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Oumuamua: asteroide extrasolare

     Si tratta di un asteroide molto particolare, non tanto per il nome che gli è stato attribuito composto da sei vocali e due consonanti, ma per la sua forma allungata e stretta (è lungo circa 800 m ed ha un diametro medio di circa 150 m, qualcuno lo ha definito asteroide-sigaro) e per la sua misteriosa origine. Il nome Oumuamua è hawaiano e significa “messaggero”. Gli è stato attribuito perché l’asteroide scoperto il 19 ottobre scorso da un osservatorio delle isole Hawaii, sembra provenire dall’esterno del Sistema solare.

     Molti asteroidi si trovano in una fascia ben precisa tra l’orbita di Marte (l’ultimo dei pianeti rocciosi) e quella del gigante Giove (il primo dei pianeti gassosi). Oumuamua proviene da molto lontano: all’inizio delle osservazioni si pensava provenisse dalla Fascia di Kuiper, oltre l’orbita di Nettuno, dove si originano anche molte comete. Questa regione contiene frammenti di corpi celesti (si stimano circa dieci miliardi di oggetti cosmici di varie dimensioni), composti da roccia e ghiaccio, risalenti a circa 4,5 miliardi di anni fa, al periodo di origine del Sistema solare.

     Ma Oumuamua non ha quantità significative di acqua perché durante la sua orbita di avvicinamento al Sole non ha prodotto alcuna scia o coda, come le comete. Le successive osservazioni con il più potente Very Large Telescope (VLT, VLT trailer) dell’ESO, in Cile, hanno permesso di accertare che è un corpo molto denso, composto da metalli e rocce in grado di riflettere i raggi luminosi in modo molto variabile durante il moto di rotazione intorno al proprio asse di circa sette ore.

     Altri calcoli hanno permesso di accertare che si muove lungo la sua orbita ad una velocità di circa 95.000 km orari, Ma il dato più sorprendente deriva dal calcolo della sua orbita: dovrebbe provenire dall’esterno del Sistema solare, dalla direzione della stella Vega (una delle più luminose dell’emisfero boreale) della costellazione della Lyra. Però non proviene dal sistema planetario di Vega che, oltre mezzo milione di anni fa quando si presume che Oumuamua sia passato da quelle parti, non si trovava in quella posizione della Via Lattea. Il Sistema solare potrebbe essere stato il primo sistema planetario ad intercettarlo e non si sa se riuscirà a sfuggire alla sua forza gravitazionale o se ne rimarrà catturato.

MEDIA INAF-TV ha caricato su youtube l’animazione del percorso di Oumuama. Crediti: Media INAF-TV; VLT; Le Scienze.

Asteroide in avvicinamento alla Terra

     Oggi pomeriggio l’asteroide 2004 BL86 con un diametro di circa 500 metri, raggiungerà la minima distanza con la Terra arrivando a circa 1.200.000 kilometri. Si tratta quasi del triplo della distanza media Terra-Luna che è di 384.000 km, perciò nessun pericolo d’impatto con il nostro pianeta. Non solo, fino al 2027 potremo essere abbastanza tranquilli perché non ci saranno altri oggetti di dimensioni pari o superiori che si avvicineranno di più.

     Gli appassionati e gli studiosi potranno individuarlo anche dall’Italia con piccoli telescopi o buoni binocoli. Al momento non ci sono sue immagini e si muove con una velocità di circa 15-14 kilometri al secondo. Venne scoperto negli USA, in New Mexico undici anni fa, il 30 gennaio 2004 da un telescopio di White Sands.

     Le osservazioni programmate nei diversi osservatori del mondo consentiranno di definirne con più precisione dimensioni, forma e composizione. Secondo gli studiosi, nella fase di massimo avvicinamento la sua magnitudine apparente sarà 9, perciò invisibile ad occhio nudo. Il limite di visibilità ad occhio nudo degli oggetti celesti luminosi è definito dalla magnitudine 6. Ricordo che più bassa è la magnitudine, maggiore è la luminosità di una stella o un corpo celeste: una stella di magnitudine 3 è circa 2,5 volte più luminosa di un’altra di magnitudine 4 e 5 volte più luminosa di una stella di magnitudine 5. Volendo essere più preciso la variazione di luminosità tra un grado e l’altro varia secondo la radice quinta di 100 (2,512).

     La magnitudine apparente è definita dalla formula di Pogson: m=m0-2,5 log L/L0 . I vari simboli: m è la magnitudine della stella, m0 è quella di una stella di riferimento (convenzionalmente si sceglie la Stella Polare a cui è stato dato valore 2), L/L0 rappresenta il rapporto fra le loro luminosità (per il Sole è 1). Naturalmente la luminosità apparente dipende molto dalla distanza del corpo, perciò per confrontare stelle poste a diverse distanze è stato introdotto il concetto di magnitudine assoluta (M): è la magnitudine apparente che le stelle avrebbero se fossero poste tutte alla stessa distanza dalla Terra, 10 parsec.

     Il Jet Propulsion Laboratory della NASA tiene sotto controllo costante gli oggetti che presentano un eventuale rischio d’impatto con la Terra.

Immagine di un generico asteroide, credit: briankoberlein.com .

 

Studi italiani su Tunguska

7 Novembre 2008 3 commenti

Molti libri scientifici, siti web, libri di testo di scienze riportano il nome di questa località della Siberia centrale, devastata nel 1908 da qualche evento catastrofico. Sugli stessi testi si riporta che la causa più probabile di questo evento, che ha distrutto la foresta di conifere per circa 2000 chilometri quadrati, abbattendo e bruciando gli alberi a "raggiera" a partire da una zona centrale (orientamento centrigugo), fu probabilmente l’impatto di un meteorite. Ma diversi studiosi di varie parti del mondo hanno considerato anche altre ipotesi: un’eruzione vulcanica, un terremoto, l’esplosione di un’enorme bolla di metano "imprigionata" nel terreno ghiacciato, la formazione di un blocco di antimateria o di un piccolo buco nero, la caduta di un UFO. A proposito di quest’ultima ipotesi, il governo di Mosca nel 1960 inviò sul posto una spedizione scientifica proprio per verificare se quella devastazione poteva essere stata provocata da un’astronave. Non si trovò nessun elemento che potesse avvalorare un’ipotesi così suggestiva.

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