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Archivio Novembre 2010

Il colera dopo il terremoto

vibrione del coleraAd Haiti i malati di colera sono arrivati a 70.000. Ma cos’è il colera? La parola greca “kolera” già usata da Ippocrate, nell’antica Grecia si riferiva ad una sindrome gastrointestinale acuta. Oggi sappiamo che è una malattia infettiva caratterizzata da diarrea intensa, vomito, crampi muscolari che possono portare alla morte dell’individuo. Le epidemie  di colera spesso sono state di origine asiatica e si sono trasformate in pandemia (è un’epidemia a larghissima estensione, senza limiti regionali o continentali). Il primo a mettere in relazione le morti per colera con l’acqua utilizzata per bere fu John Snow, a Londra tra il 1849 e il 1854. Chiudendo l’acqua della località di Londra colpita, le morti cessarono e fu evidente che il veicolo dell’infezione era l’acqua e che quell’acquedotto era inquinato. Successivamente si scoprì la capacità del colera di diffondersi attraverso le grandi vie di comunicazione: le vie carovaniere, le ferrovie, le vie marittime. Ci si accorse anche della stagionalità delle infezioni: la malattia era più frequente e più grave nei mesi estivi.

Grandi pandemie di colera si sono sviluppate in India, nel 1817, lungo le regioni attraversate dal Gange. Nel 1828 un’altra pandemia arrivò anche in Europa e giunse fino a Torino. La pandemia si ripeté nel 1849 durante le guerre d’indipendenza, portata dall’esercito austriaco nelle regioni italiane del nordest. Altri fenomeni pandemici si originarono nel sudest asiatico e raggiunsero anche l’Europa, fino ai primi decenni del 1900. Il primo a scoprire il responsabile della malattia, un batterio ricurvo a forma di virgola (Vibrio Cholerae), fu  Robert Koch (premio Nobel per la medicina nel 1905, scopritore tra l’altro del bacillo della tubercolosi: il Mycobacterium tubercolosis) nel 1883, quando venne inviato in Egitto in una missione scientifica per conto del governo tedesco. Ma a pensare ad un vaccino anticolerico per l’uomo fu lo spagnolo Jaime Ferran, direttore dell’istituto microbiologico di Barcellona. Ferran, pensando alla vaccinazione effettuata contro il vaiolo ideata da Eduard Jenner, intuì la possibilità di utilizzarla, con le dovute modifiche, anche per il colera.  Gli Stati occidentali capirono che la malattia da una località si diffondeva velocemente con lo spostamento di persone e merci a livello internazionale e nel 1903, a Parigi, Belgio, Brasile, Egitto, Francia, Gran Bretagna, Italia, Russia, Spagna, Svizzera e USA istituirono l’Ufficio Internazionale di Igiene e dalle successive conferenze internazionali nacque l’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 1948. Intanto dal 1921 al 1924 un’altra pandemia  provocò, solo in India, circa 800.000 morti. Col passare degli anni il Vibrio Cholerae è mutato ed oggi sono diversi i batteri responsabili della malattia. Il vaccino anticolerico attuale (dukoral), è un vaccino orale che contiene, inattivati, i ceppi di questi diversi batteri. Purtroppo però, neanche la vaccinazione garantisce una copertura completa. Quindi in caso di viaggi nei paesi asiatici, africani o sudamericani a rischio, è necessaria molta attenzione sia alle vaccinazioni richieste sia all’acqua che si beve, al cibo e all’igiene.

Oggi la cura della malattia, in teoria, è abbastanza semplice: quando si manifesta, anche con diarrea continua, bisogna pensare a reidratare il paziente con acqua e sali minerali e aspettare che l’infezione faccia il suo corso. Ma nella pratica, in un paese di estrema povertà, anche questo diventa difficile. Se ad Haiti si è arrivati all’epidemia è perché il terremoto ha distrutto gran parte delle infrastrutture: case, ospedali, rete idrica e fogne (dove erano presenti) in un paese già molto povero. Riguardo alle proteste e alle accuse della popolazione secondo cui l’infezione sarebbe stata portata da un contingente asiatico di caschi blu dell’ONU, non si può dire né dimostrare nulla. Certo che se fosse vero sarebbe veramente una beffa, dopo l’enorme danno e le morti causate dal terremoto! La popolazione intanto muore perché non ha acqua potabile, è debilitata, non riesce a raggiungere in tempo i pochi ospedali. Ad oggi i morti sono circa 1600 e gli aiuti portati dai vari stati nazionali e dalle Organizzazioni non governative non bastano a bloccare l’epidemia e a curare le decine di migliaia di ammalati.

Piccole energie crescono

energie alternative1

Sono ancora tante le critiche e le resistenze nel mondo. I motivi sono diversi: dall’impatto  visivo delle grandi pale eoliche, all’occupazione di vaste aree di territorio dei pannelli solari, all’aspetto “poco gradevole” dei pannelli sui tetti degli edifici, ai costi iniziali ancora troppo elevati degli impianti individuali o condominiali. Le comunità locali quando devono ospitare queste strutture si mettono spesso in agitazione. Certo, non con violenza e manifestazioni plateali come nel caso delle discariche di rifiuti solidi urbani o speciali industriali della Campania di queste settimane, ma il fenomeno riguarda molte aree del nostro pianeta.

Nonostante queste difficoltà, la tendenza delle energie rinnovabili in quasi tutti i paesi è di una continua crescita. Lo dicono i dati AIE (Agenzia Internazionale dell’Energia) attuali e quelli previsti per il prossimo decennio. Negli ultimi dieci anni il fotovoltaico (un impianto fotovoltaico è una struttura che sfrutta l’energia solare per produrre energia elettrica mediante effetto fotovoltaico) è aumentato di circa cento volte, l’eolico è cresciuto di circa il 20% all’anno e il solare di poco meno.

In Cina, India, Brasile ed in altri paesi in rapida crescita industriale, per i prossimi anni sono previsti grandi parchi eolici. Il grafico mostra la situazione del 2009 e la crescita prevista per il 2020 (in GW), in base alle elaborazioni dell’Enel sui dati internazionali suddivisi per le diverse aree del mondo.

Però, nonostante le rosee previsioni per le green energy, la situazione è incerta perché le Nazioni del petrolio e coloro che ne controllano estrazione e commercializzazione non hanno alcuna intenzione di rinunciare agli elevati profitti attuali e men che meno di abbassare il prezzo del barile di greggio, finché nel mondo la richiesta è alta e ci sono ancora circa un miliardo e mezzo di persone senza energia elettrica. Del resto, in molte nazioni continua l’uso della fonte energetica fossile più economica: il carbone, in barba ai tetti sulle emissioni di CO2 . Il futuro quindi non è a colori ma in chiaro-scuro. L’Europa almeno sta facendo da traino delle fonti rinnovabili e continuerà a svolgere questo compito per il prossimo decennio, come si vede dai grafici e dalla tabella seguente.

Tabella relativa ai primi cinque paesi al mondo per tipologia di energia rinnovabile (AIE).

 

Solare

Eolico

Geotermico

Idrico

1

Germania

USA

USA

Cina

2

Spagna

Germania

Filippine

Giappone

3

Giappone

Spagna

Indonesia

USA

4

USA

Cina

Messico

Italia

5

Sud Corea

India

Italia

Brasile

In queste settimane la pubblicità televisiva, radiofonica e della carta stampata segnala l’entrata in borsa, a Milano e a Madrid, della costola dell’Enel: Enel Green Power che, in Europa va ad affiancarsi e a competere con altri tre gruppi, la francese Energie nouvelles, la spagnola Iberdrola renovables e la portoghese Edp renováveis.

Nonostante la continua crescita di questa “fetta” di energia pulita, rispetto al consumo totale di energia nel mondo, tutti gli analisti economici concordano sul fatto che per noi consumatori l’energia costerà di più anziché di meno, senza che questo aiuti quel miliardo e mezzo di persone che è ancora senza energia elettrica. 

Prova a spiegare, aiutandoti con i libri o la Rete, il significato di “effetto fotovoltaico”, “energia solare”, “energia geotermica”.