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Archivio Aprile 2015

Disastroso terremoto in Nepal

     Placca Indiana contro la Placca Euroasiatica, questo è lo scenario in cui si inseriscono i frequenti e forti terremoti che caratterizzano la regione himalaiana. Una regione caratterizzata dalle più alte catene montuose del pianeta, formate dall’orogenesi alpino-himalaiana iniziata nel lontano mesozoico e proseguita fino ad oggi con movimenti non continui e non uniformi tra le varie placche coinvolte. In genere la maggioranza delle zone sismiche coincide con le aree dei principali movimenti tettonici recenti.

     Il sisma che ha colpito il Nepal e le zone circostanti si caratterizza per la magnitudo elevata, 7,9 della scala Richter, e per la scarsa profondità del suo “focolaio” o ipocentro, solo 2 km. Un ipocentro estremamente superficiale quindi, non frequente nelle zone di corrugamento recente, ma tipico ad esempio dei terremoti che scuotono “l’anello circumpacifico”.

     Tra le città colpite, numerosi danni e vittime vengono segnalati dalla rete internet nella capitale Kathmandu: danni e crollo di interi palazzi (compresa la famosa torre Dharahara, patrimonio Unesco) e alcune centinaia (forse migliaia) di vittime. Il sisma ha causato anche valanghe nella zona dell’Everest, spesso meta di turisti e scalatori.

 

Breve video dell’Agenzia Vista.


Credit immagine 1: www.aepect.org ; 2: www.vialattea.net ; 3: www.meteoweb.eu .

I 25 anni del Telescopio Spaziale Hubble

     Lo strumento che in 25 anni ci ha fornito oltre un milione di immagini dell’Universo, le più belle immagini di ciò che esiste al di fuori del nostro pianeta, si prepara ad andare in pensione. Venne lanciato in orbita con la navetta Space Shuttle Discovery il 24 aprile 1990 e da allora costituisce una pietra miliare delle osservazioni astronomiche: dalla sua orbita intorno alla Terra, senza le interferenze dell’atmosfera, ha permesso osservazioni che sarebbero state impossibili con i telescopi terrestri.

     Venne chiamato così in onore all’astronomo statunitense Edwin Hubble (1889-1953) che per primo riuscì a misurare la distanza della nebulosa di Andromeda (M31) rispetto alla Terra, dimostrando definitivamente l’esistenza di galassie e sistemi stellari al di fuori della Via Lattea, la nostra Galassia. La nebulosa di Andromeda dista da noi circa 2,2 milioni di anni luce, ha dimensioni e struttura simili alla Via Lattea e nel cielo è individuabile a sud della famosa “W” che costituisce la costellazione di Cassiopea.

     Il telescopio Spaziale Hubble (HST), oltre alle sue spettacolari immagini ha consentito di accertare che l’espansione dell’Universo sta accelerando e che i pianeti esistono anche intorno ad altre stelle. Anche l’età dell’Universo visibile (13,8 miliardi di anni luce) è stata ottenuta grazie all’individuazione con HST della galassia più lontana dalla Terra: si trova a circa 13,2 miliardi di anni luce!

     Dopo una delicata e costosa opera di riparazione effettuata in orbita negli scorsi anni, richiesta unanimemente dalla comunità scientifica internazionale, Hubble ha continuato e continuerà a svolgere il suo compito per alcuni anni. Ma ormai può considerarsi un grande papà e suo figlio si prepara a prenderne il posto, è il telescopio Spaziale James Webb (JWST).

Per saperne di più, in questo blog: Due ebook gratuiti della NASA ; Telescopio Spaziale James Webb .

Con sincera gratitudine: cento di questi anni Hubble!

Per vedere una rassegna delle immagini inviate da Hubble: http://hubblesite.org/gallery/

Nell’immagine: Butterfly Nebula, NGC 6302. Credit: http://hubblesite.org/gallery/album/ .

Giornata della Terra 2015

     Come tutti gli anni da un po’ di tempo, anche oggi è stata celebrata in vari modi nel mondo la giornata della Terra (Earth Day). Indetta nel 1970 dalle Nazioni Unite sotto la spinta delle principali associazioni ecologiste e dell’opinione pubblica preoccupata per i continui disastri ambientali, è arrivata alla quarantacinquesima edizione.

     Oltre all’aspetto celebrativo, si vuole sensibilizzare l’opinione pubblica sulle continue problematiche ambientali che investono non solo i singoli stati ma l’intero pianeta nella globalità dei suoi ambienti: atmosfera, idrosfera (marina e continentale), litosfera e biosfera.

     In prima fila, come al solito, non ci sono i governi ma le varie associazioni internazionali e nazionali che sollecitano l’attenzione di tutti sui problemi più rilevanti e propongono azioni per affrontarli, un primo passo per incominciare a risolverli.

     Attualmente aderiscono alla Giornata della Terra e all’Earth Day Network (EDN) oltre ventimila associazioni e movimenti ambientalisti di 192 Paesi. L’EDN è l’organizzazione internazionale che coordina le numerosissime iniziative che nel corso dell’anno vengono dedicate all’ambiente.

Per conoscere alcune delle iniziative che riguardano l’Italia: http://www.earthdayitalia.org/

 

 

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Piante epifite

     Le epifite vivono su altre piante, ma non sono parassite perché sono provviste di clorofilla e perciò sono in grado di svolgere la fotosintesi che le rende autonome dal punto di vista nutrizionale. Utilizzano l’ospite come substrato, ancoraggio, per ottenere una posizione privilegiata per catturare la luce e ricavare acqua e nutrienti dal poco terriccio e humus depositatosi negli anni sui tronchi e nell’intersezione dei rami.

     Nella maggior parte dei casi l’assunzione di minerali e acqua avviene attraverso peli con funzione assorbente presenti sulle foglie e sui fusti, le radici svolgono in prevalenza una funzione di ancoraggio e sostegno.

     Le epifite sono piante molto diffuse negli ambienti umidi delle foreste pluviali dove è forte la competizione per raggiungere una posizione adatta alla cattura della luce. Spesso però sono facilmente osservabili nei nostri boschi e nei parchi in ambiente temperato. Non mi riferisco solo ad alghe verdi (Clorophyceae), licheni e muschi, ma anche a tracheofite come felci o alcune piante erbacee. Alcune di queste piante epifite hanno sviluppato varie strategie per raccogliere e imbrigliare le foglie che cadono dai rami alti dell’albero ospite, un modo per trattenere anche polveri, terriccio e acqua. In questi ambienti particolari convivono con le epifite anche diversi invertebrati.

     Le più diffuse piante epifite, Briofite (muschi e epatiche) e Pteridofite (felci) sono caratterizzate da un ciclo vitale con generazioni alternate (gametofito e sporofito). La nuova pianta adulta si sviluppa dall’archegonio, l’organo riproduttore femminile che si trova nel gametofito.

[Cliccare sulle immagini per ingrandirle]

La processionaria del pino

     La processionaria del pino (Thaumetopoea pityocampa) è un insetto dell’ordine dei lepidotteri, diffuso nelle regioni mediterranee e nell’Europa meridionale. Il nome comune “processionaria” indica una caratteristica delle larve di questi insetti: una volta spogliato con le loro forti mandibole un ramo dai suoi aghi, si spostano sugli altri rami e infine scendono sul terreno, sempre muovendosi in fila indiana, come in una processione.

     Siamo all’inizio della primavera, in inverno le larve sono rimaste protette nel nido e in queste settimane si preparano ad essere più attive per nutrirsi di aghi. Stanno iniziando (o lo hanno già fatto, a seconda del clima) la loro attività divoratrice, che continuerà fino a privare la pianta dei suoi aghi per poi scendere sul terreno alla ricerca di un nuovo albero oppure per formare un bozzolo nei mesi di maggio-giugno. I mesi caldi estivi saranno trascorsi nello stadio di bozzolo, nel terreno ad una profondità di 15 cm circa. Nei mesi di luglio e agosto, a metamorfosi avvenuta, dai bozzoli usciranno le falene pronte a cercare un albero adatto alla deposizione delle uova. Lo stadio adulto di falena dura solo qualche giorno, giusto il tempo della deposizione e poi muore. L’ammasso di uova viene fissato ad un ago dell’albero e da queste dopo circa un mese si svilupperanno le larve pronte a divorare gli aghi di interi alberi, soprattutto di pino silvestre e pino nero. In autunno i bruchi costruiscono un nido sericeo, biancastro, nel quale a centinaia passeranno l’inverno.

     Sono tra gli insetti più distruttivi per i boschi di conifere o le pinete costiere. Non si tratta di un’unica specie, sono alcune decine, tra le quali anche la processionaria della quercia (Thaumetopoea processionea).

     Come combattere la processionaria? Non sono pochi i comuni che emettono apposite ordinanze che obbligano i proprietari di terreni con conifere ad intervenire tempestivamente per rimuovere gli eventuali nidi con le larve e provvedere alla loro distruzione col fuoco. Se gli attacchi invece sono molto estesi, si può intervenire in modo mirato con trattamenti biologici localizzati in grado di penetrare nei nidi con “Bacillus thuringiensis” oppure con sostanze chimiche a base di piretro o altri prodotti di sintesi.

Per approfondire: ARSIA Toscana. Regione Piemonte . Comune di Sanremo .

Video (in spagnolo) circa 30 minuti. Pineta di Castellaneta marina, Taranto . Pinete del Gargano . Foto: autore del blog.