FAST: il radiotelescopio più grande del mondo è in Cina

26 Settembre 2016 Nessun commento

                           Dopo essere diventata una superpotenza industriale ed sconomica, la Cina vuole dimostrare di essere anche una potenza scientifica. Il radiotelescopio FAST ( Five-hundred-meter Aperture Spherical Telescope) inaugurato ieri, con i suoi 500 m di diametro e circa 4450 pannelli riflettenti, è solo uno dei numerosi tasselli del progresso scientifico cinese degli ultimi decenni.

     Ci sono voluti  cinque anni di lavori (il progetto di costruzione iniziò nel 2011), un’intera valle naturale lontana dai centri abitati e incassata nelle rocce calcaree di Dawodang nella provincia di Guizhou, è stata svuotata e modellata per accogliere questo gigante in grado di captare onde radio provenienti dall’Universo profondo. Insieme alla costruzione, sono state evacuate oltre novemila persone che abitavano nei villaggi della zona, per evitare disturbi radio al telescopio. Quali sono gli scopi di quest’opera gigantesca? L’osservazione di stelle pulsar deboli, l’individuazione di eventuali segnali provenienti da qualche improbabile civiltà aliena e altro ancora. FAST e gli studiosi cinesi sono pronti a ricevere e raccogliere dati da elaborare.

Video: FAST e gli altri, di INAF TV;

Video della China Icons sulle fasi della realizzazione di FAST;

Video della CCTV America. La Cina a caccia di alieni (askanews).

Una galleria di immagini si può trovare su meteoweb.eu .

Crediti immagine: article.wn.com

Le Artemisie

19 Settembre 2016 Nessun commento

     Le artemisie sono piante erbacee della famiglia delle Asteracee, probabilmente originarie della Cina. Le specie più diffuse in Italia, soprattutto al settentrione, sono l’Artemisia annua, l’Artemisia vulgaris e l’Artemisia verloriorum.

     In passato le artemisie, soprattutto quella annua, sono state utilizzate per la cura di numerose malattie, in particolare la malaria e le dermatiti.

     Negli ultimissimi anni si è scritto molto sull’Artemisia annua, in alcuni siti internet prima e su alcune riviste e quotidiani poi. Perché? Secondo alcuni “personaggi”, estratti di questa pianta sarebbero efficaci per la cura dei tumori. Il web è bello perché consente di proporre e accedere a qualunque tipo di risorsa ma i fatti di cronaca dimostrano che può essere anche un potente strumento in mano a truffatori, ciarlatani e delinquenti vari.

     Non è mai superfluo raccomandare di utilizzare il web con molta cautela, sia quando di caricano materiali sia quando si cercano informazioni importanti: utilizzare fonti e siti attendibili per non incappare in errori gravi e facili illusioni.

     Sulla presunta efficacia antitumorale delle artemisie è opportuno segnalare la comunicazione diffusa il 13 febbraio 2015 dalla Direzione Scientifica dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. Per maggiore chiarezza riporto uno stralcio della comunicazione.

“… Detto in parole semplici, non conosciamo ancora che tipo di prodotto scegliere, quale dose abbia una risposta antitumorale nell’uomo e con quali effetti collaterali, dunque siamo ancora lontani dal poter affermare con certezza che l’artemisininae i suoi derivati siano utilizzabili con sicurezza nell’uomo e veramente utili nel trattamento dei tumori.

     Queste sono le ragioni per cui nessun medico oncologo e ricercatore può consigliare una dose, un preparato specifico e una schedula di somministrazione dell’Artemisia Annua che possa essere, su solide basi scientifiche, efficace e sicuro. Inoltre, le interazioni con alcuni farmaci biologici o chemioterapici non sono completamente note quindi si sconsiglia vivamente, ai pazienti che fossero in trattamento con terapie standard, l’assunzione di parafarmaci o prodotti erboristici a base di Artemisia Annua senza informare i medici curanti. …

Per maggiori informazioni, è possibile contattare l’Ufficio Relazioni con il Pubblico:
Mail: urp@istitutotumori.mi.it .

     Le artemisie, sono piante che possono raggiungere un’altezza che va da mezzo metro a 1,5 metri e in Italia si trovano con certezza in tutto il settentrione (non in modo uniforme) e in Campania. La loro principale caratteristica è il forte odore aromatico e, al contrario delle altre asteracee, non contengono lattice ma alcuni oli essenziali o eterici. Le foglie sono molto laciniate e di colore verde brillante. I fiori gialli spesso risaltano fra le fioriture delle altre piante erbacee. Le foto proposte riguardano piante dell’area torinese: cliccare sulle immagini per ingrandirle.

L’habitat tipico delle artemisie sono i terreni incolti, le scarpate, le zone ruderali o anche i bordi delle strade. Artemisia annua e Artemisia verlotiorum sono specie invasive, alloctone, che si sono adattate all’ambiente di alcune regioni italiane riducendo la biodiversità delle specie vegetali autoctone. Per maggiori notizie e approfondimenti: https://it.wikipedia.org/wiki/Artemisia ; Istituto Superiore di Sanità (Artemisia absinthium o assenzio); http://www.worldagroforestry.org (Artemisia annua);Regione Piemonte (Artemisia annua).

Juno: spettacolari immagini e suoni da Giove

11 Settembre 2016 Nessun commento

      Arrivata due mesi fa intorno a Giove (vedi Obiettivi della Missione Juno), la sonda Juno (tra le altre cose studierà il campo magnetico del pianeta gigante del Sistema solare, la sua atmosfera e la composizione interna) ha incominciato ad inviare i suoi dati sulla Terra. Pur essendo ad una considerevole distanza media dal Sole, più di 5 volte la distanza della Terra cioè 5 Unità Astronomiche o UA (la distanza media di Giove dal Sole è 779 milioni di km), Juno è la prima sonda a ricavare la propria energia da pannelli solari e non da generatori di elettricità da isotopi radioattivi.

     Le immagini già inviate sono state riprese da distanze ravvicinate, mai raggiunte prima: poco più di 4000 km dal pianeta, ed è solo il primo dei 36 (33 secondo altre fonti) passaggi ravvicinati previsti dalla missione. Tra quelle già elaborate dalla NASA e messe a disposizione del pubblico mondiale ce ne sono di eccezionali, come la ripresa del Polo Sud di Giove e della sua aurora. Anche le riprese delle altre zone della superficie gassosa di Giove mostrano novità: l’alternanza di aree più “calde” e aree più fredde sconosciute finora.

     Anche i suoni ottenuti dall’atmosfera gioviana registrando le onde radio che emette, trasformati in frequenze percepibili dall’orecchio umano, sono eccezionali. Come quello del 27 agosto scorso sull’Aurora di Giove: Repubblica.it Tecnologia e Scienze, segnalato da Matteo Marini.

     Dai commenti presenti sui quotidiani e in rete si percepisce grande ottimismo sull’importanza di dati, suoni e immagini che continuerà ad inviare Juno e sul successo della missione. Anche i due strumenti di costruzione italiana, Jiram e Kat, saranno fondamentali, soprattutto per “perforare” lo spesso strato di nubi e gas vari che avvolgono il pianeta gigante (escluso il Sole, Giove da solo costituisce almeno il 70% della massa di tutti gli altri corpi del Sistema solare messi insieme: pianeti, satelliti, asteroidi, comete) e arrivare a “vedere” quello che c’è sotto.

Per saperne di più: Focus; Il Post; Juno NASA.

Crediti immagini: http://www.jpl.nasa.gov/missions/juno/ , Jet Propulsion Laboratory, California Institute of Tchnology. 

Categorie:Argomenti vari Tag: , , ,

USA e Cina ratificano l’accordo della Conferenza di Parigi

      Ieri, in una riunione che ha preceduto il G20 di Hangzhou (Cina), i massimi rappresentanti di USA e Cina, Obama e Xi Jinping, hanno annunciato congiuntamente la ratifica dell’accordo di Parigi sul clima. Un passo assolutamente fondamentale per ridurre le emissioni di gas serra, considerando che da soli i due colossi industriali sono responsabili del 38% delle emissioni di questi gas che hanno causato l’aumento della temperatura media del Pianeta e i conseguenti cambiamenti climatici. L’annuncio ha spinto anche altri grandi Paesi (e grandi inquinatori), India, Russia e Giappone a preannunciare una ratifica degli accordi della COP 21 in pochi mesi.

     L’accordo entrerà in vigore se sarà ratificato almeno da 55 Paesi, responsabili del 55% delle emissioni inquinanti, per questo la decisione di Cina e USA è importantissima.

     Per chi non conosce il testo, propongo la versione italiana dell’accordo di Parigi sul clima tradotta e commentata da Valentino Piana.

Riporto solo gli art 2 e 3: “Art. 2

Questo Accordo, nell’intensificare l’implementazione della Convenzione, incluso il suo obiettivo, mira a rafforzare la risposta globale alla minaccia del cambiamento climatico nel contesto dello sviluppo sostenibile e degli sforzi di sradicare la povertà incluso attraverso:

a) il mantenimento dell’incremento della temperatura media globale molto sotto i 2 gradi centigradi al di sopra dei livelli pre-industriali e di perseguire sforzi per limitare l’incremento della temperatura media globale a 1,5 gradi centigradi al di sopra dei livelli pre-industriali riconoscendo che questo ridurrebbe significativamente i rischi e gli impatti del cambiamento climatico;

b) l’incremento della capacità di adattamento agli impatti avversi del cambiamento climatico, di irrobustire la resilienza climatica e lo sviluppo a basse emissioni di gas climalteranti in una maniera che non minacci la produzione di cibo;

c) l’adeguatezza dei flussi finanziari rispetto a percorsi verso uno sviluppo a basse emissioni e resiliente.

Questo Accordo sarà implementato secondo equità e in modo da riflettere il principio di comuni ma differenziate responsabilità e rispettive capacità, alla luce delle diverse circostanze nazionali.

Art. 3

In termini di “Contributi promessi stabiliti a livello nazionale” tutti i Paesi devono intraprendere e comunicare sforzi ambiziosi al fine di raggiungere gli obiettivi di questo Accordo, come definiti nell’art. 2 per ciò che viene definito agli articoli: 4. 7. 9. 10. 11. 13.

Gli sforzi di tutti i Paesi cresceranno nel tempo con il riconoscimento che per l’effettiva implementazione di questo Accordo c’è bisogno di supportare i Paesi in via di sviluppo.”

In questo G20, oltre all’Ambiente, il “piatto forte” è costituito dai problemi economici e dai possibili interventi per favorire la ripresa nei Paesi che sono in crisi.

Categorie:Argomenti vari Tag:

Terremoto di Rieti

     Questa notte l’Appennino dell’Italia centrale ha tremato ancora. Alcuni anni dopo L’Aquila, a poca distanza, altre faglie che caratterizzano tutta la catena montuosa appenninica hanno prodotto i loro effetti catastrofici: danni e morti.

     Gli Appennini hanno incominciato a formarsi circa 18 milioni di anni fa e la loro emersione dal Mar Mediterraneo, insieme alla deriva verso est di quella che sarebbe diventata la Penisola italiana ha portato anche alla formazione del Mar Tirreno e al progressivo restringimento del Mar Adriatico. Per la loro origine sottomarina, gli Appennini risultano formati dalla sovrapposizione di vari strati o “fette” di crosta terrestre. Come sempre capita, dopo l’emersione è continuato il sollevamento a causa della spinta della placca africana verso la Regione balcanica ed è iniziata l’erosione.

     La conformazione appenninica attuale risale a non più di 7-8 milioni di anni fa, con il progressivo accavallamento e “scollamento” degli strati di rocce sedimentarie che costituiscono queste montagne.

     I fenomeni sismici, associati alle faglie primarie e secondarie, determinate da questi incessanti e lenti movimenti geologici ci sono sempre stati e, purtroppo continueranno ad esserci. La Regione Appenninica è geologicamente molto attiva, come molte altre aree del Pianeta.

     Il terremoto di questa notte ha avuto epicentro nella zona dei comuni di Accumoli (Rieti) e Arquata del Tronto (Ascoli Piceno) ed è stato determinato da forze “distensive” che, come il terremoto dell’Aquila, hanno interessato le faglie del complesso appenninico laziale-abruzzese e umbro-marchigiano. Il sisma è stato registrato alle ore 3 e 36′ italiane, la magnitudo è 6,0 (Scala Richter) e l’ipocentro risulta essere a circa 4 km di profondità. Ha interessato decine di comuni delle Province di Rieti, Macerata e Ascoli Piceno, ma è stato avvertito in tutta l’Italia centrale, con danni segnalati anche nelle province di L’Aquila, Perugia e Teramo.

     In queste ore la sequenza sismica continua, anche se è improbabile che si manifestino scosse di magnitudo pari o superiore a quella principale che si è già verificata.

Per maggiori informazioni e per consultare la tabella degli eventi sismici di questa notte: INGV terremoti.

Video del Corriere di Rieti sulla situazione di una zona ad Accumoli.

 

L’acqua sulla rivista Ideambiente

      L’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), cui ho fatto spesso roferimento in questo blog, ha pubblicato da qualche mese il terzo numero della sua rivista Ideambiente di quest’anno. Un numero interamente dedicato all’acqua, alle acque continentali e a quelle marine italiane, al problema della potabilità e a quello della balneabilità. Tra i riferimenti internazionali, c’è anche l’accordo di Parigi con eventuali opportunità di cooperazione per l’Italia. Non mancano riferimenti storici all’acqua come simbolo e origine della vita. Ma c’è molto altro. Un numero di circa novanta pagine a cui hanno collaborato molti esperti del settore, un riferimento importante per coloro che si occupano anche di problemi ambientali e di progetti relativi all’acqua. Una pubblicazione ricca di dati e belle immagini.

Ideambiente n. 03.2016, bimestrale di informazione ambientale a cura dell’ISPRA.

Insetti defoliatori dell’olmo: Aproceros leucopoda

     Nella prima metà del secolo scorso l’olmo campestre (Ulmus minor), diffuso nel paesaggio italiano lungo le siepi e nei boschi, ha subito un attacco fungino (Ophiostoma ulmi, proveniente dall’Asia), veicolato da coleotteri del genere Scotylus e Pteleobius, che ha determinato l’epidemia di grafiosi. In pochi decenni la malattia ha portato alla scomparsa di quasi tutti gli esemplari adulti della nostra penisola. Ricordo ancora la moria di olmi negli anni ’70 in Italia centro-meridionale, a mano a mano che diventavano adulti e le caratteristiche “gallerie” sotto la corteccia che si staccava con facilità. Da allora è stato importato e si è diffuso l’olmo siberiano (Ulmus pumila), una specie più resistente alla grafiosi.

     Da 2 anni circa però, ho notato che in Piemonte (zona di Torino, forse il fenomeno era presente anche prima in modo ridotto e non l’ho notato) anche l’olmo siberiano è devastato dagli attacchi di una larva verde, di 10 – 15 mm circa, priva di setole. Le larve, numerosissime, si cibano dei lembi fogliari tralasciando solo le più coriacee nervature e il picciolo.

     In passato le infestazioni di questo tipo erano dovute alla Galerucella (Xanthogaleruka luteola) ma erano molto più limitate. Con questo nuovo tipo di larva gli alberi vengono defoliati del tutto o quasi e alcuni sono indeboliti fino alla morte.

     Da una ricerca, ho appurato che la larva in questione è dell’argide Aproceros leucopoda, originario anch’esso dell’Est asiatico. Procede sulle foglie voracemente, con percorsi sinuosi, aumentando di dimensioni (entro i limiti di 15 mm circa) fino ad impuparsi.

     Sostando per alcuni minuti sotto l’albero infestato, è facile ritrovarsi addosso qualche larva e piccoli granuli neri solidi (deiezioni). Se invece vi dovesse capitare di parcheggiare l’auto sotto l’olmo, in qualche ora sarà ricoperta da centinaia di larve e deiezioni. L’insetto adulto che si sviluppa è caratteristico per le sue zampe di colore bianco, non molto diffuse tra gli insetti.

     Le mie foto sono molto modeste. Si può trovare decisamente di meglio sul forum del sito Acta Plantarum di Franco Giordana, che vi invito a visitare.

     La natura però non rimane immobile. L’abbondanza di queste larve richiama diversi uccelli insettivori: su alcuni olmi di grandi dimensioni, nelle boscaglie lungo il torrente Casternone (TO), ho constatato la presenza anche di una dozzina di rumorose cince per volta.

Propongo un brevissimo video (30 secondi) di Nikola Rahmé su questa larva.

Crediti immagine: 1. Nikola Rahmé; 2. www.czl23.ru; 3. http://www.francescopetretti.it .

Per chi volesse approfondire: Julius Kuhn Institut.

Combattere le zanzare col Bacillus thuringiensis

     Ovunque c’è dell’acqua stagnante, sottovasi sui balconi, contenitori d’acqua per gli orti, le zanzare vanno a nozze. Qui depongono le loro uova da cui si sviluppano le larve a migliaia, che diventeranno zanzare adulte dopo la metamorfosi.

     In questo periodo, gli scaffali degli ipermercati sono pieni di vari prodotti per combattere questi fastidiosissimi insetti. Contro le larve sono in commercio anche efficaci prodotti biologici: è il caso del Bacillus thuringiensis, un batterio scoperto oltre un secolo fa e utilizzato da alcuni decenni in agricoltura biologica. Infatti è stato constatato che vive normalmente nel terreno e, se ingerito da molte specie di insetti, soprattutto lepidotteri e ditteri (a cui appartengono anche le zanzare) libera tossine che danneggiano il tratto digerente delle larve provocandone la morte.

     Una specie di batterio particolarmente utile per l’uomo, anche perché secondo la letteratura di settore è innocuo per il nostro organismo, in caso di ingestione. Il pH gastrico molto basso e la mancanza di specifici enzimi digestivi importanti per l’attivazione delle tossine, secondo gli studiosi ci pongono al sicuro nei confronti di questo Bacillus.

     Per essere efficace nei trattamenti contro le larve di zanzara, il prodotto non deve essere scaduto né essere stato conservato alla luce diretta del Sole o a temperature oltre i 25°C.

     La varietà di Bacillus thuringiensis più utilizzata nelle disinfestazioni civili (città, giardini, zone industriali) e agricole (risaie) contro le zanzare è la israelensis. La varietà Kurstaki invece è utilizzata per la lotta alla processionaria che colpisce varie specie vegetali e le cui larve rappresentano un pericolo anche serio per le persone più sensibili.

     Come per tutti i batteri (organismi procarioti, molto più semplici degli eucarioti), il genoma del B. thuringiensis è facilmente manipolabile in laboratorio e, negli USA, i geni che codificano la tossina sono stati estratti e utilizzati per ottenere piante transgeniche che, durante la loro crescita, producono anche la tossina in grado di combattere gran parte degli insetti parassiti. In diversi Paesi, in agricoltura si fa un ampio ricorso alle tecniche di manipolazione geniche e clonazione, per ottenere varietà vegetali in grado di resistere a determinati agenti patogeni. In genere, per per introdurre nuovi geni in cellule vegetali che poi saranno “coltivate” fino ad ottenere l’intero individuo, si usano i plasmidi. Questi ultimi sono piccoli anelli di DNA, che si trovano nei procarioti e nei lieviti, in grado di duplicarsi autonomamente rispetto al cromosoma principale. Tali plasmidi sono utilizzati come vettori di geni estranei da introdurre nella cellula.

     Negli USA, almeno il 50% del mais e il 75% circa del cotone e della soia coltivati, sono stati ottenuti con tecniche di manipolazione genetica (dati: Campbell, Reece, Taylor, Simon, Dickey, 2012, www.linxedizioni.it . In altri Paesi, tra cui l’Italia, ci sono molti problemi di carattere etico e normativo sull’utilizzo di piante geneticamente modificate, per cui anche la ricerca in questo settore purtroppo è molto limitata.

Per saperne di più sul Bacillus thuringiensis: http://www.bt.ucsd.edu/ e http://www.polumetla.com/research/bacillus-thuringiensis/ (in inglese).

Crediti immagine B. thuringiensis: www.polumetla.com . N.B. Le immagini non sono in proporzione! In realtà il batterio è migliaia di volte più piccolo delle larve di zanzara.

Video: Larve di zanzara. Video della NPIC (USA): https://www.youtube.com/watch?v=3aLj1WmzL98 .

Obiettivi della Missione Juno: campo magnetico e nucleo di Giove

     Conosciamo molte caratteristiche dei grandi pianeti gassosi del Sistema solare: distanze dalla Terra e dal Sole, dimensioni, densità , orbite, numero di satelliti, composizione chimica sommaria della loro atmosfera, …. Ma sono ancora molti gli aspetti sconosciuti, soprattutto a causa della loro distanza e della mancanza di una superficie solida che ha impedito la discesa di sonde, come invece è accaduto con Marte.

     Il progetto della missione Juno venne selezionato dalla NASA nel 2005 e il lancio della sonda avvenne quasi cinque anni fa: il 5 agosto 2011 da Cape Canaveral, con un razzo Atlas V. Con quale scopo? L’osservazione di Giove. Arrivata nell’orbita del Pianeta Gigante del Sistema solare, Juno vi resterà per un anno intero percorrendo 33 orbite intorno a Giove e, per la prima volta, anche con orbite polari.

     Gli strumenti presenti sulla sonda sono specifici per alcuni principali obiettivi: capire l’origine del campo magnetico gioviano e esplorare la sua magnetosfera polare; cercare di capire se Giove ha un nucleo solido; misurare la quantità d’acqua, le percentuali di ossigeno e di azoto della sua atmosfera.

     Alla missione hanno contribuito anche altri Paesi, tra cui l’Italia che ha fornito lo spettrometro ad immagini infrarosse JIRAM e lo strumento di radioscienza KaT.

     Per saperne di più: https://it.wikipedia.org/wiki/Juno_(sonda_spaziale) ; https://www.nasa.gov/mission_pages/juno/main/index.html ; Juno: 15 cose da sapere sulla missione NASA su Giove, di Elena Re Garbagnati; Juno, alla scoperta dei segreti di Giove (Media INAF); Focus: 10 cose da sapere sulla sonda di Giove .

Video di INAF TV sulla missione Juno:

https://www.youtube.com/watch?v=33mH1VAqEQ0 . Immagine ricavata dall’animazione di INAF TV.

“Il valore del paesaggio” e “Luomo e l’avventura dello spazio” all’Esame di Stato 2016

All’Esame di Stato di quest’anno, per la prova di italiano di oggi, tipologia B – Redazione di un saggio breve o di un articolo di giornale, – le prove proposte dal Ministero hanno compreso per l’ambito storico-politico l’argomento “Il valore del paesaggio” e, per l’ambito tecnico-scientifico, “L’uomo e l’avventura dello spazio”. Entrambi gli argomenti sono stati scelti da una percentuale rilevante di studenti. Chi vuole leggere tutte le tracce, può andare sul sito del Ministero. Qui riporto i documenti della traccia sul paesaggio e di quella sull’uomo e l’avventura dello spazio.

Il valore del paesaggio. Documenti. «[...] il paesaggio italiano non è solo natura. Esso è stato modellato nel corso dei secoli da una forte presenza umana. È un paesaggio intriso di storia e rappresentato dagli scrittori e dai pittori italiani e stranieri e, a sua volta, si è modellato con il tempo sulle poesie, i quadri e gli affreschi. In Italia, una sensibilità diversa e complementare si è quindi immediatamente aggiunta all’ispirazione naturalista. Essa ha assimilato il paesaggio alle opere d’arte sfruttando le categorie concettuali e descrittive della «veduta» che si può applicare tanto a un quadro o a un angolo di paesaggio come lo si può osservare da una finestra (in direzione della campagna) o da una collina (in direzione della città). [...] l’articolo 9 della Costituzione italiana(1) è la sintesi di un processo secolare che ha due caratteristiche principali: la priorità dell’interesse pubblico sulla proprietà privata e lo stretto legame tra tutela del patrimonio culturale e la tutela del paesaggio.» Salvatore SETTIS, Perché gli italiani sono diventati nemici dell’arte, ne “Il giornale dell’Arte”, n. 324/2012.

(1)(Art. 9 Costituzione italiana) -La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

«Nei contesti paesaggistici tutto è, invece, solido e stabile, frutto dell’instancabile sovrapporsi di azioni umane, innumerabili quanto irriconoscibili, ritocchi infiniti a un medesimo quadro, di cui l’iconografia principale si preserva, per cuitutto muta nell’infinitesimo e al tempo stesso poco cambia nell’ampio insieme, ed è il durare di questa nostra conchiglia che racconta la nostra qualità di popolo, inuna sintesi suprema di memoria visibile, ordinatamente disposta. Sì, i paesaggi non sonoammassi informi né somme di entità, ma ordini complessi, generalmente involontari a livello generale, spontanei e autoregolati, dove milioni di attività si sono fuse in un tutto armonioso. E’ un’armonia e una bellezza questa di tipo poco noto, antropologico e storico più che meramente estetico o meramente scientifico, a cui non siamo stati adeguatamente educati. [...] Capiamo allora perché le Costituzioni che si sono occupate di questi temi, da quella di Weimar alla nostra, hanno distinto tra monumenti naturali, storici e artistici, [...] e il paesaggio [...], dove natura, storia e arte si compongono stabilmente [...]. E se in questa riscoperta dell’Italia, da parte nostra e del globo, stesse una possibilità importante di sviluppo culturale, civile ed economico delnostro paese in questo tempo di crisi?». Dal discorso del Presidente FAI Andrea CARANDINI al XVII Convegno Naz. Delegati FAI -Trieste 12 aprile 2013; (http://www.fondoambiente.it/Dal-Presidente/Index.aspx?q=convegno-di-trieste-discorso-di-andrea-carandini )

«Il paesaggio italiano rappresenta l’Italia tutta, nella sua complessità e bellezza e lascia emergere l’intreccio tra una grande natura e una grande storia, un patrimonio da difendere e ancora, in gran parte,da valorizzare. La sacralità del valore del paesaggio[…] è un caposaldo normativo, etico, sociale e politico da difendere e tutelare prima e sopra qualunque formula di sviluppo che, se è avulsa da questi principi, può risultare invasiva, rischiando di compromettere non solo la bellezza, ma anche la funzionalità presente e futura. Turismo compreso.» Dall’intervento di Vittorio SGARBI alla manifestazione per la commemorazione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia a Palermo – 12 maggio 2010 – riportato su “La Sicilia” di Giorgio PETTA del 13 maggio 2010.

«Tutti, è vero, abbiamo piacere di stare in un ambiente pulito, bello, sereno, attorniati dalle soddisfazioni scaturenti in buona sostanza da un corretto esercizio della cultura. Vedere un bel quadro, aggirarsi in un’area archeologica ordinata e chiaramente comprensibile, viaggiare attraverso i paesaggi meravigliosi della nostra Italia, tenere lontani gli orrori delle urbanizzazioni periferiche, delle speculazioni edilizie, della incoscienza criminale di chi inquina, massacra, offende, opprime l’ambiente naturale e urbanistico.» Claudio STRINATI -La retorica che avvelena la Storia (e gli storici) dell’arte- da l’Huffington Post del 06.01.2014 (http://www.huffingtonpost.it/claudio-strinati/la-retorica-che-avvelena-storia-e-gli-storici-dellarte_b_4545578.html)

L’uomo e l’avventura dello spazio. Documenti.  «L’acqua che scorre su Marte è la prima grande conferma dopo anni intensi di ricerche, che hanno visto moltiplicarsi gli “occhi” puntati sul Pianeta Rosso, tra sensori, radar e telecamere a bordo di satelliti e rover. Ma il bello deve probabilmente ancora venire perché la prossima scommessa è riuscire a trovare forme di vita, microrganismi vissuti in passato o forse ancora attivi e capaci di sopravvivere in un ambiente così estremo. È con questo spirito che nel 2016 si prepara a raggiungere l’orbita marziana la prima fase di una nuova missione da 1,2 miliardi di euro. Si chiama ExoMars, è organizzata dall’Agenzia Spaziale Europea (Esa) e l’Italia è in prima fila con l’Agenzia Spaziale Italiana (Asi) e con la sua industria. “Sicuramente Marte continuerà a darci sorprese”, ha detto il presidente dell’Asi, Roberto Battiston. Quella annunciata ieri dalla Nasa “è l’ultima di una lunga serie e sostanzialmente ci dice che Marte è un luogo in cui c’è dell’acqua, anche se con modalità diverse rispetto a quelle cui siamo abituati sulla Terra.» Enrica BATTIFOGLIA, Sempre più “occhi” su Marte, nuova missione nel 2016, “La Repubblica”, 29 settembre 2015.

«Con uno speciale strumento del telescopio spaziale Hubble (la Wide Field Camera, una camera fotografica a largo campo), gli astronomi sono riusciti a misurare la presenza di acqua su cinque di questi mondi grazie all’analisi spettroscopica della loro atmosfera mentre essi transitavano davanti alla loro stella. Durante il transito, la luce stellare passa attraverso l’atmosfera che avvolge il pianeta, raccogliendo la “firma” dei composti gassosi che incontra sul suo cammino. I pianeti con tracce di acqua finora individuati sono tutti giganti gassosi inadatti alla vita. Il risultato però è ugualmente importante perché dimostra che la scoperta di acqua su pianeti alieni è possibile con i mezzi già oggi disponibili. La sfida ora è quella di trovare pianeti di tipo terrestre, cioè corpi celesti rocciosi di dimensioni comprese tra metà e due volte le dimensioni della Terra, in particolare quelli che si trovano a orbitare nella zona abitabile della loro stella, dove potrebbe esistere acqua allo stato liquido e forse la vita.» Umberto GUIDONI, Viaggiando oltre il cielo, BUR, Rizzoli, Milano 2014.

«Per prima cosa, Samantha ha parlato dell’importanza scientifica della missione Futura. I risultati dei tanti esperimenti svolti sulla Stazione Spaziale Internazionale, i cui dati sono ora in mano agli scienziati, si vedranno solo tra qualche tempo, perché come ha ricordato l’astronauta richiedono mesi di lavoro per essere analizzati correttamente. Svolgere ricerche nello spazio, ha ricordato Sam, è fondamentale comunque in moltissimi campi, come la scienza dei materiali, perché permette di isolare determinati fenomeniche si vuole studiare, eliminando una variabile onnipresente sulla Terra: la gravità. Ancor più importante forse è studiare il comportamento delle forme di vita in ambiente spaziale, perché permetterà di prepararci a trascorrere periodi sempre più lunghi lontano dal pianeta (fondamentali ad esempio per raggiungere destinazioni distanti come Marte), ma ha ricadute dirette anche per la salute qui sulla Terra, perché scoprire i meccanismi che controllano questo adattamento (come i geni) aiuta ad approfondire le conoscenze che abbiamo sul funzionamento degli organismi viventi, e in un ultima analisi, a comprendere il funzionamento del corpo a livello delle cellule. Si tratta di esperimenti in cui gli astronauti sono allo stesso tempo sperimentatori e cavie, perché i loro organismi vengono monitorati costantemente nel corso della missione, e gli esami continuano anche a Terra, visto che servono dati pre e post missione.» Simone VALESINI, Samantha Cristoforetti si racconta al ritorno dallo Spazio, Wired (www.wired.it/scienza/spazio/2015/06/15/samantha-cristoforetti-conferenza-ritorno ). Crediti immagine ISS_near_completation: www.astronautica.us 

 

echo '';