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Archivio Aprile 2011

Giornata mondiale della Terra

eday5     La giornata mondiale della Terra è stata celebrata il 22 aprile scorso. Si tratta della 41a edizione perché l’iniziativa partì dagli USA il 22 aprile del 1970 e da allora si ripete ogni anno alla stessa data. Fu il senatore democratico Gaylord Nelson ad appellarsi ai cittadini americani per una storica manifestazione a difesa del Pianeta. L’iniziativa ebbe un successo insperato e da allora ad oggi siamo arrivati a circa 180 Stati aderenti e quest’anno 114 Paesi hanno previsto impegni concreti. Ma è soprattutto una manifestazione di volontà ed un impegno di cittadini. In Italia le televisioni hanno quasi ignorato la celebrazione ma il tam tam è stato portato avanti da Internet e da alcune radio, nazionali e locali, oltre che da qualche giornale e settimanale. Non si tratta di una celebrazione inutile ma di un momento per fare il punto della situazione dell’ambiente sulla Terra. Capire cosa è stato fatto e cosa rimane da fare, chi si impegna e chi no. Divulgare dati e soprattutto azioni di buon senso. Sono proprio le azioni di buon senso a cui si appella il sito http://www.giornatamondialedellaterra.it/ referente per l’Italia dell’Earth Day Network, l’ente internazionale che gestisce l’evento. Quest’ultimo si è proposto di raccogliere nel mondo “un miliardo di azioni verdi” da presentare al summit ONU di Rio De Janeiro sullo Sviluppo sostenibile che ci sarà nel 2012. La azioni di buon senso che si raccolgono in Italia sono finalizzate a quest’obiettivo internazionale oltre che a migliorare “dal basso” lo stato del nostro pianeta. Chiunque può inserire la/le propria/e azione/i di buon senso

Alcuni esempi di azioni già inserite da centinaia di cittadini: impegno a ridurre drasticamente l’uso dell’automobile; impegno ad utilizzare la bici per spostarsi o a camminare a piedi entro un raggio di tre-quattro km; impegno a comprare e consumare cibi per la cui produzione è prevista una bassa emissione di CO2; impegno ad utilizzare i detersivi “alla spina” per ridurre l’acquisto e la conseguente produzione di imballaggi; impegno a consumare l’acqua di rubinetto o in caso di necessità di acqua imbottigliata, quella prodotta nella propria Provincia o Regione; in generale preferire i prodotti locali; non lasciare luci inutilmente accese o elettrodomestici in standby; evitare di stampare documenti non necessari; utilizzare solo borse di cotone o comunque riciclabili; riduzione del consumo di detersivi e accurata differenziazione dei rifiuti; impegno a divulgare le azioni di buon senso, soprattutto presso i giovani è quegli adulti insensibili ai problemi ambientali. Tu cosa proponi di nuovo e di buon senso? Oppure cosa ti impegni a fare tra ciò che è stato già proposto? Hai la forza, la volontà di raccogliere questi impegni o una loro parte? Sicuramente tanti fatti, riportati quotidianamente dai mass media dimostrano che molti, con alti livelli di responsabilità, il buon senso lo hanno perso, ma noi possiamo fare di meglio. Da parte nostra siamo già impegnati in diverse azioni tra quelle menzionate e in più siamo impegnati a piantare alberi ogni anno. Questo blog poi è uno strumento di divulgazione didattica, segnalazione di informazioni e sensibilizzazione ambientale, è di per sé un’azione di buon senso. Spero. Comunque buona Pasqua a tutti. È una grande giornata per prendere impegni importanti.

Un breve video di sensibilizzazione:  http://www.youtube.com/watch?v=B7MDUf6Gm34

Un brano video e musicale relativo all’edizione del 2010:  http://youtu.be/Mpw5ihDkP74

Buoni da mangiare, buoni da seccare

12 Aprile 2011 1 commento

amanita-caesareaSia nella precedente classificazione dei viventi in 5 regni (Monere, Protisti, Funghi, Piante, Animali), secondo molti ormai superata da alcuni anni in seguito alla comparazione di sequenze di DNA degli organismi, sia nella classificazione attuale in tre domini (Bacteria, Archaea, Eukarya), i funghi sono sempre raggruppati in un regno a parte. Il dominio Eukarya infatti comprende i regni Protisti, Piante, Funghi e Animali. Quelli che conosciamo, i funghi mangerecci, sono solo una piccolissima parte di un raggruppamento molto vasto, con almeno centomila specie diffuse in tutti gli ambienti. Si tratta di eucarioti pluricellulari che comprendono anche muffe e lieviti. La parte che noi mangiamo, in genere costituita da gambo e cappello, è il corpo fruttifero, la parte riproduttiva esterna dell’organismo fungino. Alcuni funghi mangerecci hanno ottime proprietà organolettiche (sapore e profumo), altri meno. Tra i primi ricordiamo l’ovulo buono, la mazza di tamburo e i porcini. La parte non commestibile del fungo si trova immersa nel terreno ed è costituita da un intreccio più o meno fitto di filamenti spesso microscopici: le ife che nel complesso formano il micelio. Quest’ultimo, proprio perché è formato da centinaia o migliaia di ife addensate, spesso è visibile ad occhio nudo e ci appare come una massa biancastra. Le ife possono protendersi per diversi metri nel terreno e fra svariate sostanze organiche in decomposizione.

In molti casi, ad esempio i boleti e le amanite, i funghi (le loro ife) per potersi sviluppare devono vivere in simbiosi (simbiosi micorrizica) con le radichette di alcune specie di piante. Le radichette vengono completamente avvolte dalle ife che formano una sorta di manicotto bianco. Il fungo sottrae zuccheri dalla pianta ma pare che anche la pianta ne riceva un beneficio, perché riesce ad assorbire con più facilità ed efficacia i sali minerali dal terreno. Infatti nei terreni poveri di minerali, è stato dimostrato che le piante dotate di micorrize crescono meglio e più vigorose di quelle che ne sono prive. I funghi, al contrario delle piante, non sono autotrofi perché non sono provvisti di clorofilla e perciò sono incapaci di svolgere la fotosintesi clorofilliana. Ricavano zuccheri e proteine da resti di animali e piante marcescenti.

Senza addentrarci nella complessa classificazione, consideriamo almeno i funghi superiori che vengono suddivisi in Ascomiceti e Basidiomiceti. Si tratta di una suddivisione basata sulle diverse strutture responsabili della formazione delle spore e della riproduzione. I primi producono spore all’interno di strutture a forma di sacco, cilindriche (aschi) che una volta portate le spore a maturità, si aprono e ne permettono la dispersione. I basidiomiceti li conosciamo bene, con la loro caratteristica forma a ombrello, e chi è abituato ad “andare a funghi” li conosce anche meglio: distingue quelli mangerecci da quelli velenosi che si possono trovare nei boschi o nei prati. La maggioranza sono provvisti di lamelle (è il caso delle amanite) o in altri casi (boleti o porcini) di sottili tubuli che si aprono all’esterno per mezzo di pori e il fungo produce caratteristiche formazioni dette basidi alla cui estremità si formano le spore. Elementi di riconoscimento sono la forma del gambo e quella del cappello, la presenza di lamelle o tubuli, la presenza di un bulbo e di un eventuale anello, il tipo di superficie, il colore, l’ambiente in cui si trova. Nell’arco di una-due settimane in cui si sviluppa, spesso cambia notevolmente aspetto, come le amanite. Anche un occhio esperto, nel primo stadio di sviluppo del fungo, potrebbe confondere la bellissima e squisita Amanita Caesarea (o ovulo buono, fungo reale) con le mortali Amanita Phalloides e Amanita Verna (o Tignosa di primavera). Quindi ora che siamo in primavera e soprattutto nella prossima estate e in autunno, estrema prudenza nella raccolta e soprattutto ricordarsi che l’odore non è un parametro di riconoscimento! I principi tossici (principi termostabili) di diversi funghi inoltre non sono eliminabili con la cottura o la bollitura.

Nella foto: Amanita Caesarea

Video: “Generale” di Francesco De Gregori

http://www.youtube.com/watch?v=iyy6TeBjtBM&feature=related

Bellissime immagini

api-013-calabrone preda apePropongo con piacere alcune delle bellissime immagini realizzate da un caro collega di lavoro, Pino Armentaro, appassionato di fotografia. Con il suo consenso ne sono state selezionate alcune e, dopo averle trasformate in formato jpg, sono state inserite nella pagina “fotoalbum” in alto con il nome Api e calabrone.  Si può cliccare su “Mostra come presentazione”. Riguardano le api, l’alveare e la predazione di un’ape da parte di un calabrone. Nonostante il formato jpg faccia perdere parte della nitidezza, rimangono bellissime.

La deforestazione: un’inversione di tendenza?

bosco e sottobNell’anno internazionale delle foreste non possiamo ignorare il problema più grave che tormenta questi ecosistemi: la loro progressiva (e inarrestabile?) riduzione. Il fenomeno interessa soprattutto la fascia intertropicale, a nord e a sud dell’Equatore. Negli ultimi decenni c’è stata una riduzione media annua di oltre 100.000 km2 di foresta. Con le foreste scompare un ambiente ricchissimo di vita, lo stesso che ha dato origine agli ominidi (vedi post) e che, come ha ricordato il segretario generale dell’ONU Ban Ki Moon, in occasione dell’inaugurazione dell’anno delle foreste (il relativo logo, caratteristico e molto significativo, è nella colonna di destra): “ospitano l’80% della biodiversità terrestre e trattengono più di un trilione di tonnellate di carbonio all’anno”. La deforestazione quindi riduce le varietà della vita e nello stesso tempo ne modifica il processo evolutivo. Le conseguenze riguardano anche il clima: ogni albero funziona come una pompa che, attraverso il processo della traspirazione, preleva acqua dal suolo e ne immette centinaia o decine di litri al giorno, a seconda delle specie, nell’atmosfera sotto forma di vapor acqueo. Questo vapore influisce in modo considerevole sul ciclo dell’acqua, sulle precipitazioni e di conseguenza sulla temperatura dell’aria. Il mancato intercettamento della CO2 immessa nell’atmosfera dalle attività umane poi, (ricordiamo che 1 trilione di tonnellate corrisponde a un milione alla terza, 1.000.0003 cioè a 1018 tonnellate; il prefisso per il trilione è exa) accentua l’effetto serra. Se lo scopo dell’abbattimento degli alberi è il terreno agricolo, il suolo deforestato comunque diventa sempre più povero di nutrienti e dopo qualche anno non è più adatto all’agricoltura. Se la deforestazione è effettuata con metodi criminali: l’incendio, allora c’è anche un enorme spreco di biomassa, la quasi completa distruzione delle varie forme di vita di quell’ecosistema e migliaia di tonnellate di COriversate nell’atmosfera. In caso di incendio, le conseguenze sul territorio sono l’erosione diffusa dello strato superficiale del suolo e l’aumento della desertificazione.

Verrebbe da dire che è una catastrofe e che va tutto male. Invece no, ci sono anche segnali di ottimismo: alcuni Paesi hanno invertito la tendenza della deforestazione. Da un rapporto dell’ONU, divulgato dal direttore delle foreste della Food and Agriculture Organization (FAO), emerge che l’attività di rimboschimento in Cina riguarda un’estensione di ben tre milioni di ettari all’anno. In India il rimboschimento sta aumentando al ritmo di trecentomila ettari all’anno. Anche l’Australia e l’Indonesia presentano un bilancio attivo di rimboschimento, ma con estensioni più ridotte. Non ci resta che aspettare segnali positivi anche da altri paesi, da quelli equatoriali africani e, soprattutto, da quella  “superpotenza” forestale sudamericana:  il Brasile.

Nella foto, uno scorcio di bosco e sottobosco italiano con piante ricoperte d’edera e alcune specie epifite.

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