l’alimentazione umana, la restante parte serve per la produzione di mangimi animali o per biocarburanti; c) lo spreco alimentare, con oltre un miliardo di tonnellate di cibo all’anno che viene buttato via, se eliminato basterebbe da solo a nutrire più volte gli 800 milioni di persone che hanno carenza di cibo fino a morirne.

     Temi forti, proposti nel Protocollo per un accordo globale sull’alimentazione e la nutrizione in occasione dell’EXPO 2015 che sarà inaugurato tra tre mesi. Temi che non si possono ignorare, perché se l’acqua è vita, lo è anche il cibo che provvede alle necessità alimentari di un mondo sempre più popolato: dagli attuali sette miliardi, per il 20150 si prevedono almeno nove miliardi di persone.

     Questi problemi vengono anche segnalati da reportage, documenti e efficaci immagini nella mostra del National Geographic “Food, il cibo del futuro”, al Palazzo delle Esposizioni di Roma fino al prossimo 1° marzo.

Oggi e domani, qui si può seguire in streming, il dibattito internazionale da Washington su alcuni aspetti del Protocollo.

Bozza del Protocollo di Milano .

Per saperne di più: http://www.protocollodimilano.it/

Guida del Protocollo di Milano .