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Archivio Novembre 2012

GiovedìScienza 2012-2013

     Inizia domani 29 novembre la 27a edizione. Si tratta di un appuntamento importante per la divulgazione scientifica e, come al solito, è rivolto a comuni cittadini appassionati di scienza, a studenti, a insegnanti. Gli incontri sono ogni giovedì al Teatro Colosseo di Torino, alle ore 17,45 con ingresso libero in via Madama Cristina 71. Coloro che sono interessati ma non riescono a partecipare, possono rivedere le serate in streaming, alcuni giorni dopo l’evento, sul sito http://www.giovediscienza.org . Segnalo solo alcuni incontri, chi vuole può consultare il programma completo sul sito già citato.

     Il primo e il secondo incontro di quest’anno sono rivolti alla matematica. Piergiorgio Odifreddi e Federico Peiretti parlano e mostrano una Matematica Sorprendente. Il 6 dicembre invece Alex Bellos parlerà della sua visita ad una tribù della foresta amazzonica che conosce ed utilizza solo tre numeri, in rapporto ai moderni calcolatori.

     Un incontro sulla biologia si terrà il 20 dicembre alle ore 21,00 con lo spettacolo comico Che fatica sopravvivere! La vita è dura anche per i predatori. Con Francesco Tomasinelli, biologo e Antonio Ornano, comico.

     In due incontri si parlerà di fisica. Il 17 gennaio Giovanni Bignami affronterà il tema della scienza e dell’immaginazione, della posizione del nostro pianeta e dell’uomo nello spazio. Il 28 febbraio invece, Étienne Klein, direttore della ricerca al Commissariato francese per l’energia atomica e le energie alternative, ci propone un viaggio alla scoperta dell’Universo con Istante Zero.

     Altri due pomeriggi sono dedicati alla medicina. Il 7 febbraio Claudia Riganti parlerà della lotta ai tumori; il 14 febbraio Gaetano Di Chiara dell’Università di Cagliari proporrà il tema della marijuana, dei suoi rischi sociali e delle applicazioni terapeutiche.

     Gli appuntamenti per le scuole sono fruibili solo su prenotazione e quello del 7 febbraio, rivolto agli studenti delle scuole secondarie di secondo grado, affronta il mondo dei nanomateriali con Nicola Pugno.

 

Settimana europea per la riduzione dei rifiuti

     Che i rifiuti siano diventati un problema grave per le nostre città, per l’ambiente e il pianeta in generale, è chiaro per molti ma non ancora per tutti. Alcuni fatti di cronaca attuale e recente, ce lo dimostrano. Basti pensare alle difficoltà avute in alcune città, ad esempio Napoli e Palermo, oppure alle difficoltà nella costruzione di inceneritori, a Parma e in Val d’Aosta, bocciati da un referendum popolare. Oppure si consideri il successo avuto dallo spettacolo teatrale, su testo di Daniel Pennac, “Il Sesto Continente”, definizione data a due grandi “isole” di rifiuti di plastica galleggianti nell’oceano Pacifico, al largo del Giappone e in corrispondenza delle Hawaii.

     Questa settimana “europea” del 2012, si conclude oggi 25 novembre ed è alla sua quarta edizione, dopo l’inaugurazione del 2009. Lo scopo fondamentale è la sensibilizzazione dei cittadini comunitari sulla necessità di ridurre i rifiuti in modo drastico, mettendo in atto tutte le strategie e le iniziative possibili, sia a livello istituzionale sia come singole persone. Siamo tutti invitati e “tenuti” ad adottare la cosiddetta regola delle 3R (Riduci quello che usi, Riusa quello che puoi, Ricicla tutto il resto). Le migliaia di  iniziative validate e realizzate in Italia possono essere visualizzate da: http://www.ecodallecitta.it/menorifiuti/ .

Immagine tratta da: http://www.effettoterra.org/files/soupll0502468x271su2.jpg

Premio Lessona al MRSN di Torino

     Cos’è il premio Lessona? È un premio dedicato alla divulgazione scientifica ed è alla sua prima edizione. Per alcuni ragazzi le scienze sono già attraenti da sé, per altri c’è bisogno di divulgare argomenti scientifici in modo più accattivante. Per molti aspetti infatti le scienze, quando comunicate con spiegazioni aride e tecniche, magari incomprensibili ai più, non invogliano alla lettura né allo studio. 

     Il premio rivolto sia a ragazzi che ad adulti è suddiviso in due sezioni, saggi e racconti, è stato intitolato a Michele Lessona (1823 – 1894), famoso naturalista e grande divulgatore scientifico nato a Venaria Reale, la mia città adottiva. Tre giorni fa, al Museo Regionale di Scienze Naturali, con la lettura di alcuni brani selezionati c’è stata la premiazione dei vincitori da parte della giuria di esperti presieduta da una discendente del naturalista: Silvia Lessona. L’evento è stato già un buon successo, con la partecipazione di 109 concorrenti da varie parti d’Italia e dalla Francia, e c’è da scommettere che il prossimo anno andrà anche meglio. Anche questo premio, come alcune pubblicazioni, i blog e i “carnevali scientifici”, concorre ad avvicinare il nostro Paese alla grande tradizione anglosassone della divulgazione scientifica. 

     Per i più curiosi, spero proprio che siano tanti, al seguente link ci sono i vincitori e le loro opere: http://www.regione.piemonte.it/museoscienzenaturali/eventi/2012/lessona/lessona.htm

     Per la cronaca, ha vinto anche Daniele Pesce, uno scrittore di Grugliasco, la città del nostro Istituto,  con il racconto “80 giorni con Mr Fogg, geologo”.

 Per saperne di più su Michele Lessona e le sue opere: http://it.wikipedia.org/wiki/Michele_Lessona

 

I protisti: eucarioti unicellulari

     Tra gli eucarioti, organismi costituiti da cellule con nucleo delimitato da membrana nucleare (eucariote significa vero nucleo), ci sono quelli unicellulari. Sono i Protisti, una volta raggruppati in un regno a parte, che comprendono decine di migliaia di specie. In generale, come eucarioti, i protisti sono circa 10 volte più grandi dei procarioti e hanno un volume circa 1000 volte maggiore perciò sono ben visibili con un microscopio ottico. Possiedono tutti gli organuli tipici degli altri eucarioti e nell’unica cellula sono in grado di svolgere tutte le funzioni vitali necessarie alla loro sopravvivenza e alla riproduzione.

     Alcuni protisti hanno caratteristiche di “tipo animale”, sono i Ciliati, gli Sporozoi, i Sarcodici e i Mastigofori. Questa classificazione in quattro gruppi è basata sul diverso sistema di locomozione. Si nutrono di particelle di cibo che trovano nell’ambiente oppure di altri microrganismi. Altri hanno caratteristiche “tipo piante”, come gli Euglenoidi, i Dinoflagellati e le Diatomee. Contengono clorofilla e sono in grado di svolgere la fotosintesi. Nel loro insieme costituiscono il fitoplancton che vive poco sotto la superficie delle acque marine e dolci ed è alla base della catena alimentare degli organismi acquatici. Una terza categoria di protisti, “tipo funghi”, sono i funghi mucillaginosi in grado di secernere enzimi digestivi per decomporre i materiali organici che trovano nell’ambiente ed assorbirne i prodotti.

     Non è possibile con un singolo post trattare nel dettaglio i vari tipi di protisti. Prendendo spunto dall’ultima esperienza di laboratorio in cui abbiamo osservato alcuni Ciliati, tra cui il Paramecium e il Didinium, mi soffermo un po’ di più su questi due generi.

     I parameci sono gli organismi unicellulari osservabili più facilmente con un microscopio ottico in un infuso di fieno preparato circa una settimana prima. La specie più comune è il Paramecium caudatum che si presenta con una caratteristica forma “a pantofola”. Ad un ingrandimento di 400X sono ben visibili le ciglia vibratili, collegate ad una cuticola, e il loro movimento. Lateralmente presentano un citostoma, un’apertura che serve per introdurre sostanze alimentari verso il citofaringe, un canale che termina in un vacuolo alimentare nell’endoplasma. Possono essere visibili uno o più vacuoli pulsanti, addetti all’eliminazione dell’acqua in eccesso. Solitamente dalla parte opposta, c’è un’altra apertura, il citopigio, che ha la funzione di eliminare i rifiuti. Nella cellula ci sono un macronucleo addetto alle attività metaboliche e un micronucleo con funzione riproduttiva.

     Il Didinium più diffuso è il Didinium nasutum, un vorace predatore di altri microrganismi. Ha una forma più tondeggiante rispetto al Paramecium e presenta intorno a sé due fila di ciglia battenti che gli consentono in acqua un movimento a zig-zag. La sua principale arma di caccia è una protuberanza conica all’estremità della cellula: possiede un  contorno di “freccette” avvelenate in grado di paralizzare gli altri microrganismi, soprattutto i parameci. Grazie all’estensibilità della sua membrana plasmatica, può inghiottire prede più grandi di lui.

     Le due immagini, realizzate al microscopio elettronico e pubblicate insieme ad altre centinaia dall’American Society for Cell Biology in un progetto denominato “The Cell: An Image Library”, mostrano la fase di attacco di un Didinium a un Paramecium e la successiva fase di ingestione. Il progetto dell’associazione americana di biologia cellulare ha come scopo la promozione verso il grande pubblico della biologia cellulare e la sensibilizzazione verso la ricerca scientifica e le sua potenzialità.

Le immagini più rappresentative dell’umanità

     Si tratta di un progetto di Trevor Paglen. Nel corso di alcuni anni ha intervistato scienziati, artisti e filosofi per selezionare 100 immagini che siano le più rappresentative dell’umanità e inviarle in orbita intorno alla Terra.

Dopo il lancio su Marte circa un anno fa, con il rover Curiosity, del microchip contenente il codice del volo di Leonardo, conservato alla Biblioteca Reale di Torino e scannerizzato insieme al suo celebre autoritratto che si può osservare nella colonna di destra, un’altra iniziativa vuole portare fuori dal nostro pianeta immagini della natura terrestre ed eventi o fenomeni naturali o umani. Il progetto è stato denominato Last Pictures e le immagini sono state incise su un disco, in grado di resistere al decadimento per milioni di anni. Il disco è di silicio ed è racchiuso in una capsula di alluminio a sua volta inserita  in un contenitore dorato. Disco e contenitore sono stati progettati e realizzati al MIT (Massachusetts Institute of Technology) di Boston. Sarà lanciato in orbita geostazionaria tra una settimana circa, il 20 novembre, con il satellite Echostar XVI. Nonostante il disco sia stato progettato per durare tanto tempo, è impensabile che un satellite artificiale possa resistere sulla sua orbita per un tempo altrettanto lungo: prima o poi tornerà in frantumi sulla superficie terrestre, probabilmente con il disco integro. È ancora più improbabile che il disco possa essere “letto” nei prossimi secoli da qualche forma di intelligenza extraterrestre. Ma l’iniziativa colpisce la curiosità e la fantasia umana e richiama l’attenzione dei mezzi di comunicazione, compreso questo blog. Naturalmente la curiosità principale è sapere quali immagini sono state scelte. A questo collegamento se ne possono trovare una decina.

http://creativetime.org/projects/the-last-pictures/the-pictures/

Molte riguardano paesaggi e fenomeni naturali (ghiacciai, rocce, una tromba marina, la Terra osservata dall’orbita intorno alla Luna, una fioritura di ciliegio ecc. ).

 

Non è una condanna della scienza

2 Novembre 2012 1 commento

     Pur non conoscendo le motivazioni della sentenza (credo che non siano ancora state pubblicate) del tribunale de L’Aquila sulla condanna dei membri della Commissione Grandi Rischi, dopo qualche settimana, a mente fredda, si può fare qualche considerazione. 

Innanzitutto è assolutamente improprio il paragone fatto su qualche sito e quotidiano statunitense o giapponese con la vicenda di Galileo. Credo che nessuno dei componenti della Commissione condannata abbia azzardato un simile paragone: quella di Galileo di 400 anni fa era un diverso modo di interpretare la realtà, il nostro pianeta, il Sistema solare di cui fa parte e l’intero Universo. Quella di oggi è una storia scaturita probabilmente dalla superficialità di qualche membro della commissione e/o di qualche funzionario che ha redatto il comunicato stampa incriminato, senza valutarne bene il contenuto e i termini utilizzati. La Commissione si riunì il 31 marzo 2009, una settimana prima del catastrofico sisma. Doveva valutare l’opportunità o meno di allertare la popolazione su eventuali, concreti rischi di forti scosse. Il risultato era stato una rassicurazione generale della popolazione, un invito inopportuno alla calma con la segnalazione dell’improbabilità di scosse di maggiore magnitudo e perciò devastanti. Purtroppo non andò così.

    In altre condizioni, in altre Regioni d’Italia, rassicurazioni e posizioni caute di questo tipo a breve termine hanno funzionato: le numerose scosse di media e bassa magnitudo hanno rappresentato una liberazione graduale e continua di energia elastica accumulata dai margini delle faglie che hanno evitato scosse più forti. Ma non sempre è stato così nella storia degli eventi sismici, anche scosse ripetute di media magnitudo possono essere premonitrici dell’arrivo di una scossa forte o fortissima. Questo dipende da quanta energia è stata accumulata nel tempo, per scorrimento o per attrito nelle rocce del sottosuolo. Quanta sia quest’energia e qual è il punto critico di rottura di quelle particolari formazioni rocciose, oltre il quale si libera la scossa principale, non possiamo saperlo. In base alle conoscenze scientifiche attuali nessuno può saperlo. Non abbiamo gli strumenti tecnici, né modelli matematici per prevedere quando in una determinata area sismica ci sarà una scossa di magnitudo devastante per la popolazione e le costruzioni.

     La stessa classificazione delle numerosissime aree sismiche del pianeta non è precisa, non lo è neanche quella italiana: si basa sugli eventi sismici che ci sono stati nel passato più o meno recente. La situazione geologica della Terra però è mutevole, i suoi fenomeni endogeni sono prevedibili solo in parte, non si può prevedere dove e quando si creerà una nuova faglia.

     I componenti della Commissione non potevano prevedere quando ci sarebbe stata una scossa molto più forte delle solite. Nello stesso tempo, per gli stessi motivi d’incertezza e incompleta conoscenza dei fenomeni sismici e dell’entità delle forze che li determinano nel sottosuolo, non si poteva rassicurare la popolazione e gli amministratori cui spetta prendere decisioni, affermando che la forte scossa era improbabile o, peggio, non ci sarebbe stata.

     Probabilmente la Commissione è stata condannata (ricordo che è solo il primo grado di giudizio) proprio su questo punto della comunicazione. Quindi la sentenza non riguarda i due massimi Sistemi: tolemaico e copernicano. Che poi, per un difetto di comunicazione di questo tipo sia stata data una pena eccessiva (sei anni di reclusione), è certo. In Italia chi ruba grandi patrimoni o specula sui materiali di costruzione che causano il crollo degli edifici, che sono la vera causa delle morti durante un sisma, spesso resta impunito e magari ride anche sulle disgrazie altrui. Purtroppo.

    Uomini di scienza e tecnici dovevano dare informazioni più precise e complete, con un’analisi del rischio che contemplasse le varie possibili conseguenze dello sciame sismico che da settimane interessava l’Abruzzo. Non cattiva scienza e cattivi scienziati quindi, ma cattiva comunicazione. Probabilmente il tono rassicurante del comunicato stampa della Commissione è stato influenzato dall’allarme dato negli stessi giorni da Giampaolo Giuliani (vedi post).

     Sarà interessante leggere con attenzione le motivazioni di una sentenza che ha fatto comunque scalpore nel mondo. Senza chiarimenti sui comportamenti e sulle responsabilità di tecnici, scienziati e amministratori, si potrebbe incappare per il futuro in facili allarmismi ad ogni minima scossa.