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Archivio Luglio 2014

Sentinelle dell’ambiente in orbita intorno alla Terra

25 Luglio 2014 1 commento

     Il progetto europeo Copernicus prevede la costruzione e l’invio in orbita di una serie di satelliti dedicati al monitoraggio dell’intera superficie terrestre: atmosfera, mari, suolo, cambiamenti climatici, gestione delle emergenze, sicurezza. Il progetto complessivo si basa su un investimento di circa cinque miliardi di euro da parte dell’Unione Europea, con la partecipazione scientifica, tecnologica e finanziaria dell’Agenzia Spaziale Europea.

     Il primo di otto satelliti della serie, Sentinel-1A, è stato inviato in orbita dalla base di Kourou, nella Guyana Francese lo scorso 3 aprile. Si prevede un ritorno economico, occupazionale e ambientale significativo per tutti i Paesi coinvolti nel progetto, con applicazioni industriali nei settori oggetto del monitoraggio.

     I Sentinel sono dotati di radar in grado di scandagliare i vari ambienti della superficie del pianeta: movimento di navi, aerei, autoveicoli; ma anche ritiro dei ghiacciai, inquinamento petrolifero dei mari, situazioni di potenziale rischio idrogeologico, con mappe sempre più dettagliate del territorio. Mentre i Sentinel-1 si occupano del monitoraggio radar continuo della superficie del pianeta, i Sentinel-2 con la loro orbita polare forniranno immagini di acque, suolo, vegetazione e zone costiere.  I satelliti Sentinel-3 permetteranno misurazioni di vari parametri, soprattutto delle acque. Sentinel-4 e 5 si occuperanno del continuo monitoraggio dell’atmosfera, delle variazioni di temperatura e dei cambiamenti climatici in atto.

    Tutti questi satelliti saranno controllati a loro volta da alcuni centri europei, come il centro ESA di Darmstadt in Germania. Per l’Italia è in prima fila per questo compito e per la raccolta dei dati, il centro ASI-Telespazio di Matera, con la collaborazione dell’Università della Basilicata.  Filmato del lancio di Sentinel-1A con il vettore Soyuz.

Per saperne di più: ESA Copernicus. ESA Kids

 

Mostra fotografica Wildlife Photographer of the Year

14 Luglio 2014 1 commento

     Si tratta di una delle mostre di fotografia naturalistica più apprezzate, continuerà fino al prossimo 7 settembre nel famoso Forte di Exilles, in Val di Susa.

La mostra è composta da un centinaio di spettacolari foto, vincitrici della quarantanovesima edizione (la prima fu nel 1964) del concorso indetto dal Museo di Storia Naturale di Londra.

Al concorso di quest’anno hanno partecipato circa 43.000 fotografi professionisti e dilettanti provenienti da 93 diversi Paesi.

Per saperne di più: http://www.fortediexilles.it/it/home.php

     Il Forte di Exilles dista circa 70 km da Torino ed è gestito congiuntamente dalla Regione Piemonte e dal Museo Nazionale della Montagna – CAI di Torino.

     Le prime documentazioni sulla fortificazione dello sperone roccioso occupato dal Forte risalgono al 1155. Nel corso dei secoli, da allora, ha sempre rappresentato un presidio sulla via che congiunge il versante italiano e quello francese delle Alpi.

Credit immagini (Forte di Exilles e una delle foto della mostra, una ghiandaia attaccata da un gheppio, di Pal Hermansen. Cliccare per ingrandirla!): www.parchialpicozie.it  e www.nhm.ac.uk .

 

La grande Luna

     Quello di queste notti è un fenomeno che si ripete regolarmente ogni anno. L’orbita lunare intorno alla Terra, ellittica come quella dei pianeti intorno al Sole, ha una distanza massima e una distanza minima dal nostro pianeta.

     La distanza massima viene raggiunta in un punto dell’orbita detto apogeo, a circa 405.000 km dalla Terra, quella minima si ha nel perigeo, a circa 363.000 km. La distanza media Terra-Luna è di 384.000 km circa. In questi giorni la Luna si trova nel perigeo perciò, con la fase di “Luna piena”, dalla Terra il disco lunare appare decisamente più grande.

     L’effetto ottico è ancora più impressionante se durante le osservazioni l’astro si trova vicino a montagne, palazzi, monumenti. Il risultato è costituito da immagini, spesso molto belle, che fanno il giro del web. Ne propongo alcune. Cliccare sulle foto per ingrandirle.

Crediti foto: freehdw.com  corrieredibologna.corriere.it  viaggi.nanopress.it  www.bfotos.com .

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Oceani anche sotto di noi?

     Un recente studio condotto negli USA da un gruppo  coordinato da Steven Jacobsen dell’Università di Northwestern, Illinois, ipotizza (ma per alcuni è ben più di un’ipotesi) la presenza di enormi quantità d’acqua nel sottosuolo. Precisamente di tratterebbe di acqua immagazzinata in alcuni tipi di minerali a circa 700 km di profondità, nella cosiddetta “zona di transizione” del mantello.

     Attualmente l’opinione prevalente degli studiosi sull’origine di gran parte dell’acqua del nostro pianeta è quella cometaria. L’impatto di innumerevoli comete nel corso della storia geologia della Terra sulla sua superficie, avrebbe formato o contribuito in modo importante alla formazione di mari e oceani.

     Secondo l’ipotesi del gruppo coordinato da Jacobsen, invece, la maggior parte dell’acqua avrebbe un’origine interna al nostro pianeta. Lo studio delle rocce alla profondità di 700 km, necessariamente condotto con metodi indiretti utilizzando circa duemila sismografi disseminati in varie parti del pianeta, ha evidenziato sotto la superficie del continente nordamericano rocce imbevute di enormi quantità d’acqua.

     La possibilità delle rocce, ad elevata pressione e temperatura di accumulare acqua è stata confermata da esperimenti di laboratorio su alcuni minerali, soprattutto la ringwoodite. Un’ulteriore prova è arrivata da uno studio sull’argomento condotto nell’Università canadese di Alberta.

     Non è ancora la conferma definitiva, l’argomento rimane controverso. Sicuramente una parte dell’acqua ha un’origine endogena: lo dimostrano chiaramente le grandi quantità di vapor acqueo emesse dai vulcani, ma ritenere che quest’acqua profonda possa formare veri e propri “oceani” intrappolati fra le rocce potrebbe essere un azzardo. Ricordiamo però che tutte le grandi scoperte sono state effettuate andando contro il senso comune delle cose o dei fenomeni, elaborando ipotesi che la maggioranza degli studiosi riteneva azzardate se non addirittura prive di qualunque fondamento!

     Nei prossimi anni avremo ulteriori conferme o smentite sull’ipotesi degli “oceani profondi”. Un’eventuale conferma, modificherebbe anche l’ipotesi attuale, consolidata, sulla struttura interna della Terra. Come ho già avuto modo di scrivere, la scienza è un sapere in continua evoluzione, un sapere sempre perfettibile.

La notizia riportata qualche settimana fa dal The Guardian e da  alcune riviste scientifiche.

Un breve video in inglese.

Credit immagine: www.natureworldnews.com 

 

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