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Archivio Gennaio 2013

Oilproject beta

     Ricevo la segnalazione e a mia volta segnalo volentieri un sito di corsi di fisica sperimentale, utile per studenti delle scuole secondarie o studenti universitari o anche semplicemente per quanti sono  appassionati della materia.

http://www.oilproject.org/corso/esperimenti-di-elettrodinamica-correnti-e-circuiti-elettrici-5937.html

     Si tratta di corsi gratuiti gestiti da giovani il cui scopo è fare sperimentazione nell’ambito della formazione online e condividere conoscenze. Un altro piccolo tassello per la scuola online che integra la scuola ufficiale. Il progetto è stato segnalato anche dalla trasmissione televisiva Superquark lo scorso luglio.

 

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2013: Anno Internazionale della cooperazione idrica

     La decisione venne presa il 20 dicembre 2010 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, all’unanimità. L’iniziativa si aggiunge alle altre previste per il “Decennio Internazionale dell’Acqua, “Water for Life”, 2005-2015. Questa risoluzione vuole sottolineare l’importanza strategica dell’acqua per la vita, le attività umane e per qualsiasi progetto di sviluppo sostenibile rivolto alla riduzione della povertà, della fame e alla salvaguardia ambientale.

     L’Assemblea ONU esprime anche profonda preoccupazione per gli scarsi risultati ottenuti finora per il dimezzamento della percentuale di popolazione mondiale che non ha accesso all’acqua potabile né a servizi igienici di base. Con il 2013 si vuole dare un importante impulso alla cooperazione nel settore idrico sviluppando e attuando, su questo tema, proposte nei vari Stati a tutti i livelli e con cooperazioni internazionali. Uno degli obiettivi è anche la sensibilizzazione dei cittadini e dell’opinione pubblica in generale sui problemi riguardanti le risorse idriche e sulle possibili soluzioni, stimolando la formulazione e lo sviluppo di nuove idee e progetti. Si raggiungeranno risultati concreti? Oppure si dimostrerà solo una bella iniziativa priva di concretezza? Sarà un anno scritto sulla sabbia, cancellato da un piccolo frangente, o renderà strategico il tema della cooperazione idrica? Intanto con questo post cerco di informare e sottolineare l’importanza del problema.

     In generale, le dichiarazioni (osservanze) delle Nazioni Unite relative a giornate, settimane, anni e decadi, contribuiscono alla concreta realizzazione della Carta delle Nazioni Unite e a promuovere importanti azioni globali su temi d’importanza planetaria: questioni sociali, diritti umani, cultura, ambiente, salute. Il primo anno internazionale dell’ONU venne proclamato per il 1959 e riguardava i rifugiati.

     Alcuni dati possono aiutarci ad inquadrare meglio il problema dell’acqua: negli ultimi anni l’11% della popolazione mondiale, nei Paesi più ricchi, ha consumato circa l’88% dell’acqua potabile utilizzata dall’umanità. La Commissione mondiale per l’acqua ha stimato in 40 litri pro capite giornalieri, la quantità minima d’acqua necessaria per soddisfare i bisogni essenziali. In Italia il consumo giornaliero d’acqua è di 250 litri circa pro capite, a fronte di una media europea di 165 litri. Nel mondo siamo terzi, dietro Stati Uniti (425 litri pro capite) e Canada (350 litri pro capite). Si tratta di quantità decine di volte superiori a quelle disponibili in molti Paesi africani.

     L’acqua dolce disponibile più facilmente per le popolazioni è quella delle falde acquifere. L’immagine indica la stima della distribuzione di acqua dolce delle falde acquifere nei vari continenti.

Per ulteriori informazioni:     http://www.unwater.org/

 http://www.unwater.org/watercooperation2013/slogan.html
http://unipd-centrodirittiumani.it/it/news/Nazioni-Unite-2013-Anno-internazionale-della-cooperazione-in-materia-di-acqua/2749

http://www.orizzontenergia.it/news.php?id_news=2062

 

Le motivazioni della sentenza sugli scienziati

     Come avevo già scritto la sentenza non ha riguardato la Scienza ma alcune persone che, secondo i giudici, non hanno svolto appieno il loro lavoro. Oggi sono state depositate le motivazioni della sentenza sul terremoto dell’Aquila: 940 pagine per spiegare perché sette esperti della Commissione Grandi Rischi sono stati condannati.

     Dalle notizie d’agenzia e di stampa che è possibile trovare, appare chiaro che le condanne non riguardano la mancata previsione del sisma che il 6 aprile del 2009 provocò 309 vittime e migliaia di feriti oltre a decine di migliaia di senzatetto, perché (scrive il giudice) “i terremoti non si possono prevedere”. Ma gli esperti parteciparono o avallarono “un’operazione mediatica” dell’allora Capo della Protezione Civile. Tecnici ed esperti perciò parteciparono ad un’opera di rassicurazione della popolazione che non poteva avere fondamenta scientifiche, con tragiche conseguenze. L’autorevolezza della fonte (la Commissione) ha rassicurato oltre ogni dubbio anche i più sospettosi che diffidavano delle dichiarazioni di chi ricopriva cariche istituzionali e politiche. Ci sono state “carenze nell’analisi del rischio” e “valutazioni approssimative e generiche”. La colpa degli scienziati quindi non riguarda affatto la mancata previsione del terremoto, infatti si legge: “Il presente processo non è volto alla verifica della fondatezza, della correttezza e della validità sul piano scientifico delle conoscenze in tema di terremoti. Non è sottoposta a giudizio la scienza per non essere riuscita a prevedere il terremoto del 6 aprile 2009.  … Il compito degli imputati, quali membri della commissione medesima, non era certamente quello di prevedere il terremoto e indicarne il mese, il giorno, l’ora, la magnitudo, ma era invece, più realisticamente, quello di procederealla previsione e prevenzione del rischio”. Domani sulla stampa se ne saprà certamente di più.

     Riguardo ai tanti fatti accaduti a l’Aquila: superficialità, negligenze, risate di imprenditori e professionisti che pensavano agli affari sulle disgrazie della popolazione, falsi pianti (dalle intercettazioni risulta che veniva loro da ridere, ma qualche lacrima era necessaria perché l’evento terremoto doveva essere “uno spettacolo”) di alti rappresentanti del governo di allora, sulla morte di adulti e bambini, spero che gli italiani si indignino su tutto e non dimentichino, come accade spesso! La memoria di tanti di noi è decisamente “corta” se ripetono più volte gli stessi errori.

Nell’immagine: un moderno sismografo con un tracciato sismico (sismogramma).

 

Meraviglie della natura (e della tecnologia)

     Da un po’ di tempo, uno dei servizi di Google, il World Wonders Project, consente la visualizzazione di siti nominati Patrimonio dell’umanità. La piattaforma permette di sfogliare le risorse per temi: Architettura, città, monumenti e memoriali, meraviglie della natura, palazzi e castelli, parchi e giardini, regioni e paesaggi, siti archeologici, siti storici.

La tecnologia è quella di Google Street View, già utilizzata in Google Maps, modellata in 3D. Street View permette di muoversi a livello stradale a 360°, come se ci si trovasse sul posto. Sulla piattaforma si possono trovare risorse utili per svariate discipline scolastiche e universitarie. Informazioni e FAQ sono all’indirizzo: http://www.google.com/intl/it/culturalinstitute/worldwonders/about/ .

La scheda “Didattica” propone materiali prevalentemente per l’insegnamento e l’apprendimento della storia e della geografia nelle scuole primarie e secondarie. Si possono scaricare guide in .pdf  per insegnanti e documenti su alcuni argomenti specifici.

Una volta scelto il tema, nella colonna di destra è possibile selezionare la sezione fotografie o video. Personalmente ho avuto modo di apprezzare i materiali dei temi:, Regioni e paesaggi, parchi e giardini e Meraviglie della natura (con il Parco di Yellowstone piuttosto che le Cinque Terre, …), di cui propongo qualche immagine ridotta.

Per provare: http://www.google.com/intl/it/culturalinstitute/worldwonders/

Drosophila melanogaster, sorprendente e utilissima

     In un post della scorsa estate ho accennato alla melatonina e al suo ruolo (non ben conosciuto) nei ritmi circadiani del corpo umano, come il ritmo sonno-veglia. Ebbene i moscerini della frutta (Drosophila melanogaster), che chiunque può osservare sulla frutta matura o marcescente, soprattutto nel periodo estivo, da un secolo a questa parte hanno dato un notevole contributo alla scienza e lo scorso anno sono stati studiati anche per il loro ritmo circadiano. Lo studio pubblicato su Nature di aprile 2012, dimostra che le attività diurne dei moscerini liberi in natura hanno ritmi differenti da quelli sottoposti ad attività di laboratorio. Quindi un moscerino possiede recettori che gli permettono di “distinguere”, in qualche modo, tra le condizioni dell’ambiente naturale e quelle del laboratorio.

     I primi studi su questo moscerino, di 2-2,5 millimetri, furono condotti da William Castle (1867-1962) nel 1905 per la selezione di variazioni genetiche.  Thomas Hunt Morgan (1866-1945), biologo statunitense, nel 1910 costituì un gruppo di ricerca, destinato a diventare famoso, chiamato “Drosophila Group”  nel dipartimento di zoologia della Columbia University. Altri gruppi di ricerca, divertiti, chiamarono quel laboratorio “la stanza delle mosche”, un appellativo che rimase per anni. Ancora prima, altri studi cercarono nella riproduzione degli insetti le conferme alle teorie di Gregor Mendel. In particolare i testi scolastici riportano quelli di Walter Sutton (1877-1916) che, nel 1902, utilizzando le cavallette dimostrò che i geni portatori di caratteri ereditari sono strutture concrete, localizzate nei cromosomi. Ma perché per i suoi studi di genetica Morgan (e prima ancora Castle) scelse i moscerini della frutta? Per le loro dimensioni ridotte sicuramente: possono essere allevati e osservati in piccoli contenitori di vetro, si riproducono con molta facilità (ogni due-tre settimane) e, soprattutto, hanno solo 4 paia di cromosomi (3 coppie di autosomi e 1 di cromosomi sessuali). Inoltre i cromosomi sessuali, come nell’uomo, sono del tipo XY nei maschi e XX nelle femmine.

     Morgan e i suoi collaboratori individuarono alcune differenze genetiche nella popolazione di moscerini utilizzata. La differenza più caratteristica e facilmente osservabile era il colore degli occhi, generalmente rossi e talvolta bianchi. In alcune esperienze, incrociando maschi con gli occhi bianchi con femmine con occhi rossi, nella generazione F1 i discendenti maschi e femmine avevano tutti gli occhi rossi, in accordo con la legge della dominanza di Mendel. Continuando a seguire il percorso degli esperimenti mendeliani, Morgan incrociò tra di loro i moscerini ottenuti in F1 ma i risultati furono diversi da quelli che ci si aspettava: non si manifestava il rapporto 3:1 tra il fenotipo dominante (occhi rossi) e quello recessivo (occhi bianchi). Però il fatto più sorprendente per i ricercatori fu l’assenza di femmine con gli occhi bianchi. Su 4252 moscerini che componevano la generazione F2 , 1783 (il 42%) erano maschi e 2459 (il 58%) femmine, tutte con gli occhi rossi! Nei maschi invece, 1011 avevano gli occhi rossi e 782 gli occhi bianchi. Era impossibile che l’assenza di femmine con gli occhi bianchi dipendesse dal caso e per capirne il motivo, il gruppo di Morgan incrociò il maschio originario con gli occhi bianchi con una femmina eterozigote di F1 . Quali risultati ottennero? Dei 435 moscerini discendenti, 216 erano femmine (il 49,9%) e 218 maschi (il 50,1%), ma 88 femmine avevano gli occhi bianchi, come pure 86 maschi. Si arrivò alla conclusione che il gene per il colore degli occhi è presente solo sul cromosoma X mentre il cromosoma Y possiede pochissimi geni (a causa delle sue ridotte dimensioni, si scoprì in seguito).

     Quindi alcuni caratteri ereditari dipendono dal sesso, perché i geni che li determinano sono contenuti nei cromosomi sessuali e la loro trasmissione ai figli non segue in modo regolare le leggi di Mendel. Per le sue scoperte e quelle del suo gruppo di lavoro, Morgan ricevette il premio Nobel per la medicina e la fisiologia nel 1933 e i suoi studi costituiscono un capitolo fondamentale della storia della genetica.

     Quali sono nell’uomo le principali malattie genetiche legate al sesso? Daltonismo, emofilia, distrofia muscolare di Duchenne, sindrome del X fragile, favismo. C’è da aggiungere che Morgan per diversi anni fu scettico, se non apertamente contrario alle teorie di Mendel, riprese e confermate da altri studiosi. Non credeva neanche nell’associazione tra cromosomi sessuali e ereditarietà legata al sesso. “Dovette” convincersi sotto le pressioni degli altri componenti del gruppo di ricerca e dall’analisi dei risultati.

     Gli studi con l’uso delle drosophile continuarono con altri ricercatori. In particolare un collaboratore di Morgan, Hermann Joseph Muller (1890-1967), studiò gli effetti dei raggi X e di altre radiazioni sui moscerini e notò che in essi aumentava la velocità delle mutazioni genetiche. Queste ricerche aprirono la strada ad altri studi e confermarono il pericoloso ruolo delle radiazioni come agenti mutageni. Anche Muller vinse il premio Nobel per la medicina, nel 1946. Riguardo allo scetticismo di Morgan, Muller nel 1934 scrisse: “…lentamente e contro la sua volontà, Morgan fu costretto a dare spazio alla duplice pressione dei fatti e delle argomentazioni.”

     Anche gli studi di Alfred Henry Sturtevant (1891-1970), già studente nel laboratorio di Morgan, si basarono sui moscerini. Sturtevant scoprì che i geni, oltre ad essere localizzati sui cromosomi, occupano posizioni ben determinate in una sequenza lineare.

Per approfondimenti: “Unexpected features of Drosophila circadian behavioural rhythms under natural conditions”; Stefano Vanin, Supriya Bhutani, Stefano Montelli, Pamela Menegazzi, Edward W. Green, Mirko Pegoraro, Federica Sandrelli, Rodolfo Costa & Charalambos P. Kyriacou; doi:10.1038/nature10991

http://it.wikipedia.org/wiki/Thomas_Hunt_Morgan

Storia della scienza, Collana diretta da Paolo Rossi, Vol. 6, Gruppo Editoriale L’Espresso, 2006.

Le due immagini di Drosophila, vista anteriore e laterale, sono tratte da: http://it.wikipedia.org/wiki/Drosophila_melanogaster

 

L’I.P.L.A., i boschi, l’energia e l’ambiente

4 Gennaio 2013 1 commento

     Cos’è l’I.P.L.A.? L’Istituto per le Piante da Legno e l’Ambiente di Torino. Nacque nel 1954, come Istituto Nazionale per le Piante da Legno, su iniziativa di un’azienda privata, la Burgo S.p.A., per sperimentare e diffondere la coltivazione di specie di conifere a crescita rapida adatte all’ambiente piemontese, soprattutto il Pino strobo. La società venne acquisita dalla Regione Piemonte nel 1979 e assunse l’attuale denominazione. Azionisti di minoranza sono la Regione Autonoma Valle D’Aosta e il Comune di Torino. Si tratta di un Istituto di alta specializzazione, oggi strutturato in due Aree tecniche: “Ambiente” e “Energia e gestione”.

     Perché ne parlo? Perché a causa della crisi e dei tagli di risorse in tutte le Amministrazioni pubbliche,  l’Istituto è a forte rischio di chiusura e, come in tanti altri settori, rischiano di rimanere senza lavoro una cinquantina di esperti in campo forestale, ambientale e in quello delle risorse energetiche. Certo, il bilancio della società nel 2011 si è chiuso in passivo e probabilmente occorreva un’amministrazione più oculata, ma senza una ricapitalizzazione ci sarà una perdita di progetti, di interventi e professionalità che difficilmente verranno ricostituite in futuro. Si potrebbe osservare che 50 lavoratori sono pochi in confronto alle decine di migliaia che hanno già perso il lavoro o stanno per perderlo nelle grandi aziende di varie Regioni d’Italia, ad esempio in Sardegna con l’ALCOA o le altre poche industrie rimaste in attività o la crisi del distretto minerario del Sulcis. Ma proprio per questo dobbiamo rimanere aggrappati alle strutture più piccole che possono essere “aiutate” con costi relativamente bassi e più facilmente possono raggiungere il pareggio di bilancio o ritornare in attivo.

     Quali sono i settori di intervento dell’I.P.L.A.? Gestione di aziende agroforestali, gestione integrata della filiera foresta-legno-imprese, promozione di forme di energia rinnovabile, gestione del suolo e di piani paesaggistici, gestione di progetti per la lotta di patologie agro-forestali, ecc.  Probabilmente, le Amministrazioni, messe alle strette dalla spending review vogliono assegnare anche la gestione del territorio pubblico ai privati. Gran parte della responsabilità della crisi che ha colpito gli Stati Uniti prima e l’Europa poi, deve essere addebitata a cattivi amministratori di gruppi bancari e finanziari internazionali e a politici inadatti a svolgere i loro compiti. Il prezzo della crisi però lo stanno pagando i lavoratori di numerosissimi settori, non questi amministratori. Innumerevoli scandali e decisioni (molto) discutibili ce lo confermano.

Tra le ultime pubblicazioni dell’I.P.L.A., in distribuzione gratuita, fino ad esaurimento delle copie:

AMINT – Parco naturale Bosco delle sorti della partecipanza di Trino – censimento micologico 2010. (2011).
Scaricabile online: http://www.funghiitaliani.it/micologia/img/Trino2011_LE.pdf

I.P.L.A., REGIONE PIEMONTE – La Carta della capacità d’uso dei suoli del Piemonte a scala 1:250.000 con Note illustrative. Selca, Firenze (2010). È possibile la consultazione on-line sul sito www.regione.piemonte.it/agri/suoli_terreni/index.htm

I.P.L.A., REGIONE PIEMONTE – Atlante dei suoli del Piemonte. Quattro Serie di Atlanti e Note illustrative. Servizi Grafici, Bricherasio (TO) (2009). È possibile la consultazione on-line sul sito www.regione.piemonte.it/agri/suoli_terreni/index.htm
I.P.L.A., REGIONE PIEMONTE – La Carta Forestale del Piemonte a scala 1:250.000. Selca, Firenze. (2008)
I.P.L.A., REGIONE PIEMONTE – La Carta dei suoli del Piemonte a scala 1:250.000 con Note illustrative e cd. Selca, Firenze. (2007). È possibile la consultazione on-line sul sito www.regione.piemonte.it/agri/suoli_terreni/index.htm

Sono numerose anche le pubblicazioni scientifiche in vendita o in distribuzione presso gli Enti pubblici.

Per saperne di più: http://www.ipla.org/

http://www.greenews.info/pratiche/stato-e-ambiente-perche-la-gestione-del-territorio-deve-rimanere-pubblica-20121122/