Archivio

Archivio autore

Corte Costituzionale: giusto l’obbligo delle vaccinazioni

     Il Decreto del governo sull’obbligatorietà dei vaccini è legittimo: spetta alla legislazione nazionale, al Parlamento difendere la salute pubblica collettiva e prevenire la diffusione delle malattie. Così è stato rigettato l’ultimo ricorso della Regione Veneto contro il decreto sull’obbligo delle vaccinazioni, ritenendo non fondate le motivazioni che lo sostenevano.

     Oltre al Consiglio di Stato anche la massima Corte ha chiarito che l’obbligo dei vaccini, contrariamente a quanto sostiene la disinformazione diffusa su internet e da altri media, è finalizzato “a tutelare la salute individuale e collettiva e fondata sul dovere di solidarietà nel prevenire e limitare la diffusione di alcune malattie”. Quindi il decreto che prevede dieci vaccini obbligatori, pena la non iscrizione a scuola fino ai sei anni d’età e multe per i genitori dei bambini di oltre sei anni, è perfettamente costituzionale e legittimo.

     Il comunicato stampa di ieri chiarisce anche che “le questioni sottoposte alla Corte costituzionale non mettevano in discussione l’efficacia delle vaccinazioni – attestata dalle istituzioni a ciò deputate (Organizzazione mondiale della sanità; Istituto superiore di sanità) e da una lunga serie di piani nazionali vaccinali – ma la loro obbligatorietà, sospesa dalla Regione Veneto con una legge del 2007 che aveva introdotto un sistema di prevenzione delle malattie infettive basato solo sulla persuasione”. Ebbene è stata sancita anche la legittimità dell’obbligatorietà delle vaccinazioni, con buona pace dei “no vax” e di quanti, per opportunismo politico-elettorale, contribuiscono a creare fake news e disinformazione scientifica.

Festa dell’albero il 21 novembre

     La festa dell’albero si celebrava già quando ero studente io e rappresenta ancora oggi un’occasione importante per creare una sana coscienza ecologica nei giovani e negli adulti. L’evento è nato oltre un secolo fa e mantiene inalterate le sue finalità educative e ambientali, particolarmente importanti quest’anno, caratterizzato da un numero elevatissimo di incendi boschivi che hanno devastato vaste zone del Pianeta, ne sono un esempio quelli dell’ultimo mese che si sono diffusi per i boschi del Piemonte.

     In un recente articolo di Piemonte Parchi, Alberi e foreste, patrimonio dell’umanità di Loredana Matonti, si segnalano la situazione delle foreste del pianeta, il ruolo dell’albero, la conservazione del Siti Natura 2000 e altri aspetti a carattere ambientale degli alberi.

     Sullo stesso argomento si possono leggere alcune schede sugli alberi proposte in questo blog, oppure alcuni post precedenti: Piante, alberi e arbusti; Alberi monumentali d’Italia; Giornata nazionale dell’albero 2011. Breve video: Festa dell’albero 2016 del liceo Severi di Salerno.

     Per chi volesse approfondire, propongo alcuni testi: “Plant revolution” di Stefano Mancuso, edizioni Giunti; “La vita segreta delle piante” di P. Tompkins e C. Bird, il Saggiatore; “Erba volant” di Renato Bruni, Codice edizioni; “La vita segreta degli alberi” di Peter Wohlleben, gruppo Macro.

Segnalo, ancora una volta, l’equazione chimica generale relativa alle più importanti reazioni chimiche del pianeta: quelle della fotosintesi clorofilliana:

6CO2 + 6H2O (in presenza di luce e clorofilla) - – > C6H12O6 + 6Oche, attraverso un insieme di reazioni intermedie, trasforma l’energia luminosa in energia chimica immagazzinata nelle molecole di glucosio dei prodotti.

     Da tre anni, collegati alla Festa dell’albero, in Italia vengono indetti gli Stati Generali del Verde Pubblico, un’occasione per mettere insieme esperienze e competenze diverse per rafforzare la cultura della pianificazione territoriale del verde pubblico e ottenere città sempre più vivibili e meno inquinate.

“Planet is calling” del WWF

Il nostro Pianeta ci sta  lanciando un disperato SOS: non possiamo più restare a guardare, il momento per agire è ora: il futuro del Pianeta dipende da te!”

     E’ lo slogan lanciato dal WWF per sostenere la campagna “Planet is calling”. In 30 secondi di video, la presentazione dei cambiamenti climatici in atto, con il 2017 considerato un anno terribile per il Pianeta.

     L’iniziativa serve anche per sostenere la nuova campagna di associazione al WWF, quindi è anche un fatto commerciale (forse anche troppo). Ma questo non toglie nulla ai meriti del WWF e ai suoi numerosi progetti internazionali che si sono succeduti negli anni per la salvaguardia del Pianeta.

     Sono particolarmente interessanti per la didattica le pubblicazioni su vari temi di carattere ambientale, ricche di dati e liberamente scaricabili, come quella del 2017 sul consumo di suolo in Italia.

Per saperne di più: http://www.wwf.it/ .

La Luna, il suo aspetto e i suoi movimenti

Per il ripasso ed il recupero dei concetti essenziali sull’unico satellite naturale della Terra, in basso propongo uno schema semplificato.

La Luna ruota intorno alla Terra da ovest verso est; anche la Terra descrive la stessa traiettoria sia nel suo moto di rotazione intorno al proprio asse sia in quello di rivoluzione intorno al Sole. Terra e Luna si muovono intorno ad un baricentro comune che, a causa della massa terrestre molto più elevata di quella lunare, è posto all’interno della Terra e non nello spazio tra i due corpi celesti. Anche l’orbita di rivoluzione della Luna intorno alla Terra è ellittica ed è soggetta ad oscillazioni ed aumenti di velocità quando si trova al perigeo. Questi ed altri fattori provocano un’oscillazione del “disco lunare”, detta librazione, che nel corso del tempo rende visibile più della metà della superficie lunare, il 59% circa, anche se ci mostra sempre la stessa faccia.

Vedi anche: Luna eccezionale al perigeo; Eclissi della Superluna; Eclissi di Sole del 2015; Una, dieci, tante lune; L’origine della Luna è ancora un mistero; Neil Armstrong e il grande balzo. Video il nostro satellite: la Luna.  

 

Agenda 2030: Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile

L’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile è stata adottata dall’Assemblea Generale dell’ONU il 25 settembre 2015. Il testo completo in italiano si può scaricare da questo link.

   Il titolo è “Trasformare il nostro mondo: L’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile”. Nel preambolo l’obiettivo generale: “Quest’Agenda è un programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità. Essa persegue inoltre il rafforzamento della pace universale in una maggiore libertà. Riconosciamo che sradicare la povertà in tutte le sue forme e dimensioni, inclusa la povertà estrema, è la più grande sfida globale ed un requisito indispensabile per lo sviluppo sostenibile.”

     Gli obiettivi vogliono stimolare interventi in aree cruciali per il Pianeta e l’umanità: persone, pianeta, prosperità, pace, collaborazione. Purtroppo, come accade spesso, gli obiettivi sono una cosa e quello che si riesce effettivamente a realizzare è altra cosa.

     I 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, elencati a pag. 14 e riportati in questo post, comunque sono attuali e particolarmente significativi.

Obiettivo 1. Porre fine ad ogni forma di povertà nel mondo

Obiettivo 2. Porre fine alla fame, raggiungere la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e promuovere un’agricoltura sostenibile

Obiettivo 3. Assicurare la salute e il benessere per tutti e per tutte le età

Obiettivo 4. Fornire un’educazione di qualità, equa ed inclusiva, e opportunità di apprendimento per tutti

Obiettivo 5. Raggiungere l’uguaglianza di genere ed emancipare tutte le donne e le ragazze

Obiettivo 6. Garantire a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile dell’acqua e delle strutture igienico-sanitarie

Obiettivo 7. Assicurare a tutti l’accesso a sistemi di energia economici, affidabili, sostenibili e moderni

Obiettivo 8. Incentivare una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile, un’occupazione piena e produttiva ed un lavoro dignitoso per tutti

Obiettivo 9. Costruire un’infrastruttura resiliente e promuovere l’innovazione ed una industrializzazione equa, responsabile e sostenibile

Obiettivo 10. Ridurre l’ineguaglianza all’interno di e fra le nazioni

Obiettivo 11. Rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili

Obiettivo 12. Garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo

Obiettivo 13. Promuovere azioni, a tutti i livelli, per combattere il cambiamento climatico*

Obiettivo 14. Conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile

Obiettivo 15. Proteggere, ripristinare e favorire un uso sostenibile dell’ecosistema terrestre

Obiettivo 16. Promuovere società pacifiche e inclusive per uno sviluppo sostenibile

Obiettivo 17. Rafforzare i mezzi di attuazione e rinnovare il partenariato mondiale per lo sviluppo sostenibile

* Riconoscendo che la Convenzione delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici è il principale forum internazionale e intergovernativo per la negoziazione della risposta globale al cambiamento climatico.

Video: Focus Europa ONU: adottata l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile 

Festa della Luna 2017

Questa notte si è celebrata la festa della Luna 2017, l’International Observe Moon Night 2017 (InOMN 2017),un evento iniziato nel 2010 e che ha coinvolto decine di migliaia di appassionati. In Italia “La notte della Luna” è promossa dall’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) e dall’Unione Astrofili Italiani (UAI), chi è provvisto di propri strumenti di osservazione, binocoli e telescopi, li ha utilizzati se le condizioni meteo hanno consentito le osservazioni. Gli altri hanno potuto collegarsi al sito https://www.virtualtelescope.eu/ , dove, dalle 19,00 di ieri sera, il Virtual Telescope ha trasmesso in diretta immagini a grande risoluzione dell’unico satellite naturale della Terra. La trasmissione in diretta è avvenuta anche su youtube.

     Vedi il comunicato stampa in italiano dell’evento. Il Virtual Telescope da oltre una decina d’anni condivide in diretta web gli eventi astronomici più spettacolari di ogni anno.

     L’assenza di atmosfera e del ciclo dell’acqua determina molte delle caratteristiche della superficie lunare. La faccia illuminata dal Sole raggiunge temperature di circa 100 °C, quella al buio scende ad una temperatura di -150 °C e c’è un contrasto molto netto tra luce e buio: non ci sono i fenomeni dei crepuscoli e dell’aurora presenti sulla Terra. I materiali che costituiscono la superficie lunare sono simili alle rocce basaltiche che si trovano sulla Terra, ma la loro origine è più antica.

     Le principali caratteristiche visibili della superficie sono l’alternarsi di zone irregolari scure e zone più chiare: le prime sono dette “mari” (privi di acqua) e sono ampie conche ricoperte di polveri (regolite); le seconde sono gli altipiani sui quali si osservano numerosissimi crateri, di dimensioni molto variabili, dovuti allo scontro di meteoriti o a fenomeni vulcanici molto antichi. Si osservano anche varie catene montuose, di altezze modeste (non superano gli 800-900 metri) rispetto a quelle presenti sulla Terra. La caratteristica polvere lunare, il regolite, è stata originata dai processi di formazione dei crateri che hanno frantumato i materiali superficiali riducendoli in particelle di 0,1 mm di diametro medio che si sono accumulate prevalentemente nei mari, fino a formare uno spessore di decine di metri.

Fiamme, fumo e cenere

L’arrivo dell’autunno faceva sperare in un cambiamento della situazione meteorologica e ambientale estiva, caratterizzata da siccità ed incendi in tutta Italia. Non è stato così. Ai numerosi incendi che hanno devastato le Regioni del Centro e Sud Italia, ad ottobre si sono aggiunti quelli che stanno interessando alcune aree del Nord, soprattutto il Piemonte.

     Negli ultimi anni il ciclo delle precipitazioni atmosferiche si è notevolmente modificato: si sono accentuati i fenomeni estremi con lunghi periodi di siccità in alcune zone e “bombe d’acqua” concentrate in poco tempo in altre aree delle fasce temperate del pianeta, Italia compresa, mentre nel continente americano e in estremo oriente imperversano uragani e tifoni. Si tratta solo di alcuni dei numerosi sintomi del riscaldamento globale che sta coinvolgendo il Pianeta. Gli altri sintomi, non meno preoccupanti, sono: il graduale ritiro dei ghiacciai alpini e di quelli artici e antartici con conseguente aumento del livello di mari e oceani; la migrazione di specie animali aliene dalle latitudini equatoriali e tropicali verso le zone temperate; la riduzione progressiva della copertura forestale a causa di siccità ed incendi con conseguente aumento della desertificazione; la riduzione delle produzioni agricole dei piccoli coltivatori ad organizzazione “familiare”; l’aumento dei fenomeni di dissesto idrogeologico (frane, alluvioni, …) che provocano morti nelle aree colpite; l’aria sempre più irrespirabile nelle grandi città, considerando che oltre la metà della popolazione mondiale vive nelle città e continua l’esodo dalle zone rurali.

     In questi giorni, in Italia è il Piemonte a subire le maggiori conseguenze di questa prolungata siccità. I numerosi ed estesi incendi che sono ancora in atto in provincia di Cuneo e Torino sono dovuti in alcuni casi a chi incautamente brucia sterpaglie e residui agricoli vegetali, in altri casi (e sono i più numerosi) a persone che li provocano deliberatamente per il solo gusto della vista delle fiamme o per vendetta contro i proprietari di terreni confinanti o contro le amministrazioni locali, oppure per lucrare sulle operazioni di soccorso/spegnimento/rimboschimento.

     Siccità e vento di fohen hanno impedito di circoscrivere gli incendi che, anzi, si sono estesi col passare dei giorni. Una leggera brezza ieri ha provveduto ad estendere l’odore di bruciato a diverse decine di chilometri di distanza, fino a Torino, dove secondo l’Agenzia Regionale per l’Ambiente la concentrazione di PM10 nell’aria ha raggiunto i 199 mcg/m3, superando di quattro volte il limite massimo stabilito. Chi camminava per le strade della città e chi le percorreva in auto ha potuto avvertire l’odore di bruciato, di fumo, e vedere piccoli fiocchi di cenere che si depositavano sugli indumenti e sulle auto in sosta. Cenere e fumo che sono stati la causa principale dell’aumento di particelle inquinanti nell’aria. La Regione ha annunciato la richiesta dello stato di calamità naturale.

     Certamente ottobre è stato un mese particolarmente siccitoso, c’è stata una riduzione delle piogge del 98% (dati della Coldiretti) rispetto alle medie di ottobre dei decenni scorsi, ma le cause di questi incendi vanno ricercate “a monte”, sono sintomi e conseguenze che rientrano nel fenomeno planetario del riscaldamento globale, come emerge dal rapporto “State of the climate” dello scorso agosto, pubblicato dal National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA). Senza mettere in atto azioni globali di riduzione nelle emissioni di gas serra, purtroppo per i prossimi decenni la situazione non è destinata a migliorare.

Crediti immagini: Quotidiano Piemontese e NOAA. Video: Incendio in Val di Susa (local team).

Indice di siccità dell’Italia

     Il 2017 per l’Italia si è rivelato uno degli anni più siccitosi e il secondo anno più caldo, da quando si registrano questi parametri. I dati degli esperti dell’European drought observatory sono allarmanti: nei primi sei mesi del 2017 è caduta metà della pioggia che cade normalmente e, i successivi quattro mesi, luglio, agosto, settembre e ottobre hanno peggiorato la situazione: di pioggia se n’è vista ben poca e solo in aree montane.

     Il livello d’allarme è rosso sia per le temperature che per la siccità, la vegetazione è in forte crisi per le mancate piogge e anche in questi giorni si lavora per spegnere gli incendi boschivi in Val di Susa. Eppure nel Bel paese ottobre e novembre dovrebbero essere i mesi più piovosi dell’anno.

     Le Regioni del Mezzogiorno sono quelle più minacciate dal rischio desertificazione nei prossimi decenni, ma il fenomeno interessa anche le Regioni centrali. La cartina in basso, relativa all’indice di siccità di qualche mese fa è stata pubblicata anche sul Corriere della Sera il 30 agosto scorso. I pochi (ma potenti) che ancora si ostinano a negare relazioni tra cambiamenti climatici in atto e attività umane che sfruttano smoderatamente le risorse energetiche fossili con conseguenti forti immissioni inquinanti nell’ambiente dovrebbero ricredersi. A questa situazione anomala purtroppo seguiranno, come già capitato negli ultimi decenni, fenomeni meteorologici intensi e devastanti. Vedi anche il bollettino siccità di ISPRA Ambiente. 

 

 

Categorie:Argomenti vari Tag: , ,

Il noce comune (Juglans regia L.)

L’autunno è la stagione della raccolta di noci e nocciole. Del nocciolo (Corylus avellana) ho già scritto, in questo breve post segnalo il noce comune (Juglans regia), un albero di grandi dimensioni che può raggiungere i 20-25 metri di altezza e il cui tronco può arrivare anche ai 2 metri di diametro. La corteccia ha un colore grigio chiaro ed è liscia negli esemplari giovani, in quegli adulti si fessura longitudinalmente.

     Le foglie sono composte e imparipennate (formate da un numero dispari di foglioline: 5-9, una all’estremità dell’asse fogliare e le altre a coppie, una a sinistra e l’altra a destra dell’asse). Se sfregate, spezzate o piegate emanano un forte aroma. Durante la fioritura che avviene a maggio, sulla stessa pianta sono presenti fiori maschili e femminili. I primi sono riuniti in amenti appariscenti di colore verde-bruno o rossastro mentre quelli femminili sono verdi e piccoli costituiti da un involucro che avvolge un pistilli sporgente in parte all’esterno.

I frutti sono costituiti dal mallo, una parte esterna verde e carnosa, ricca di tannini e aromi forti, da un guscio osseo che racchiude il seme detto gheriglio. Quando il seme matura, il mallo si degrada e marcisce lasciando ben visibile il guscio osseo marrone.

     Il frutto immaturo, sfruttando i tannini presenti nel mallo, viene utilizzato per produrre un liquore aromatico, il nocino. I semi invece sono ottimi alimenti, tra la frutta secca più pregiata, contengono il 25% circa di olio.

     Il legno, fino ad alcuni decenni fa era molto pregiato, duro ma facilmente lavorabile, era utilizzato per oggetti particolari e mobili di pregio. Oggi, in seguito allo scarso uso del legno nell’industria del mobile, il noce viene utilizzato prevalentemente come legna da ardere.

     Il noce è originario dell’Asia centro-occidentale, una zona che comprende parte dell’attuale Iran, Afghanistan, Turkmenistan, Uzbekistan, Tagikistan, Kirghizistan. Da questa regioni è stato poi esportato nel resto del mondo.

     Nel Medioevo il noce ha assunto la fama sinistra di albero maledetto, albero del diavolo, per le feste pagane e i riti di stregoneria che, secondo la Chiesa, si celebravano sotto questa pianta. Il caso più famoso è quello del Noce di Benevento.

     La scorsa primavera è stata pubblicata una ricerca sull’origine e la diffusione del noce comune condotta dall’Istituto di Biologia agro-alimentare e forestale e dall’Istituto per i Beni archeologici e monumentali, entrambi del CNR. Tra l’altro la ricerca ribadisce l’origine asiatica del noce, determinando con maggiore precisione gli areali dai quali si è diffusa e individuando quattro zone con un’elevata diversità genetica per quest’albero. Per saperne di più: il comunicato stampa “Tutto quello che avreste voluto sapere sul noce”, di Maria Emilia Malvolti. Crediti per l’immagine mallo con noce: Böhringer Friedrich .

Nobel per la medicina 2017 alle scoperte dei meccanismi sui ritmi circadiani

     Sono tre statunitensi i premiati col Nobel per la medicina e la fisiologia del 2017. Si tratta di Jeffrey C. Hall, Michael Rosbash e Michael W. Young, premiati “per le loro scoperte dei meccanismi che controllano i ritmi circadiani”, l’orologio interno degli esseri viventi.

     Sono una coppia di strutture del nostro ipotalamo, i nuclei soprachiasmatici, a funzionare da orologio biologico. Queste strutture ricevono informazioni visive dagli occhi sui cicli luce/buio determinati dal moto di rotazione terrestre intorno al proprio asse e mantengono i nostri ritmi circadiani, cioè gli schemi ripetuti nell’arco delle ventiquattr’ore, come il ciclo sonno/veglia. Gli studi dei tre americani sono stati premiati perché hanno permesso di capire come la vita si è adattata al ciclo notte/dì, in particolare come lo hanno fatto uomini e animali.

     Già nel 1700, alcuni studiosi, in particolare il francese Jean Jacques d’Ortous, notarono che una pianta con risposte agli stimoli molto evidenti, la Mimosa pudica, manteneva il suo ciclo di apertura (al mattino) e chiusura delle foglie (di sera) anche se veniva tenuta al buio per più giorni. Studi sui ritmi circadiani (“circa diem”, intorno al giorno) continuarono nei secoli successivi, anche sugli animali.

     I tre premiati di oggi, negli anni ’80 del 1900, studiando la solita sorprendente Drosophila melanogaster, il moscerino della frutta, riuscirono ad identificare il gene period che codifica la proteina PER. Una proteina che si scoprì si accumula durante la notte e poi si degrada lentamente ma inesorabilmente durante il giorno. Quindi nell’arco della giornata i livelli, la concentrazione di questa proteina nel corpo, nel citoplasma delle cellule, varia. Nel decennio successivo furono scoperti altri geni che codificano altre proteine in grado di influenzare l’accumulo e la degradazione periodica della PER nell’arco delle ventiquattro ore, secondo il ciclo sonno/veglia.

     Il rispetto dei ritmi circadiani, una buona dose di sonno alternata a periodi di veglia, permette una vita “regolare” con una buona capacità di affrontare i lavori e le difficoltà della giornata, mantenendo efficienti anche le difese immunitarie. L’orologio biologico probabilmente controlla gran parte dei nostri geni, perciò anche molti altri aspetti della nostra vita, dal metabolismo al comportamento e ai livelli ormonali.

     Dagli studi di William Castle e quelli di Thomas Hunt Morgan di oltre un secolo fa, l’insignificante (per molti) moscerino della frutta ha contribuito a scoperte fondamentali di biologia, genetica e medicina, premiate con il Nobel attribuito a qualche decina di studiosi. Non male per un moscerino di 2 millimetri o poco più.

Video: Orologio biologico – Il Sole e l’orologio interno. Conferenza di Paolo Sassone sui cicli circadiani.