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Archivio Luglio 2015

Film e-bola

     Presentato pochi giorni fa, e-bola è un film italiano a scopo didattico, dedicato all’informazione e alla formazione medica su un’epidemia che per mesi ha messo in ginocchio diversi Paesi africani, provocando migliaia di morti, 11.261 (al 05/07/2015, dato dell’Organizzazione Mondiale della Sanità) dei ventisettemila contagiati. La malattia è causata da un virus mortale, scoperto in Congo quasi quarant’anni fa, nel 1976.

     Il Ministero italiano della salute, spinto anche dalla necesssità di formazione del personale sanitario, ha deciso di puntare sui film-formazione. In questo caso, e-bola è un lungometraggio che cattura lo spettatore per le scene e la sua drammaticità, realizzato da Consulcesi Club con la collaborazione scientifica dell’Università “La Sapienza” di Roma e dell’Istituto per le malattie infettive “Lazzaro Spallanzani”, il centro nazionale che ha fronteggiato le emergenze in Italia. Il film è in inglese ma ci sono i sottotitoli in italiano.

     Si tratta di una lodevole iniziativa, adatta a formare e informare il personale sanitario ma utile anche a scopo didattico per le scuole superiori e l’università. E-bola è il primo di una serie di film-formazione, che rientrano in un progetto patrocinato dal ministero della salute e da quello degli affari esteri, volto alla formazione e alla visione gratuita in rete. Già in questo primo film, gli obiettivi fondamentali sembrano raggiunti: informazione, formazione e coinvolgimento emotivo. In e-bola, cinema e scienza sono ben assembati, col giusto equilibrio tra le esigenze di sceneggiatura e immagini, per rendere il prodotto coinvolgente e le esigenze scientifiche, per renderlo “rigoroso” e formativo. Per chi ha tempo e voglia, la cosa migliore è passare alla visione. Per saperne di più: http://www.ebola-movie.com/ .

Il trailer su youtube.

Per la registrazione e la visione in streaming: http://www.ebola-movie.com/streaming .

     Una volta registrati, arriverà una email con il link, attivo per dieci giorni, per la visione gratuita del film. Inoltrando la email ad amici e colleghi, il film sarà visibile anche da loro, sempre per dieci giorni. Durata del film: 1h e 22 min .

Risarcimento per il disastro petrolifero del Golfo del Messico

     Non capita sempre, anzi in passato succedeva raramente, ma oggi chi inquina paga. Quello dell’aprile 2010 nel Golfo del Messico fu uno dei più gravi disastri ambientali della storia: l’esplosione della piattaforma Deepwater Horizon della BP (British Petroleum), oltre a causare undici vittime, provocò l’inquinamento di una vastissima area marina e delle coste del Messico e della Florida. L’effettiva estensione delle zone contaminate e la quantità di petrolio fuoriuscita in mare senza controllo non sono mai state ben chiarite e non si conosceranno mai.

     Allo stesso modo sono difficilmente quantificabili i danni alle economie delle zone costiere (pesca e turismo in primis) dei Paesi interessati e all’ambiente. Eppure funzionari, legali e tecnici hanno dovuto determinare l’entità della multa alla BP per i danni arrecati: oltre diciotto miliardi di dollari. Questo è stato l’accordo di alcune settimane fa tra la società e il governo USA. Gli Stati che dovrebbero dividersi il risarcimento sono Alabama, Florida, Louisiana, Mississippi e Texas, tutti quelli che affacciano sul Golfo del Messico. Per coloro che sono abituati a ragionare con somme molto più modeste può sembrare molto. In realtà è stata ben poca cosa per un gigante petrolifero come la BP, tanto che dopo la multa il valore della società è aumentato anziché diminuire: secondo il Wall Street Journal, le azioni della BP dopo l’annuncio dell’accordo sono salite del 4% alla borsa di Londra. Evidentemente gli investitori della finanza mondiale si aspettavano di peggio, anche perché il risarcimento sarà erogato nell’arco di diciotto anni! Chi inquina paga, ma non quanto effettivamente dovrebbe.

     Non ho notizie invece di accordi con il governo del Messico per risarcire i danni economici e ambientali alle sue popolazioni costiere. La forza e la capacità contrattuale del Messico sono decisamente inferiori, rispetto a quelle statunitensi, nei confronti di un colosso come la BP.

     Intanto in molte parti del mondo continua la ricerca di petrolio in mare, anche in zone molto “sensibili” dal punto di vista ambientale. In Italia si aspetta di vedere come evolve la situazione delle piattaforme in Adriatico, al largo delle coste italiane e croate.

Credit immagine: www.theguardian.com .

Un documentario (in inglese) sul disastro. Ancora, documentario della BBC.

New Horizons ha raggiunto Plutone

     Dopo nove anni e mezzo di viaggio (partì il 19 gennaio 2006 da Cape Canaveral) e oltre cinque miliardi di km percorsi, la sonda della NASA New Horizons oggi ha raggiunto la minima distanza da Plutone, circa 12.500 km, l’equivalente del diametro terrestre.

     Plutone, ex pianeta declassato a pianeta nano nel 2006, durante la ventiseiesima assemblea generale dell’Unione Astronomica Internazionale (UAI) tenutasi a Praga, è quello meno conosciuto fra i corpi di maggiori dimensioni del Sistema solare. A causa della sua enorme distanza, non sappiamo granché della sua geologia, della sua struttura e atmosfera. Da alcune settimane, le foto inviate dalla sonda aggiungono nuove tessere al “puzzle” Plutone, creando una certa agitazione tra gli astronomi. Le immagini che riprenderà oggi avranno una risoluzione centinaia di volte maggiore di quelle dei giorni scorsi e permetteranno di mappare l’intera superficie di questo corpo della fascia di Kuiper, ai confini del Sistema solare.

     Le nuove immagini consentono anche di confermare che il colore rossastro di Plutone, al contrario di quello di Marte che dipende dalla presenza di ossidi di ferro nelle sue rocce, è dovuto all’interazione dei raggi cosmici con la sua componente di metano.

     Dopo “l’incontro” con Plutone, New Horizons si avvicinerà anche ad alcuni suoi satelliti: Caronte, la luna di maggiori dimensioni, ma anche Cerbero, Idra, Notte e Stige.

     Cosa sapevamo finora di Plutone? Scoperto nel 1930 dall’astronomo americano Clyde William Tombaugh, ha un diametro di 2300 km, inferiore a quello della nostra Luna e a quello di altri satelliti di Giove e Saturno. La sua orbita ellittica è molto allungata, tanto da intersecare quella di Nettuno. Ha un periodo di rotazione sul suo asse di 6,4 giorni terrestri e un periodo di rivoluzione intorno al Sole di circa 248 anni! Altra caratteristica dell’orbita di Plutone è la sua inclinazione di 17° rispetto a quella degli altri pianeti. La temperatura superficiale dell’astro è di -220 °C, inoltre Plutone e la sua luna Caronte (scoperto solo nel 1978, ha un diametro di 1200 km circa) formano un sistema doppio e ruotano entrambi intorno ad un comune baricentro situato tra i due corpi. Fino a che non fosse declassato, era l’unico pianeta a non essere stato avvicinato da una sonda spaziale.  Video sulla “Missione New Horizons” 

Per saperne di più: https://www.nasa.gov/mission_pages/newhorizons/main/index.html

Riferimenti, anche per l’immagine: Nasa.

Banca dati sulla raccolta differenziata

     Con l’urbanizzazione degli ultimi decenni il problema dei rifiuti ha assunto proporzioni sempre maggiori. Raccogliere e smaltire correttamente i vari tipi di rifiuti solidi urbani ha richiesto investimenti notevoli, ricavati dalle varie tariffe applicate a carico dei cittadini. Il problema dei rifiuti pericolosi e industriali è ancora più critico e in gran parte sconosciuto, permeato com’è da corruzione, malaffare, sviluppo di “ecomafie” almeno da quattro-cinque decenni.

     Sulla produzione e raccolta differenziata dei rifiuti, l’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) ha pubblicato un catasto relativo al 2013, dopo quello degli anni 2010, 2011 e 2012. Una banca dati sull’argomento rifiuti urbani e raccolta differenziata, relativa alle varie aree geografiche dell’Italia, realizzata con il contributo delle Regioni. Anche su questo tema, come in tanti altri purtroppo, si nota una significativa differenza tra le aree geografiche italiane. Le informazioni che si possono ricavare, oltre alla suddivisione geografica, sono relative anche al tipo di rifiuto: carta, plastica, umido, rifiuti elettronici, … . Per saperne di più: Catasto rifiuti dell’ISPRA.

Manifesto della green economy per l’agroalimentare

     Si tratta di un documento approvato dal Consiglio Nazionale delle Green Economy, un’associazione che raggruppa 65 organizzazioni di impresa e presentato ieri a Roma. Per gli Stati Generali che si sono occupati della sua elaborazione: “Questo Manifesto, approvato dall’assemblea plenaria del Consiglio nazionale della green economy, formato da 65 organizzazioni di imprese, elaborato con una procedura partecipata dei gruppi di lavoro degli Stati Generali, espone il punto di vista della green economy sulla produzione agroalimentare, in occasione dell’Expo di Milano 2015. Questo Manifesto si propone di esporre, in un contesto internazionale, il punto di vista radicato nel modello italiano di agroalimentare orientato alla green economy su 7 temi cruciali per l’agricoltura e la produzione di cibo nella nostra epoca: lo sviluppo durevole e di qualità della produzione agroalimentare, il rapporto fra priorità della produzione agroalimentare e la multifunzionalità dell’agricoltura, gli impatti sulle produzioni agroalimentari e le misure per fronteggiare la crisi climatica, i modelli sostenibili di agricoltura, la sicurezza alimentare, lo spreco di alimenti, le minacce alle produzioni agroalimentari e il consumo di suoli agricoli. Questo Manifesto, per stimolare il dibattito e la riflessione in occasione di Expo 2015, è diffuso tradotto in più lingue e aperto ad una raccolta di adesioni.”

Riferimenti: http://www.statigenerali.org

Per leggere il manifesto, per aderire e firmare: il Manifesto della green economy.