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Archivio Dicembre 2011

Virus modificati

23 Dicembre 2011 1 commento

     La notizia è apparsa sui mezzi di informazione due giorni fa. Si tratta di un fatto destinato a suscitare polemiche nei confronti della comunità scientifica: è stato realizzato in laboratorio un virus modificato dell’influenza aviaria che si trasmette facilmente tra gli esseri umani per via aerea. I virus originari dell’aviaria si trasmettono molto facilmente tra gli uccelli ma hanno una certa difficoltà a passare al genere umano. Quando lo hanno fatto, si sono dimostrati letali in una elevata percentuale di casi. La malattia è partita negli ultimi anni del secolo scorso dall’estremo oriente, soprattutto Cina e Hong Kong, dove le autorità sanitarie hanno dovuto prendere drastiche decisioni facendo chiudere interi allevamenti, piccoli e grandi, e procedendo alla distruzione di milioni di polli per bloccare l’epidemia del virus H5N1. Solo a Hong Kong dal 1997 ad oggi sono state colpite dal virus 600 persone e di queste ne sono morte 350, il 58%.

Ritornando al virus modificato recentemente, la mutazione è stata realizzata da due team di ricerca diretti da Ron Fouchier dell’Erasmus Medical Center di Rotterdam e Yoshihiro Kawaoka dell’Università del Wisconsin. Il virus mutato è conservato nei sotterranei del centro medico di Rotterdam. Quando è stato messo al corrente del fatto, il Governo degli Stati Uniti, che pure ha finanziato l’esperimento, è intervenuto con due richieste: 1) Agli Istituti di ricerca coinvolti ha chiesto di non pubblicare i dettagli dell’esperimento in modo da non facilitare la sua replicazione in altri laboratori; 2) Al centro di Rotterdam ha chiesto di assegnare una vigilanza armata ai depositi dove è conservato il virus mutato. L’Agenzia Federale USA sulla sicurezza biologica (National Science advisory board for biosecurity) è intervenuta anche presso le due maggiori riviste scientifiche, Science e Nature, chiedendo di non pubblicare il resoconto delle ricerche o, quantomeno, di non pubblicare alcun dettaglio. La preoccupazione del governo USA è che qualche gruppo terrorista possa venire in possesso del virus mutato o riuscire ad ottenerlo con propri esperimenti. L’allarme probabilmente fondato o forse no, ha innescato già una serie di polemiche nei confronti dei due gruppi di ricerca e del governo stesso che li ha finanziati. Nei siti web dei due Istituti di ricerca si legge che lo scopo  era ed è quello di realizzare un vaccino sicuro contro il virus. Su diversi giornali statunitensi e su molti siti web ci sono commenti preoccupati e indignati sia verso queste ricerche sia per il loro finanziamento. Naturalmente ci sarà chi cercherà di approfittarne per chiedere ulteriori restrizioni nei confronti della ricerca scientifica in generale.

Probabilmente qualcuno altro ci scriverà una sceneggiatura o un libro e se ne trarrà un film che andrà ad aggiungersi agli altri già realizzati sullo stesso tema.

Ieri (22-dic.) l’agenzia ANSA ha diffuso un comunicato di Bruce Alberts, direttore di Science, pubblicato sull’ultimo numero della “sua” rivista: “… [la comunicazione dei risultati] potrebbe essere essenziale per velocizzare lo sviluppo di nuove terapie in grado di combattere questa forma letale di influenza. La redazione, compreso me stesso, ha dedicato moltissimo tempo nel decidere quale fosse il modo migliore di procedere. È un autentico dilemma. La conoscenza è utile e molto importante per tutti coloro che lavorano per tutelare la salute. I ricercatori hanno una necessità legittima di conoscerne i contenuti”.

News ANSA: http://ansa.it/scienza/notizie/rubriche/biotech/2011/12/22/visualizza_new.html_17453181.html

L’immagine del virus H5N1 è ricavata da: www.linkiesta.it/h5n1

Confronto Margherita Hack – Andrea Camilleri

              L’astrofisica divulgatrice scientifica e il grande scrittore in un confronto qualche settimana fa ripreso in TV, con gli studenti nell’aula magna del CNR di Roma, con la complicità di Serena Dandini. Il video di RaiNews24, di diciotto minuti circa, è una sintesi dell’incontro. La Hack, fiorentina, classe 1922, è stata docente di astronomia a Trieste per circa trent’anni ed è membro dell’Accademia Nazionale dei Lincei e, anche in un incontro a cui partecipai a Torino, presso la Biblioteca Nazionale in occasione delle celebrazioni per i 400 anni del telescopio galileiano nel 2009 (Anno dell’astronomia), si mostrò fieramente laica, antifascista e atea.

Camilleri, siciliano, di tre anni più giovane, autore di numerosi testi di narrativa, è diventato famoso soprattutto per la serie dei romanzi di Montalbano che hanno avuto anche un notevole successo televisivo sulle reti Rai. Il risultato del video è un piacevole confronto fra ultraottantenni con riferimenti alla loro vita, alle scienze e all’astronomia.

Per aprire il collegamento al video.

La pericolosità dei telefoni cellulari

16 Dicembre 2011 2 commenti

   Circa sei mesi fa, su questo blog c’è già stato un post sulla (presunta?) pericolosità dei cellulari. Periodicamente qualche ricerca solleva il problema e, sistematicamente, diversi settori della società cercano di minimizzare i risultati delle ricerche o  affermano che non ci sono prove evidenti sulla pericolosità dei campi elettromagnetici emessi dai cellulari. Ci avviciniamo al periodo natalizio e sicuramente qualcuno riceverà il suo primo cellulare, qualcun altro deciderà di cambiarlo con un nuovo modello (sic!) e qualcuno starà pensando di comprarlo come regalo. Senza ripetere quanto è stato già scritto nell’altro post, è opportuno ribadire almeno il principio di precauzione nella sua definizione data dall’ONU nel 1992 in occasione della Conferenza sull’Ambiente e lo Sviluppo: “Al fine di proteggere l’ambiente, un approccio cautelativo dovrebbe essere ampiamente utilizzato dagli Stati in funzione delle proprie capacità. In caso di rischio di danno grave o irreversibile, l’assenza di una piena certezza scientifica non deve costituire un motivo per differire l’adozione di misure adeguate ed effettive, anche in rapporto ai costi, dirette a prevenire il degrado ambientale”. Rispetto alla salute umana risulta ancora più incisiva la definizione data da alcuni studiosi nella Dichiarazione di Wingspread del 1998: “Quando un’attività  presenta rischi potenziali per la salute umana o per l’ambiente, è necessario adottare misure precauzionali, anche se la relazione causa-effetto non è scientificamente dimostrata”.

Grazie alla loro indubbia utilità, la diffusione dei cellulari degli ultimi decenni è stata massiccia e solo da un decennio, quasi tutti i ragazzi, sempre più giovani, ne possiedono uno o più e lo usano sistematicamente, spesso senza alcuna moderazione, perciò non è facile dimostrare e convincere le persone dei potenziali danni sulla salute a medio e lungo termine. Buon senso e principio di precauzione suggeriscono, in attesa di ricerche non finanziate dalle aziende produttrici di telefonini né dai gestori della telefonia mobile, una serie di norme comportamentali. Spesso (?) infatti le istituzioni si impegnano a combattere le malattie, le catasfrofi naturali ma quasi mai le loro cause. La storia del fumo di tabacco, quelle dell’amianto, dei raggi X, dei raggi solari, degli ormoni e degli antibiotici utilizzati negli allevamenti e quella delle polveri delle miniere ce lo insegnano. Riguardo alle radiazioni emesse dai telefoni cellulari, quali sono queste precauzioni comportamentali?

1.      Evitare di fornire cellulari ai bambini finché non diventa una necessità inderogabile (emergenze, il loro controllo da parte delle famiglie, se si trovano in località sprovviste di telefono fisso). Infatti secondo diversi studi, tra cui quello dell’Istituto di Ricerca sul cancro dell’Università di Pittsburgh, negli USA, l’encefalo dei bambini è in piena evoluzione e i rischi di danni sono maggiori rispetto agli adulti.

2.      Usarlo solo quando è necessario (l’uso del cellulare non deve costituire un gioco) e con moderazione (telefonate brevi).

3.      Quando è possibile, utilizzare l’auricolare o il vivavoce in modo da evitare di tenerlo attaccato all’orecchio, o tenerlo comunque ad una certa distanza.

4.      Preferire l’uso degli sms alle telefonate

5.      Evitare di tenerli accesi nelle tasche, perché sono strettamente attaccate ad alcune ghiandole del corpo: ovaie e testicoli in primis.

6.      Non dormire con il cellulare (ma neanche con la radiosveglia) acceso e vicino alla testa. Tenere questi strumenti almeno ad un metro di distanza.

7.      Quando amici, compagni o sconosciuti sono impegnati a parlare al cellulare, mantenersi ad una certa distanza. Non solo per la loro privacy, ma per evitare ulteriori nostre esposizioni alle onde elettromagnetiche.

8.      Non telefonare durante i viaggi o comunque quando il campo è debole, perché la potenza del segnale aumenta durante la ricerca dell’antenna quindi aumentano i potenziali rischi.

Purtroppo nelle previsioni più nefaste, come nei decenni passati sono aumentati considerevolmente i casi di tumore ai polmoni a causa del fumo, sono ipotizzabili per il futuro, anche prossimo, un aumento di patologie al cervello a causa delle onde elettromagnetiche dei telefonini. Però è tanto vasto e radicato l’uso dei cellulari (circa 4 miliardi di persone nel mondo) che i loro “effetti collaterali” quasi non si considerano.  Nonostante gli enormi interessi in gioco, sicuramente nei prossimi anni il problema verrà chiarito sempre di più. Ma per i cellulare-dipendenti, come per i dipendenti della nicotina, le prove non saranno mai abbastanza. Purtroppo.

Se poi dovessero risultare del tutto innocui, ma su questo ho molti dubbi, viva i cellulari!

Qualche settimana fa, il Ministero della Salute ha comunicato che avvierà una campagna di informazione per sensibilizzare gli utenti all’uso più appropriato dei telefoni cellulari, visto anche il parere del Consiglio Superiore di Sanità che “consiglia” prudenza. Staremo a vedere.

    Intanto per la guida i cellulari sono sicuramente pericolosi! Il National Trasportation Safety Bord, l’ente statunitense per la sicurezza stradale chiede che sia  fissato, per tutti, il  divieto di telefonare mentre si è alla guida, in generale, a prescindere dall’auricolare e dal vivavoce.

 

La prima immagine in alto è tratta da: tecnologia.bloglive.it/i-cellulari-influiscon…

 

Buon compleanno Polo Sud!

11 Dicembre 2011 1 commento

   Tra qualche giorno saranno 100 anni. Il Polo Sud venne raggiunto la prima volta dall’esploratore norvegese Roald Amundsen (1872-1928) il 14 dicembre 1911. Nella sua missione esplorativa, per avvicinarsi al continente antartico Amundsen utilizzò una nave con uno scafo rinforzato, la Fram, per superare l’ostacolo dei ghiacci. La nave è conservata al Museo di Oslo. Sull’impresa di Amundsen, effettuata in competizione con la spedizione inglese di Robert Falcon Scott, ci sono stati diversi film, uno trasmesso qualche mese fa su una delle televisioni nazionali. Amundsen raggiunse il Polo Sud insieme a tre compagni, dopo un viaggio sul ghiaccio di circa due mesi. La partenza avvenne dalla Baia delle Balene, dove era stata ancorata la Fram, per molti la più robusta nave in legno che sia mai stata costruita.

    Sulla proprietà e sullo sfruttamento delle risorse delle vastissime aree dell’Antartide (14 milioni di km2, circa 46 volte l’Italia che invece ha una superficie di 301.000 km2!)   ci sono state varie dispute tra gli Stati, fino al 1959. Soprattutto tra le europee Francia, Inghilterra e Norvegia, le Sudamericane Argentina e Cile, le oceaniche Australia e Nuova Zelanda, perché una parte dei territori che rivendicavano si sovrapponevano. Per fortuna nel 1959 entrò in vigore il Trattato Antartico in cui si  prevede che tutti i territori a Sud del 60° parallelo dell’emisfero australe non siano sotto la sovranità degli Stati, ma siano una zona di ricerca e collaborazione scientifica. Del resto le rigide temperature, che nell’inverno australe scendono fino a 80 °C sotto zero, sono state un formidabile motivo di dissuasione per coloro che ambivano alla colonizzazione dell’Antartide. Il fortunato e bel film-documentario francese “La marcia dei pinguini” del 2005, diretto da Luc Jacquet, offre una vaga idea del clima antartico. Oggi in quel continente ci sono basi scientifiche di molti Paesi. Oltre a quelli già citati, ci sono anche basi italiane, statunitensi, russe, giapponesi, ukraine, indiane e cinesi.

  La base di ricerca italiana, in collaborazione con la Francia, è la Concordia. Un finanziamento di 18 milioni di euro (modesto rispetto al budget di altri Paesi), tra strutture, materiali e personale, ha permesso il 2 novembre 2011 di iniziare un altro anno di ricerche che consentono la sopravvivenza della struttura. Che tipo di ricerche? Il Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (PNRA) prevede:

1.      Attività di monitoraggio ambientale e biologico presso la sede di Baia Terranova.

2.      Studi sulle rocce vulcaniche antartiche.

3.      Analisi di biologia marina, riferite soprattutto a batteri e virus.

4.      Studi di climatologia.

5.      Studi sul campo magnetico terrestre.

6.      Studi sui pesci antartici e sulle caratteristiche che permettono loro di vivere in quell’ambiente estremo.

Per celebrare la spedizione di Amundsen e spiegare come si svolge la vita alla base italiana e quali sono le ricerche che si stanno effettuando, su http://www.lescienze.it e http://www.nationalgeographic.it  l’italiano Jacopo Pasotti produrrà un resoconto di testi, foto e video. Il giorno dei festeggiamenti del centenario, il 14 dicembre, ci sarà una diretta audio-video dalla Base Concordia. Buona visione e ascolto! Salvo eventuali difficoltà, anche nella velocità di connessione.

L’immagine della Fram tra i ghiacci è tratta da: www.south-pole.com/p0000101.htm

La foto di Amundsen, relativa alla spedizione antartica del 1911 è tratta da: www.coolantarctica.com/Antarctica%20fact%20fi…

Un video per immagini che narra della spedizione di Robert Falcon Scott: http://youtu.be/-tiw7q9Un9U 

Due video con Roald Amundsen e la nave Fram: http://youtu.be/TEk2AkyGA-4

http://youtu.be/a7RLWRx8go8  

Un breve video tratto da “La marcia dei pinguini”: http://youtu.be/KBU5NSEWGvs

Le tasse per l’ambiente e la protezione del territorio

     Dopo l’aumento delle accise sui carburanti dell’altro ieri, che ha portato “alle stelle” il prezzo di benzina e gasolio, considerando anche le altre imposte (casa, pensioni) contenute nella necessaria manovra del governo Monti, è opportuna una riflessione sulle tasse che hanno come scopo la tutela dell’ambiente. In seguito ai tanti disastri ambientali e dopo le ultime alluvioni in Liguria e in Sicilia, hanno fatto un certo scalpore i risultati di una ricerca di alcuni mesi fa del Centro Studi dell’Associazione Artigiani e Piccole Imprese di Mestre (CGIA). La ricerca ha analizzato quanto lo Stato incassa dalle varie tasse che hanno come scopo la difesa dell’ambiente e quanto effettivamente viene speso per questo settore. Dal 1990 al 2009, in vent’anni, sono stati incassati 717 miliardi di euro. Sono stati effettivamente spesi per la prevenzione del dissesto del territorio e la protezione dell’ambiente solo 6 miliardi di euro, l’1,1%. Per comodità e per poter rappresentare graficamente i valori, considero solo gli ultimi dieci anni: dal 2000 al 2009.

   Un articolo di Gian Antonio Stella, sul Corriere della Sera del 29 novembre scorso, evidenzia chiaramente la contraddizione tra lo scopo dichiarato di queste imposte e l’effettiva destinazione delle corrispondenti risorse incassate e fà alcune riflessioni sulla prevenzione del dissesto del territorio. Nei dieci anni che sono stati considerati in questo post, lo Stato e gli Enti locali  hanno incassato circa 396 miliardi di euro e ne hanno spesi solo 4 per l’ambiente, cioè l’1,05%.

Ma quali sono le principali imposte “ambientali”considerate?

Sull’energia: Sovrimposta di confine sul GPL, Sovrimposta di confine sugli oli minerali, Imposta sugli oli minerali e derivati, Imposta sui gas incondensabili, Imposta sull’energia elettrica, Imposta addizionale sull’energia elettrica di comuni e province, Imposta sul gas metano, Imposta consumi di carbone.

Sui trasporti: Pubblico registro automobilistico (PRA), Imposta sulle assicurazioni Rc auto, Tasse automobilistiche a carico delle imprese, Tasse automobilistiche a carico delle famiglie.

Sulle attività inquinanti: Tributo speciale discarica, Tassa sulle emissioni di anidride solforosa e di ossidi di zolfo, Tributo provinciale per la tutela ambientale, Imposta regionale sulle emissioni sonore degli aeromobili, Contributo sui prodotti fitosanitari e pesticidi pericolosi.

Se lo Stato fosse più coerente tra i motivi dichiarati per giustificare certe imposte e la loro effettiva destinazione, ci guadagnerebbero l’ambiente e quelle popolazioni che periodicamente subiscono lutti e devastazioni.

Per visualizzare la tabella della CGIA di Mestre, clicca qui.

 

Il meccanismo di contrazione muscolare

4 Dicembre 2011 9 commenti

   Ogni muscolo striato è formato da un insieme di filamenti paralleli, sempre più piccoli, inseriti gli uni negli altri. Un tipico muscolo scheletrico è costituito da fasci di fibre muscolari (singole cellule), costituite a loro volta da miofibrille. Ciascuna miofibrilla è formata da migliaia di unità contrattili dette sarcomeri, delimitati alle due estremità da due tratti scuri detti linee Z. I sarcomeri sono costituiti a loro volta da filamenti spessi di molecole di miosina e filamenti sottili di actina. Un muscolo si contrae quando i filamenti sottili scorrono lungo i filamenti di miosina determinando l’accorciamento del sarcomero. Questo movimento, detto anche power stroke , è determinato dalle molecole di miosina che dispongono di tante strutture a forma di “gancio” con una testa che si lega ad un sito specifico della molecola di actina mediante un movimento “ad arco”. Il movimento può avvenire grazie all’apporto energetico delle molecole di ATP e all’intervento di ioni Ca2+ . L’ATP si lega alla testa della miosina (ogni filamento di miosina possiede circa 350 teste) che si trova inizialmente in una configurazione a bassa energia. La miosina scinde l’ATP in ADP e un gruppo fosfato e dal legame eliminato si ottiene l’energia che consente alla testa di muoversi. Gli ioni Ca2+ legandosi alla proteina regolatrice troponina, determinano lo spostamento di un’altra proteina regolatrice, la tropomiosina, dal sito di legame dell’actina. In tal modo la testa della miosina si può legare all’actina in una configurazione detta a “ponte crociato”, ad alta energia. Nel frattempo vengono liberati l’ADP e il gruppo fosfato e la testa della miosina “tira” l’actina determinando il suo scorrimento verso il centro del sarcomero. Finché un’altra molecola di ATP non si lega alla testa della miosina, quest’ultima rimane legata nella configurazione a ponte crociato. Nel momento in cui arriva la disponibilità di un’altra molecola di ATP, il meccanismo si ripete determinando il progressivo accorciamento del sarcomero e, in definitiva, dell’intera miofibrilla e della fibra muscolare. I filamenti sottili scorrono su quelli spessi, fino a sovrapporsi parzialmente, ma non c’è un accorciamento né dei filamenti di actina né di quelli di miosina. Le linee Z invece si avvicinano.

   Affinché ci sia contrazione muscolare volontaria è necessario uno stimolo proveniente dal Sistema Nervoso Centrale che può arrivare alle fibre attraverso i motoneuroni. Le fibre muscolari, insieme agli assoni dei motoneuroni,  formano particolari sinapsi dette giunzioni neuromuscolari. Il potenziale d’azione, arrivando ai terminali presinaptici, libera neurotrasmettitori, come l’acetilcolina, che si propagano attraverso la sinapsi fino alla membrana plasmatica che penetra all’interno della fibra muscolare in tutto il suo volume, attraverso alcune strutture ripiegate dette tubuli T. Attraverso i tubuli T, il potenziale d’azione può arrivare al reticolo endoplasmatico determinando la liberazione di ioni calcio nel citoplasma e in tal modo possono partecipare al meccanismo di accorciamento dei sarcomeri. Nel momento in cui il potenziale d’azione smette di propagarsi, il reticolo endoplasmatico riassorbe gli ioni calcio. La formazione delle molecole di ATP, trasportatrici di energia, avviene grazie alla respirazione cellulare nelle “centrali energetiche” della cellula: i mitocondri. [N. B. Per le attività di recupero e/o consolidamento e per il resto vedi soprattutto il libro di testo, corredato anche di esaurienti immagini]

L’immagine actina-miosina è tratta da: www.sapere.it/…/actina.html

Video esplicativi: due su Struttura e funzionamento dei muscoli striato, liscio e cardiaco del corpo umano, di Scuolanetwork.

http://youtu.be/_VotvAeOQs8    http://youtu.be/f5n6oMkIcHw 

Uno sul meccanismo di contrazione del sarcomero, http://youtu.be/zkMR-3sxR98  

 

GiovedìScienza n. 26, a Torino

   Ricordo con una certa nostalgia le prime edizioni, coincidevano con i miei primi anni d’insegnamento. Quest’anno siamo alla ventiseiesima edizione. Le Conferenze sono  iniziate il 17 novembre scorso e termineranno il 12 marzo 2012, sempre al Teatro Colosseo di Via Madama Cristina 71, con ingresso gratuito, dalle ore 17,45. Probabilmente è una delle manifestazioni scientifiche più longeve d’Europa. Quest’anno è corredata dal Premio GiovedìScienza, un riconoscimento per la divulgazione scientifica rivolto a ricercatori e scienziati under 40. Ci saranno anche due Premi Nobel: Aaron Chiechanover, Nobel per la Chimica 2004 (16 febbraio) e Luc Montagnier, Nobel per la Medicina 2008 (23 febbraio). Quali sono i temi e qual è il calendario dei prossimi incontri?

- giovedì 15 dicembre 2011, ore 17.45 “Storia e destino della RadQ di 2BENÔIT RITTAUD

- giovedì 12 gennaio 2012, ore 17.45 “Chi tesse la tela dell’uomo ragno?” NICOLA PUGNO

- giovedì 19 gennaio 2012, ore 17.45 “L’Italia nello spazio” VINCENZO GIORGIO

- giovedì 26 gennaio 2012, ore 17.45 “Quanto pesa il sapere:

milleduecento libri in 180 grammi” PAOLO MONTUSCHI

- giovedì 2 febbraio 2012, ore 17.45 “Lo sguardo di medusa” CRISTINA BECCHIO

- giovedì 9 febbraio 2012, ore 17.45 “Silenzio, parlano i neutrini” LUCIA VOTANO, PIERO GALEOTTI

- giovedì 16 febbraio 2012, ore 17.45 “A ognuno il suo farmaco”  AARON CIECHANOVER

- giovedì 23 febbraio 2012, ore 17.45 “La scienza che guarisce” LUC MONTAGNIER

- giovedì 1 marzo 2012, ore 17.45 “Così parlano i muscoli” ROBERTO MERLETTI, ALBERTO BOTTER, CORRADO CESCON, MARCO GAZZONI, ALESSIO GALLINA

Per le scuole:

- mercoledì 22 febbraio 2012, ore 10.00

per le classi della scuola secondaria di secondo grado “Un mondo che va a sole” LUCA MERCALLI nell’ambito del progetto scuola della Camera di Commercio di Torino

- giovedì 8 marzo 2012, ore 10.00

per le classi 3a, 4a e 5a della scuola primaria “Facciamo luce sulla materia”

Centro Teatro Attivo – Università di Milano … al Museo Regionale di Scienze Naturali, via Giolitti, 36 – Torino

Sul sito http://www.giovediscienza.org/ c’è il calendario completo degli incontri, l’archivio video per chi non può partecipare direttamente alle manifestazioni e il bando del Premio.

Tutte le conferenze potranno anche essere seguite in diretta via web, in italiano e in inglese. Video di Primantenna: http://youtu.be/g1_gbC1ac_c