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Archivio Marzo 2014

Muse, museo scientifico d’avanguardia

     Muse è il nuovo museo della scienza di Trento, con una superficie di oltre dodicimila mq articolati su sei piani di un palazzo di vetro e cemento progettato dallo studio dell’architetto Renzo Piano.

     La mission del Muse, come si legge dal sito web http://www.muse.it,

è di interpretare la natura, a partire dal paesaggio montano, con gli occhi, gli strumenti e le domande della ricerca scientifica, cogliendo le sfide della contemporaneità, invitando alla curiosità scientifica e al piacere della conoscenza per dare valore alla scienza, all’innovazione, alla sostenibilità.”

     Questo particolare museo propone attività didattiche per le scuole, ricerche sul campo, proposte di divulgazione scientifica e formazione, anche per i docenti. Circa quaranta studiosi delle varie branche della Scienza lavorano stabilmente in questo museo che ha ben poco di tradizionale. I settori della ricerca sono tutti affascinanti: Botanica, Limnologia ed Algologia, Zoologia degli Invertebrati ed Idrobiologia, Zoologia dei Vertebrati, Biodiversità tropicale, Geologia, Preistoria.

Chi è interessato troverà informazioni più dettagliate sul sito, in particolare nelle schede: Visita, Esplora, Impara, Partecipa.

Nella foto: un profilo “umano” nelle rocce del comune di Angrogna, sulle Alpi Piemontesi.

 

Giornata mondiale dell’acqua 2014

     Si celebrerà domani 22 marzo, in uno dei primi giorni di primavera, la giornata mondiale dell’acqua (World Water Day) istituita dalle Nazioni Unite nel 1992 per sensibilizzare i cittadini e gli amministratori della cosa pubblica a vari livelli sull’uso consapevole e giudizioso di questa risorsa vitale. Tutti gli Stati sono invitati a mettere in atto azioni concrete per raggiungere quest’obiettivo e garantire l’accesso all’acqua pubblica ad una popolazione sempre più vasta. Bisogna ricordare che molte centinaia di milioni di persone delle regioni più povere e aride del pianeta non hanno acqua nelle abitazioni. Purtroppo il diritto all’acqua si scontra con il vincolo delle condizioni ambientali, climatiche ed economiche delle varie regioni del mondo.

La ricorrenza di quest’anno ha per tema “Acqua e Energia” e mette in relazione due risorse strettamente correlate. L’acqua è necessaria per produrre molte forme di energia, soprattutto quella derivante dalle centrali idroelettriche, termiche e nucleari. Una parte della stessa energia elettrica viene utilizzata per pompare acqua nelle abitazioni, soprattutto in quelle dei piani alti.

Le iniziative internazionali sono numerose e consultabili all’indirizzo http://www.unwater.org/worldwaterday .

In rete non è difficile trovare diversi articoli e materiali sull’acqua e sugli eventi programmati in Italia.

 

 

 

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L’apparato di Golgi e il suo scopritore

     Visitando Pavia e la sua prestigiosa università con alcune classi del mio liceo, qualche mese fa abbiamo avuto l’occasione di vedere diversi riferimenti a Camillo Golgi, lo studioso famoso soprattutto per aver dato il nome a un importante organulo cellulare: l’apparato di Golgi. Quest’organulo è presente in tutte le cellule eucariotiche, quelle più evolute, provviste di un vero nucleo delimitato da una membrana nucleare. Svolge compiti fondamentali per le cellule: elabora, imballa e distribuisce materiali.

     Visto al microscopio elettronico, l’apparato di Golgi appare costituito da un insieme di quattro o più sacchi appiattiti e discoidali detti cisterne, disposte in pile. Ciascuna cisterna è formata da membrane, tubuli e vescicole.

     L’apparato riceve vescicole contenenti varie sostanze, soprattutto proteiche, provenienti dal reticolo endoplasmatico rugoso, ne rielabora i contenuti e inserisce queste rielaborazioni in ulteriori vescicole di trasporto indirizzate verso altre regioni cellulari. Soprattutto verso la membrana plasmatica. Per questo si dice che l’apparato di Golgi è provvisto di una polarità: una parte di formazione (cis), rivolta verso il reticolo endoplasmatico e l’altra di maturazione e smistamento (trans), rivolta verso la membrana cellulare. In tal modo le proteine provenienti dal reticolo endoplasmatico seguono un percorso a senso unico durante il quale sono ulteriormente modificate.

Ciascuna cellula vegetale può avere anche centinaia di apparati di Golgi, in quelle animali il loro numero generalmente è compreso tra dieci e venti. Tra le numerose sostanze che transitano e sono rielaborate da quest’organulo, ricordo i diversi tipi di proteine di membrana, le glicoproteine e i glicolipidi. Non solo, sappiamo anche che una parte dei materiali imballati nelle vescicole di trasporto, attraversano la membrana plasmatica ed escono all’esterno della cellula che li ha prodotti. Ad esempio, le cellule vegetali e quelle dei funghi sono provviste anche di una parete cellulare, esterna alla membrana, i cui componenti (nei vegetali prevalentemente cellulosa, nei funghi soprattutto chitina e glucani) provengono dall’interno della cellula.

      Ma chi è stato Camillo Golgi (1843-1926)? Un medico e un biologo, un grande uomo di scienza, docente sia all’università di Siena che a quella prestigiosa di Pavia (fondata nel lontano 1361), dove poi divenne rettore. I suoi studi sulla struttura e la fisiologia cellulare, soprattutto delle cellule nervose, gli valsero il premio Nobel per la medicina e la fisiologia nel 1906, insieme a Ramon y Cajal. È stato il primo italiano a ricevere un premio Nobel, precedendo di qualche settimana Giosuè Carducci che ricevette quello della letteratura. La scoperta dell’apparato di Golgi avvenne nel 1897 e fu pubblicata sulla Società Medico Chirurgica di Pavia l’anno successivo. La struttura e le funzioni di quest’organulo invece incominciarono a chiarirsi solo con le osservazioni al microscopio elettronico, a partire dal 1952.

Per saperne di più: http://it.wikipedia.org/wiki/Camillo_Golgi

Video sull’apparato di Golgi pubblicato lo scorso gennaio da Agorà-Scienze Biomediche:

https://www.youtube.com/watch?v=AH9S_uNuN_w

Nelle immagini: uno schema del complesso di Golgi, foto di Camillo Golgi, una targa commemorativa sul palazzo dove soggiornò a Pavia, ad un centinaio di metri dall’università.

Telescopio Spaziale James Webb

     Dopo i grandi risultati scientifici ottenuti dal telescopio spaziale Hubble, sottoposto a manutenzione qualche anno fa in seguito alle numerose  e pressanti richieste provenienti da varie parti del mondo e dopo la recente inaugurazione dell’ALMA Telescope (di cui ho già scritto) nel deserto di Atacama sulle Ande cilene, è in fase avanzata la realizzazione di un nuovo importante progetto in campo astronomico. Il telescopio spaziale James Webb (JWST) verrà lanciato nel 2018 (ma secondo alcuni la data potrebbe essere anticipata) e sostituirà il glorioso Hubble. JWST è il risultato di un progetto congiunto della NASA (National Aeronautics and Space Administration), dell’ESA (Agenzia Spaziale Europea) e dell’Agenzia spaziale canadese (CSA).

     In un comunicato stampa dello scorso settembre, l’ESA (Agenzia Spaziale Europea) ha dichiarato che è stato completato lo Spettrometro del Vicino-Infrarosso, uno dei due strumenti fondamentali del JWST.

     Il telescopio sarà portato in orbita dal vettore Arianne 5 e, grazie alle strumentazioni in grado di osservare le emissioni infrarosse, permetterà di studiare vari periodi della storia dell’universo. JWST ha un’estensione di 24 metri circa ed è costituito da una struttura portante con computer e componenti elettroniche; un complesso sistema di puntamento: gli Star Tracker; un’antenna che consente le comunicazioni con la Terra; i pannelli solari che forniscono l’energia necessaria al funzionamento del telescopio; uno specchio primario di 6,5 metri di diametro corredato da uno specchio secondario che ha il compito di inviare i raggi captati ai vari strumenti; un pannello situato dietro lo specchio maggiore con tre tonnellate e mezza circa di strumenti scientifici.

     Il Telescopio James Webb sarà posizionato a un milione e mezzo di km dalla Terra e sarà protetto da alcuni strati di schermi solari, per cui la sua temperatura si manterrà a circa –220 °C, necessaria per far funzionare gli strumenti agli infrarossi.

Per saperne di più: http://it.wikipedia.org/wiki/Telescopio_Spaziale_James_Webb

http://www.jwst.nasa.gov/

Chi è interessato, ha spazio e tempo, a questi due link può scaricare due e-book gratuiti (non interattivi) sui due telescopi Hubble e Webb:

Hubble e-book, 178 Mb, pdf

Webb e-book, 110 Mb, pdf

Un breve video: Colliding Galaxies: James Webb Space Telescope Science

Nelle immagini: un modello del Webb telescope (Fonte: www.webbtelescope.org) in scala reale e una galassia ellittica.  

 

Il Consiglio d’Europa decide sugli OGM?

     Il mese scorso, la Commissione Europea ha praticamente deciso di dare via libera alle coltivazioni di mais Ogm. Secondo la Commissione, l’assenza di nuove argomentazioni che possano bloccare le coltivazioni deve essere valutata da tutti i Paesi membri. Perciò il divieto di coltivazione di prodotti Ogm, almeno per il mais deve essere rimosso. Una proposta del 2010 dava facoltà ai singoli Stati di decidere autonomamente se coltivare o meno mais modificato geneticamente. In alcuni Paesi tra cui l’Italia ci sono state alcune coltivazioni sperimentali. Alcune regioni, in virtù dei loro poteri, hanno preso decisioni senza aspettare quelle nazionali. Il Friuli Venezia Giulia ad esempio ha vietato la semina di prodotti Ogm e gli amministratori sono decisi a chiedere all’Europa di essere una Regione libera da questi prodotti.

Ma cosa sono i prodotti Ogm? La sigla riguarda tutti quegli organismi e i loro semi il cui DNA (patrimonio genetico) è stato modificato con tecniche di ingegneria genetica. Alcuni geni quindi sono stati modificati, aggiunti o eliminati rispetto allo stesso prodotto “naturale”. Non sono ancora ben chiare e comunque non certe le ricadute che queste coltivazioni e il loro utilizzo per l’alimentazione umana o quella degli altri animali potranno avere sulla salute e sull’ambiente.

In questo semestre, la presidenza greca dell’Unione Europea ha deciso di mettere all’ordine del giorno l’annosa questione Ogm sì/no e dopodomani 3 marzo, il Consiglio dei ministri europei dell’ambiente troverà la questione sul tavolo. Ci saranno anche una parte dei risultati tecnici del gruppo di lavoro che ha approfondito l’argomento. Nei laboratori di varie parti del pianeta le sperimentazioni continuano, finanziate soprattutto da grandi gruppi multinazionali del settore agricolo e di quello farmaceutico.

Sicuramente la questione Ogm ha implicazioni scientifiche e soprattutto commerciali, considerato che negli USA queste coltivazioni sono consentite da anni. Il tipo di mais su cui ci sono orientamenti diversi sulla coltivazione è il 1507 della Pioneer, azienda statunitense leader del comparto sementiero mondiale. Probabilmente tra qualche giorno ci sarà il via libera a questa coltivazione, anche se l’Italia è uno dei dodici Paesi che finora si sono opposti. Secondo alcuni organi di stampa (vedi Avvenire) l’Europa sulla questione è divisa in tre “blocchi”: Paesi a favore (Spagna, Gran Bretagna, Finlandia, Estonia), quelli contrari (Francia, Italia, Grecia, Olanda, Lussemburgo, Romania, Malta, Irlanda), senza una posizione netta Germania, Portogallo, Repubblica Ceca e Belgio.

L’immagine: mais naturale prodotto nel mio piccolo campo.