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Archivio Settembre 2013

Piemonte Parchi ritorna!

27 Settembre 2013 Nessun commento

     L’ultimo numero cartaceo di questa rivista della Regione Piemonte è stato il 221-esimo, pubblicato oltre sei mesi fa. Da questo mese la prestigiosa Piemonte Parchi ritorna mensilmente, ma solo in formato digitale usufruibile gratuitamente da tutti attraverso il web.

     La rivista con una lunga tradizione di informazione e divulgazione naturalistica venne fondata nel 1983 e da allora ha subìto numerosi cambiamenti. Molti di noi conservano gelosamente almeno qualche numero della rivista cartacea caratterizzata da bellissime immagini e rigorosi articoli. La versione digitale consentirà di raggiungere un pubblico più vasto e permetterà un abbattimento dei costi, indispensabile in un periodo in cui le risorse economiche sono ridotte per tutti i settori della pubblica amministrazione. Tra gli altri vantaggi bisogna segnalare la possibilità di ritrovare i numeri arretrati.

Per adesso sul sito sono attive le schede: copertina, sommario, articoli, rubriche, natura protetta e colophon.

Per la copertina del numero di settembre 2013, primo numero digitale: http://piemonteparchi.satiz.it/index.php?go=1

Per iscriversi alla News letter settimanale sui parchi: http://mailing.csi.it/newsreg/front/parchi/index.php

 

Salone Europeo della Ricerca Scientifica: Trieste Next

22 Settembre 2013 Nessun commento

     La manifestazione si terrà nei prossimi giorni, dal 27 al 29 settembre ed è promossa da Università e Comune di Trieste, Editore Nordesteuropa. Collaborano molti enti di ricerca e formazione del territorio regionale.

     Tra gli obiettivi fondamentali: favorire scambi e dibattiti sui temi chiave della ricerca scientifica; divulgare conoscenze scientifiche e tecnologiche; celebrare la ricerca del territorio e richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica sull’importanza della ricerca scientifica di base e applicata.

     I tre giorni sono caratterizzati da convegni, spettacoli, lectio magistralis, relazioni. Il tema centrale di Trieste Next, quest’anno alla seconda edizione, è Water WISE, l’acqua, composto fondamentale per la vita, l’umanità, il benessere, l’economia. Wise è l’acronimo di Wealth (ricchezza), Information (informazione), Sustainability (sostenibilità) e  Environment (ambiente). Ricordo che il 2013 è anche anno internazionale della cooperazione idrica. In quest’ottica, sul piano educational, il tema “acqua” viene declinato lungo tre filoni: l’uso dell’acqua come risorsa universale e sostenibile; le vie dell’acqua intese come trasporti, tecnologia e ingegneria navale; l’acqua come molecola della vita, intesa con un approccio più propriamente biologico, fisico e chimico.

     L’inaugurazione della manifestazione ci sarà giovedì 26 settembre 2013 e quest’edizione rappresenta anche una tappa importante verso la partecipazione di Trieste Next all’Expo 2015 di Milano. Inoltre vuole rafforzare la candidatura di Venezia e Nordest a Capitale Europea della Cultura 2019.

I numerosi appuntamenti previsti durante i tre giorni di lavori sono suddivisi in cinque sezioni: Scienza al futuro, La città della scienza, Mostre, Next off, Next per i bambini. I relatori sono oltre un centinaio, tutti esponenti di primo piano del mondo della scienza e della cultura.  

Il punto di riferimento per tutti è: http://www.triestenext.it/ . Qui è possibile avere tutte le notizie di cui si ha bisogno per partecipare: programma con date, ore e relatori; comitato scientifico; come arrivare e come soggiornare.    

Quasi tutti gli eventi sono gratuiti ma i posti sono limitati e potrebbero non soddisfare tutte le richieste, perciò è consigliabile le registrazione. Qualche spettacolo è a offerta libera o a pagamento e l’incasso sarà devoluto al restauro della cupola dell’Osservatorio di Basovizza, in omaggio a Margherita Hack scomparsa lo scorso 19 giugno.  

 

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La fine del satellite Goce

18 Settembre 2013 Nessun commento

     Questo satellite venne portato in orbita nel 2009 dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA), con un razzo partito dal poligono di lancio russo di Plesetsk. Alla sua costruzione contribuirono diverse industrie di vari Paesi europei con la Thales Alenia Space Italia in prima fila.

     Goce (Gravity Ocean Circulation Explorer) è dedicato all’osservazione della Terra e delle sue caratteristiche fisiche, in particolare: forza di gravità, circolazione delle correnti oceaniche, forma del geoide terrestre. Per svolgere questi compiti doveva orbitare a soli 260 km d’altezza dove sono ancora presenti particelle rarefatte d’atmosfera. Per ridurre al minimo l’attrito venne costruito con una forma aerodinamica, provvisto di due ali e con una lunghezza di 5,3 metri. Era provvisto di un propulsore elettrico che aveva lo scopo di contrastare e annullare la forza di gravità e la forza d’attrito delle particelle atmosferiche.

     Ora, ha concluso la sua missione perché il propulsore aveva un serbatoio con circa 40 kg di propellente e ne sono rimasti solo un paio: è destinato a precipitare sulla Terra. Le probabilità che cada in zone continentali sono basse: queste costituiscono solo il 30% della superficie del nostro pianeta, il restante 70% sono mari e oceani. Le probabilità che i suoi frammenti precipitino in zone abitate sono ancora più basse: gran parte della terraferma è costituita da savana, deserto, praterie, terreni coltivati, tundra, … . La massa di Goce è di circa 1.100 kg, ma la gran parte dei suoi materiali dovrebbero disintegrarsi nell’attrito con l’atmosfera. Si ritiene che la parte destinata ad arrivare sulla superficie del pianeta non superi i 300 kg.

     Non è ben chiaro se la sua precipitazione potrà essere “gestita” in qualche modo o sarà del tutto casuale. Si prevede che cadrà tra qualche settimana, intorno alla metà di ottobre. La probabilità che procuri danni a persone o cose è quasi zero, come è quasi zero la probabilità di essere colpiti da qualunque altro detrito di spazzatura spaziale. Ma è quel “quasi” che preoccupa chi vuole preoccuparsi.

Per saperne di più: http://www.goceitaly.asi.it/GoceIT/  

http://it.wikipedia.org/wiki/Gravity_Field_and_Steady-State_Ocean_Circulation_Explorer

 

Il codice sul volo di Leonardo è negli USA

12 Settembre 2013 Nessun commento

     Si tratta del famoso codice sul volo degli uccelli, un manoscritto formato da diciotto fogli conservato alla Biblioteca Nazionale di Torino. Venne scritto da Leonardo da Vinci nel 1505 e, oltre a rappresentare la prima analisi scientifica del volo degli uccelli con precisi appunti e relativi disegni, descrive idee e presenta schemi per la realizzazione di macchine che possano permettere il volo umano.

     Su richiesta della redazione del TG3 Leonardo, fatta due anni fa al direttore del Jet Propulsion Laboratory della NASA (Pasadena) in visita a Torino, il codice sul volo è stato digitalizzato e inserito in un chip che il Rover Curiosity nel 2012 ha portato con sé su Marte. In quell’occasione furono Anche attivate le procedure per un trasferimento del codice negli Stati Uniti. È stato scelto il più grande museo al mondo dedicato al volo e allo spazio: il National Air and Space Museum di Washington, il museo più visitato d’America. I più importanti mezzi d’informazione statunitensi ne stanno parlando da settimane e l’iniziativa è presentata ai cittadini come la possibilità che capita una sola volta nella vita. È prevedibile un enorme successo di pubblico e un grosso affare commerciale per il museo.

     L’esposizione durerà 40 giorni: da domani 13 settembre al prossimo 22 ottobre e rientra nelle iniziative dell’Anno della Cultura Italiana negli Stati Uniti. Il codice sarà sistemato e visibile in una cassa appositamente progettata e adeguatamente protetta, posta nella galleria dei fratelli Wright, la più visitata del museo. Il codice potrà essere sfogliato da numerose postazioni interattive.

     Considerato il successo economico e organizzativo di certi musei americani, in Italia abbiamo molto da imparare sulla capacità di sfruttare economicamente e in sicurezza i prodotti della nostra arte, della storia, della scienza e della tecnologia.

     L’invio e la mostra negli USA sono stati possibili grazie all’impegno del Ministero degli Affari Esteri, di quello dei Beni e delle Attività Culturali, delle Ambasciate dei du Paesi e alcune Fondazioni sensibili ai progetti scientifici, artistici e culturali in generale.

 

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Il triangolo estivo

     Chi non ha mai tenuto lo sguardo verso il cielo in qualche serata d’agosto? Magari solo per osservare le fugaci perseidi o “stelle cadenti”. Oppure per individuare il Grande Carro e, prolungando di circa quattro volte e mezza la distanza tra le sue ultime due stelle, trovare la Stella Polare che rappresenta un’estremità dell’Orsa Minore e la cui proiezione sull’orizzonte consente di individuare con buona approssimazione il Nord geografico.

     Opposta al Grande Carro, rispetto alla Stella Polare, si osserva facilmente la costellazione di Cassiopea con la sua caratteristica forma a W rovesciata.

     Nelle prime ore della serata, tra le ventuno e le ventitré, guardando verso lo Zenit si vede una stella di prima grandezza: Vega della costellazione della Lira, molto più piccola rispetto ad altre costellazioni. Le altre stelle di questa costellazione sono poco luminose ma visibili a occhio nudo e alcune sono riconoscibili per la loro forma a parallelogramma.

     Idealmente Vega viene unita ad altre due stelle di prima grandezza, Altair della costellazione dell’Aquila e Deneb della costellazione del Cigno, formando il “Triangolo Estivo”. Sono tre stelle che, non appena inizia ad imbrunire, appaiono per prime nel cielo estivo sgombro di nubi e con scarso inquinamento luminoso.

     Il Cigno è facilmente riconoscibile per un insieme di stelle quasi allineate, che formano la struttura delle ali di quest’uccello e che s’intersecano quasi ad angolo retta con l’asse coda-collo-testa. Il cigno è raffigurato in volo con le ali spiegate. Deneb è la stella più luminosa di questa costellazione e rappresenta la coda.

     La costellazione dell’Aquila è formata di un insieme di stelle di diversa magnitudine tra le quali spicca Altair. Anche l’Aquila è rappresentata con le ali spiegate mentre attraversa la Via Lattea. Altair è affiancata da altre due stelle: Alshain e Tarazed.

Il triangolo che ha per estremi Vega, Deneb e Altair è quasi retto in Vega e ciò costituisce un ulteriore elemento identificativo per chi non è esperto.

Concludo ricordando che, oltre a costituire uno spettacolo bellissimo e per molti aspetti romantico, il cielo è stato dichiarato dall’UNESCO patrimonio dell’umanità con l’invito a tutti di riconoscerne il valore ed apprezzarlo.