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Archivio Febbraio 2014

Dossier di Legambiente per la bonifica dei siti inquinati

 

     Un paio di settimane fa, Legambiente Piemonte e Valle D’Aosta O.n.l.u.s ha presentato i risultati degli studi sui siti contaminati in Piemonte. L’attenzione è stata rivolta principalmente ai due siti maggiori: Casale Monferrato e Pieve Vergonte, per i quali già ci sono ritardi nell’attuazione degli interventi programmati. Casale e Pieve, insieme a Balangero, fanno parte dei 39 Siti di Interesse Nazionale (SIN) da bonificare e in cui sono già in atto interventi di recupero. Per tutti e tre i SIN Piemontesi è stato presentato il piano completo di caratterizzazione (prima fase di quello globale di risanamento), a livello nazionale invece i SIN che hanno già questo piano sono solo 11 su 39. Un dato preoccupante perché, come dice Fabio Dovana (Presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta) “la forte concentrazione di inquinanti nell’ambiente e i ritardi negli interventi di bonifica aumentano il rischio di danni alla salute della popolazione”. [Cliccare sull'immagine per ingrandirla]

     A livello nazionale gli studi e le richieste di bonifica presentate sono migliaia, quelle che hanno un decreto di approvazione sono 254. Nel dossier, oltre ai tre siti nazionali piemontesi sono stati analizzati anche altri siti considerati di “interesse regionale”. Ormai nelle popolazioni interessate dai siti contaminati, in Piemonte e in altre regioni, si è fatta strada la consapevolezza della stretta relazione tra inquinanti ambientali e malattie, anche gravi.

     Legambiente, per avviare concretamente e portare a termine il risanamento dei siti inquinati in Italia, avanza le seguenti proposte1: 

1- Garantire maggiore trasparenza sul Programma nazionale di bonifica,

permettendo a tutti di accedere alle informazioni sull’aggiornamento del risanamento di ciascun sito di interesse nazionale da bonificare.

2- Stabilizzare la normativa italiana e approvare una direttiva europea sul suolo

3- Rendere più conveniente l’applicazione delle tecnologie di bonifica in situ,

passando dalla stagione delle caratterizzazioni a quella dell’approvazione dei progetti e dell’esecuzioni dei lavori, per realizzare bonifiche vere e non le solite messe in sicurezza o i soliti tombamenti.

4- Istituire un fondo nazionale per le bonifiche dei siti orfani:  uno strumento attivo negli Stati Uniti dal lontano 1980 (quando fu approvata la legge federale sul Superfund) e previsto anche nella proposta di direttiva europea sul suolo presentata nel 2006.

5- Sostenere l’epidemiologia ambientale per praticare una reale prevenzione

6- Fermare i commissariamenti. Anche sulle bonifiche dei siti inquinati, così come su altre emergenze ambientali, i commissariamenti attivati negli anni si sono dimostrati un vero fallimento.

7- Potenziare il sistema dei controlli ambientali pubblici

8- Introdurre i delitti ambientale nel codice penale

9- Applicare il principio chi inquina paga anche all’interno del mondo industriale,

promuovendo all’interno delle associazioni di categoria iniziative tese a escludere i soci che ricorrono a pratiche illecite nello smaltimento dei rifiuti, anche derivanti da operazioni di bonifica.

10- Ridimensionare il ruolo della Sogesid, società pubblica attiva sulla gran parte dei SIN e al centro di recenti indagini giudiziarie, affinché il Ministero e gli altri enti di supporto riprendano appieno le loro competenze ed affidino eventualmente specifiche attività a soggetti individuati sulla base di gare pubbliche o comunque sulla base di valutazioni comparative.

(1) Dal comunicato stampa di Legambiente Piemonte-Valle d’Aosta. L’intero dossier è consultabile alla pagina: http://www.legambiente.it/bonifiche-siti-inquinanti-dossier

Nell’immagine la mappa dei siti SIN in Italia. 

 

Concorso Gaia siamo noi

     Il concorso è proposto dalla Regione Piemonte in partnership con Pracatinat s.c.p.a. e Salone Internazionale del Libro di Torino. Merita molta attenzione per la sua forte valenza didattica e la sensibilizzazione che potrà suscitare nei confronti dei temi ambientali e della green economy. [Cliccare sull’immagine per ingrandirla]

     Il concorso prevede la creazione di un videoclip sul rapporto giovani-ambiente-green economy ed è presentato in collaborazione con l’Ufficio Scolastico Regionale del Piemonte (MIUR), Cinemambiente e la De Agostini. Quest’ultima propone, come fonte d’ispirazione sui temi del concorso, il libro “Gli invisibili. L’enigma di Gaia” dello scrittore per ragazzi Giovanni Del Ponte (www.giovannidelponte.com).

     Le classi che si iscriveranno riceveranno stralci selezionati del libro con interventi dell’autore tramite la rete. Il bando è rivolto a intere classi o gruppi di almeno dieci alunni delle scuole secondarie di primo grado e del biennio delle secondarie di II grado del Piemonte. I gruppi (o le classi) vincitori, fino al settimo classificato, saranno premiati l’8 maggio 2014 al Salone Internazionale del Libro di Torino. Le sette classi vincitrici avranno anche l’ingresso gratuito al Salone. La scheda di iscrizione compilata va inviata entro il 28 febbraio 2014, i videoclip corredati da una scheda di accompagnamento vanno consegnati entro il 7 aprile 2014.

     Lo scopo fondamentale del concorso è la diffusione e circolazione di idee sullo sviluppo green tra le nuove generazioni.

     Per saperne di più e per iscriversi: Floriana Montani – Pracatinat s.c.p.a. tel. 366 9114885  f.montani@pracatinat.it   oppure www.pracatinat.it .

     Segnalato anche dalla Provincia di Torino, Servizio Pianificazione e Gestione Rifiuti, Bonifiche, Sostenibilità Ambientale (Laboratorio Territoriale di Educazione Ambientale di Torino, Francesca Di Ciccio, fax: 011-8614402.   

Qui puoi scaricare il bando e il modulo di iscrizione.

Crediti per l’immagine green_economy_0: European Environment Agency.  

 

Ombre sull’Agenzia Spaziale Italiana

 

     L’avventura nello spazio dell’Italia con il suo ente spaziale iniziò cinquant’anni fa. Nel 1964, infatti, l’Italia fu il terzo Paese, dopo Unione Sovietica e Stati Uniti, a lanciare un satellite in orbita. L’impresa fu possibile grazie al lavoro di ricercatori e imprese coordinati da Luigi Broglio che realizzarono il satellite “San Marco 1”. In quegli anni le attività spaziali italiane erano dirette da un centro facente capo al Consiglio Nazionale delle Ricerche. L’Agenzia Spaziale Italiana (A.S.I.) come la conosciamo adesso nacque molti anni dopo, nel 1988, per coordinare investimenti, ricerche e tecnologie per lo spazio, per partecipare agli eventi dell’Agenzia Spaziale Europea oppure a quelli organizzati dalla NASA statunitense. L’A.S.I. dipende direttamente dal Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca. Dopo Francia e Germania, l’Italia è anche il terzo contribuente dell’Agenzia Spaziale Europea.  

     Le tappe fondamentali della storia, a tratti entusiasmante, di quest’Ente governativo si possono osservare sul sito A.S.I.

     Oggi invece un’ombra si è abbattuta su questo gioiello della ricerca scientifica e tecnologica italiana: il sospetto di tangenti e corruzione di qualche dirigente, risalenti agli scorsi anni. L’Unione Europea con uno dei suoi commissari, solo qualche giorno fa, aveva dichiarato che la corruzione in Italia costa al Paese circa 60 miliardi di euro l’anno. Oggi sono stati perquisiti gli uffici dell’A.S.I. di Roma e le sedi di alcune società fornitrici di servizi e materiali, anche in altre città. Tutto sembra essere partito dalla denuncia di un funzionario della stessa A.S.I. I cittadini e soprattutto coloro che si occupano di Scienza ai vari livelli auspicano la massima chiarezza sulla vicenda, che si perseguano eventuali colpevoli e si ridia dignità a quanti lavorano e fanno ricerca onestamente e con passione, nell’Agenzia e nelle aziende ad essa collegate.

     Nell’immagine da satellite, alcune regioni italiane e la Stazione Spaziale Internazionale. Crediti per IIS_Italia: www.ansa.it

L’altra faccia del mare

     Si tratta di un documentario sul Mar Mediterraneo, le sue caratteristiche, i molti fattori negativi che minacciano la qualità delle sue acque, i microrganismi e gli organismi che lo popolano. L’Italia è particolarmente interessata al futuro di quest’ambiente perché è il Paese che ha il maggior numero di km di coste lungo quello che fu definito “Mare nostrum”.

     Un importante aspetto segnalato è l’elevata antropizzazione delle sue coste. Città grandi e piccole che con le loro popolazioni, gli sversamenti di rifiuti più o meno depurati, un turismo diffuso e poco rispettoso dell’ambiente, rappresentano un potenziale rischio per l’habitat Mediterraneo e per la biodiversità che lo caratterizza.

     Ogni giorno le imbarcazioni che lo attraversano sono migliaia, spesso cariche di idrocarburi provenienti dalla penisola arabica e dal Golfo Persico. Il rischio di rilascio di sostanze inquinanti anche dalle petroliere è sempre presente. È già successo in passato. Come pure il versamento in mare delle acque di lavaggio delle varie strutture delle navi.

     In queste ultime settimane, in Calabria  ha suscitato molte proteste e allarme l’arrivo nel porto di Gioia Tauro della nave che ha raccolto le “armi chimiche” provenienti dalla Siria, sconvolta da una guerra civile che dura da qualche anno. Le rassicurazioni del Governo e dei tecnici, credo che offrano garanzie per un trasbordo delle sostanze chimiche senza pericoli verso la nave statunitense attrezzata per ridurre la pericolosità delle sostanze tossiche raccolte in Siria.

     Il documentario è stato prodotto dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), messo in rete lo scorso dicembre e dura 33 minuti.

Documentario: L’altra faccia del mare.

Video RAI sull’origine del Mar Mediterraneo, da “Passaggio a Nord ovest” di Alberto Angela: http://www.youtube.com/watch?v=f0lWrPvar3g