Terremoto di Rieti

     Questa notte l’Appennino dell’Italia centrale ha tremato ancora. Alcuni anni dopo L’Aquila, a poca distanza, altre faglie che caratterizzano tutta la catena montuosa appenninica hanno prodotto i loro effetti catastrofici: danni e morti.

     Gli Appennini hanno incominciato a formarsi circa 18 milioni di anni fa e la loro emersione dal Mar Mediterraneo, insieme alla deriva verso est di quella che sarebbe diventata la Penisola italiana ha portato anche alla formazione del Mar Tirreno e al progressivo restringimento del Mar Adriatico. Per la loro origine sottomarina, gli Appennini risultano formati dalla sovrapposizione di vari strati o “fette” di crosta terrestre. Come sempre capita, dopo l’emersione è continuato il sollevamento a causa della spinta della placca africana verso la Regione balcanica ed è iniziata l’erosione.

     La conformazione appenninica attuale risale a non più di 7-8 milioni di anni fa, con il progressivo accavallamento e “scollamento” degli strati di rocce sedimentarie che costituiscono queste montagne.

     I fenomeni sismici, associati alle faglie primarie e secondarie, determinate da questi incessanti e lenti movimenti geologici ci sono sempre stati e, purtroppo continueranno ad esserci. La Regione Appenninica è geologicamente molto attiva, come molte altre aree del Pianeta.

     Il terremoto di questa notte ha avuto epicentro nella zona dei comuni di Accumoli (Rieti) e Arquata del Tronto (Ascoli Piceno) ed è stato determinato da forze “distensive” che, come il terremoto dell’Aquila, hanno interessato le faglie del complesso appenninico laziale-abruzzese e umbro-marchigiano. Il sisma è stato registrato alle ore 3 e 36′ italiane, la magnitudo è 6,0 (Scala Richter) e l’ipocentro risulta essere a circa 4 km di profondità. Ha interessato decine di comuni delle Province di Rieti, Macerata e Ascoli Piceno, ma è stato avvertito in tutta l’Italia centrale, con danni segnalati anche nelle province di L’Aquila, Perugia e Teramo.

     In queste ore la sequenza sismica continua, anche se è improbabile che si manifestino scosse di magnitudo pari o superiore a quella principale che si è già verificata.

Per maggiori informazioni e per consultare la tabella degli eventi sismici di questa notte: INGV terremoti.

Video del Corriere di Rieti sulla situazione di una zona ad Accumoli.

 

L’acqua sulla rivista Ideambiente

      L’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), cui ho fatto spesso roferimento in questo blog, ha pubblicato da qualche mese il terzo numero della sua rivista Ideambiente di quest’anno. Un numero interamente dedicato all’acqua, alle acque continentali e a quelle marine italiane, al problema della potabilità e a quello della balneabilità. Tra i riferimenti internazionali, c’è anche l’accordo di Parigi con eventuali opportunità di cooperazione per l’Italia. Non mancano riferimenti storici all’acqua come simbolo e origine della vita. Ma c’è molto altro. Un numero di circa novanta pagine a cui hanno collaborato molti esperti del settore, un riferimento importante per coloro che si occupano anche di problemi ambientali e di progetti relativi all’acqua. Una pubblicazione ricca di dati e belle immagini.

Ideambiente n. 03.2016, bimestrale di informazione ambientale a cura dell’ISPRA.

Insetti defoliatori dell’olmo: Aproceros leucopoda

     Nella prima metà del secolo scorso l’olmo campestre (Ulmus minor), diffuso nel paesaggio italiano lungo le siepi e nei boschi, ha subito un attacco fungino (Ophiostoma ulmi, proveniente dall’Asia), veicolato da coleotteri del genere Scotylus e Pteleobius, che ha determinato l’epidemia di grafiosi. In pochi decenni la malattia ha portato alla scomparsa di quasi tutti gli esemplari adulti della nostra penisola. Ricordo ancora la moria di olmi negli anni ’70 in Italia centro-meridionale, a mano a mano che diventavano adulti e le caratteristiche “gallerie” sotto la corteccia che si staccava con facilità. Da allora è stato importato e si è diffuso l’olmo siberiano (Ulmus pumila), una specie più resistente alla grafiosi.

     Da 2 anni circa però, ho notato che in Piemonte (zona di Torino, forse il fenomeno era presente anche prima in modo ridotto e non l’ho notato) anche l’olmo siberiano è devastato dagli attacchi di una larva verde, di 10 – 15 mm circa, priva di setole. Le larve, numerosissime, si cibano dei lembi fogliari tralasciando solo le più coriacee nervature e il picciolo.

     In passato le infestazioni di questo tipo erano dovute alla Galerucella (Xanthogaleruka luteola) ma erano molto più limitate. Con questo nuovo tipo di larva gli alberi vengono defoliati del tutto o quasi e alcuni sono indeboliti fino alla morte.

     Da una ricerca, ho appurato che la larva in questione è dell’argide Aproceros leucopoda, originario anch’esso dell’Est asiatico. Procede sulle foglie voracemente, con percorsi sinuosi, aumentando di dimensioni (entro i limiti di 15 mm circa) fino ad impuparsi.

     Sostando per alcuni minuti sotto l’albero infestato, è facile ritrovarsi addosso qualche larva e piccoli granuli neri solidi (deiezioni). Se invece vi dovesse capitare di parcheggiare l’auto sotto l’olmo, in qualche ora sarà ricoperta da centinaia di larve e deiezioni. L’insetto adulto che si sviluppa è caratteristico per le sue zampe di colore bianco, non molto diffuse tra gli insetti.

     Le mie foto sono molto modeste. Si può trovare decisamente di meglio sul forum del sito Acta Plantarum di Franco Giordana, che vi invito a visitare.

     La natura però non rimane immobile. L’abbondanza di queste larve richiama diversi uccelli insettivori: su alcuni olmi di grandi dimensioni, nelle boscaglie lungo il torrente Casternone (TO), ho constatato la presenza anche di una dozzina di rumorose cince per volta.

Propongo un brevissimo video (30 secondi) di Nikola Rahmé su questa larva.

Crediti immagine: 1. Nikola Rahmé; 2. www.czl23.ru; 3. http://www.francescopetretti.it .

Per chi volesse approfondire: Julius Kuhn Institut.

Combattere le zanzare col Bacillus thuringiensis

     Ovunque c’è dell’acqua stagnante, sottovasi sui balconi, contenitori d’acqua per gli orti, le zanzare vanno a nozze. Qui depongono le loro uova da cui si sviluppano le larve a migliaia, che diventeranno zanzare adulte dopo la metamorfosi.

     In questo periodo, gli scaffali degli ipermercati sono pieni di vari prodotti per combattere questi fastidiosissimi insetti. Contro le larve sono in commercio anche efficaci prodotti biologici: è il caso del Bacillus thuringiensis, un batterio scoperto oltre un secolo fa e utilizzato da alcuni decenni in agricoltura biologica. Infatti è stato constatato che vive normalmente nel terreno e, se ingerito da molte specie di insetti, soprattutto lepidotteri e ditteri (a cui appartengono anche le zanzare) libera tossine che danneggiano il tratto digerente delle larve provocandone la morte.

     Una specie di batterio particolarmente utile per l’uomo, anche perché secondo la letteratura di settore è innocuo per il nostro organismo, in caso di ingestione. Il pH gastrico molto basso e la mancanza di specifici enzimi digestivi importanti per l’attivazione delle tossine, secondo gli studiosi ci pongono al sicuro nei confronti di questo Bacillus.

     Per essere efficace nei trattamenti contro le larve di zanzara, il prodotto non deve essere scaduto né essere stato conservato alla luce diretta del Sole o a temperature oltre i 25°C.

     La varietà di Bacillus thuringiensis più utilizzata nelle disinfestazioni civili (città, giardini, zone industriali) e agricole (risaie) contro le zanzare è la israelensis. La varietà Kurstaki invece è utilizzata per la lotta alla processionaria che colpisce varie specie vegetali e le cui larve rappresentano un pericolo anche serio per le persone più sensibili.

     Come per tutti i batteri (organismi procarioti, molto più semplici degli eucarioti), il genoma del B. thuringiensis è facilmente manipolabile in laboratorio e, negli USA, i geni che codificano la tossina sono stati estratti e utilizzati per ottenere piante transgeniche che, durante la loro crescita, producono anche la tossina in grado di combattere gran parte degli insetti parassiti. In diversi Paesi, in agricoltura si fa un ampio ricorso alle tecniche di manipolazione geniche e clonazione, per ottenere varietà vegetali in grado di resistere a determinati agenti patogeni. In genere, per per introdurre nuovi geni in cellule vegetali che poi saranno “coltivate” fino ad ottenere l’intero individuo, si usano i plasmidi. Questi ultimi sono piccoli anelli di DNA, che si trovano nei procarioti e nei lieviti, in grado di duplicarsi autonomamente rispetto al cromosoma principale. Tali plasmidi sono utilizzati come vettori di geni estranei da introdurre nella cellula.

     Negli USA, almeno il 50% del mais e il 75% circa del cotone e della soia coltivati, sono stati ottenuti con tecniche di manipolazione genetica (dati: Campbell, Reece, Taylor, Simon, Dickey, 2012, www.linxedizioni.it . In altri Paesi, tra cui l’Italia, ci sono molti problemi di carattere etico e normativo sull’utilizzo di piante geneticamente modificate, per cui anche la ricerca in questo settore purtroppo è molto limitata.

Per saperne di più sul Bacillus thuringiensis: http://www.bt.ucsd.edu/ e http://www.polumetla.com/research/bacillus-thuringiensis/ (in inglese).

Crediti immagine B. thuringiensis: www.polumetla.com . N.B. Le immagini non sono in proporzione! In realtà il batterio è migliaia di volte più piccolo delle larve di zanzara.

Video: Larve di zanzara. Video della NPIC (USA): https://www.youtube.com/watch?v=3aLj1WmzL98 .

Obiettivi della Missione Juno: campo magnetico e nucleo di Giove

     Conosciamo molte caratteristiche dei grandi pianeti gassosi del Sistema solare: distanze dalla Terra e dal Sole, dimensioni, densità , orbite, numero di satelliti, composizione chimica sommaria della loro atmosfera, …. Ma sono ancora molti gli aspetti sconosciuti, soprattutto a causa della loro distanza e della mancanza di una superficie solida che ha impedito la discesa di sonde, come invece è accaduto con Marte.

     Il progetto della missione Juno venne selezionato dalla NASA nel 2005 e il lancio della sonda avvenne quasi cinque anni fa: il 5 agosto 2011 da Cape Canaveral, con un razzo Atlas V. Con quale scopo? L’osservazione di Giove. Arrivata nell’orbita del Pianeta Gigante del Sistema solare, Juno vi resterà per un anno intero percorrendo 33 orbite intorno a Giove e, per la prima volta, anche con orbite polari.

     Gli strumenti presenti sulla sonda sono specifici per alcuni principali obiettivi: capire l’origine del campo magnetico gioviano e esplorare la sua magnetosfera polare; cercare di capire se Giove ha un nucleo solido; misurare la quantità d’acqua, le percentuali di ossigeno e di azoto della sua atmosfera.

     Alla missione hanno contribuito anche altri Paesi, tra cui l’Italia che ha fornito lo spettrometro ad immagini infrarosse JIRAM e lo strumento di radioscienza KaT.

     Per saperne di più: https://it.wikipedia.org/wiki/Juno_(sonda_spaziale) ; https://www.nasa.gov/mission_pages/juno/main/index.html ; Juno: 15 cose da sapere sulla missione NASA su Giove, di Elena Re Garbagnati; Juno, alla scoperta dei segreti di Giove (Media INAF); Focus: 10 cose da sapere sulla sonda di Giove .

Video di INAF TV sulla missione Juno:

https://www.youtube.com/watch?v=33mH1VAqEQ0 . Immagine ricavata dall’animazione di INAF TV.

“Il valore del paesaggio” e “Luomo e l’avventura dello spazio” all’Esame di Stato 2016

All’Esame di Stato di quest’anno, per la prova di italiano di oggi, tipologia B – Redazione di un saggio breve o di un articolo di giornale, – le prove proposte dal Ministero hanno compreso per l’ambito storico-politico l’argomento “Il valore del paesaggio” e, per l’ambito tecnico-scientifico, “L’uomo e l’avventura dello spazio”. Entrambi gli argomenti sono stati scelti da una percentuale rilevante di studenti. Chi vuole leggere tutte le tracce, può andare sul sito del Ministero. Qui riporto i documenti della traccia sul paesaggio e di quella sull’uomo e l’avventura dello spazio.

Il valore del paesaggio. Documenti. «[...] il paesaggio italiano non è solo natura. Esso è stato modellato nel corso dei secoli da una forte presenza umana. È un paesaggio intriso di storia e rappresentato dagli scrittori e dai pittori italiani e stranieri e, a sua volta, si è modellato con il tempo sulle poesie, i quadri e gli affreschi. In Italia, una sensibilità diversa e complementare si è quindi immediatamente aggiunta all’ispirazione naturalista. Essa ha assimilato il paesaggio alle opere d’arte sfruttando le categorie concettuali e descrittive della «veduta» che si può applicare tanto a un quadro o a un angolo di paesaggio come lo si può osservare da una finestra (in direzione della campagna) o da una collina (in direzione della città). [...] l’articolo 9 della Costituzione italiana(1) è la sintesi di un processo secolare che ha due caratteristiche principali: la priorità dell’interesse pubblico sulla proprietà privata e lo stretto legame tra tutela del patrimonio culturale e la tutela del paesaggio.» Salvatore SETTIS, Perché gli italiani sono diventati nemici dell’arte, ne “Il giornale dell’Arte”, n. 324/2012.

(1)(Art. 9 Costituzione italiana) -La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

«Nei contesti paesaggistici tutto è, invece, solido e stabile, frutto dell’instancabile sovrapporsi di azioni umane, innumerabili quanto irriconoscibili, ritocchi infiniti a un medesimo quadro, di cui l’iconografia principale si preserva, per cuitutto muta nell’infinitesimo e al tempo stesso poco cambia nell’ampio insieme, ed è il durare di questa nostra conchiglia che racconta la nostra qualità di popolo, inuna sintesi suprema di memoria visibile, ordinatamente disposta. Sì, i paesaggi non sonoammassi informi né somme di entità, ma ordini complessi, generalmente involontari a livello generale, spontanei e autoregolati, dove milioni di attività si sono fuse in un tutto armonioso. E’ un’armonia e una bellezza questa di tipo poco noto, antropologico e storico più che meramente estetico o meramente scientifico, a cui non siamo stati adeguatamente educati. [...] Capiamo allora perché le Costituzioni che si sono occupate di questi temi, da quella di Weimar alla nostra, hanno distinto tra monumenti naturali, storici e artistici, [...] e il paesaggio [...], dove natura, storia e arte si compongono stabilmente [...]. E se in questa riscoperta dell’Italia, da parte nostra e del globo, stesse una possibilità importante di sviluppo culturale, civile ed economico delnostro paese in questo tempo di crisi?». Dal discorso del Presidente FAI Andrea CARANDINI al XVII Convegno Naz. Delegati FAI -Trieste 12 aprile 2013; (http://www.fondoambiente.it/Dal-Presidente/Index.aspx?q=convegno-di-trieste-discorso-di-andrea-carandini )

«Il paesaggio italiano rappresenta l’Italia tutta, nella sua complessità e bellezza e lascia emergere l’intreccio tra una grande natura e una grande storia, un patrimonio da difendere e ancora, in gran parte,da valorizzare. La sacralità del valore del paesaggio[…] è un caposaldo normativo, etico, sociale e politico da difendere e tutelare prima e sopra qualunque formula di sviluppo che, se è avulsa da questi principi, può risultare invasiva, rischiando di compromettere non solo la bellezza, ma anche la funzionalità presente e futura. Turismo compreso.» Dall’intervento di Vittorio SGARBI alla manifestazione per la commemorazione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia a Palermo – 12 maggio 2010 – riportato su “La Sicilia” di Giorgio PETTA del 13 maggio 2010.

«Tutti, è vero, abbiamo piacere di stare in un ambiente pulito, bello, sereno, attorniati dalle soddisfazioni scaturenti in buona sostanza da un corretto esercizio della cultura. Vedere un bel quadro, aggirarsi in un’area archeologica ordinata e chiaramente comprensibile, viaggiare attraverso i paesaggi meravigliosi della nostra Italia, tenere lontani gli orrori delle urbanizzazioni periferiche, delle speculazioni edilizie, della incoscienza criminale di chi inquina, massacra, offende, opprime l’ambiente naturale e urbanistico.» Claudio STRINATI -La retorica che avvelena la Storia (e gli storici) dell’arte- da l’Huffington Post del 06.01.2014 (http://www.huffingtonpost.it/claudio-strinati/la-retorica-che-avvelena-storia-e-gli-storici-dellarte_b_4545578.html)

L’uomo e l’avventura dello spazio. Documenti.  «L’acqua che scorre su Marte è la prima grande conferma dopo anni intensi di ricerche, che hanno visto moltiplicarsi gli “occhi” puntati sul Pianeta Rosso, tra sensori, radar e telecamere a bordo di satelliti e rover. Ma il bello deve probabilmente ancora venire perché la prossima scommessa è riuscire a trovare forme di vita, microrganismi vissuti in passato o forse ancora attivi e capaci di sopravvivere in un ambiente così estremo. È con questo spirito che nel 2016 si prepara a raggiungere l’orbita marziana la prima fase di una nuova missione da 1,2 miliardi di euro. Si chiama ExoMars, è organizzata dall’Agenzia Spaziale Europea (Esa) e l’Italia è in prima fila con l’Agenzia Spaziale Italiana (Asi) e con la sua industria. “Sicuramente Marte continuerà a darci sorprese”, ha detto il presidente dell’Asi, Roberto Battiston. Quella annunciata ieri dalla Nasa “è l’ultima di una lunga serie e sostanzialmente ci dice che Marte è un luogo in cui c’è dell’acqua, anche se con modalità diverse rispetto a quelle cui siamo abituati sulla Terra.» Enrica BATTIFOGLIA, Sempre più “occhi” su Marte, nuova missione nel 2016, “La Repubblica”, 29 settembre 2015.

«Con uno speciale strumento del telescopio spaziale Hubble (la Wide Field Camera, una camera fotografica a largo campo), gli astronomi sono riusciti a misurare la presenza di acqua su cinque di questi mondi grazie all’analisi spettroscopica della loro atmosfera mentre essi transitavano davanti alla loro stella. Durante il transito, la luce stellare passa attraverso l’atmosfera che avvolge il pianeta, raccogliendo la “firma” dei composti gassosi che incontra sul suo cammino. I pianeti con tracce di acqua finora individuati sono tutti giganti gassosi inadatti alla vita. Il risultato però è ugualmente importante perché dimostra che la scoperta di acqua su pianeti alieni è possibile con i mezzi già oggi disponibili. La sfida ora è quella di trovare pianeti di tipo terrestre, cioè corpi celesti rocciosi di dimensioni comprese tra metà e due volte le dimensioni della Terra, in particolare quelli che si trovano a orbitare nella zona abitabile della loro stella, dove potrebbe esistere acqua allo stato liquido e forse la vita.» Umberto GUIDONI, Viaggiando oltre il cielo, BUR, Rizzoli, Milano 2014.

«Per prima cosa, Samantha ha parlato dell’importanza scientifica della missione Futura. I risultati dei tanti esperimenti svolti sulla Stazione Spaziale Internazionale, i cui dati sono ora in mano agli scienziati, si vedranno solo tra qualche tempo, perché come ha ricordato l’astronauta richiedono mesi di lavoro per essere analizzati correttamente. Svolgere ricerche nello spazio, ha ricordato Sam, è fondamentale comunque in moltissimi campi, come la scienza dei materiali, perché permette di isolare determinati fenomeniche si vuole studiare, eliminando una variabile onnipresente sulla Terra: la gravità. Ancor più importante forse è studiare il comportamento delle forme di vita in ambiente spaziale, perché permetterà di prepararci a trascorrere periodi sempre più lunghi lontano dal pianeta (fondamentali ad esempio per raggiungere destinazioni distanti come Marte), ma ha ricadute dirette anche per la salute qui sulla Terra, perché scoprire i meccanismi che controllano questo adattamento (come i geni) aiuta ad approfondire le conoscenze che abbiamo sul funzionamento degli organismi viventi, e in un ultima analisi, a comprendere il funzionamento del corpo a livello delle cellule. Si tratta di esperimenti in cui gli astronauti sono allo stesso tempo sperimentatori e cavie, perché i loro organismi vengono monitorati costantemente nel corso della missione, e gli esami continuano anche a Terra, visto che servono dati pre e post missione.» Simone VALESINI, Samantha Cristoforetti si racconta al ritorno dallo Spazio, Wired (www.wired.it/scienza/spazio/2015/06/15/samantha-cristoforetti-conferenza-ritorno ). Crediti immagine ISS_near_completation: www.astronautica.us 

 

Malaria e zanzara anopheles

     Si avvicina l’estate. Coloro che hanno programmato o stanno programmando vacanze da trascorrere al caldo dei Paesi tropicali o equatoriali sanno bene che devono prendere alcune precauzioni di carattere sanitario. Tra queste c’è senz’altro la profilassi antimalarica. La mappa (in basso) mostra i Paesi nei quali questa malattia è diffusa e dove è maggiore il rischio di infezione.

     Su “La Stampa Salute” dell’altro ieri, in un articolo dal titolo “La malaria uccide un bambino su due: necessaria prevenzione globale” si segnalava proprio la pericolosità e la diffusione di questa malattia, in vista di un incontro internazionale del 27 giugno prossimo a Roma, per fornire cure, organizzazione ed educazione sulla lotta alla malaria.

     Ma cos’è la malaria? Si tratta di una malattia causata da un tipo di protozoo, il Plasmodium, che nel corso del suo ciclo riproduttivo forma spore. Come gli altri protozoi, il Plasmodium appartiene al gruppo dei Protisti che, insieme a funghi, piante e animali costituiscono il dominio Eukarya.

     Il Plasmodium è un parassita del sangue che viene trasmesso dalle zanzare del genere Anopheles e comprende numerose specie delle quali almeno quattro (P. vivax, P. falciparum, P.malariae, P. ovale) sono parassite anche dell’uomo. Come nelle comuni zanzare, anche nel genere Anopheles sono le femmine a pungere l’uomo per nutrirsi di sangue; il maschio vive molto meno a lungo e si nutre di succhi vegetali.

     I Plasmodi sono microrganismi caratterizzati da due cicli di sviluppo: quello sessuato che produce spore che avviene nella zanzara e quello asessuato che si svolge nell’uomo. Le zanzare ingeriscono i parassiti, che si erano trasformati in elementi sessuati maschili e femminili, con i globuli rossi del sangue umano e, nel loro stomaco, avviene la fecondazione dei due gameti che porta alla formazione dello zigote. Una volta sviluppato, per successive divisioni cellulari il parassita si moltiplica e si diffonde nelle ghiandole salivari. Da queste il microrganismo passa nel circolo sanguigno umano con la puntura dell’insetto che utilizza la sua saliva per evitare che il sangue coaguli.

     Attraverso il sangue, i parassiti arrivano nel fegato dove compiono una prima fase di sviluppo e poi penetrano nei globuli rossi dove si accrescono e si moltiplicano formando spore. Quando il globulo rosso è pieno, si rompe e le spore fuoriescono infettando altri globuli rossi il cui numero diminuisce progressivamente.

     Quali sono e conseguenze per le persone colpite da malaria? Febbre alta, brividi, malessere generale e sudorazione, ma oggi esistono diversi metodi di cura e prevenzione della malattia. A seconda del tipo di Plasmodio, le crisi malariche hanno un andamento differente.

     In Italia la malattia è stata debellata da molti decenni (1970), con la bonifica delle zone paludose, l’habitat ideale della zanzara Anopheles, e con l’uso degli insetticidi. Nel mondo però rimane la più diffusa malattia umana causata da parassiti e, secondo le stime dell’OMS, provoca circa un milione di morti ogni anno. I farmaci per la prevenzione variano a seconda del Paese dove ci si vuole recare. Cliccare sulle immagini, per ingrandirle.

Per saperne di più: World Health Organization, malaria ; malaria, documento del Ministero della Salute . Animazioni: Life Cycle of Malaria Parasite in the Mosquito (in inglese). Animation Life Cycle of Plasmodium ; The Malaria life cycle explained .

Crediti: zanzara_anopheles: scientistsagainstmalaria.net .

I colori profondi del Mediterraneo

     È il titolo di un documentario dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale. Un racconto con riprese molto belle degli ambienti marini scoperti ed esplorati negli ultimi dieci anni. L’esplorazione ha riguardato soprattutto le zone del Mediterraneo comprese tra 100 e 500 metri di profondità (zone afotiche, prive o con scarsa luce) e sono state condotte con un robot filo-guidato dotato di ottime videocamere e buone fonti di illuminazione.

    Il documentario “I colori profondi del Mediterraneo” dura 23 minuti circa ed è stato curato da Michela Angiolillo e Marco Pisapia, con foto di Simonepietro Canese. Altrettanto interessante è il videoSottoilmare: la biodiversità negli ambienti remoti ed estremi in Sicilia”, curato sempre dall’ISPRA.

     Ricordo, a scopo didattico, che i fondali marini e oceanici in base alla profondità si suddividono in varie zone:

a) Piattaforme continentali, che costituiscono il prolungamento dei continenti fino ad una profondità media di circa 200 m e sono costituite da fasce di detriti rocciosi e sabbiosi poco inclinate;

b) Scarpate continentali, caratterizzate da canyon prodotti dallo scorrimento dei detriti verso il basso. Le scarpate sono costituite da pendii più o meno ripidi e scendono fino alla profondità di 2000 m circa.

c) Piane abissali, che si estendono oltre le scarpate fino a profondità di 6000 m circa. Le piane abissali sono caratterizzate da innumerevoli rilievi sottomarini, spesso di natura vulcanica, dalle dorsali oceaniche (zone in cui si forma nuovo fondale oceanico) e dalle fosse (zone in cui i fondali si consumano).

     Per quanto riguarda gli ecosistemi invece, negli oceani e nei mari si suddividono zone con differenti fattori abiotici (luce, temperatura, pressione, nutrienti, correnti), ciascuna con particolari comunità di organismi.

1. Zona intercotidale, una zona di confine tra mare e terraferma con ambienti abbastanza studiati e conosciuti: spiagge e paludi salmastre.

2. Zona pelagica, caratterizzata dal mare aperto, in cui vivono organismi in grado di spostarsi autonomamente insieme al altri, soprattutto plancton (fitoplancton e zooplancton) che si lasciano trasportare dalle correnti.

3. Zona bentonica, costituita dai fondali marini e oceanici, occupata da comunità animali, vegetali, batteriche, che variano soprattutto in relazione alla profondità e alla penetrazione della luce, generalmente poco conosciute. Perciò si individua una zona fotica, fino a 100 m circa di profondità, con alghe e batteri fotosintetizzanti, più ricca di animali e una zona afotica, buia, dove vivono organismi non fotosintetizzanti e animali di profondità, in gran parte sconosciuti. Ma l’intera zona bentonica è poco conosciuta: ad esempio, lo scorso mese sulla rivista “Science”, Rodrigo Moura dell’Università Federale di Rio De Janeiro ha annunciato la scoperta di una barriera corallina estesa per circa 1000 Km al largo della foce del Rio delle Amazzoni, fra acque fangose e poco illuminate. Una formazione del tutto sconosciuta prima, che molti ritenevano non potesse esistere alla foce di un fiume, individuata tra i 50 e i 100 m di profondità e difficile da esplorare per la torbidità delle acque (riferimenti: Scienza news in “Le Scienze”, giugno 2016).

Crediti immagine zone marine: www.fao.org .

Lagrange in “La mia storia”

     Su Lagrange e sulle sue principali opere, dimostrazioni e intuizioni ho già scritto tre anni fa (Celebrare Joseph Louis Lagrange), in occasione del bicentenario della sua morte. Qui voglio segnalare un bel fumetto sulla sua storia, in circolazione da qualche anno e pubblicato grazie al contributo della Città di Torino.

     Al Carnevale della Fisica 2015, il fumetto “storico-scientifico”, molto gradevole anche per gli aspetti artistici, ha ricevuto il secondo premio per “l’originalità, l’ottima fruibilità e la divulgazione pensata non solo per gli adulti ma anche per gli adolescenti”. Un fumetto che narra la vita e le opere di uno dei più grandi uomini di Scienza di tutti i tempi, torinese, italiano e europeo.

     Lagrange in “La mia storia” è curato dall’Associazione CentroScienza Onlus, con disegni di Silvia Benevenuta e testi di Alessia Dino e Rosella Sciarrone. La sezione didattica dell’Accademia delle Scienze di Torino ha partecipato con Chiara Mancinelli, Elena Borgi e Fabiana Basso. I testi sono di Renzo Rancoita ed Elisa Gentile. La grafica e l’impaginazione di Jacopo Roncon.

     La versione cartacea è corredata anche da schede didattiche di differenti livelli di difficoltà: Massimi e minimi; Un sistema universale di misura; La librazione della Luna; Misura del cielo; I punti lagrangiani; Il Teorema del valor medio.

     La pagina conclusiva è dedicata al Vocabolario di Lagrange: Brachistocrona; Cicloide; Codominio, Coefficiente angolare; Continua; Derivata; Dominio; Funzione; Isocrono; Isoperimetro; Latitudine; Librazione; Longitudine; Parallasse; Periodo; Radiante; Rivoluzione; Rotazione; Velocità angolare.

     A coloro che non hanno avuto modo di leggere la versione cartacea del fumetto (ma anche a coloro che l’hanno già letto), segnalo quella digitale sfogliabile. Consiglio una visione a tutto schermo. Chi preferisce può scaricarlo sul proprio PC/tablet in pdf (nella parte destra della barra di scorrimento delle pagine, allo stesso link) e leggerlo con calma.

Un fumetto utile per tutti gli studenti, in particolare per gli appassionati di Scienze, Astronomia, Matematica, Fisica e Storia.

Su Lagrange segnalo anche alcuni video:

200 anni di Lagrange, video RAI-TGR;

I Punti Lagrangiani;

Lagrange, documentario (in francese);

Alberto Conte, Lagrange 200 anni dopo;

Crediti immagine “Mechanique analitique: matematica.unibocconi.it .

90 anni fa il dirigibile Norge sorvolò il Polo Nord

     Il 12 maggio del 1926, esattamente novant’anni fa il dirigibile Norge sorvolò il Polo Nord. Il Norge partì il 10 aprile 1926 dall’aeroporto Ciampino di Roma con la spedizione, ideata dall’italiano Umberto Nobile e dall’esploratore svedese Roald Amundsen, e dopo oltre un mese di viaggio con tappe in Inghilterra, Russia, Norvegia e isole Svalbard finalmente sorvolò la calotta polare artica in corrispondenza del Polo Nord. Era la prima volta che l’uomo raggiungeva il Polo Nord, prima c’erano stati tentativi infruttuosi via mare con le navi. Anche l’ultima zona inesplorata e sconosciuta del pianeta era stata raggiunta. Due giorni dopo il successo della spedizione, finanziata anche dal governo italiano, il Norge arrivò in Alaska e l’impresa ebbe grande risonanza sui mezzi di comunicazione internazionali dando prestigio all’Italia, alla sua Aeronautica e allo stesso Nobile.

     L’impresa fu possibile con un volo ininterrotto di oltre 5300 Km, dalle isole Svalbard all’Alaska e, successivamente, fu seguita da una controversia tra Nobile e Amundsen per stabilire chi avesse i meriti maggiori del successo della trasvolata.

     Nel 1928 ci fu una seconda spedizione italiana, condotta da Nobile con il dirigibile Italia che ripeté l’impresa partendo da Milano, attraversando altri Paesi europei e con la solita ultima tappa alle Svalbard. Durante il percorso di ritorno, prima delle Svalbard, il dirigibile Italia si schiantò sui ghiacci a causa di una forte tempesta. Ci furono morti e feriti, alcuni scomparvero senza essere mai più ritrovati. Nacque l’eroica storia della tenda rossa.

Per saperne di più: Dirigibile Norge; Umberto Nobile; Esplorazione dell’Artide;

Vari video storici:

Nobile e la tenda rossa (RAI Storia);

La tenda rossa (Ministero Difesa);

Colonna sonora“La tenda rossa” di Ennio Moricone; Semplicemente stupenda.

Video breve: La partenza del dirigibile Norge (RAI Storia);

Video: Amundsen e Nobile (1);

Video: Amundsen e Nobile (2).

Crediti immagini: https://it.wikipedia.org/wiki/Artide ; www.ilvideogiornale.it .

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