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Archivio Novembre 2016

Gli indicatori del clima in Italia

     Da qualche mese l’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) ha pubblicato l’XI rapporto della serie “Gli indicatori del clima in Italia”, relativo all’andamento climatico del 2015. Un rapporto ricco di dati e complesso da leggere nella sua interezza, con indicatori e indici climatici elaborati e diffusi da un altro ente ISPRA: il Sistema nazionale per la raccolta, l’elaborazione e la diffusione dei dati Climatologici di Interesse Ambientale o SCIA. SCIA si avvale anche della collaborazione del Servizio Metereologico dell’Aeronautica Militare e della varie ARPA regionali italiane.

     Cosa si ricava dai dati del 2015? sostanzialmente una riduzione della quantità di pioggia annua (può sembrare paradossale in questi giorni di alluvione in alcune Regioni d’Italia, ma i dati complessivi dell’intero territorio italiano indicano una diminuzione della quantità di pioggia globale e quella che cade è sempre più associata a fenomeni estremi) e un aumento della temperatura media nelle varie aree del Paese.

     Gli autori della pubblicazione sono Franco Desiato, Guido Fioravanti, Piero Fraschetti, Walter Perconti, Emanuela Piervitali (ISPRA); Valentina Pavan (ARPA Emilia-Romagna). Scarica la pubblicazione (Pdf – 9 Mb) ISPRA Stato dell’Ambiente 65/2016.

     Sulla temperatura, associata ai cambiamenti climatici in atto, si conferma un graduale e piccolo aumento di anno in anno. Temperature record sono state registrate dalle stazioni meteorologiche alpine e dell’Italia settentrionale in generale, con effetti devastanti sulle masse glaciali che nel periodo estivo si riducono sempre più senza riuscire a ripristinarsi in quello invernale.

     Le precipitazioni invece sono state inferiori agli anni precedenti in tutte le Regioni, tranne in Sicilia dove però sono state associate a fenomeni estremi che hanno portato molti danni e pochi benefici.

     Il grafico sull’andamento della temperatura media, globale e in Italia, e quello sull’anomalia dell’aumento del 2015 rispetto alla media del periodo 1961-1990 sono stati ricavati dal rapporto.  Nella cartina dell’Italia sono evidenti gli aumenti maggiori della temperatura media nel Nord e nel Centro della penisola. 

Le leggi di Keplero de “I supplenti italiani”

      In un bel video, gradevole nelle parti musicali e nel testo, la Boy Band “I supplenti italiani” descrive le tre leggi di Keplero.

     Giovanni Keplero (1571-1630), astronomo tedesco, come Galileo fu un forte sostenitore della Teoria Copernicana che poneva il Sole al centro dell’Universo allora conosciuto, in contrapposizione della Teoria geocentrica Tolemaica. Ma Keplero è una pietra miliare nella storia dell’Astronomia e della Scienza per le tre leggi che regolano il moto dei pianeti attorno al Sole. Leggi che ricavò dalle sue osservazioni e soprattutto dai dati raccolti dal suo maestro, l’astronomo danese Tycho Brahe (1546-1601).

      La I legge, formulata nel 1609 (anno in cui Galileo puntò per la prima volta il suo “cannone occhiale” verso il cielo), afferma che i pianeti percorrono intorno al Sole orbite ellittiche di cui il Sole occupa uno dei due fuochi.

     La II legge, formulata anch’essa nel 1609, afferma che le aree descritte dal raggio vettore (tra Sole e pianeta) sono proporzionali al tempo impiegato a descriverle.

     La III legge, del 1619, afferma che il quadrato del periodo di rivoluzione di un pianeta è proporzionale al cubo del semiasse maggiore dell’orbita.

     Complicato? Prova dal tuo libro di Scienze (medie o superiori) e il video de “I supplenti italiani” . Anche il video ricavato da Toni Canz da “La nascita del metodo scientifico” del Prof. Enrico Bellone è chiaro e istruttivo.

Crediti ellipse: usr-lazio.artov.rm.cnr.it .

Luna eccezionale al perigeo

     Stasera in alcune zone d’Italia si vedrà una Luna da record, una Luna piena gigante e particolarmente luminosa. Solo in poche Regioni però, nel resto d’Italia le nubi non consentiranno di osservare l’evento.

     La causa principale di questo fenomeno è il passaggio della Luna al perigeo della sua orbita intorno alla Terra, associata alla fase di plenilunio. L’orbita lunare, come quella di altri satelliti naturali dei pianeti del Sistema solare e come le orbite dei pianeti intorno al Sole è un’ellisse. La scoperta della forma delle orbite dei pianeti fu di Giovanni Keplero (1571-1630) che nel 1609 pubblicò la prima e la seconda delle tre leggi che portano il suo nome. Nello stesso anno, Galileo costruì il suo primo cannocchiale e fece le sue prime osservazioni della superficie lunare con disegni abbastanza dettagliati di quanto osservato.

     Durante quest’orbita ellittica della Luna, la Terra occupa uno dei due fuochi dell’ellisse, di conseguenza ci sarà una distanza massima dal nostro pianeta (apogeo,) a circa 405.000 km e una distanza minima (perigeo) a circa 356.000 km. La distanza media è di 384.000 km.

     Oggi la Luna raggiunge proprio questa distanza minima e ci appare la più grande e più luminosa degli ultimi 68 anni. Il prossimo appuntamento con una Luna che presenterà queste condizioni è previsto per il 2034.

     Gli appassionati che non potranno osservarla direttamente per le avverse condizioni del cielo, possono collegarsi in diretta streaming ad uno degli osservatori astronomici che si troveranno in condizioni di osservazione favorevoli. Per seguire la superLuna, le più adatte sono le prime ore della serata: http://www.virtualtelescope.eu/webtv/

Carta del rischio sismico dell’Italia

 

 

 

 

 

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

     Fino al 2003, il 45% del territorio italiano, corrispondente a quasi 3000 Comuni era stato classificato i tre categorie sismiche, dalla 1a, più grave, alla 3a caratterizzata da un rischio sismico minore.

     Nello stesso anno furono emanate nuove norme ( Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3274 del 20 marzo 2003, sulla Gazzetta Ufficiale n. 105 del’8 maggio 2003), allineate a quelle di altri Paesi, che dettarono le basi per una nuova classificazione del rischio sismico per il territorio italiano. Le nuove norme hanno permesso di suddividere i comuni italiani in quattro categorie di rischio sismico, con la scomparsa del territorio “non classificato” e il suo inserimento nella zona 4:

Zona 1 – E’ la zona più pericolosa. Possono verificarsi fortissimi terremoti. Comprende territori situati in Regioni del Centro e Sud Italia: Umbria, Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Calabria e parte della Sicilia, oltre ad una zona ristretta del Friuli Venezia Giulia.

Zona 2 – In questa zona possono verificarsi forti terremoti.

Zona 3 – In questa zona possono verificarsi forti terremoti ma rari

Zona 4 – E’ la zona meno pericolosa, rappresenta i territori in grigio. I terremoti sono rari.

     Ad ogni zona è associato anche un determinato valore dell’accelerazione massima su roccia, utile per la progettazione di costruzioni antisismiche, sempre obbligatoria, tranne per i Comuni che ricadono nella zona 4, per i quali le Regioni possono prescrivere o meno l’obbligo della progettazione antisismica.

     La colorazione della Carta sismica proposta dalla Protezione Civile nel 2015 si basa su questi criteri e la colorazione più scura si riferisce ai territori con rischio maggiore (calcolato in base al PGA, Peak Ground Acceleration, cioè il picco di accelerazione al suolo).

Mappa della classificazione sismica del territorio italiano al 2015, in formato A3, stampabile. A cura dell’Ufficio Rischio Sismico e Vulcanico del Dipartimento della Protezione Civile.

Classificazione sismica dei Comuni italiani (2015), tabella in formato Excel.

Per approfondimenti:

http://www.protezionecivile.gov.it/jcms/it/classificazione.wp .

Crediti immagine: Protezione Civile.