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Archivio Marzo 2016

Ignaz P. Semmelweis e la febbre puerperale

     Tanti di noi, probabilmente milioni di persone, soprattutto molte donne gli devono la vita. Ignaz Philipp Semmelweis (Budapest 1818 – Vienna 1865) era un medico ungherese che nella metà del 1800 lavorava presso l’Ospedale Generale di Vienna. Allora la percentuale di donne morte di parto e soprattutto per la febbre successiva al parto (febbre puerperale) era elevatissima: fino al 30%.

     Da buon osservatore oltre che buon medico, Semmelweis annotò per anni i dati e le condizioni in cui si verificavano le morti delle puerpere e osservò che in un reparto la mortalità era molto bassa rispetto alla media. Si trattava di un reparto in cui non c’erano ammalati né medici, ma le partorienti erano accudite solo da ostetriche. Negli altri reparti invece i medici praticavano sia con ammalati che con le partorienti e addirittura alcuni, per lo studio e l’insegnamento, si occupavano di dissezione di cadaveri. Il concetto di igiene a quei tempi era quasi inesistente e non ci si preoccupava di lavare bene le mani e ancor meno di disinfettarle o disinfettare gli strumenti.

     Applicando il metodo sperimentale in campo biologico, Semmelweis ipotizzò che la febbre puerperale che colpiva le donne, dopo il parto normalissimo e dopo che erano entrate in ospedale in buona salute, fosse dovuta alla trasmissione di qualche malattia dalle mani sporche dei medici. Per verificare la sua ipotesi sperimentalmente, divise le partorienti del suo reparto in due gruppi: in uno i medici potevano continuare a comportarsi come avevano sempre fatto (gruppo di controllo); nell’altro impose rigide regole sulla pulizia delle mani con soluzioni a base di cloruro di calcio, prima di assistere le partorienti (gruppo sperimentale). Il risultato fu sorprendente, con una diminuzione delle febbri puerperali e dei decessi fino a dieci volte, dal 30% al 3%, solo nel secondo gruppo.

     Purtroppo la brillante intuizione e l’ottima dimostrazione scientifica non bastarono. I suoi colleghi e la comunità scientifica del tempo non accettarono che potesse esserci qualche collegamento tra la febbre puerperale e la conseguente morte della puerpera e le mani sporche dei medici. Pubblicò i suoi dati e i risultati in varie tappe, soprattutto nel volume “Eziologia, concetto e profilassi della febbre puerperale”. Semmelweis ebbe la vita dura per qualche anno e poi fu licenziato e rinchiuso in manicomio, dove morì.

     Nella maggior parte dei casi la strage di donne dopo aver partorito continuò per decenni, anche se qualche medico più aperto e illuminato probabilmente comprese e mise in atto le idee e le dimostrazioni di Semmelweis. Il medico ungherese venne “riabilitato” solo dopo le sperimentazioni e le scoperte di una altro grande della chimica e della biologia: Louis Pasteur, padre della microbiologia e batteriologia moderna. Pasteur dimostrò che varie malattie erano causate da invisibili microrganismi e diede contributi determinanti allo sviluppo dei primi vaccini. Oggi l’antisepsi (l’insieme dei metodi fisici e chimici utilizzati per distruggere microrganismi patogeni, per disinfettare, sterilizzare) è pratica comune e consolidata, e al suo scopritore, allo sfortunato Ignaz Semmelweis, in vita privato quasi di tutto, oggi deve andare il riconoscimento di tutti noi.

Per saperne di più:http://www.treccani.it/scuola/lezioni/in_aula/fisica/storia_scienze/4.html

La triste storia di Ignaz Semmelweis (Dropsea blog). Aula di Scienze della Zanichelli: Semmelweis, storia di un incompreso.

Sceneggiato RAI del 1981: Semmelweis. Parte 1; Parte 2; Parte 3; Parte 4. Regia di G. Bettetini (naturalmente in bianco e nero).

Crediti immagine antiseptic: kidcyber.com.au .

ExoMars è partita

     Qualche ora fa in Kazakistan, dalla base di lancio di Baikonur, è partita la missione ExoMars con destinazione Marte. ExoMars è una missione tutta europea, con una rilevante partecipazione economica e tecnologica italiana. L’obiettivo è quello di effettuare analisi sull’atmosfera marziana e sul suolo per verificare la presenza di composti organici. Il nome della missione deriva da Exobiology (vita fuori dal nostro pianeta) e Mars (Marte). Una missione che prevede anche la discesa sul pianeta del lander Schiaparelli per verificare se anche l’Europa ha acquisito competenze e conoscenze tecnologiche tali da permetterle di inviare moduli più organizzati e in grado di fare ricerche su un altro pianeta.

     Se tutto andrà bene, nel 2018 su Marte arriverà un rover in grado di spostarsi in precise posizioni ed effettuare perforazioni del suolo e analisi dei materiali per ricavare notizie su eventuali forme di vita passate o presenti.

     La missione comprende anche la sonda TGO (Trace Gas Orbiter) che orbiterà intorno a Marte facendo da tramite tra la Terra e Schiaparelli che sarà sul suolo marziano. Il nome del lander Schiaparelli è in onore all’astronomo italiano e piemontese Giovanni Schiaparelli (1835-1910) noto soprattutto per i suoi studi sul pianeta rosso e per la scoperta dei famosi “canali” che alcuni interpretarono erroneamente come costruzioni di forme di vita “marziane” intelligenti. L’astronomo dedicò a Marte tre dei suoi volumi: “Il pianeta Marte”, “La vita sul pianeta Marte” e nuovamente “Il pianeta Marte” nel 1909.

     Il lancio di questa mattina è stato coordinato dall’Agenzia Spaziale Russa che ha utilizzato un razzo Proton-Breeze a tre stadi. Stasera alle 22,30 circa ci sarà il primo segnale della sonda verso la Terra e indicherà se tutto procede regolarmente e se la traiettoria è stata impostata correttamente. Se tutto procederà regolarmente, la sonda arriverà intorno a Marte tra sette mesi: il 19 ottobre. Le Agenzie spaziali di vari Paesi, soprattutto quella europea (ESA) e quella italiana (ASI) stanno monitorando il viaggio. La guida di questa missione e di quella del 2018 è stata affidata alla Thales Alenia Space Italia e alla sua sede di Torino.

     Per saperne di più: Un italiano alla guida di ExoMars (Media INAF); ExoMars impacchettato e pronto per la partenza (Focus.it); ExoMars è partita oggi (Il Post).

Vari video: ExoMars Launch.

Nell’immagine: il distacco della sonda Schiaparelli dal TGO (da un’animazione ESA).

Proxima Centauri, la vicina del Sole

11 Marzo 2016 Commenti chiusi

     Insignificante. Così definiremmo questa stella se si trovasse in qualunque altro posto tra i 200 miliardi (circa) di stelle che formano la Via Lattea. Invece la sua posizione, a soli 4,24 anni luce di distanza da noi, la rendono speciale: è la stella più vicina al Sole, al nostro Sistema Solare. Almeno per adesso, per effetto della sua orbita intorno alle sorelle di maggiori dimensioni.

     Scoperta cento anni fa, il 12 ottobre 1915 in Sud Africa, dall’astronomo scozzese Robert Innes presso l’ Union Observatory di Johannesburg, Proxima Centauri è la più piccola delle tre stelle conosciute nel sistema di Alpha Centauri. Le sue compagne sono Alfa Centauri A e Alfa Centauri B, due delle stelle più brillanti del cielo australe.

     Proxima Centauri è una nana rossa, molto più piccola del Sole (circa un decimo) e con una temperatura superficiale più bassa: circa 3500 kelvin, inserita nella classe spettrale M. Le sue compagne invece hanno dimensioni paragonabili a quella del Sole. Nell’immagine in basso, le dimensioni di Proxima Centauri rispetto al Sole e ad Alfa Centauri A e B. Crediti: newworldslive.blogspot.com .

     Per la sua vicinanza, si conoscono molti parametri di questa stella: massa, densità , diametro, luminosità, campo magnetico, … Viene definita stella variabile a brillamento, perché è caratterizzata da saltuari e improvvisi brillamenti e perché varia la sua luminosità ogni tre giorni circa. Un’altra caratteristica di questa vicina del Sole è la sua bassa produzione di energia che le consentirà di rimanere nella sequenza principale del diagramma HR per un tempo enorme: almeno cento volte l’età attuale dell’Universo conosciuto.

     Poiché Alpha Centauri è il sistema stellare più vicino al nostro, sono in atto diverse ricerche per individuare i suoi pianeti e verificare se le loro caratteristiche sono compatibili con la vita. Per ora è stato individuato il pianeta extrasolare più vicino al nostro, orbita intorno ad Alfa Centauri B, ma è troppo vicino alla stella perciò ha una temperatura troppo elevata per poter ospitare la vita.

     Per le loro dimensioni e la bassa temperatura superficiale, le nane rosse hanno una debole luminosità perciò anche se molto vicina, la più vicina a noi, Proxima Centauri non è visibile a occhio nudo.A causa della sua piccola massa, la struttura interna di Proxima è costituita interamente da una zona convettiva, che provoca un movimento di energia dall’interno all’esterno soltanto tramite un movimento fisico del plasma, anziché attraverso una zona radiativa; ciò implica che l’elio prodotto dalla fusione nucleare dell’idrogeno non si accumula nel nucleo, ma viene messo in circolo in tutta la stella. [Wikipedia].

Stormi di storni: artisti del volo

     Un inverno con poco freddo e pochissime precipitazioni sta per lasciare il posto alla primavera. Da qualche settimana nel cielo si notano stormi di uccelli in migrazione: ritornano dalle regioni del nord Africa verso quelle del centro e nord Europa. A mettersi in mostra, soprattutto per il loro numero e le affascinanti acrobazie aeree, sono gli stormi di storni (Sturnus vulgaris). Volano a gruppi di migliaia e si abbassano sulle campagne e sulle città, ovunque ci sia cibo e posto per riposarsi qualche giorno o notte prima di riprendere la migrazione. E per loro non si possono erigere muri e recinti, non si possono bloccare.

     Quando arrivano sono assicurati sia lo spettacolo delle loro evoluzioni sia l’assalto ai viali alberati cittadini ancora carichi di bacche, soprattutto quelli di bagolaro (Celtis australis). Dopo un solo giorno gli alberi sono stati ripuliti delle bacche e gli storni si spostano ancora più a nord.

     Ma perché si spostano in gruppi così numerosi e come fanno a creare “figure mobili” apparentemente ben organizzate con i loro voli? Sembra che non ci sia un capo dello stormo che guidi le loro evoluzioni ma che ogni uccello prenda come riferimento quello che gli è più vicino e cerchi di muoversi allo stesso modo, nella stessa direzione e con gli stessi cambi di direzione. Questi spostamenti più o meno “sincronizzati” permettono di comporre gruppi di forme diverse e in continuo mutamento. In generale gli spostamenti in gruppi così numerosi durante le migrazioni offrono maggiore protezione a tutti, maggiore sicurezza rispetto ad un eventuale disorientamento dei singoli e permette di trovare più facilmente il cibo durante le varie tappe. Per il resto si tratta di comportamenti ed evoluzioni ancora in gran parte da decifrare.

Propongo i link ad alcuni video che si trovano in rete:

Storni a Roma, di Piero Bazzoli (2010);

Danza degli storni, caricato da estremofilo nel 2012;

Stormi al tramonto, vicino Oristano, di Ignaziogss (2013);

Un albero spettacolare (2014).