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Archivio Aprile 2014

Earth Day Italia 2014

     Oggi, in circa 190 Paesi del mondo, centinaia di milioni di persone festeggiano e celebrano il giorno della Terra. L’associazione Earth Day Italia racconta, anche per mezzo della TV La7, l’impegno in Italia per il nostro pianeta attraverso manifestazioni, spettacoli e mostre. “Io ci tengo”, la festa per la Terra è trasmessa oggi alle 12,30.

     Qui puoi trovare la presentazione in inglese di Green Cities. In http://www.earthdayitalia.org, tra le altre iniziative per la Terra si legge che “Earth Day Italia vuole creare una rete di persone, associazioni, realtà di ogni tipo con cui condividere l’obiettivo di promuovere la formazione di una nuova coscienza ambientale. Per questo qualsiasi idea, progetto, manifestazione da condividere insieme è più che ben accetto.” Le iniziative per questa 44esima giornata della Terra sono numerose nelle varie Regioni, cito solo la mostra fotografica “Cambiamo Clima” che si tiene a Roma presso il MAXXI – Museo per la arti contemporanee del XXI secolo. Dopo la settimana di esposizione al MAXXI, la mostra sarà spostata in Piazza Garibaldi sul Gianicolo e poi donata alla Città di Roma da Earth Day Italia.

     In questa giornata, dal 1970, si celebra la Terra in tutti i suoi aspetti ambientali. Per promuovere l’attivismo ambientale a livello globale, nello stesso anno venne anche fondato   l’Earth Day Network.

Gli obiettivi fondamentali dell’Earth Day Italia sono:

- sviluppare e sostenere le attività mondiali delle Nazioni Unite e dell’Earth Day Network;

- utilizzare il linguaggio dell’arte come forte moltiplicatore della sensibilità ambientale;

- dare voce e forza al mondo scientifico, istituzionale e delle imprese in grado di promuovere l’innovazione tecnologica e il cambiamento culturale;

- attivare momenti di interazione fra comunità scientifica, mondo dell’impresa e istituzioni per favorire e sostenere lo sviluppo e la diffusione di idee e progetti di attenzione ambientale;

- favorire la raccolta di fondi destinati ad affrontare problemi umanitari legati all’impatto ambientale.

 

Manifesto degli scienziati per un’Europa di progresso

    Lo scorso 8 aprile, presso la sede del CNR di Roma è stato presentato,  da numerose e importanti personalità della Scienza, il “Manifesto per un’Europa di progresso”.

Dopo questi primi giorni, il Manifesto è stato firmato da circa 600 persone, ma è facile prevedere che diventeranno molte, molte di più. Durante la presentazione è stato proposto anche di organizzare una prima riunione degli scienziati europei da tenere a Pisa, quest’anno città simbolo della scienza, anche per la ricorrenza dei 450 anni della nascita del padre del metodo scientifico sperimentale, Galileo Galilei. Propongo il manifesto che ho sottoscritto ai lettori, agli amanti della Scienza, dell’Europa e della Democrazia.

Manifesto
Per un’Europa di progresso

Il mondo è in rapida trasformazione. Società ed economia della conoscenza hanno profondamente ridisegnato equilibri ritenuti consolidati. Aree geografiche depresse hanno conquistato, in tempi storicamente irrisori, potenziali enormi di sviluppo e crescita. Conoscenza, cultura e innovazione rappresentano più che mai il traino decisivo verso il futuro.

All’opposto l’Occidente, e alcuni aspetti del suo modello di sviluppo, sono entrati in una crisi profonda. L’Europa, in particolare, risulta investita da gravissimi e apparentemente irrisolubili problemi: disoccupazione, crisi del tessuto produttivo, riduzione sostanziale del welfare. A pochi anni dalla sua formale consacrazione, con la nascita ufficiale della moneta comune, l’Europa rischia di deflagrare come sogno di una comunità di cittadine e cittadini che avevano ambito ad una nuova Nazione comune: più ampia non solo geograficamente, quanto nello spazio dei diritti, dei valori e delle opportunità. Lo storico americano Walter Laqueur ha parlato della “fine del sogno europeo”.

Le responsabilità sono diverse e distribuite e investono certamente l’eccessiva timidezza nel processo di costituzione politica del soggetto europeo: la responsabilità di presentare questo orizzonte politico, culturale e sociale con le sole fattezze della severità dei “conti in ordine”. L’Europa dei mercanti e dei banchieri, della restrizione e del rigore: una sorta di gendarme che impone limiti spesso insensati, piuttosto che sostegno nell’ampliare prospettive di visuale sugli sviluppi del futuro.

Proprio a causa di ciò, assistiamo, in corrispondenza della crisi, ad un’impressionante crescita di egoismi locali, di particolarismi e di veri e propri nazionalismi.
Fenomeni spesso intenzionalmente organizzati per sfruttare malesseri veri, e reali stati di sofferenza, ma che rischiano di produrre reazioni esattamente opposte a quanto oggi servirebbe alle popolazioni d’Europa.

Come scienziate e scienziati di questo continente – consapevoli che esiste un nesso inscindibile tra scienza e democrazia – sentiamo quindi la necessità di metterci in gioco. Di ribadire che il processo di costruzione degli Stati Uniti d’Europa è la più importante opportunità che ci è concessa dalla Storia. Che società ed economia della conoscenza -essenziali per il processo di reale evoluzione civile, pacifica, economica e culturale- si alimentano di comunità coese e collaborative, di comunicazioni intense e produttive e di uno spirito critico che permei strati sempre più vasti della società.

L’unica risposta possibile alla crisi incombente è allora la costruzione dell’Europa dei popoli, di un’Europa di Progresso! Realizzata sulla base dei principi di libertà, democrazia, conoscenza e solidarietà.

Nutriamo la stessa speranza con cui Albert Einstein e Georg Friedrich Nicolai nel “Manifesto agli Europei” del 1914 richiamarono alla ragione i popoli europei contro la sventura della guerra, e con cui Altiero Spinelli, Eugenio Colorni ed Ernesto Rossi ispirarono l’idea d’Europa nel loro “Manifesto di Ventotene” del 1943. Le stesse idee che ebbero indipendentemente fautori illustri anche in tutti i Paesi d’Europa.
Vogliamo riprendere ed estendere all’Europa lo spirito che nel 1839 portò gli scienziati italiani a organizzare la loro prima riunione e a inaugurare il Risorgimento di una nazione divisa.

Vogliamo organizzare a Pisa la “Prima riunione degli scienziati Europei” e proporvi di firmare questo appello che è il nostro “Manifesto per un’Europa di Progresso”.

Promotori (*) e Primi firmatari

Ugo AMALDI (CERN, Ginevra)
Giovanni
BACHELET (Università di Roma “La Sapienza”)
Giorgio
BELLETTINI (Università di Pisa e INFN)
Carlo
BERNARDINI (*) (Università di Roma “La Sapienza”)
Sergio
BERTOLUCCI (Direttore di ricerca, CERN, Ginevra)
Vittorio
BIDOLI (INFN, Roma)
Giovanni
BIGNAMI (Presidente Istituto Nazionale di AstroFisica – INAF)
Marcello
BUIATTI (Università di Firenze)
Cristiano
CASTELFRANCHI (Università Luiss, Uninettuno e ISTC-CNR)
Vincenzo
CAVASINNI (*) (Università di Pisa e INFN)
Remo
CESERANI (Università di Bologna e Stanford University, CA)
Emilia
CHIANCONE (Presidente Accademia dei Quaranta)
Paolo
DARIO (Scuola Superiore Sant’Anna, Pisa)
Tullio
DE MAURO (Università di Roma “La Sapienza”)
Luigi
DI LELLA (CERN, Ginevra)
Rino
FALCONE (*) (CNR Roma, Direttore Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione)
Stefano
FANTONI (Presidente Agenzia Nazionale Valutazione Università e Ricerca)
Sergio
FERRARI (già vice direttore ENEA)
Ferdinando
FERRONI (Presidente Istituto Nazionale di Fisica Nucleare – INFN)
Fabiola
GIANOTTI (CERN, Ginevra)
Mariano
GIAQUINTA (Scuola Normale Superiore, Pisa)
Pietro
GRECO (*)(Giornalista e scrittore, Roma)
Angelo
GUERRAGGIO (Università Bocconi)
Fiorella
KOSTORIS (Agenzia Nazionale Valutazione Università e Ricerca)
Francesco
LENCI (*) (CNR Pisa e Pugwash Conferences for Science and World Affairs)
Giorgio
LETTA (Vice Presidente Accademia dei Quaranta)
Lucio
LUZZATTO (Istituto Toscano Tumori)
Tommaso
MACCACARO (INAF)
Lamberto
MAFFEI (Presidente Accademia dei Lincei)
Italo
MANNELLI (Scuola Normale Superiore, Pisa e accademico dei Lincei)
Giovanni
MARCHESINI (Università degli studi di Padova)
Ignazio
MARINO (Thomas Jefferson University, Sindaco di Roma)
Annibale
MOTTANA (Università di Roma 3 e accademico dei Lincei)
Paolo
NANNIPIERI (*) (Università di Firenze)
Pietro
NASTASI (*) (Università di Palermo)
Luigi
NICOLAIS (Presidente Consiglio Nazionale delle Ricerche – CNR)
Giorgio
PARISI (Università di Roma “La Sapienza”, accademico dei Lincei)
Maurizio
PERSICO (Università di Pisa)
Giulio
PERUZZI(*) (Università degli studi di Padova)
Caterina
PETRILLO (Università degli studi di Perugia)
Pascal
PLAZA (CNRS e Ecole Normale Supérieure, Paris)
Claudio
PUCCIANI (*) (Vice Presidente Associazione Caffè della Scienza – Livorno)
Michael
PUTSCH (CNR Genova, Direttore Istituto di Biofisica)
Carlo Alberto
REDI (Università di Pavia)
Giorgio
SALVINI (Università di Roma “La Sapienza”, già Presidente dell’Accademia dei Lincei)
Vittorio
SILVESTRINI (Presidente della Fondazione IDIS – Città della Scienza, Napoli)
Settimo
TERMINI (*) (Università di Palermo)
Glauco
TOCCHINI-VALENTINI (National Academy of Sciences, CNR-EMMA-Infrafrontier-IMPC, Monte Rotondo, Roma)
Guido
TONELLI (CERN, Ginevra e Università di Pisa)
Enric
TRILLAS (Emeritus Researcher European Centre for Soft Computing, già Presidente CSIC, Spagna)
Fiorenzo
UGOLINI (Università di Firenze)
Nicla
VASSALLO (Università di Genova)
Virginia
VOLTERRA (Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione – CNR)
Elena
VOLTERRANI (*) (Provincia di Pisa e INFN)
John
WALSH (INFN)

Per aderire/Sign now

Per leggere i nomi dei firmatari/Full list of signatories

 

In Liguria il carbone è sotto accusa

12 Aprile 2014 3 commenti

     Naturalmente non è sotto accusa il materiale ma i comportamenti umani che rendono il carbone una fonte di inquinanti oltre che di energia.

La decisione della Procura di Savona che nelle settimane scorse ha chiesto la chiusura della centrale Tirreno Power di Vado Ligure ha fatto scalpore. Non tanto per la chiusura ma per aver motivato la decisione con un collegamento diretto tra le 442 morti che si sono verificate nella zona tra il 2000 e il 2007 e le emissioni della centrale.

La decisione del sequestro e della chiusura degli impianti è stata presa dopo un’indagine del Ministero dell’Ambiente e dei consulenti della Procura: i risultati avrebbero accertato il mancato rispetto di alcuni limiti imposti dall’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA). Oltre all’inchiesta per disastro ambientale, ne è stata aperta un’altra per omicidio colposo.

Intanto si sono mobilitati anche i sindacati perché con la centrale lavorano circa quattrocento addetti tra dipendenti diretti e indotto. Possibile che in Italia il diritto alla salute e quello al lavoro debbano sempre essere in alternativa? Le esperienze dei grandi inquinamenti del passato, da Porto Marghera all’Ilva di Taranto, non hanno insegnato nulla?

Dopo la chiusura delle due unità da 330 MW ciascuna, che funzionano a carbone, rimane funzionante l’unità da 800 MW che per produrre elettricità brucia gas.

     Che la combustione del carbone emetta sostanze inquinanti è risaputo da tempo, ma le attuali tecnologie permettono di trattarlo con relativa sicurezza per la salute. Lo fanno in tante altre parti del pianeta, Europa compresa. Naturalmente la sicurezza “assoluta” per lavoratori e popolazione non esiste in nessun settore industriale. Il National Geographic di questo mese dedica molto spazio proprio al carbone, con un titolo emblematico: “Carbone pulito? Come ridurre le emissioni del combustibile fossile più inquinante”. Rispetto a soli pochi anni fa, in questo campo sono stati fatti progressi notevoli. La combustione del carbone viene resa più efficiente e meno inquinante, preparando il materiale con una pulizia o depurazione (Coal Washing) mediante frantumazione e successivo passaggio attraverso filtri e contenitori che separano, anche per la differente densità, impurità e altri minerali dal combustibile. Le centrali termoelettriche più recenti sono provviste di sistemi a  gassificazione (IGCC, Integrated Gasification Combined Cycle) che permettono di aumentare l’efficienza della combustione (circa il 50%) e la riduzione delle emissioni inquinanti. Alcuni esperti considerano questa tecnologia addirittura a “emissioni zero”, ma io non ho modo di accertarlo. Certamente può rappresentare il futuro delle centrali a carbone, anche in considerazione dell’abbondanza e del costo relativamente basso di questo combustibile.

L’Italia importa da altri Paesi grandi quantità di risorse energetiche, possibile che tra la chiusura delle centrali o di grandi impianti industriali e il diritto alla salute e al lavoro non esistano vie di mezzo? Perché chi amministra queste strutture non riesce a rispettare e  far rispettare la normativa ambientale? La decisione di sequestro dei due impianti a carbone è stata presa anche per il mancato adeguamento delle strutture alle moderne tecnologie per il trattamento delle emissioni. Si spera che altre strutture industriali a rischio di gravi emissioni inquinanti possano investire nell’adeguamento degli impianti, senza aspettare altri interventi della Magistratura, altri drammi per le popolazioni locali interessate.

Per saperne di più sul carbone, qui puoi trovare una serie di articoli: http://www.museoenergia.it/museo.php?stanza=15

Oppure: National Geographic.

 

Encelado, satellite irrequieto (e vitale?) di Saturno

     È la notizia astronomica del mese: pare ormai accertato che nel sottosuolo di  Encelado, uno degli oltre trenta satelliti di Saturno, c’è acqua allo stato liquido.  Encelado venne scoperto da Friedrich Wilhelm Herschel (1738-1822) nel 1789 e per dimensioni (diametro medio di 500 km circa) è solo il sesto satellite di Saturno, preceduto da Titano (5150 km), Rea (1530 km), Giapeto (1460 km), Dione (1120 km) e Teti (1060 km).

     Ricordo che  Herschel nel 1781 scoprì anche il pianeta Urano e che divenne famoso per la costruzione di grandi telescopi riflettori oltre che di cannocchiali.

     Nonostante le modeste dimensioni e la temperatura superficiale di -180 °C circa, su Encelado sono stati scoperti getti d’acqua (geyser) che congelano appena fuoriescono dalla sua superficie ghiacciata. Nel suo sottosuolo perciò c’è sicuramente almeno un lago d’acqua, a circa 30-40 km di profondità ma non si sa quanto esteso; il fatto che acqua allo stato liquido sia a contatto con le rocce, prevalentemente silicati, alimenta la curiosità di molti, soprattutto astronomi, chimici e biologi.

     La conformazione della superficie di Encelado è stata definita con un certo dettaglio nel 2005, quando la sonda Cassini sorvolò più volte questa luna dimostrando la sua attività geologica con i geyser d’acqua emessi dalla sua regione polare sud. 

     La presenza dell’acqua pone questo satellite al centro dell’attenzione degli astrobiologi. Potrebbero essersi sviluppate nel sottosuolo, dove la presenza d’acqua liquida indica una temperatura al di sopra di 0 °C, molecole prebiotiche o, addirittura, qualche “semplice” forma di vita simile agli archeobatteri? I più ottimisti sono autorizzati a sognare perché l’età dei pianeti del Sistema solare è la stessa: circa 4,6 miliardi di anni e presumibilmente è uguale a quella di molti satelliti. Se fosse così anche per Encelado, tempo per sviluppare qualche forma di vita ce ne sarebbe stato, come anche una fonte interna di calore, se si è mantenuta acqua liquida. Ma a questo punto sono io che sto sognando.

     La ricerca con i dati su Encelado, finanziata dall’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), è stata pubblicata dalla rivista Science ed è stata condotta da un gruppo dell’Università “La Sapienza” di Roma. Sarà difficile trovare conferme o smentite nei prossimi decenni alle suggestive ipotesi dell’esistenza di qualche forma di vita su Encelado: Saturno non è proprio dietro l’angolo, ha una distanza media dal Sole di 1430 milioni di Km. La Terra è a soli 150 milioni di km, perciò Saturno è oltre 1200 milioni di km da noi.

Credits immagine della superficie del polo sud di Encelado: en.wikipedia.org .

Video (in inglese) su Encelado.

Per saperne di più: http://it.wikipedia.org/wiki/Encelado_%28astronomia%29

http://www.wired.it/scienza/spazio/2014/04/04/loceano-nascosto-sotto-encelado-la-luna-di-saturno/

 

Il virus Ebola ritorna e spaventa l’Africa equatoriale

     Ebola è un virus della famiglia delle Filoviridae, individuato nell’ex Zaire, attuale Congo, nel 1976. Un nuovo picco di diffusione di questo mortale virus venne registrato diciannove anni dopo, nel 1995. In questi mesi, dopo altri diciannove anni, si ripresenta soprattutto in Guinea, provocando febbre, gravi problemi intestinali e emorragie interne. Purtroppo ha un tasso di mortalità elevato, dal 60% al 90%, e si diffonde con facilità, tanto che dalla sua scoperta è molto temuto come possibile arma di bioterrorismo.

Non esistono cure contro Ebola e, secondo l’organizzazione Medici Senza Frontiere impegnata anche in Guinea, l’epidemia sta raggiungendo proporzioni mai viste in passato: solo in Guinea ci sarebbero almeno 125 casi di infezione che hanno provocato circa 80 morti. Altri Paesi colpiti sono la Sierra Leone e la Liberia.

Dal 1976 ad oggi sono stati individuati quattro diversi ceppi del virus, tre dei quali molto aggressivi e spesso mortali. Secondo le autorità locali e alcuni epidemiologi, il virus sarebbe stato trasmesso all’uomo da carni infette di gorilla e/o di pipistrello in un contesto sociale e igienico-sanitario estremamente povero. Il contagio da persona a persona avviene anche solo per contatto con i malati o i morti, ecco perché nei servizi televisivi provenienti dall’area colpita dalla malattia si vedono operatori sanitari che indossano protezioni su tutto il corpo.

Il periodo di incubazione della malattie varia da due-tre giorni fino a 20 giorni, perciò è facile prevedere l’aumento del numero di persone colpite.

Alcuni giorni fa per cercare di fronteggiare l’emergenza, in mancanza di farmaci efficaci contro il virus, sono partiti anche diversi ricercatori dello European Mobile Laboratory (http://www.emlab.eu/).

Per approfondire: http://it.wikipedia.org/wiki/Ebolahttp://www.focus.it/scienza/salute/otto-cose-da-sapere-su-ebola_C12.aspx

Credits immagine Ebola_virus: wsslibrarypages.wikispaces.com

Breve video dell’epidemia di Ebola degli scorsi mesi in Uganda:  http://youtu.be/QEssjy4hqbA