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Archivio Luglio 2016

Insetti defoliatori dell’olmo: Aproceros leucopoda

     Nella prima metà del secolo scorso l’olmo campestre (Ulmus minor), diffuso nel paesaggio italiano lungo le siepi e nei boschi, ha subito un attacco fungino (Ophiostoma ulmi, proveniente dall’Asia), veicolato da coleotteri del genere Scotylus e Pteleobius, che ha determinato l’epidemia di grafiosi. In pochi decenni la malattia ha portato alla scomparsa di quasi tutti gli esemplari adulti della nostra penisola. Ricordo ancora la moria di olmi negli anni ’70 in Italia centro-meridionale, a mano a mano che diventavano adulti e le caratteristiche “gallerie” sotto la corteccia che si staccava con facilità. Da allora è stato importato e si è diffuso l’olmo siberiano (Ulmus pumila), una specie più resistente alla grafiosi.

     Da 2 anni circa però, ho notato che in Piemonte (zona di Torino, forse il fenomeno era presente anche prima in modo ridotto e non l’ho notato) anche l’olmo siberiano è devastato dagli attacchi di una larva verde, di 10 – 15 mm circa, priva di setole. Le larve, numerosissime, si cibano dei lembi fogliari tralasciando solo le più coriacee nervature e il picciolo.

     In passato le infestazioni di questo tipo erano dovute alla Galerucella (Xanthogaleruka luteola) ma erano molto più limitate. Con questo nuovo tipo di larva gli alberi vengono defoliati del tutto o quasi e alcuni sono indeboliti fino alla morte.

     Da una ricerca, ho appurato che la larva in questione è dell’argide Aproceros leucopoda, originario anch’esso dell’Est asiatico. Procede sulle foglie voracemente, con percorsi sinuosi, aumentando di dimensioni (entro i limiti di 15 mm circa) fino ad impuparsi.

     Sostando per alcuni minuti sotto l’albero infestato, è facile ritrovarsi addosso qualche larva e piccoli granuli neri solidi (deiezioni). Se invece vi dovesse capitare di parcheggiare l’auto sotto l’olmo, in qualche ora sarà ricoperta da centinaia di larve e deiezioni. L’insetto adulto che si sviluppa è caratteristico per le sue zampe di colore bianco, non molto diffuse tra gli insetti.

     Le mie foto sono molto modeste. Si può trovare decisamente di meglio sul forum del sito Acta Plantarum di Franco Giordana, che vi invito a visitare.

     La natura però non rimane immobile. L’abbondanza di queste larve richiama diversi uccelli insettivori: su alcuni olmi di grandi dimensioni, nelle boscaglie lungo il torrente Casternone (TO), ho constatato la presenza anche di una dozzina di rumorose cince per volta.

Propongo un brevissimo video (30 secondi) di Nikola Rahmé su questa larva.

Crediti immagine: 1. Nikola Rahmé; 2. www.czl23.ru; 3. http://www.francescopetretti.it .

Per chi volesse approfondire: Julius Kuhn Institut.

Combattere le zanzare col Bacillus thuringiensis

     Ovunque c’è dell’acqua stagnante, sottovasi sui balconi, contenitori d’acqua per gli orti, le zanzare vanno a nozze. Qui depongono le loro uova da cui si sviluppano le larve a migliaia, che diventeranno zanzare adulte dopo la metamorfosi.

     In questo periodo, gli scaffali degli ipermercati sono pieni di vari prodotti per combattere questi fastidiosissimi insetti. Contro le larve sono in commercio anche efficaci prodotti biologici: è il caso del Bacillus thuringiensis, un batterio scoperto oltre un secolo fa e utilizzato da alcuni decenni in agricoltura biologica. Infatti è stato constatato che vive normalmente nel terreno e, se ingerito da molte specie di insetti, soprattutto lepidotteri e ditteri (a cui appartengono anche le zanzare) libera tossine che danneggiano il tratto digerente delle larve provocandone la morte.

     Una specie di batterio particolarmente utile per l’uomo, anche perché secondo la letteratura di settore è innocuo per il nostro organismo, in caso di ingestione. Il pH gastrico molto basso e la mancanza di specifici enzimi digestivi importanti per l’attivazione delle tossine, secondo gli studiosi ci pongono al sicuro nei confronti di questo Bacillus.

     Per essere efficace nei trattamenti contro le larve di zanzara, il prodotto non deve essere scaduto né essere stato conservato alla luce diretta del Sole o a temperature oltre i 25°C.

     La varietà di Bacillus thuringiensis più utilizzata nelle disinfestazioni civili (città, giardini, zone industriali) e agricole (risaie) contro le zanzare è la israelensis. La varietà Kurstaki invece è utilizzata per la lotta alla processionaria che colpisce varie specie vegetali e le cui larve rappresentano un pericolo anche serio per le persone più sensibili.

     Come per tutti i batteri (organismi procarioti, molto più semplici degli eucarioti), il genoma del B. thuringiensis è facilmente manipolabile in laboratorio e, negli USA, i geni che codificano la tossina sono stati estratti e utilizzati per ottenere piante transgeniche che, durante la loro crescita, producono anche la tossina in grado di combattere gran parte degli insetti parassiti. In diversi Paesi, in agricoltura si fa un ampio ricorso alle tecniche di manipolazione geniche e clonazione, per ottenere varietà vegetali in grado di resistere a determinati agenti patogeni. In genere, per per introdurre nuovi geni in cellule vegetali che poi saranno “coltivate” fino ad ottenere l’intero individuo, si usano i plasmidi. Questi ultimi sono piccoli anelli di DNA, che si trovano nei procarioti e nei lieviti, in grado di duplicarsi autonomamente rispetto al cromosoma principale. Tali plasmidi sono utilizzati come vettori di geni estranei da introdurre nella cellula.

     Negli USA, almeno il 50% del mais e il 75% circa del cotone e della soia coltivati, sono stati ottenuti con tecniche di manipolazione genetica (dati: Campbell, Reece, Taylor, Simon, Dickey, 2012, www.linxedizioni.it . In altri Paesi, tra cui l’Italia, ci sono molti problemi di carattere etico e normativo sull’utilizzo di piante geneticamente modificate, per cui anche la ricerca in questo settore purtroppo è molto limitata.

Per saperne di più sul Bacillus thuringiensis: http://www.bt.ucsd.edu/ e http://www.polumetla.com/research/bacillus-thuringiensis/ (in inglese).

Crediti immagine B. thuringiensis: www.polumetla.com . N.B. Le immagini non sono in proporzione! In realtà il batterio è migliaia di volte più piccolo delle larve di zanzara.

Video: Larve di zanzara. Video della NPIC (USA): https://www.youtube.com/watch?v=3aLj1WmzL98 .

Obiettivi della Missione Juno: campo magnetico e nucleo di Giove

     Conosciamo molte caratteristiche dei grandi pianeti gassosi del Sistema solare: distanze dalla Terra e dal Sole, dimensioni, densità , orbite, numero di satelliti, composizione chimica sommaria della loro atmosfera, …. Ma sono ancora molti gli aspetti sconosciuti, soprattutto a causa della loro distanza e della mancanza di una superficie solida che ha impedito la discesa di sonde, come invece è accaduto con Marte.

     Il progetto della missione Juno venne selezionato dalla NASA nel 2005 e il lancio della sonda avvenne quasi cinque anni fa: il 5 agosto 2011 da Cape Canaveral, con un razzo Atlas V. Con quale scopo? L’osservazione di Giove. Arrivata nell’orbita del Pianeta Gigante del Sistema solare, Juno vi resterà per un anno intero percorrendo 33 orbite intorno a Giove e, per la prima volta, anche con orbite polari.

     Gli strumenti presenti sulla sonda sono specifici per alcuni principali obiettivi: capire l’origine del campo magnetico gioviano e esplorare la sua magnetosfera polare; cercare di capire se Giove ha un nucleo solido; misurare la quantità d’acqua, le percentuali di ossigeno e di azoto della sua atmosfera.

     Alla missione hanno contribuito anche altri Paesi, tra cui l’Italia che ha fornito lo spettrometro ad immagini infrarosse JIRAM e lo strumento di radioscienza KaT.

     Per saperne di più: https://it.wikipedia.org/wiki/Juno_(sonda_spaziale) ; https://www.nasa.gov/mission_pages/juno/main/index.html ; Juno: 15 cose da sapere sulla missione NASA su Giove, di Elena Re Garbagnati; Juno, alla scoperta dei segreti di Giove (Media INAF); Focus: 10 cose da sapere sulla sonda di Giove .

Video di INAF TV sulla missione Juno:

https://www.youtube.com/watch?v=33mH1VAqEQ0 . Immagine ricavata dall’animazione di INAF TV.