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Archivio Febbraio 2012

Renato Dulbecco, 98 anni, addio

     Da oggi non c’è più. È stato un riferimento per tanti appassionati di scienza. Da quando è stato creato questo blog, una sua frase significativa sul fumo è stata riportata nella colonna di destra.  È stato anche un torinese: ha abitato e studiato all’Università di Torino ed è stato compagno di corso di Rita Levi Montalcini. Entrambi allievi di Giuseppe Levi. Il mio piccolo, modesto omaggio a questo Grande della scienza consiste nel riportare qualche brano della sua autobiografia riferito alla scelta della facoltà e all’arrivo a Torino.

“.. Finito il liceo nel 1930, dovetti prendere due importanti decisioni: a che facoltà iscrivermi e in quale università. Mio padre aveva studiato a Torino e così si decise che avrei fatto anch’io. Tutti i miei compagni andavano a Genova, e sarei rimasto solo, ma non mi dispiaceva, mi sembrava più avventuroso trovarmi in un ambiente del tutto sconosciuto. ..

Così andai a Torino a studiare medicina. Alloggiavo in un pensionato cattolico da cui potevo facilmente arrivare all’Università in tram. Era un casone grande a quattro piani, rettangolare come tutti gli edifici torinesi del tempo, con un grande cortile nel mezzo, ricoperto di ciottoli grigi. L’intonaco era giallastro e certamente erano anni che non veniva dipinto. Ogni piano aveva un lungo balcone col pavimento di pietra e la balaustra di ferro che girava tutt’intorno. Entrando dal portone avevo sempre un’impressione di freddo perché il Sole quasi non arrivava a illuminare il cortile.

Il terribile frastuono era interrotto dall’arrivo del professore, Giuseppe Levi, che batteva furiosamente l’estremità di una lunga canna sul pavimento di legno per ottenere silenzio.

Giuseppe Levi era la personalità dominante nella scuola di medicina. Visto dai banchi alti dell’aula dove io, come matricola, sedevo, sembrava un domatore di leoni più o meno addomesticati. Era alto, eretto, portava un lungo camice grigio che quasi gli arrivava alle scarpe, teneva i capelli grigio-rossiccio tagliati a spazzola, e gli occhi penetranti dietro le spesse lenti sfidavano tutti. Le sue lezioni erano le più frequentate della facoltà, non perché vi si imparasse molto. L’anatomia si imparava studiando sui libri o facendo le dissezioni sui freddi tavoli di marmo bianco o le esercitazioni di anatomia microscopica nel vasto laboratorio al pianterreno. ..”

 

Boncinelli: una breve ma significativa intervista

      Ieri sera nella trasmissione condotta da Fabio FazioChe tempo che fa” c’è stata un’intervista a Edoardo Boncinelli che presentava il suo ultimo libro “La scienza non ha bisogno di Dio”. Un titolo in parte provocatorio e in parte adatto per le vendite. Purtroppo sono rari i testi discienza presentati da Fazio. Nel volume l’autore propone una definizione di vita e delle sue caratteristiche fondamentali, espone con chiarezza il concetto di vita artificiale, riferita ad esperimenti sui batteri (quelli di Craig Venter del 2010), lontana anni luce dal concetto di vita degli organismi eucarioti pluricellulari. Il testo tocca vari ambiti: scientifico, filosofico, religioso, morale. Boncinelli è autore di numerose altre pubblicazioni di successo, tra le quali “Idee per diventare genetista. Geni, genomi ed evoluzione”, “Mi ritorno in mente. Il corpo, le emozioni, la coscienza“, “Il mondo è una mia creazione”, “La vita della nostra mente”, “Lettera a un bambino che vivrà fino a 100 anni”, ecc.

Per coloro che non hanno seguito l’intervista e anche per chi ha piacere di rivederla  e sentirla, propongo il video (circa 12 min): http://youtu.be/sHY2P0KbMCs

 

M’illumino di meno

          Ritorna la campagna di Caterpillar, la trasmissione di radio2 condotta con la giusta dose di sapienza ed ironia che ci tiene compagnia fin dal mattino presto con Caterpillar AM. Siamo ormai all’ottavo anno e l’edizione del mattino si aggiunge a quella solita che va dalle 18,00 alle 19,30. Il tema del risparmio energetico la fa da padrone e tutti siamo invitati ad azioni virtuose che portino alla riduzione dei consumi energetici e dei rifiuti.

La festa del risparmio energetico sarà domani 17 febbraio.

Riporto IL DECALOGO DI M’ILLUMINO DI MENO con un invito a fare attenzione a questi piccoli gesti che, ripetuti da centinaia di migliaia o milioni di persone, producono risultati nel complesso importanti.
Buone abitudini per la giornata di M’illumino di Meno (e anche dopo!)

1. spegnere le luci quando non servono

2. spegnere e non lasciare in stand by gli apparecchi elettronici

3. sbrinare frequentemente il frigorifero; tenere la serpentina pulita e distanziata dal muro in modo che possa circolare l’aria

4. mettere il coperchio sulle pentole quando si bolle l’acqua ed evitare sempre che la fiamma sia più ampia del fondo della pentola

5. se si ha troppo caldo abbassare i termosifoni invece di aprire le finestre

6. ridurre gli spifferi degli infissi riempiendoli di materiale che non lascia passare aria

7. utilizzare le tende per creare intercapedini davanti ai vetri, gli infissi, le porte esterne

8. non lasciare tende chiuse davanti ai termosifoni

9. inserire apposite pellicole isolanti e riflettenti tra i muri esterni e i termosifoni

10. utilizzare l’automobile il meno possibile e se necessario condividerla con chi fa lo stesso tragitto.

Consulta le INTEGRAZIONI AL DECALOGO DI M’ILLUMINO DI MENO
elaborati da Antonio Disi, curatore del Rapporto annuale sull’efficienza energetica dell’Enea

Se vuoi ascoltare l’inno ufficiale della manifestazione: http://youtu.be/XBIaTYIxstk

VEGA, vettore spaziale italiano

     Lo spazio prossimale alla Terra è sempre più carico di satelliti e spazzatura. Tanto che l’orbita dei rifiuti spaziali di maggiori dimensioni è tenuta sotto controllo dalle varie Agenzie Spaziali. Sono diversi i Paesi che lanciano strumenti tecnologici in orbita. In totale nei 50 anni di esplorazioni spaziali sono stati lanciati circa 6000 satelliti artificiali, tutti figli dello Sputnik. Di questi, circa 800 (il 13%) sono tuttora operativi, il resto è spazzatura da tenere sotto controllo per evitare collisioni con materiali del costo di decine o centinaia di milioni di euro. I satelliti non più operativi, per non intralciare gli altri, dovrebbero essere spinti su orbite inutilizzate o fatti precipitare sull’oceano Pacifico. Almeno è quello che è stato stabilito dal Comitato dell’ONU per l’uso pacifico dello spazio. Molti di quelli funzionanti sono satelliti militari, ma tanti altri sono per usi civili: per le telecomuncazioni, le attività economiche, per il meteo, per i rilevamenti ambientali, geologici, minerari ecc.

     Ultimamente ai vettori che lanciano satelliti se n’è aggiunto uno dell’ESA (Agenzia Spaziale Europea) costruito quasi interamente in Italia: VEGA. Ha un diametro di soli 3 metri ed è alto 30 metri, con una massa di 137 tonnellate. È in grado di portare in orbita satelliti di medie o piccole dimensioni, al massimo di 1,5 tonnellate. Un’utilitaria dello spazio costata circa 500 milioni di euro ma considerata un buon investimento, in grado di portare guadagni e nuova ricerca. Per il 65% si tratta di investimenti italiani, della società Avio Spa con sede a Rivalta Torinese, tramite la Elv (European Launch Vehicle) una società di costruzioni aerospaziali di Colleferro (RM).

Oggi 13 febbraio 2012, VEGA è partito per il suo volo di qualifica portando in orbita due satelliti più altri sette microsatelliti e collocandoli perfettamente nella posizione prestabilita. Un grande successo per la ricerca e l’industria aerospaziale italiana. Il programma e vettore VEGA è stato fatto proprio dall’Agenzia Spaziale Europea e il lancio è avvenuto poche ore fa dalla Guyana Francese. Per vincere la forza di gravità, il vettore ha una spinta propulsiva costituita da 3 stadi a combustibile solido e da un quarto stadio a combustibile liquido che si attiva per rilasciare il carico nelle orbite previste. VEGA garantisce alle industrie europee il lancio di piccoli satelliti ad un costo più basso e in tempi indipendenti rispetto ai grandi lanciatori statunitensi e russi.

Video importato
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Ma quali sono le principali zone di orbite utilizzate dai satelliti? C’è un’orbita bassa, fino a 2000 km che ospita la metà dei satelliti funzionanti, compresi tutti quelli per le osservazioni scientifiche e militari e la Stazione Spaziale Internazionale. È la zona più affollata in cui ci sono i maggiori rischi di collisioni. Una zona di orbite intermedie, tra i 20.000 e i 25.000 km, comprende satelliti per i sistemi di navigazione come il GPS. La zona di orbite più esterne è quella geostazionaria, a 36.000 km, in cui il periodo di rivoluzione dei satelliti coincide con quello di rotazione della Terra. Un satellite che si trova su quest’orbita, si mantiene sempre sulla stessa regione del nostro Pianeta. È occupata prevalentemente da satelliti per la meteorologia e le telecomunicazioni.

Il video (da non perdere!) del lancio di VEGA, con la voce e il commento di Silvia Rosa Brusin e diverse animazioni:

http://youtu.be/zC6hPk4cd1I 

Per ulteriori approfondimenti:

http://www.asi.it/it/agenzia/societa_partecipate/elv

http://it.wikipedia.org/wiki/Avio_(azienda)

http://it.wikipedia.org/wiki/Vega_(lanciatore)

http://it.wikipedia.org/wiki/Orbita_geostazionaria

www.asi.it/it/attivita/trasporto_spaziale/vega 

Nell’immagine (dell’Agenzia Spaziale Italiana) il lanciatore VEGA.

 

Questioni di cuore

Tra qualche giorno si celebrerà San Valentino (prende il nome dal martire cristiano San Valentino da Terni, del III secolo d.C.), una ricorrenza molto attesa dagli innamorati, soprattutto se adolescenti. Ma è un giorno tenuto in considerazione anche da chi innamorato non lo è, oppure non lo è più. Anche in questo periodo di crisi economica, per molte persone l’aspetto commerciale prevarrà sugli altri. Il simbolo principale della festa è il cuore o una coppia di cuori. È l’occasione adatta per scrivere poche righe sulla struttura di quest’organo vitale, da sempre associato all’amore, all’innamoramento. Su quest’argomento c’è una vastissima letteratura ma mi piace ricordare solo un famoso aforisma di Blaise Pascal (matematico, fisico, filosofo francese, 1623-1662): “il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce”. Senza affrontare le funzioni o le numerose patologie (sulle quali non sono certo la persona più adatta) che possono colpire l’organo, mi limito ad una breve e sintetica descrizione solo della sua struttura, adeguata al nostro grado di scuola e al programma che stiamo svolgendo. In realtà, struttura, funzioni e malattie sono molto più complesse e occupano interi manuali, come ben sanno coloro che si specializzano in cardiologia.

        Il cuore è alloggiato in una cavità toracica detta mediastino, situata dietro lo sterno tra i due polmoni. È un organo muscolare che funge da pompa per la circolazione del sangue nel corpo. Lo strato esterno che lo riveste con funzione protettiva è detto epicardio ed è formato da tessuto epiteliale monostratificato. Un’altra membrana riveste le quattro cavità interne: due atri superiormente e due ventricoli sottostanti. Questa seconda membrana è l’endocardio, costituito da tessuto epiteliale squamoso. Tra le due membrane c’è lo strato di tessuto muscolare cardiaco: il miocardio, più spesso nei ventricoli e meno negli atri; con le pareti del ventricolo sinistro decisamente più muscolose di quelle del ventricolo destro. In effetti il ventricolo destro deve spingere il sangue verso i polmoni (circolazione polmonare), tramite le arterie polmonari, con una forza modesta perché questi si trovano vicino al cuore. Il ventricolo sinistro invece deve pompare il sangue con una forza necessaria per farlo arrivare, tramite l’aorta e le arterie e arteriole (e circa 80.000 km di capillari) che da essa si diramano, a tutto il corpo (circolazione sistemica). Tra gli atri e i sottostanti ventricoli si trovano importanti valvole che regolano il flusso del sangue: le valvole atrioventricolari. Quella destra è detta tricuspide perché è costituita da tre lembi di tessuto connettivo ed epiteliale, quella sinistra, avendo solo due lembi, è detta bicuspide o mitrale. Altre importanti valvole si trovano tra il ventricolo destro e le arterie polmonari e tra quello sinistro e l’aorta: sono le valvole semilunari che, chiudendosi dopo la contrazione dei ventricoli, impediscono il reflusso del sangue.

     Nell’atrio destro c’è una zona speciale, detta nodo senoatriale, costituita da cellule muscolari (formano il tessuto nodale) specializzate nella generazione di impulsi elettrici che regolano e coordinano la contrazione quasi simultanea dei due atri. Una seconda zona dello stesso atrio, situata più in basso, il nodo atrioventricolare, riceve l’impulso dopo circa 0,1 secondi e lo trasmette tramite il fascio di His (dallo scopritore Wilhelm His) alle pareti muscolari dei due ventricoli che, eccitati, si contraggono.

     Per completare questa sintetica descrizione, bisogna fare un cenno alle due coronarie, arterie che si originano dal tratto iniziale dell’aorta. Il loro nome deriva dall’aspetto: circondano il cuore come se formassero una corona. Formando una fitta rete di arteriole e capillari, le coronarie  riforniscono il cuore di sostanze nutritive, elaborate dalla digestione, e dell’ossigeno necessario per ricavate energia ai mitocondri delle cellule muscolari polinucleate.

Due video di Scuolanetwork sulla struttura e la funzione del cuore:

http://www.youtube.com/watch?v=ogcn5vxZodo

http://www.youtube.com/watch?v=d9PUrPQ-LoU&feature=related

 

 

Freddo polare

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

     Pur essendo a 45° di latitudine Nord, esattamente alla stessa distanza tra l’Equatore e il Polo Nord, la temperatura dell’aria in questi giorni di febbraio a Torino e nella sua provincia invece è decisamente polare. È così in molte parti d’Italia e anche la neve interessa molte Regioni, ma le temperature più basse si stanno registrando in alcune province piemontesi: Asti, Alessandria e Cuneo.

     Il grafico mostra le temperature di alcune cittadine della provincia di Torino. I dati sono dell’ARPA e sono riferiti alla notte del 6 febbraio 2012. Bisogna considerare che nelle campagne le temperature sono ancora più basse di un  paio di gradi. Ai danni alle persone e alle attività industriali, già in crisi per altri motivi, bisogna aggiungere quelli all’agricoltura, alle piante da frutto e alla fauna selvatica che sta subendo una selezione naturale. Chi ha l’auto parcheggiata fuori di notte, sa bene quanta fatica faccia il motore al mattino a mettersi in moto. E non sempre ci riesce. Soprattutto sa, quanta attenzione sia necessaria nella guida su tratti di strade secondarie ghiacciate, sulle quali non è stato sparso abbastanza sale. Del resto anche il sale d’inverno è prezioso e viene utilizzato sulle strade più trafficate. Eppure anche questi ciclici periodi di freddo estremo, come quelli di caldo estremo durante alcune estati, sono destinati a passare. Basta viverli con cautela, con più attenzione del solito e coprirsi più del solito! Possiamo anche fare di meglio: vedere solo gli aspetti positivi di questa difficile situazione climatica. Ad esempio possiamo trascorrere più tempo in casa, studiare un po’ di più, leggere un buon libro, magari le notizie da qualche blog scientifico come questo o scienza della materia. Gli studenti che sono all’ultimo anno possono pensare a definire l’argomento della tesina dell’esame di stato (una volta chiamata maturità). Chi ne ha la possibilità può partecipare, utilizzando i mezzi pubblici, al quarto festival Grugliascoscienza, presso il Parco le Serre e altre località della cittadina della cintura torinese. Maggiori informazioni si trovano sul sito http://www.grugliascoscienza.org .

     Ma probabilmente nessuno di voi ha bisogno di consigli e starà bene attento alle strade e al ghiaccio perché non vorrà contribuire ad affollare le strutture ospedaliere per qualche trauma. Gli stessi ospedali del resto non se la passano bene. Tre delle quindici sale operatorie delle Molinette non sono funzionanti per carenze nel sistema di riscaldamento, con temperature così basse. In qualche altro ospedale si è ghiacciata l’acqua nelle tubature che alimentano i servizi igienici e le cucine con la conseguente  rottura. La stessa sorte è toccata a qualche caldaia, negli ospedali, nelle scuole e nelle abitazioni private: lo spegnimento notturno per qualche ora è bastato a provocare il congelamento dell’acqua.

 

Leonardo alle Scuderie Juvarriane

       Si è conclusa la mostra su Leonardo alla Reggia di Venaria, nelle Scuderie Juvarriane. Non si conoscono ancora i dati sul numero di visitatori ma c’è stata una notevole affluenza, anche di scolaresche. Propongo la relazione sulla visita, fatta da una studentessa del triennio (Giulia …).

     Il percorso di visita alla mostra delle scuderie Juvarriane celebra il mito Di Leonardo Da Vinci, nato nel 1452 nell’omonima città e morto ad Amboise,  il 12 agosto del 1519, in Francia. Leonardo fu un personaggio straordinario, uno dei più grandi geni dell’umanità, talento universale e uomo d’ingegno del Rinascimento. Egli, infatti, si occupò dei più disparati campi dell’arte e della conoscenza in generale: fu ingegnere, scienziato, disegnatore; nonostante la sua esigua attività pittorica ci sono pervenuti una ricca produzione di appunti e disegni inerenti a problemi di anatomia, botanica, architettura, ingegneria, arti militari, geometria, idraulica.

     L’allestimento della mostra è suddiviso in quattro aree, in ognuna delle quali si possono ammirare opere dell’artista e scienziato, provenienti da diverse collezioni, come la Biblioteca reale di Torino (in particolare la raccolta è il “Codice del Volo” e il nucleo completo di dodici fogli autografi del maestro),  il Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi a Firenze, la collezione Di Windsor Castle in Inghilterra.

      La prima sezione, intitolata “Leonardo: il genio e il suo volto”, si apre con un video illustrativo e interpretativo di Piero Angela, focalizzato sulle caratteristiche e le problematiche legate alla sua fisionomia e al suo famosissimo Autoritratto, opera-simbolo e sicuramente la più famosa dell’artista. Si è cercato, infatti, di ricostruire, tramite tecniche moderne, il volto dello scienziato da giovane. L’”Autoritratto”, assieme agli altri disegni più importanti, si può osservare nella cosiddetta Macchina cimatrice, una sezione in cui è consentita la permanenza massima di 10 minuti. La tecnica è sanguigna su carta, ed è conservato abitualmente alla Biblioteca reale di Torino. Il disegno del celebre autoritratto, l’unico sicuro dell’artista, viene in genere datato 1515-16, quindi ai suoi ultimi anni di vita, quando viveva in Francia al servizio di Francesco I. L’opera mostra il volto di un uomo canuto, con lunghi capelli e lunga barba, calvo alla sommità della testa. I segni del tempo sono ben evidenti, con solchi lungo la fronte, attorno agli occhi e ai lati della bocca lungo le guance. I dettagli sono molto curati, sebbene una parte appaia come non finita, per dare l’effetto del cranio liscio e calvo. La seconda sezione, “Il volto di Leonardo tra realtà e mito”, contiene diversi suoi disegni con riferimenti mitologici e con studi anatomici, come per esempio “Ercole con il leone Nemeo”, in cui vi è un uomo nudo di spalle e davanti a lui un leone steso, appoggiato sulle zampe. Si nota l’abilità nel rendere le diverse parti anatomiche dell’uomo, che dà un’idea di sensibilità e di forza. L’aspetto sicuramente più importante che emerge dai disegni esposti alla mostra è anche la caratteristica principale del Leonardo disegnatore, ovvero la sua abilità nell’esprimere i “moti dell’animo”, le manifestazioni interiori di emozioni, raffigurando i volti. In particolare, nella Macchina cimatrice già citata prima, vi sono i suoi disegni più belli e famosi, come le due opere intitolate entrambe “Testa di vecchio”, raffiguranti il volto rugoso, leggermente imbronciato e non propriamente bello di un anziano con un naso aquilino. Sono presenti anche studi di volti di donna, come il disegno su carta bianca “Testa femminile”, datata 1485-90, conservato a Windsor, e il disegno di sanguigna su carta “Testa di fanciulla”, del 1508-10, custodito alla Biblioteca di Torino. È stato proprio quest’ultimo che mi ha particolarmente colpito per la sua bellezza e spontaneità: raffigura il volto di una ragazza dagli occhi pudicamente abbassati, quasi ad evitare lo sguardo dei propri ammiratori; l’ho apprezzato perché ritengo esprima grande dolcezza, purezza e femminilità. L’acconciatura, inoltre, mi ricorda le figure femminili di Botticelli e mostra la passione di Leonardo per le linee sinuose.

     La mostra passa poi in rassegna una serie di opere dal XV al XX secolo che raccontano l’importanza e il consolidamento della fisionomia del Genio nell’arte antica e moderna, fino a quella contemporanea nella terza sezione, intitolata appunto “Il mito di Leonardo nell’arte contemporanea”, che si apre con il celebre omaggio resogli da Marcel Duchamp nella sua Gioconda con i baffi. Altro riferimento d’obbligo è il tema dell’Ultima Cena, con la ripresa di Andy Warhol, ma anche tanti altri protagonisti dell’arte recente come Spoerri, Nitsch, Recalcati, e il famosissimo fotografo David La Chapelle.

     Vi è infine una quarta e ultima parte dedicata al mito di Leonardo nel cinema e nella televisione, con numerosi video riguardanti la descrizione delle opere.