Il noce comune (Juglans regia L.)

L’autunno è la stagione della raccolta di noci e nocciole. Del nocciolo (Corylus avellana) ho già scritto, in questo breve post segnalo il noce comune (Juglans regia), un albero di grandi dimensioni che può raggiungere i 20-25 metri di altezza e il cui tronco può arrivare anche ai 2 metri di diametro. La corteccia ha un colore grigio chiaro ed è liscia negli esemplari giovani, in quegli adulti si fessura longitudinalmente.

     Le foglie sono composte e imparipennate (formate da un numero dispari di foglioline: 5-9, una all’estremità dell’asse fogliare e le altre a coppie, una a sinistra e l’altra a destra dell’asse). Se sfregate, spezzate o piegate emanano un forte aroma. Durante la fioritura che avviene a maggio, sulla stessa pianta sono presenti fiori maschili e femminili. I primi sono riuniti in amenti appariscenti di colore verde-bruno o rossastro mentre quelli femminili sono verdi e piccoli costituiti da un involucro che avvolge un pistilli sporgente in parte all’esterno.

I frutti sono costituiti dal mallo, una parte esterna verde e carnosa, ricca di tannini e aromi forti, da un guscio osseo che racchiude il seme detto gheriglio. Quando il seme matura, il mallo si degrada e marcisce lasciando ben visibile il guscio osseo marrone.

     Il frutto immaturo, sfruttando i tannini presenti nel mallo, viene utilizzato per produrre un liquore aromatico, il nocino. I semi invece sono ottimi alimenti, tra la frutta secca più pregiata, contengono il 25% circa di olio.

     Il legno, fino ad alcuni decenni fa era molto pregiato, duro ma facilmente lavorabile, era utilizzato per oggetti particolari e mobili di pregio. Oggi, in seguito allo scarso uso del legno nell’industria del mobile, il noce viene utilizzato prevalentemente come legna da ardere.

     Il noce è originario dell’Asia centro-occidentale, una zona che comprende parte dell’attuale Iran, Afghanistan, Turkmenistan, Uzbekistan, Tagikistan, Kirghizistan. Da questa regioni è stato poi esportato nel resto del mondo.

     Nel Medioevo il noce ha assunto la fama sinistra di albero maledetto, albero del diavolo, per le feste pagane e i riti di stregoneria che, secondo la Chiesa, si celebravano sotto questa pianta. Il caso più famoso è quello del Noce di Benevento.

     La scorsa primavera è stata pubblicata una ricerca sull’origine e la diffusione del noce comune condotta dall’Istituto di Biologia agro-alimentare e forestale e dall’Istituto per i Beni archeologici e monumentali, entrambi del CNR. Tra l’altro la ricerca ribadisce l’origine asiatica del noce, determinando con maggiore precisione gli areali dai quali si è diffusa e individuando quattro zone con un’elevata diversità genetica per quest’albero. Per saperne di più: il comunicato stampa “Tutto quello che avreste voluto sapere sul noce”, di Maria Emilia Malvolti. Crediti per l’immagine mallo con noce: Böhringer Friedrich .

Nobel per la medicina 2017 alle scoperte dei meccanismi sui ritmi circadiani

     Sono tre statunitensi i premiati col Nobel per la medicina e la fisiologia del 2017. Si tratta di Jeffrey C. Hall, Michael Rosbash e Michael W. Young, premiati “per le loro scoperte dei meccanismi che controllano i ritmi circadiani”, l’orologio interno degli esseri viventi.

     Sono una coppia di strutture del nostro ipotalamo, i nuclei soprachiasmatici, a funzionare da orologio biologico. Queste strutture ricevono informazioni visive dagli occhi sui cicli luce/buio determinati dal moto di rotazione terrestre intorno al proprio asse e mantengono i nostri ritmi circadiani, cioè gli schemi ripetuti nell’arco delle ventiquattr’ore, come il ciclo sonno/veglia. Gli studi dei tre americani sono stati premiati perché hanno permesso di capire come la vita si è adattata al ciclo notte/dì, in particolare come lo hanno fatto uomini e animali.

     Già nel 1700, alcuni studiosi, in particolare il francese Jean Jacques d’Ortous, notarono che una pianta con risposte agli stimoli molto evidenti, la Mimosa pudica, manteneva il suo ciclo di apertura (al mattino) e chiusura delle foglie (di sera) anche se veniva tenuta al buio per più giorni. Studi sui ritmi circadiani (“circa diem”, intorno al giorno) continuarono nei secoli successivi, anche sugli animali.

     I tre premiati di oggi, negli anni ’80 del 1900, studiando la solita sorprendente Drosophila melanogaster, il moscerino della frutta, riuscirono ad identificare il gene period che codifica la proteina PER. Una proteina che si scoprì si accumula durante la notte e poi si degrada lentamente ma inesorabilmente durante il giorno. Quindi nell’arco della giornata i livelli, la concentrazione di questa proteina nel corpo, nel citoplasma delle cellule, varia. Nel decennio successivo furono scoperti altri geni che codificano altre proteine in grado di influenzare l’accumulo e la degradazione periodica della PER nell’arco delle ventiquattro ore, secondo il ciclo sonno/veglia.

     Il rispetto dei ritmi circadiani, una buona dose di sonno alternata a periodi di veglia, permette una vita “regolare” con una buona capacità di affrontare i lavori e le difficoltà della giornata, mantenendo efficienti anche le difese immunitarie. L’orologio biologico probabilmente controlla gran parte dei nostri geni, perciò anche molti altri aspetti della nostra vita, dal metabolismo al comportamento e ai livelli ormonali.

     Dagli studi di William Castle e quelli di Thomas Hunt Morgan di oltre un secolo fa, l’insignificante (per molti) moscerino della frutta ha contribuito a scoperte fondamentali di biologia, genetica e medicina, premiate con il Nobel attribuito a qualche decina di studiosi. Non male per un moscerino di 2 millimetri o poco più.

Video: Orologio biologico – Il Sole e l’orologio interno. Conferenza di Paolo Sassone sui cicli circadiani.

Consiglio di Stato: sì all’obbligo dei vaccini

27 Settembre 2017 Nessun commento

     Il Consiglio di Stato, nell’adunanza della Commissione speciale del 20 settembre 2017 ha risposto in modo chiaro alla richiesta di parere della Regione Veneto: “Già a decorrere dall’anno scolastico in corso, trova applicazione la regola secondo cui, per accedere ai servizi educativi per l’infanzia e alle scuole dell’infanzia, occorre presentare la documentazione che provi l’avvenuta vaccinazione”. Quindi la legge della scorsa estate sull’obbligo delle vaccinazioni per accedere ai servizi educativi per l’infanzia e alle vaccinazioni è corretta. In particolare il Consiglio di Stato chiarisce che:

Ancor prima, tuttavia, il tema delle vaccinazioni obbligatorie va riguardato attraverso la lente di valori giuridici che si collocano nei Principi Fondamentali della Carta costituzionale e, in particolare, nell’articolo 2, là dove è scritto che la Repubblica, oltre a riconoscere i diritti inviolabili dell’uomo, richiede al contempo l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economia e sociale, e nell’articolo 3, il cui comma secondo assegna alla Repubblica il compito di rimuovere tutti “gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e la uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. Orbene, ad avviso di questa Commissione Speciale, le vicende della copertura vaccinale vanno esaminate proprio sul versante della loro dimensione solidaristica e di fattore primario di eguaglianza sostanziale. Ritiene, invero, questa Commissione Speciale che la previsione della copertura vaccinale sia funzionale all’adempimento di un generale dovere di solidarietà che pervade e innerva tutti i rapporti sociali e giuridici. Senza entrare in valutazioni di carattere epidemiologico che dovrebbe essere riservate agli esperti (e che certamente non spettano ai giuristi), risulta infatti evidente – sulla base delle acquisizioni della migliore scienza medica e delle raccomandazioni delle organizzazioni internazionali – che soltanto la più ampia vaccinazione dei bambini costituisca misura idonea e proporzionata a garantire la salute di altri bambini e che solo la vaccinazione permetta di proteggere, proprio grazie al raggiungimento dell’obiettivo dell’”immunità di gregge”, la salute delle fasce più deboli, ossia di coloro che, per particolari ragioni di ordine sanitario, non possano vaccinarsi. Porre ostacoli di qualunque genere alla vaccinazione (la cui “appropriatezza” sia riconosciuta dalla più accreditata scienza medico-legale e dalle autorità pubbliche, legislative o amministrative, a ciò deputate) può risolversi in un pregiudizio per il singolo individuo non vaccinato, ma soprattutto vulnera immediatamente l’interesse collettivo, giacché rischia di ledere, talora irreparabilmente, la salute di altri soggetti deboli.”

     Inoltre, nel parere espresso si legge “La Costituzione, dunque, contrariamente a quanto divisato dai sostenitori di alcune interpretazioni riduzionistiche del diritto alla salute, non riconosce un’incondizionata e assoluta libertà di non curarsi o di non essere sottoposti trattamenti sanitari obbligatori (anche in relazione a terapie preventive quali sono i vaccini), per la semplice ragione che, soprattutto nelle patologie ad alta diffusività, una cura sbagliata o la decisione individuale di non curarsi può danneggiare la salute di molti altri esseri umani e, in particolare, la salute dei più deboli, ossia dei bambini e di chi è già ammalato.”

     Ancora: “… come ricordato dalla Corte costituzionale nella sentenza del 2 giugno 1994, n. 218, la tutela della salute implica anche il “dovere dell’individuo di non ledere né porre a rischio con il proprio comportamento la salute altrui, in osservanza del principio generale che vede il diritto di ciascuno trovare un limite nel reciproco riconoscimento e nell’eguale protezione del coesistente diritto degli altri”; ….. Sulla base del riferito disposto costituzionale, dunque, la copertura vaccinale può non essere oggetto dell’interesse di un singolo individuo, ma sicuramente è d’interesse primario della collettività e la sua obbligatorietà – funzionale all’attuazione del fondamentale dovere di solidarietà rispetto alla tutela dell’altrui integrità fisica – può essere imposta ai cittadini dalla legge, con sanzioni proporzionate e forme di coazione indiretta variamente configurate, ….

     Il servizio sanitario e il servizio scolastico, da chiunque gestiti, debbono quindi garantire alti e omogenei livelli di copertura vaccinale in tutto il Paese, dal momento che la stessa ragion d’essere di tali servizi è quella di rendere effettivi, all’insegna del buon andamento amministrativo e della leale collaborazione tra i vari livelli di governo, i diritti fondamentali tutelati dalla Costituzione e, tra questi, in primo luogo il diritto alla vita e alla salute, quali indefettibili precondizioni per un pieno sviluppo della persona umana, pure in quella particolare formazione sociale che è la scuola. … “

Chi vuole, può leggere il Parere nella sua completezza, con i numerosi riferimenti legislativi e costituzionali.

Vaccini e Istituto Superiore di Sanità

24 Settembre 2017 Nessun commento

     In quest’inizio d’anno scolastico, tutti gli Istituti, ad ogni livello d’istruzione, sono alle prese con la raccolta delle certificazioni sui vaccini effettuati dagli studenti o delle autocertificazioni delle famiglie. C’è un certo disagio per i genitori nel reperimento di moduli di autocertificazione e/o dei libretti che certificano le vaccinazioni già effettuate o quelle da prenotare, ma tutto si sta svolgendo nella normalità e la raccolta continua.

     Per smentire credenze, luoghi comuni e falsità sui vaccini che circolano in rete e per ribadire invece le evidenze scientifiche sul tema delle vaccinazioni e dei vaccini, ci sono numerosi testi e pubblicazioni d’alto livello consultabili anche in internet. A coloro che vogliono approfondire l’argomento vaccini, consiglio il testo “Chi ha paura dei vaccini?”, Codice Edizioni, 2016, di Andrea Grignolio che, oltre ad impegni di ricerca in Francia, è docente di Storia della Medicina alla Sapienza di Roma. Agli studenti e a coloro che avessero ancora dubbi sull’utilità dei vaccini che, da quando sono stati utilizzati la prima volta, hanno salvato la vita o evitato disabilità permanenti a milioni di persone solo in Italia, consiglio la lettura di un Fact Checking sull’argomento pubblicato dall’Istituto Superiore di Sanità lo scorso 14 luglio e aggiornato il 15 settembre: Fact Checking Vaccini.

     Nella pubblicazione ci sono anche numerosi link che rimandano all’Organizzazione Mondiale della Sanità, agli studi sulla sicurezza dei vaccini, sugli effetti collaterali e sul preoccupante ritorno in alcuni Paesi, Italia compresa, di malattie che grazie al programma delle vaccinazioni erano scomparse o quasi. Riporto una parte dei testi.

È falso che:
• I vaccini possono indebolire il sistema immunitario e portare alla comparsa di malattie autoimmuni. La nostra capacità di rispondere agli antigeni si sviluppa prima ancora della nascita e il sistema immunitario di un neonato è perfettamente capace di rispondere ogni giorno a migliaia di antigeni, molti di più di quelli contenuti nei vaccini.

È falso che:

I vaccini contengono sostanze tossiche e pericolose come mercurio, formaldeide, alluminio. Nessuno dei vaccini commercializzati in Europa contiene da diversi anni derivati del mercurio, di cui peraltro non è mai stata dimostrata la pericolosità nelle quantità e nelle forme contenute nei vaccini. Le quantità di formaldeide, alluminio e altre sostanze sono minime e tali da non causare alcun danno alla salute.

È falso che:

I vaccini, in particolare quello contro Morbillo, Parotite e Rosolia (MPR), causano l’autismo. Dai numerosi studi effettuati non emerge alcuna correlazione tra il vaccino MPR e l’autismo. Lo studio erroneamente citato a sostegno di questo presunto legame, pubblicato su Lancet, è stato infatti ritirato dalla rivista perché dimostrato fraudolento e l’autore è stato, inoltre, radiato dall’albo dei medici del Regno Unito.

È falso che:

A causa del decreto sull’obbligo aumentano i vaccini somministrati ai bimbi nel primo anno di vita. Il decreto non modifica il calendario vaccinale, le immunizzazioni e la scansione temporale restano le stesse. I genitori che negli anni passati hanno fatto fare ai figli sia quelle obbligatorie che le raccomandate al momento del loro ingresso a scuola li avevano protetti dalle 10 malattie previste dalla legge in discussione, e in alcune Regioni anche da altre, ad esempio lo pneumococco.

È falso che:

Esistono degli esami che possono predire eventuali effetti collaterali dei vaccini. Non esiste nessun test in grado di predire gli effetti collaterali dei vaccini.

Invece è vero che:
• L’attuale riduzione delle coperture vaccinali ha provocato la recrudescenza di alcune malattie come il morbillo, e potrebbe portare al ritorno di patologie ormai assenti dal nostro paese, come la polio o la difterite, ma non ancora debellate dal resto del mondo.

È vero che:
• Il morbillo può essere causa di gravi complicanze e danneggiare temporaneamente le difese immunitarie. Tutto ciò può essere prevenuto dal vaccino.

È vero che:

La sicurezza dei vaccini è documentata da milioni di dosi somministrate, dalla costante attività di sorveglianza dei possibili eventi avversi e dagli studi di sicurezza che vengono effettuati sia prima dell’autorizzazione che dopo l’immissione in commercio di ogni vaccino. Gli effetti collaterali gravi da vaccino hanno una frequenza estremamente più bassa di quelli delle malattie da cui proteggono.

È vero che:

L’Italia è uno dei 14 Paesi dove il morbillo è ancora endemico ed è nella “top ten” dei paesi che hanno segnalato più casi a livello mondiale da Novembre 2016 ad Aprile 2017. Dall’inizio del 2017 sono stati notificati oltre 3.500 casi, molte complicanze gravi inclusi casi di polmonite, 2 casi di encefalite e 2 decessi. Il 40% circa dei casi è stato ricoverato in ospedale, a conferma della gravità della malattia. Il 35% circa dei casi ha riportato almeno una complicanza.

È vero che:

La malattia impegna il sistema immunitario molto di più della corrispondente vaccinazione. Inoltre nella composizione dei vaccini attuali gli antigeni presenti sono molti meno rispetto a quelli che venivano somministrati trenta anni fa.

Crediti: Ufficio Stampa dell’Istituto Superiore di Sanità, responsabile: Mirella Taranto.

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Cerro (Quercus cerris), Famiglia Fagacee

13 Settembre 2017 Nessun commento

     Il Cerro è un albero che può raggiungere l’altezza di 30 – 35 m e ha un tronco dritto che può arrivare fino ad un metro circa di diametro. La chioma è generalmente slanciata, più degli altri tipi di querce. L’albero è meno longevo di altri dello stesso genere: Rovere, Farnia e Roverella.   La corteccia è grigia e liscia negli esemplari giovani ma si arricchisce di scanalature sempre più profonde con l’aumentare dell’età. Le foglie assomigliano a quelle delle altre querce e sono profondamente incise ai margini, però hanno lobi meno arrotondati.

     Le ghiande sono in parte ricoperte da una cupola caratteristica ed inconfondibile: sono provviste tutt’intorno di ciuffi di brattee filiformi dall’aspetto “arruffato”. 

     E’ molto diffuso negli Appennini fino ai 1.200 m di quota, soprattutto in Molise, Campania, Basilicata, Toscana, Lazio, ed è quasi sempre associato ad altre specie: nocciolo, carpino, acero, castagno, roverella. La sue presenza è sporadica nella Pianura Padana.

     Fra le querce è tra le più usate a scopo ornamentale in parchi e giardini. Il legno è povero di tannini, perciò meno durevole se esposto alle intemperie, ma talvolta veniva utilizzato per la costruzione di pali e traverse, soprattutto è un ottimo combustibile. Video che ne facilita il riconoscimento: Quercus cerris,

Addio alla Sonda Cassini

     Dopo vent’anni di servizio con immagini e riprese spettacolari, la sonda Cassini tra pochi giorni entrerà nell’atmosfera di Saturno e si disintegrerà. Le ultime immagini saranno scattate e inviate a Terra il 14 settembre, poi il giorno successivo è prevista la sua fine sul pianeta più ammirato del Sistema solare.

     La missione Cassini, iniziata nel 1997, ha visto il lavoro congiunto di NASA, ESA e Agenzia Spaziale Italiana con lo scopo principale di esplorare e studiare Saturno, i suoi anelli e le sue grandi Lune, soprattutto Titano, Encelado, Rea, Giapeto, Febe, Teti e Iperione. Alcune delle ultime foto inviate da Cassini sono visibili su Wired (di Gianluca Dotti). I dati trasmessi dalla sonda prima della sua fine saranno ricevuti anche dal Sardinia Radio Telescope, vicino Cagliari.

     Per approfondimenti: Gli ultimi giorni di Cassini intorno a Saturno, di Emiliano Ricci (Le Scienze). Invece per una galleria di immagini (come quelle in alto e a lato) e video: https://saturn.jpl.nasa.gov/galleries/images/ . Video del JPL sulla Missione Cassini.

Il Kenya mette al bando le buste di plastica

     Da qualche giorno il Kenya, pur con i suoi enormi problemi sociali (42 milioni di abitanti, di cui il 50% è in stato di povertà) e politici (ieri la Corte Suprema ha annullato le elezioni presidenziali di alcune settimane fa), per fronteggiare il grave problema dell’inquinamento del suo territorio interno e costiero ha messo al bando le buste di plastica non biodegradabile, prevalentemente buste in PET. Il provvedimento, segue quelli adottati da Marocco e Ruanda, coinvolge un’intera nazione ed era stato annunciato dal governo lo scorso marzo. È vietata la produzione, l’importazione e l’utilizzo di ogni tipo di sacchetto di plastica non biodegradabile, con sanzioni molto pesanti per i trasgressori: da due a quattro anni di prigione oppure una multa da circa 14.000 euro a quasi 32.000 euro.

     Un provvedimento drastico del governo keniota, in un Paese con una superficie quasi doppia rispetto a quella dell’Italia e indipendente dal Regno Unito solo dal 1963. Una decisione politica che si inserisce nella campagna “Clean Seas Initiative” dell’ONU, con la quale il massimo organismo internazionale ha dichiarato “guerra alla plastica”, perché una volta diventata rifiuto inquina pesantemente terreno, fiumi, laghi, spiagge e soprattutto mari e oceani.

     Il Kenya, che vive prevalentemente di turismo ed esportazioni agricole, ha una crescita economica del 5-6% annuo e un consumo notevole di sacchetti di plastica. Una volta tanto, il Ministero delle risorse naturali di quel Paese ha fatto passare un provvedimento che mira a ridurre l’impatto ambientale molto elevato dei rifiuti, partendo dalla plastica. Rimane da affrontare il problema della bonifica delle aree inquinate e quello dell’alternativa: da cosa saranno sostituiti i quasi 300 milioni annui di sacchetti di plastica utilizzati e spesso abbandonati in Kenya? Comunque per i prossimi mesi possiamo aspettarci decisioni analoghe anche in altri Paesi. Crediti immagine: MalindiKenya.net . Video Euronews.

Il G7 della Scienza a settembre alla Venaria Reale

     Dal 30 maggio al 1° giugno scorso a Trieste c’è stato il meeting  “Progettazione condivisa di un sistema efficiente e sostenibile per l’osservazione dei mari costieri nei paesi in via di sviluppo”, preparatorio del G7 di Lavoro, Industria e Scienza che si terrà a Torino il 28 e 29 settembre, presso la Reggia della Venaria Reale. I lavori sono stati coordinati dal National Oceanography Center e dall’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS) che ha quattro sedi dislocate in Friuli Venezia Giulia.

     Nell’agenda dei G7 c’è il cuore e il motore del clima del pianeta: “Il futuro dei mari e degli oceani”. Un tema particolarmente “caldo” dopo una delle estati più torride e siccitose che siano mai state registrate dagli strumenti umani.

     Il summit, a cui parteciperanno i Paesi del G7 e quelli emergenti, metterà insieme esperti di salvaguardia ed economia del mare per un uso responsabile delle risorse oceaniche e marine con azioni a lungo termine coordinate tra i vari Stati. Gli strumenti per conoscere meglio le criticità e i modi di intervenire sulla corretta gestione dell’oro blu della Terra non mancano: numerosi satelliti, sottomarini e batiscafi, boe con innumerevoli sensori e dispositivi di trasmissione satellitare dei dati.

L’iniziativa dei G7 della Scienza si propone anche di contribuire ad una migliore valutazione dei sistemi oceanografici e marini del World Ocean Assessment, organo delle Nazioni Unite.

     Come già accaduto in occasioni simili (ad esempio la devastante esperienza del G20 di Amburgo di alcuni mesi fa), c’è il timore dell’arrivo a Torino e alla Venaria Reale di manifestanti violenti, ma lo spostamento del summit alla più facilmente controllabile Venaria dovrebbe ridurre il rischio di disordini nel centro di Torino.

     Per saperne di più: Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (www.inogs.itin particolare alla sezione Oceanografia) e National Oceanography Centre (https://noc.ac.uk/). Scienziati e associazioni lanciano il Decalogo per una Società ecologica; Decalogo. Crediti immagine: Repubblica Torino .

 

Povere foreste d’Italia

     Sono settimane di emergenza incendi per gran parte delle Regioni italiane, soprattutto Sicilia, Campania, Calabria, Sardegna, Puglia e Lazio. Si tratta di emergenze che sembrano non finire mai, con vittime umane e milioni di animali che spesso non hanno scampo quando il fuoco si propaga così velocemente, aggravato dalla siccità e alimentato dal forte vento di scirocco. Un disastro ambientale enorme, con molte migliaia di ettari di boschi e macchia mediterranea andati in fumo, mentre l’associazione Coldiretti ha quantificato oltre un miliardo di euro di danni per agricoltori e popolazione. Senza considerare il danno ambientale.

     In queste Regioni il territorio appare quasi totalmente fuori controllo, con centinaia di incendi appiccati in poche settimane, e non si prevede una conclusione dell’emergenza in poco tempo: ci sono altri due mesi d’estate. Hanno fatto impressione le devastazioni di alcune aree naturalistiche importanti del territorio italiano: dal Parco del Vesuvio alla Riserva naturale degli Astroni, zone che ricordo di aver visitato con grande piacere quand’ero studente universitario. Ma anche la Costiera Sorrentino-Amalfitana, il Parco Nazionale del Cilento, Civitavecchia, Capalbio, la zona del lago di Martignano, la pineta di Castel Fusano, San Vito Lo Capo, Lipari, le province di Palermo, Catania, Messina. Ormai i focolai ancora attivi e gli incendi già spenti sono molte centinaia, impossibile elencarli tutti. E se ne registrano sempre di nuovi, ogni giorno purtroppo.

     In tutte queste Regioni, per vari motivi, il Piano AIB (Antincendio Boschivo) quest’anno più di altri anni non ha funzionato a dovere e i criminali continuano, spesso impunemente, la loro azione distruttiva per interessi di vario tipo o solo per divertimento.

     Segnalo che il numero nazionale unico di emergenza per segnalare focolai e/o richiedere l’intervento di soccorso del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco è il 115, gratuito sia da telefono fisso che da cellulare, giorno e notte in ogni periodo dell’anno.

Testimonianze video di alcuni disastri:

Fanpage.it (sul Vesuvio); Time lapse di un minuto che riassume quattro ore di incendio sul Vesuvio; Emergenza Sicilia, Calabria e Campania; Incendio Pineta Castel Fusano.

A queste immagini di distruzione, aggiungo due importanti documentari dell’ISPRA (http://www.isprambiente.gov.it/it ), l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, sui boschi italiani, le loro caratteristiche e l’importanza che hanno per tutti gli altri viventi:

Foreste d’Italia I;

Foreste d’Italia II.

Scienza in musica

        Quello de “I supplenti italiani” proposto lo scorso anno è solo un esempio di tema scientifico proposto in forma musicale. In Rete si trova molto di più, soprattutto in inglese. Alcuni esempi di argomenti di biologia proposti in brani musicali:

PCR (Reazione a Catena della Polimerasi);

The cell song;

DNA song;

In cell Division-Mitosis song;

Organelles song;

DNA Rap;

DNA Replication Rap;

The Lab song.

     Ovviamente si tratta di poco più che curiosità. Il modo migliore per studiare è basato sull’utilizzo di un buon manuale (meglio se cartaceo rispetto alla versione digitale) di Biologia, Chimica biologica o altra disciplina, soprattutto per coloro che sono alle prese con i test per i corsi di laurea ad accesso programmato.

     L’esclusione di decine di migliaia di studenti dalle facoltà universitarie credo sia un grave errore per l’Italia, uno dei Paesi europei con la percentuale di laureati più bassa. Uno degli errori nella pianificazione dei bisogni di istruzione, formazione e ricerca, che contribuisce anche a rendere così alta la percentuale di disoccupazione giovanile di cui si parla e scrive tanto spesso.